Terracotta invetriata

L’uso della terracotta invetriata, o maiolica, si diffonde in area mediterranea tramite l’espansione araba e la sua applicazione originaria è legata alla realizzazione di oggetti d’uso, piastrelle e mattoni decorativi. Lo scultore fiorentino Luca Della Robbia attorno agli anni Quaranta del Quattrocento abbandona la scultura in marmo per applicarsi solo alla messa a punto e all’utilizzo di questa tecnica. 

Non è possibile risalire con certezza alle circostanze e alle motivazioni di una simile invenzione anche se è probabile che l’interesse del Della Robbia per questa lavorazione sia stata suscitata anche dall’amicizia con Niccolò Niccoli, studioso di reperti antiquari e collezionista di preziose maioliche orientali. La tecnica della terracotta “robbiana” corrisponde in parte a quella della scultura in terracotta semplice: dopo aver preparato l’impasto in argilla e proceduto alla formatura, a mano o a stampo, si fa parzialmente essiccare e si esegue la finitura e l’asciugatura finale. La statua o il rilievo vengono cotti nel forno ad una temperatura tra i 750 e i 950 gradi. A questo punto della lavorazione si prepara lo smalto tannifero che contiene silice, ceneri sodiche calcinate, piombo, stagno ed ossidi metallici. Queste ultime due componenti conferiscono alla miscela vetrosa le caratteristiche tipiche degli smalti robbiani: lo stagno opacizza e la rende bianca, gli ossidi metallici ne definiscono i colori. Lo smalto preparato in panetti veniva tritato finemente, mescolato con acqua e bianco d’uovo, applicato con un pennello e successivamente sottoposto a cottura. Il calore del forno sciogliendo la polvere vetrosa, la fissa stabilmente alla superficie di terracotta che a cottura avvenuta è completamente ricoperta da uno strato di smalto lucido e compatto. 

Con questa tecnica la bottega di Luca Della Robbia realizzava con facilità anche opere di grande formato preparate in pezzi assemblati sul posto. In questo modo è stato possibile spedire una grande Natività da Firenze a Catania.