Verso la metà del VI secolo a.C.  la ceramica attica (prodotta ad Atene) ebbe un grande successo e si impose su quella corinzia dipinta,  raggiungendo un alto grado di perfezione tecnica e stilistica. I ceramografi attici si concentrano sul perfezionamento delle forme dei vasi e sullo sviluppo di un linguaggio narrativo più accurato, abbandonando le figure come teste di animali o di donna che prendevano tutto lo spazio decorativo che non permettevano, nel limitato spazio di una brocca, di creare uno stile narrativo preciso. Tuttavia la ceramica attica guarda alla produzione ceramica corinzia per le forme e la decorazione, migliorandola e imponendosi pian piano nell’ambito del commercio della terraglia, soprattutto con frequenti e proficui scambi nella penisola italica.

I ceramografi attici e I  VASI  A FIGURE NERE del VI secolo a.C

La tecnica adottata viene definita a figure nere per un procedimento specifico. Le figure venivano dipinte sulla superficie argillosa del vaso con un impasto di acqua e argilla arricchita di ossidi di ferro. A questa prima fase della lavorazione si aggiungevano in un momento successivo, tramite incisione con strumenti appuntiti, i dettagli delle figure, che venivano ad essere costituiti dall’emergere del colore proprio del fondo. Altri particolari potevano essere aggiunti tramite pigmenti rossi o bianchi. L’ultima fase era il processo di cottura, con la quale gli ossidi di ferro assumevano un colore nero lucido.

Perfezionandosi nella tecnica della vernice nera e nell’ incisione, i ceramografi attici mirano a comporre con cura scene complesse, riducendo il formato e aumentando i dettagli incisi.

E’ dalla prima metà del VI secolo che i vasi iniziano ad essere firmati come per le sculture. Il primo nome noto è quello di Sophilos che mostra un gusto iniziale d’ influenza corinzia, con decorazioni a fregio animale e nell’uso della vernice bianca per il nudo femminile e i cavalli, tuttavia si evidenziano i primi cambiamenti nel gusto narrativo-descrittivo delle scene mitologiche illustrate sui vasi, come la minuzia descrittiva del Dinos (vaso per mescita di acqua e vino) con raffigurate le mitiche nozze di Peleo e Teti.

La misura dell’altezza raggiunta dalla ceramica attica della metà del VI secolo è data dal famoso Cratere François con anse a volute (grande vaso per acqua e vino), uno dei primi crateri attici risalente al 570 a.C. circa . Questo celebre vaso prende il nome dal suo scopritore che lo ritrovò nel 1845 a Chiusi ed è conservato nel Museo Archeologico di Firenze. Sul collo e sulla vasca del vaso possiamo leggere l’iscrizione Ergòtimos m’èpoiesen; Kleitias m’ègrapsen (Ergòtimos mi fece; Kleitias mi dipinse). Il vaso è completamente decorato con scene mitologiche della vita di dell’eroe Teseo, di Achille e suo padre Peleo.

Sull’orlo del lato anteriore è descritta la caccia al cinghiale Calidonio inviato dalla dea Artemide per vendicarsi del re Oineo che si era dimenticato di onorare la dea. Vi sono i personaggi di Meleagro, Atalanta e Peleo e vi sono incisi i loro nomi.

Sul lato posteriore invece è descritto allo sbarco di Teseo presso l’isola di Delo e la danza festosa dei giovani ateniesi salvati dalla minaccia del pericoloso Minotauro.

All’altezza del collo, è raffigurata la corsa dei carri per i funerali di Patroclo, l’amico-amante di Achille, mentre dall’altra parte una scena di Centauromachia (letteralmente la battaglia dei centauri) durante il matrimonio di Piritoo con Ippodamia innescata quando i centauri tentarono di fare violenza alla sposa e alle altre donne. Questo provocò la reazione di Piritoo e dei suoi compagni, fra i quali vi era anche Teseo che uccisero i centauri.

Sulla vasca o pancia del cratere, nella fascia principale per estensione, è raffigurata l’unica scena che corre tutt’intorno al vaso e che rappresenta le nozze di Peleo e Teti (i genitori di Achille) a cui partecipano gli dèi. Nella fascia sottostante, da un lato la scena del dio Efesto che torna sull’Olimpo e dall’altro, l’agguato di Achille a Troilo (uno dei figli di Priamo, re di Troia) fuori delle mura di Troia.

Nella fascia al di sopra del piede sono raffigurati sia leoni che assalgono animali sia sfingi.
Sul piede, invece, la lotta tra i pigmei e le gru.

Infine sulle anse sono dipinti Artemide, come Potnia Theròn (signora degli animali); la gorgone come motivo apotropaico (apotrépein ossia allontanare, caratteristica attribuita ad una persona o ad una cosa che ha la capacità di allontanare gli influssi maligni) e la scena di Aiace che porta il cadavere di Achille sulle spalle.

Celebri ceramografi sono stati anche Nikosthenes, Amasis e Exekias. Quest’ultimo in particolare raggiunse della sua produzione l’apice del grafismo, arrivando a dipingere anche fra le anse del vaso, ma dando grande risonanza alle figure eroiche, con sobrietà descrittiva come per l’ Anfora dipinto con Achille e Aiace che giocano ai dadi.

Accanto al preciso e minuzioso gusto miniaturistico descrittivo, che si esprime felicemente sui vasi, piatti e coppe di piccole e medie dimensioni, i ceramografi attici, padroni di tutti i mezzi tecnici ed espressivi, sentono anche l’esigenza di manifestare quella visione grandiosa e quel senso di monumentalità che erano qualità attiche già emerse nello stile proto attico e nelle anfore a metopa. Visione grandiosa che si esprime  con vasi di notevoli dimensioni prodotte dal ceramografi ceramisti come il cosiddetto Pittore dell’Acropoli 606 a cui sono attribuiti dagli studiosi questo genere di vasi di grandi dimensioni.  Il vaso eponimo è un dinos dedicato sull’Acropoli di Atene e conservato nel suo Museo archeologico, proveniente dalla collezione dell’Acropoli, con il numero di inventario 606.

I ceramografi attici della seconda metà del VI secolo a.C.  I VASI  A FIGURE ROSSE

Verso il 530 a.C. ad Atene si assiste alla scoperta di una nuova tecnica pittorica a Figure rosse che gradualmente soppianterà la tecnica a figure nere. Talvolta per un breve periodo, furono applicate entrambe le tecniche su uno stesso vaso, questo tipo di decorazione viene definita “ceramica bilingue”.

La persistenza delle figure nere nel primo periodo a figure rosse indica che la ricerca di un nuovo modo di dipingere fu prevalentemente una scelta degli stessi ceramografi e non un adattamento a richieste di mercato.

Le figure rosse erano ottenute in pratica risparmiandole sul fondo dell’argilla con leggera velatura rosata e campite tutto intorno dalla vernice nera, con dettagli interni espressi con sottili linee nere o con ritocchi purpurei o bianchi.

Se con la tecnica a figure nere la silhouette nera rendeva possibile il solo dettaglio inciso con un effetto calligrafico, con la tecnica a figure rosse la figura risparmiate sul tono chiaro era suscettibile invece di una variata gamma di effetti pittorici e plastici per mezzo della diversa sottigliezza delle linee interne e della densità della vernice, usata con spessori diversi, che creava un nuovo colorismo capace di superare il severo bicromismo precedente. I vasi del Pittore di Andocide diedero una prima impronta allo stile, ma furono Eufronio e Eutimide  a trarne le conseguenze fondamentali in termini di disegno e composizione con l’accentuazione dello studio anatomico per una maggiore unità strutturale dei corpi e un movimento maggiormente realistico pur mantenendo l’aderenza alla superficie piana del vaso.

Tra gli artigiani dotati di maggiore abilità sono Oltos, Epitteto e Skithes. Benché all’inizio la differenza tra i pittori di coppe e i pittori di grandi vasi non sia ancora netta, i primi due sono da considerarsi i migliori pittori di coppe del periodo, responsabili del passaggio dalla coppa attica bilingue, con interno a figure nere e esterno a figure rosse, alla vera e propria coppa a figure rosse.

Fra esperimenti dei vasi attici in questo ultimo venticinquennio  del VI secolo a.C ritroviamo anche i vasi plastici tipo kàntharos e skýphos a testa femminile, oppure come quelli a testa di negro con una vigorosa caratterizzazione naturalistica; ciò presuppone forse l’esistenza di modelli di schiavi presenti nelle più ricche famiglie ateniesi. In questi vasi a testa di negro la vernice nera trova la sua più naturale e significativa applicazione con un efficace stacco con il colore delle grosse labbra sporgenti risparmiate sul fondo rossastro d’argilla e il lucente bianco degli occhi.

Le novità dell’arte vascolare a figure rosse si concentrano anche sulla postura delle figure rappresentate. Il torso dei personaggi si gira di tre quarti ponendosi obliquamente, con molti dettagli anatomici resi con la vernice diluita, i particolari del volto sono ancora resi di prospetto ma la pupilla inizia a collocarsi nell’angolo dell’occhio, inizia anche ad esserci una maggiore ricerca dello scorcio che sarà caratteristica poi della ceramica del V secolo a.C..

La ceramica corinzia e orientale del VI secolo a.C.

Se nella prima metà del VI secolo erano i ceramografi attici che ispiravano i Corinzi ora sono i Corinzi che imitano gli attici. Rispetto all’ austera e rigorosa tecnica attica delle figure nere emerge il contrasto della vistosa policromia con largo uso del bianco, del giallo e del rosso che caratterizza la ceramica Corinzia più vivace e colorita, riflettendo forse gli effetti della grande pittura contemporanea.  Il Cratere Astarita mostra queste qualità pittoriche corinzie su un fondo bianco spiccano con un disegno accurato le figure a contorni rossi per le offerenti dalle carni bianche, i neri per i panneggi mentre le carni dei fanciulli sono rosate, questo spirito narrativo vivace e ornamentale, illustrativo e pittorico è proprio dell’ambiente corinzio.

Perdura in ambito orientale la decorazione ornamentale rispetto a quella narrativa Corinzia. Nella seconda metà del sesto secolo non regge più la concorrenza con la priorità di quella attica e si limita a una produzione in stile bianco su fondo chiaro con elementi geometrici e floreali, ormai di difficile esportazione. Lo stesso accade per la Beozia le Cicladi, e in tutto il mondo orientale dove c’è la predominanza degli interessi ornamentali ed è maggiore il gusto decorativo anziché narrativo.

Solo nell’ambito di Rodi si assiste, accanto alla figura naturalistica di tendenza ornamentale, anche alla presenza della figura umana specialmente per quanto riguarda i piatti. Ne è un esempio eccellente il cosiddetto Piatto rodio con il duello di Menelao ed Ettore sul cadavere di Euforbo. Il piatto è policromo e denso di riempitevi, tuttavia le figure angolose e rigide mostrano ancora una distanza fra la produzione Rodia del finire del VI secolo e l’ambiente decorativo dell’arte ceramica attica.

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