pavimento alla veneziana

Il pavimento alla Veneziana è una tecnica di rivestimento che apparve a Venezia all’inizio del XV secolo nei palazzi sul Canal Grande e col tempo divenne sempre più richiesto in quanto estremamente solido, quindi durevole nel tempo, oltre che di facile pulizia. Il colore caldo della superficie dei pavimenti poi si accordava perfettamente al gusto dei ricchi arredi delle stanze dei palazzi patrizi come quelli degli edifici pubblici. 

Esternamente si presenta composto da una superficie rossastra compatta nella quale sono inseriti come ornamento ciottoli o schegge di marmo colorato e cotto. Gli artigiani che posavano questi pavimenti nel Quattrocento provenivano dal Friuli e lavoravano in gruppo raggiungendo nel tempo una notevole raffinatezza nella tecnica di lavorazione. La prima operazione consiste nel preparare un fondo battendolo con mazzapicchi per rassodarlo. Successivamente viene aggiunto un secondo strato di malta anch’esso pressato con appositi ferri. Nel terzo strato, quello superficiale chiamato “stabilitura”, si immergono i frammenti di pietre colorate o di marmi. I terrazzieri durante il lavoro utilizzavano una ginocchiera per proteggere il ginocchio posato a terra durante la lavorazione. Le malte usate per questo tipo di lavorazione sono composte da calce con l’aggiunta di polveri silicee e polveri di coccio pesto. Il risultato è un impasto resistente e simile al cemento. L’ultima operazione che veniva svolta è la “levigatura” che veniva eseguita a mano con una pietra rettangolare fissata ad un manico. Questo strumento era detto “ors” per il rumore che provocava simile al verso dell’orso ma anche “galera” perchè ad usarla ricordava il movimento e la fatica dei rematori sulle navi. Le fasi di realizzazione rispettavano rigidamente i tempi di indurimento degli impasti per garantire una corretta presa dei vari strati ed il perfetto inserimento dei frammenti decorativi che nei pavimenti più ricchi erano particolarmente fitti creando un gradevole effetto di intensa policromia.