Inchiostro

Oggi l’inchiostro è una miscela di sostanze chimiche prodotte industrialmente mentre nel passato, come per tutti i colori, veniva estratto da sostanze coloranti di origine naturale.

L’inchiostro è una sostanza fluida di colore scuro costituita da una parte solida, il pigmento, da un fissante e da una parte acquosa. Fin dall’antichità il nero era ricavato da vari prodotti carboniosi di cui il più diffuso era il NEROFUMO chiamato anche atramento. Tale termine stava ad indicare l’inchiostro per scrivere la cui base era il nerofumo (detto anche nero di fiamma), una polvere leggera e soffice di un nero profondo.

Esso si ricavava in due modi: dalla combustione degli oli delle lucerne, condensando il fumo su una superficie fredda, oppure dalla combustione di radici di conifere o del residuo della distillazione della trementina. Alcune ricette consigliano di bruciare ulteriormente queste polveri finissime per eliminarne completamente tutte le componenti grasse.

Oltre al nerofumo nel Medioevo si usavano due varietà principali di inchiostro: il CARBONE e i cosiddetti INCHIOSTRI METALLO-GALLICI. Questi ultimi, usati fin dal XII secolo, si ricavano dalle galle prodotte su diverse specie di quercia. Le galle sono escrescenze provocate dalle punture di alcuni insetti che vi depongono le uova fecondate: questi “tumori delle piante” hanno un tessuto spesso duro, dall’aspetto spugnoso particolarmente ricco di tannino.

Dopo la raccolta le galle vengono frantumate e fatte bollire in acqua per estrarre il tannino, il liquido ricavato viene poi mescolato con nerofumo e limatura di ferro. Questo preparato, di un nero intenso ed uniforme, aveva il difetto di ossidarsi, e inoltre, a causa della presenza di acido tannico e ossido di ferro, provocava anche la corrosione dei supporti.