Konrad Witz: tra razionalismo rinascimentale ed irrealtà gotica

Sacra Conversazione di Capodimonte

La vita di Konrad Witz è avvolta nelle nebbie dell'incertezza: si ignora dove e quando sia nato e parimenti dove e quando sia morto anche se qui la datazione oscilla tra il 1444 e il 1446 sulla base di un documento di quegli anni dove la moglie è detta vedova. I dati circa la sua vita si deducono dalle opere e dai documenti che permettono di circoscriverne l'attività in una dozzina d'anni e la vita in circa quattro decenni. Figlio di un pittore sappiamo che nel 1434 Konrad fu accolto nella corporazione dei pittori di Basilea, dato che fa supporre che a quella data fosse già un pittore autonomo mentre all'anno successivo risale l'acquisizione della cittadinanza. Nel 1435 sposa Ursula Treyger, nipote del pittore Niklaus Rusch di Tubinga in collaborazione con il quale dipingerà una sala dell'arsenale cittadino (oggi distrutta). Intorno al 1434 è probabile che abbia dipinto il grande altare a sportelli detto Speculum per la chiesa di San Leonardo a Basilea opera che fu poi smembrata non distrutta. Nel 1439 Witz acquistò una casa nella via principale della città dato da cui si deduce la sua fortunata attività come pittore. Nel 1444 firma il grande altare a sportelli di San Pietro a Basilea. Nel 1447 il padre viene nominato tutore dei cinque figli orfani lasciati dal figlio ormai scomparso dalla scena: si ignora dove e quando esattamente. 

Tutto ciò che sappiamo della sua vita lo si deduce dai documenti che per quanto scarni di informazioni circa la biografia sono invece dettagliatissimi circa la sua attività di formazione e pittorica: il pittore appare sulla scena artistica nella pienezza dei suoi mezzi, rude e concreto in mezzo ai sofisticati giardinetti paradisiaci e alle vergini segregate negli orti così tanto cari ai maestri renani del gotico internazionale. La formazione del pittore si svolse a Digione presso la splendida corte borgognona centro in quegli anni di intensa cultura e di scambi ed incontri internazionali: al suo interno vi erano nomi come Claus Sluter, Melchior Broederlam fino a Jan Van Eyck che nel 1425 era stato nominato "pittore di corte" e "valletto di camera" del duca Filippo il Buono. Witz fece tesoro dell'esperienza borgognona e, sebbene non abbia ereditato la drammaticità espressiva dello Sluter nè la lenticolarità dei fiamminghi, fu indotto alla conquista del mondo tridimensionale rincorrendo i misteri della prospettiva e la corporeità della materia fuori dall'incantata visione del gotico. In quella che si può considerare la sua prima opera, la Sacra Conversazione di Capodimonte, Witz cerca di sostenere l'ampia prospettiva dell'interno chiesistico a cornice dell'affettuosa e ancora un pò gotica scenetta familiare dove tuttavia si nota l'inserto realistico della veduta laterale sulla via assolata e i pochi passanti.

In dubbio invece l'attribuzione di una Crocifissione con donatore mentre stupisce la coerenza della sua prima grande impresa, l'altare di Basilea dello Speculum datato intorno al 1434/35 anni in cui Van Eyck dipingeva i Coniugi Arnolfini. La non certissima ricostruzione dell'altare si limita alle due facce degli sportelli laterali, lo scrigno centrale scomparso di cui non si sa se ospitasse figurazioni dipinte o un gruppo scultoreo in legno dorato nè se raffigurasse una sola o parecchie scene alluse dai personaggi all'interno degli sportelli. L'altare era infatti ispirato ad un famoso trattato medievale, lo "speculum humanae salvationis" che giocava sulla rispondenza speculare tra personaggi e fatti dell'Antico Testamento con fatti e personaggi del Nuovo. Le figurazioni degli otto sportelli esterni presentano ognuno un personaggio isolato entro una cornice architettonica di cui se ne conoscono attualmente cinque. Quelle dell'interno degli sportelli presentavano invece due personaggi su fondo oro di cui ne sono note sette. Tutti i riquadri sono stati segati di modo che le due facce sono ora autonome. La figura più nota ed interessante dell'esterno è quella di un personaggio ampiamente ammantato, con un coltello nella destra velata motivo per il quale è identificato in San Bartolomeo, e un libro nella sinistra. Solenne figura costretta , ad esaltane la monumentalità, entro una cornice architettonica scarna e colpita da un'intensa luce da destra che aumenta il senso della materia. In simmetriche nicchie stanno le due figure simboliche della Chiesa e della Sinagoga, quest'ultima, abbondantemente ammantata di giallo (secondo la simbologia medievale il giallo simboleggia il tradimento e la falsità), si appoggia incerta all'asticella spezzata ed ha una sottile benda sugli occhi. Il vivace angelo dell'Annunciazione è costretto con i suoi abbondanti riccioli entro un'esigua edicoletta che castiga le sue ali e l'abbondante panneggio dell'abito. Le coppie di personaggi che stavano all'interno dell'edicoletta sono campite su fondo oro largamente damascato sul quale si iscrivono in lettere gotiche i nomi. L'occhio è attratto dalla sontuosa ampiezza delle vesti, dei manti e dal ritmo solenne con cui le pieghe cadono  si spezzano per terra. Mirabile è quella di Sabotay sulla quale l'artista ha studiato i riflessi e le ombre, oltre allo svariare dei colori che si specchiano nell'acciaio dell'armatura. L'eroe offre il vaso con l'acqua e se posa saldamente i piedi sull'impeccabile prospettiva delle piastrelle sulle quali si allunga la sua ombra ecco che dal ginocchio in su gli fa da sfondo l'oro, l'astratto oro senza più nessun rapporto spaziale. 

L'impaccio che lega i tardi gesti dei personaggi dell'altare di Basilea si risolve felicemente sul piano espressivo nella tavoletta con il San Cristoforo, che si ritiene potesse far parte dello stesso altare. L'enigmatico sorriso gotico del buon gigante, la trepida mano che regge il difficile equilibrio sull'acqua, il bastone che per effetto ottico si rompe immergendosi nell'acqua dove affonda il lembo del manto: tutto è poeticamente incantato nel gioco concentrico dei cerchi d'acqua, delle rocce e delle sponde; sulla riva le erbe acquatiche, la canna con il fuso e i ciottoli nell'acqua a dire l'appassionato animo di questo artista che esplora il mondo sensibile. 

Al Witz appartengono certamente tre tavole smembrate le cui misure fanno pensare appartenessero ad un'unica opera. L'incontro alla porta d'oro presenta una coppia singolarmente giovanile ed impacciata nell'abbraccio ma l'attenzione si focalizza sui particolari naturalistici: le erbe e i puliti ciottoli del terreno, il muretto di pietre ben squadrate e ancora una volta sulla base corposamente reale torna a vaneggiare l'oro preziosamente bulinato. Nell'Annunciazione di Norimberga trionfa il commovente impegno prospettico del pittore: la gabbia di poderose travi che arma la nuda stanza e in primo piano una partenza di trave bassa insiste su questa volontà spaziale alla quale si allea quell'attenzione artigianale. 

La fortuna in veste del cardinal Francois de Mies portò Witz dal Reno a Ginevra dove creò il grandioso altare di San Pietro  di cui lo scrigno centrale risulta anche qui perduto. Rimangono le facce interne con l'Annunciazione dei Magi e il Cardinale de Mies presentato alla Vergine su fondo d'oro. Di gran lunga nuovi ed imprevisti sono le immagini dei dipinti esterni con la Liberazione di San Pietro dal carcere e la Pesca miracolosa. Sfondo della Liberazione è una complessa architettura che bene asseconda il torpido svolgersi dell'azione vista in due momenti successivi: il roseo angelo che scioglie i ferri e le catene del santo addormentato e l'angelo che poi lo guida, scalzo ed imbambolato, verso l'esterno. A collegare i due momenti la figura dello sgherro che si torce afferrando l'alabarda. 

Questa la breve parabola di Konrad Witz precursore che gli storici dell'arte tedesca volentieri paragonano a Masaccio e l'accostamento spericolato può valere come parallela scoperta della realtà del mondo e delle cose, esplorazione del mondo e delle cose, esplorazione del mondo sensibile che nel tedesco ha un che di stupefatto, di sospeso, di imitato alla pure fisicità, escluso dalla drammatica carica morale dell'italiano. Nel Witz quella scoperta porta a una poderosa macroscopia plastica, carpenterie o pieghe corpose ma impietrate che vestono i suoi personaggi o meglio li creano, scarsa esistenza dei corpi sotto la silenziosa maestà della splendida buccia.