Prospettiva

La tecnica della PROSPETTIVA è un artificio grafico per raffigurare un corpo solido e tridimensionale su una superficie piana come avviene ad esempio nella rappresentazione geometrica di un cubo.
E’ un modo per riprodurre più efficacemente la realtà che non è fatta di sagome piatte ma di volumi definiti dalla luce all’interno di spazi riconoscibili siano essi naturali o architettonici. D’altro canto per molti secoli del Medioevo l’arte si era indirizzata alla definizione di immagini lineari e bidimensionali collocando le figure in pose frontali e limitando gli elementi di contesto ambientale. Il desiderio di identificare con solida concretezza il volume di una figura all’interno di uno spazio misurabile è espresso da Giotto all’inizio del Trecento e corrisponde alla consapevolezza di un ruolo attivo dell’uomo nel mondo.
Con la devastante epidemia di peste nera a metà del Trecento questo processo culturale conosce una brusca interruzione per riprendere poi all’inizio del Quattrocento. Mentre nelle Fiandre l’acuto amore per la realtà porta alla minuziosa descrizione di un microcosmo ricco di dettagli nell’arte toscana prevalgono forme monumentali di solenne respiro architettonico basate su regole matematiche. L’empirica, meticolosa visione fiamminga e l’impostazione geometrica italiana costituiscono i due filoni principali del realismo prospettico quattrocentesco. La diffusione di questi modelli avverrà anche grazie ai trattati teorici tra cui il “De prospectiva pingendi” opera di Piero della Francesca.
La prospettiva detta “razionale” era conosciuta già in antichità ma era andata perduta per poi essere riscoperta contemporaneamente nel Nord e nel Sud tra il 1415 e il 1430: nel Nord empiricamente con Van Eyck, nel Sud matematicamente a Firenze. Qui si impostano schemi di prospettiva basandosi sull'”Ottica” di Euclide e sui lavori dei matematici medievali. Brunelleschi per primo insegna la prospettiva matematica, la trasmette a Masaccio e a Donatello per arrivare ad un uso condiviso da tutti dopo Ghiberti fino alla prima consacrazione scritta nel “De Pittura” di Alberti. Qui la prospettiva vi occupa un solo capitolo fino ad essere tema centrale nella già citata opera di Piero della Francesca: ora la prospettiva non è più soltanto una costruzione dello spazio ma può anche creare illusioni o fungere da composizione geometrica.