vetro dipinto a smalto

Gli oggetti in vetro soffiato una volta foggiati e raffreddati possono essere dipinti a smalti fusibili o con tinte a freddo. La decorazione a smalto ha origini siriane e dal Medio Oriente si è diffusa in molte regioni dell’impero romano. Nel XIII secolo attraverso gli scambi con il mondo islamico questa tecnica giunge a Venezia dove i vetrai muranesi la rielaborarono trasformandola in un prodotto assolutamente originale. Lo smalto per dipingere si presenta come un blocchetto tondo di pasta vitrea, opaco o trasparente, intensamente colorato, lo stesso usato in oreficeria per le decorazioni su metallo. Per consentirne l’uso questo viene finemente macinato in un mortaio. La polvere viene lavata in acqua, lasciata asciugare ed utilizzata come un qualsiasi pigmento mescolato con una sostanza grassa o bianco d’uovo. L’operazione di smaltatura spesso viene preceduta dall’applicazione di foglia d’oro che a sua volta viene lavorata a graffito. A colori asciutti il soffiato viene riconsegnato al vetraio che lo riscalda lentamente fino a giungere alla temperatura di lavorazione di 500 gradi. Quando il soffiato è sufficientemente caldo viene attaccato al ferro di lavorazione detto “pontello” e poi messo a contatto con la fiamma del forno per portare a cottura gli smalti. Questa operazione è estremamente delicata e mette alla prova l’abilità del vetraio: se portata a termine con poca perizia si rischia infatti di danneggiare l’oggetto finito. Questo tipo di lavorazione caratterizza i preziosi vetri dorati e smaltati prodotti nel XV e XVI secolo mentre successivamente la decorazione a smalto sui soffiati veneziani cade in disuso per ritornare prepotentemente nel Settecento su una produzione di oggetti meno costosi fatti per un mercato popolare e per questo eseguiti con una tecnica facilitata che prevedeva motivi decorativi più semplici e la cottura in muffola, un piccolo forno a temperature relativamente basse.