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A cura di Giovanni d’Introno

Introduzione

La Basilica di San Nicola non è solo il monumento simbolo della città di Bari, meta principale per turisti e pellegrini che giungono nel capoluogo pugliese per venerare le sacre reliquie del santo patrono, ma è anche uno dei più illustri esempi di architettura romanica.

 

San Nicola. Tra storia e fede

Le reliquie di San Nicola rimasero custodite nella basilica della città turca di Mira fino all’ XI secolo: infatti il santo, vissuto a cavallo tra il III e il IV secolo, era originario di Patara di Licia (Turchia), dove i genitori gli impartirono una cultura cristiana. Diventato sacerdote e in seguito vescovo a Mira, fu vittima delle persecuzioni dell’imperatore Diocleziano, ma con l’Editto di Milano del 313 dell’Imperatore Costantino potette prestare liberamente il suo servizio religioso ai fedeli. Secondo la leggenda avrebbe partecipato al celebre concilio di Nicea del 324, in cui si condannava come eretica la dottrina professata dal prete Ario di Alessandria, il quale avrebbe ricevuto uno schiaffo dallo stesso San Nicola. Dimostrò sempre la sua premura nei confronti dei più deboli e di coloro che vivevano nell’indigenza, compiendo molti miracoli. Il più noto è certamente quello delle tre fanciulle senza dote, ricordato anche nei seguenti versi della “Divina Commedia” di Dante: “Esso parlava ancor de la larghezza/che fece Niccolò a le pulcelle,/per condurre ad onor lor giovinezza.” (Dante, Purg., XX, 31-33).

Si racconta infatti che San Nicola aiutò, attingendo dal suo ricco patrimonio, un uomo caduto nell’indigenza che non poteva fornire una dote alle sue tre figlie, ormai in età da marito; o ancora, si narra che il santo facesse resuscitare tre bambini che erano stati uccisi e cucinati da un folle oste, mentre in un’altra occasione avrebbe salvato alcuni marinai da una terribile tempesta.

Il culto di San Nicola, quindi, ormai venerato come il protettore dei marinai, si diffuse rapidamente non solo nel mondo bizantino, ma anche in Occidente.

I motivi che portarono alla traslazione delle reliquie del santo vagano tra storia e leggenda. La tradizione, che ha le sue radici ne “La leggenda di Kiev” della fine dell’XI secolo, attribuisce l’iniziativa del trafugamento delle reliquie al sogno di un monaco, in cui San Nicola avrebbe ordinato al religioso di portar via le sue reliquie da Mira, ormai da anni sotto il giogo degli infedeli, cioè degli Arabi, per poter essere custodite nella città di Bari. Invece, secondo una prospettiva più storica, il rapimento dei resti del patrono dei naviganti fu una conseguenza della crisi in cui la città di Bari era caduta ormai da qualche anno: la città infatti rientrava tra i possedimenti bizantini e fu sede del catepano d’Italia, colui che supervisionava i tre temi, cioè le circoscrizioni territoriali bizantine di Longobardia (Puglia), Lucania (Basilicata) e Calabria, fin quando non cadde tra le mani dell’impavido normanno Roberto il Guiscardo, nel 1071.

La città quindi fu destinata ad una progressiva decadenza a causa della perdita del suo prestigio commerciale. Fu allora, nel 1087, che nacque l’idea di recarsi a Mira per appropriarsi delle spoglie del santo per trasportarle a Bari, cosicché la città sarebbe diventata la nuova casa di questo santo molto venerato, quindi meta di pellegrinaggi che le avrebbero garantito fama e ricchezza.

Bari però dovette prima fare i conti con Venezia e Genova: anch’esse infatti, importanti repubbliche marinare, dedite al commercio e aspiranti al dominio del Mediterraneo, ambivano a carpire quelle reliquie. Come ci riportano l’arcidiacono barese Giovanni nella “Storia di San Nicola vescovo” e il monaco benedettino Niceforo ne “La traslazione di San Nicola”, tre dromoni baresi con a bordo 62 marinai lasciarono Bari per dirigersi verso la città di Mira: giunti nella basilica del santo che si trovava fuori dalla città, questi cercarono di corrompere i monaci che presiedevano il luogo sacro. Quest’ultimi furono immuni ai tentativi di corruzione dei visitatori, perciò questi li minacciarono con la violenza e così riuscirono a portare a termine il loro piano, riuscendo a battere sia i rivali veneziani (qualche anno dopo, in corrispondenza con la prima crociata, i Veneziani si recarono nuovamente a Mira, dove recuperarono alcuni frammenti ossei che oggi sono custoditi nella chiesa di San Nicolò di Lido) sia quelli genovesi.

Le navi arrivarono in città il 9 maggio del 1087: dapprima le reliquie furono date in custodia all’abate Elia (dal 1071 al comando del monastero di San Benedetto e dal 1089 vescovo di Bari fino alla sua morte avvenuta nel 1105), ma ad esso si contrappose l’arcivescovo Ursone II che pretendeva che queste venissero deposte nella cattedrale di San Sabino.

Alla fine l’abate Elia ottenne il consenso dal duca Ruggero Borsa per avviare e condurre i lavori di costruzione di un nuovo edificio, decretando come luogo quello in cui sorgeva il palazzo del catapano.

Iniziarono così l’8 luglio del 1087 i lavori della cripta, che fu consacrata da papa Urbano II il primo ottobre del 1089, mentre la chiesa fu completata tra il 1103 e il 1106, ricevendo infine il 22 giugno 1197 la consacrazione da parte del vescovo Corrado di Hildesheim, affinché fosse di buon auspicio per l’imperatore Enrico VI, affidatosi al santo turco in partenza per la nuova crociata.

La basilica di San Nicola: esterno

La bianca e semplice facciata (fig.1) della basilica di San Nicola è rivolta verso ovest: essa è una tipica facciata a salienti, tripartita da due lesene, che poggiano sui capitelli corinzi di due colonne; è affiancata da due massicci torrioni. Per accedere alla chiesa vi sono tre portali, inquadrati in una serie di arcate cieche e posti in corrispondenza con le tre navate in cui è divisa all’interno la chiesa. Il portale centrale, più grande rispetto a quelli laterali, è preceduto da un protiro, composto da due buoi stilofori (questi in passato possedevano due corna in argento che sono state rubate e non più sostituite) sorretti da due mensole, e ricordano i due buoi che, secondo la tradizione, trainarono i resti del santo giunti a Bari e si fermarono nella Corte del Catapano, proprio a indicare che il santo voleva che in quel punto sorgesse la sua nuova dimora. Sulla schiena dei due animali si ergono due colonnine sulle quali poggia la cuspide del protiro (fig.2): l’archivolto presenta, come gli stipiti del portale, una decorazione a girali con tralci da cui emergono varie figure umane e animali, dal gusto orientale e classicheggiante, mentre al centro vi è un raro esempio di Christus Imperator (fig.3), rappresentato come un imperatore su una quadriga che attraversa la volta celeste. Nella lunetta invece, compare il bassorilievo con San Nicola benedicente e nei pennacchi sono scolpiti due angeli. Alla sommità del protiro si erge la scultura di una sfinge. Alla sinistra del portale, un’iscrizione ricorda la consacrazione della chiesa avvenuta il 22 giugno 1197.

I piani superiori sono alleggeriti da tre monofore, ciascuna in asse con un portale (nel Settecento svolsero la funzione di nicchie per accogliere alcune statue, rimosse durante i restauri del secolo scorso), poi cinque bifore, un oculo in asse con il portale centrale e infine una serie di archetti pensili coronano la facciata.

Le due torri che affiancano la facciata sono chiamate la Torre del Catapano e la Torre delle Milizie (fig.4). La prima, a destra, oggi funge da torre campanaria ed è caratterizzata da uno sporgente bugnato nella parte inferiore e da due grandi monofore sui tre lati ed è più alta dell’altra torre, denominata delle Milizie dall’architetto Schettini, secondo il quale questa struttura ospitava le milizie intente a difendere quello che era il palazzo del catapano. È possibile passare da sotto la torre tramite due grandi arconi, mentre la parte superiore ripropone il motivo degli archetti pensili che coronano la facciata.

Fig. 4

Il lato settentrionale (fig.5) è scandito, nel piano inferiore, da sei arconi, di cui il terzo e l’ultimo ospitano ciascuno un portale, mentre gli altri erano le cappelle gentilizie di età angioina che furono abbattute durante i restauri del Novecento. Il portale dei due leoni (fig.6), nel terzo arcone, ripropone il modello del protiro, con due leoni stilofori reggenti due colonne: sui pulvini sono disposte due sculture legate al ciclo dei mesi (fig.7) con una figura che miete, raffigurante il mese di giugno o luglio, l’altra invece è una persona che pota la vite, quindi il mese di febbraio o di marzo, o che vendemmia, probabilmente raffigurante il mese di settembre o ottobre. Sia gli stipiti del portale sia l’architrave del portale sono decorati con elementi vegetali e figure ferine. Infine la lunetta (fig.8) è coronata da un bassorilievo con una scena militare nella quale compaiono figure di cavalieri e fanti, probabile allusione all’assedio della città di Antiochia per mano di Boemondo d’Altavilla nel 1098, nel pieno della Prima Crociata (fig.9). Procedendo verso est, sulla parete del transetto, gli arconi sono sostituiti da arcate cieche.

Nella parte superiore della basilica di San Nicola si sviluppa l’esaforato, una loggia esterna corrispondente al matroneo interno e composta da sei esafore, ciascuna con capitelli a stampella e con teste antropomorfe e animalesche. Il resto del prospetto settentrionale (fig.10) è composto da maestose bifore, precisamente ve ne sono tre su due livelli, uno collima con quello dell’esaforato, l’altro invece con quello del claristorio.

Fig. 10

La particolarità del lato orientale, rivolto verso il mare, è la parete absidale che cela le forme curvilinee delle absidi delle navate. La parete è arricchita da otto bifore, quattro a destra e quattro a sinistra, inframmezzate da un maestoso finestrone con elefanti stilofori (fig.11) (lo Schettini riteneva che fosse il balcone dal quale si affacciava il catapano). Al di sotto di questi, vi è un’icona agiografica in bassorilievo risalente all’età angioina, quindi realizzata nel XIV, con al centro la figura ieratica di San Nicola e intorno a questi alcune vicende della sua vita. Il lato meridionale, infine, ripropone lo stesso schema del lato rivolto verso nord, con l’eccezione che al posto di arconi e di sei esafore, si trovano cinque arconi (il secondo e il quinto accolgono due portali) e cinque esafore.

Fig. 11

Tale asimmetria comportò una notevole deformità all’intero complesso, tanto che la facciata compare obliqua e quindi non perfettamente parallela alla parete orientale.

Sono state avanzate varie ipotesi per giustificare tale imperfezione, tra cui quella dello storico dell’arte tedesco Kautheimer, secondo il quale questa irregolarità è il risultato di alcuni cambiamenti del progetto in corso d’opera, cioè all’inizio si era pensato ad un progetto secondo il modello cassinate, quindi un edificio a tre navate privo di matroneo e con l’abside a vista, però poi l’aggiunta del matroneo, per essere alla pari del gusto diffuso in quegli anni, cambiò tutto. La tesi più accreditata è quella di Pina Belli D’Elia che legittimò questa deformità pensando al fatto che l’edificio fu eretto utilizzando strutture preesistenti, cioè quelle del palazzo del catapano.

Bibliografia

D. Nahum, Grande libro dei Santi, Rusconi Libri, Cina, 2012.

L. e M. Mongiello, “Bari. Basilica di San Nicola”, Mario Adda Editore, Bari, 2006.

M.G. Fachechi-M. Castiñeiras. Il tempo sulla pietra. La raffigurazione dei mesi nella scultura medievale, Roma 20\9.

L. Patruno, “Bari, la città di San Nicola”, Mario Adda Editore, Bari, 1999.

 

Sitografia

http://www.basilicasannicola.it/

https://www.treccani.it/enciclopedia/santo-nicola_%28Enciclopedia-dell%27-Arte-Medievale%29/

https://www.academia.edu/40841393/Esempi_di_pittura_veneta_nell_Italia_meridionale_Una_Sacra_Conversazione_di_Bartolomeo_Vivarini_nella_basilica_pontificia_di_San_Nicola_a_Bari

https://arengario.net/momenti/momenti47.html

http://www.around.bari.it/basilica-di-san-nicola/?lang_set=ITA

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