Maestri Cosmati e Tarsia Cosmatesca

La tradizione artistica a Roma in età romanica è segnata dalla presenza di una notevole serie di famiglie che operano nel campo della produzione plastica, indistintamente nelle attività di recupero e rilavorazione dei marmi antichi e nella vera e propria decorazione scultorea di edifici e monumenti, estendendo il proprio raggio d’azione dall’Urbe a tutto il Lazio, dall’Umbria alla Toscana, dalla Campania alla Sicilia fino a ricevere commissioni fin d’Oltremanica.

Sotto la sigla “cosmatesca” sono stati identificati tout court i numerosi rivestimenti parietali e pavimentali con lastre intarsiate con marmi policromi e ad opus sectile, risalenti ai secoli XI – XIII secolo.

La denominazione deriva dalle frequenza del nome Cosma nelle numerosi epigrafi con firma e nomi di artisti conservate negli edifici dove furono attive le maestranze romane. La densità delle firme è probabilmente da porre in relazione proprio con la nascente tradizione artistica familiare e con le prime prove di una specializzazione della produzione plastica: gli scultori e i loro committenti vedono la firma quale garanzia di qualità precorrendo in ciò l’uso delle botteghe pittoriche dei secoli successivi.

La vera e propria famiglia dei Cosmati compare a Roma solo alla metà del XIII secolo con Cosmatus, documentato tra 1264 e 1292, autore di una delle lastre marmoree del rivestimento dell’ingresso della cappella papale del Sanca Sanctorum.

Con il termine “Cosmati” vengono designati i marmorari operanti a Roma, nel basso Lazio, in Abruzzo ed in Umbria tra l’XI secolo e la fine del XIII. Il termine collettivo che definisce cosmatesca la loro arte è giustificato dagli aspetti stilistici comuni a tutte le opere riferibili a questi maestri, tali da configurare una vera e propria scuola.

I Cosmati sono sostanzialmente decoratori che si concentrano soprattutto sulle superfici. Il loro caratteristico sistema decorativo parte da tasselli di antichi marmi di spoglio e pietre dure: con porfidi, serpentini, marmo giallo antico, bianco statuario e, nel tempo, anche con tessere in pasta vitrea ed oro.

I Cosmati realizzano rivestimenti e pavimenti multicolori contraddistinti da fasce di marmo bianco alternate a zone a mosaico multicolore dal disegno minuto. Il gusto dell’effetto “intarsio” ottenuto testimonia l’origine della tradizione locale di diretta ascendenza classica. I Cosmati applicano le tecniche del mosaico per realizzare decorazioni a tarsia anche su superfici verticali come cattedre, cibori ed altari.

La particolarità tecnica delle cosiddette tarsie cosmatesche è la combinazione di due antichi sistemi di decorazione in pietra dura: l’opus interrassile e l’opus alexandrinum. Il primo è un vero e proprio intarsio e consiste nell’inserire e fissare sottili lamine di marmo o altri materiali all’interno di incavi praticati su lastre di colore contrastante.

Nel secondo, invece, si combinano tessere musive in vetro con tessere in pietra dura.