Il Gotico Internazionale: indagine della natura ed atmosfere da favola

Tra la fine del Trecento e l'inizio del Quattrocento si affermò in Europa un linguaggio artistico omogeneo definito "Gotico Internazionale". Questa denominazione sottolinea da un lato la continuità con la tradizione artistica gotica, dall'altro  mette in evidenza la molteplicità e l'internazionalità dei centri di elaborazione del nuovo stile. I caratteri principali del nuovo stile sono il realismo minuto ed epidermico che analizza tutti gli aspetti del reale e della natura e che convive con esasperazioni grottesche ed atmosfere idealizzate; la predilezione aristocratica per una narrazione elegante e pacata; l'amore per il lusso; l'interesse per l'antico. I viaggi degli artisti e la circolazione delle opere, in particolare taccuini di disegni, manoscritti miniati ed oggetti preziosi e raffinati, favoriscono la diffusione dello stile. 

Il linguaggio artistico del Gotico Internazionale è ricco di contraddizioni che riflettono i contrasti di un'epoca difficile della storia europea seguita ad un periodo di pestilenze e carestie. Non è perciò casuale che l'arte abbia cercato di evocare atmosfere da fiaba che potessero in qualche modo compensare il disagio della vita reale. Un mondo perfetto, esemplato sui modelli dell'aristocrazia, viene riproposto nei cicli decorativi, spesso dedicati a temi profani e cavallereschi. All'interno delle stesse rappresentazioni tuttavia i particolari sono indagati con estrema minuzia e con un'adesione al vero che denota il diffondersi di un nuovo modo di guardare la natura. In questo periodo all'interno delle università si sviluppò uno spiccato interesse per le scienze naturali e per le enciclopedie di piante medicinali, i famosi Tacuina Sanitatis, che influenzarono i modi della rappresentazione stimolando la crescita di una pittura basata sull'osservazione diretta e non più sulla ripetizione di schemi di repertorio. 

La passione per il romanzo che si diffuse tra le classi colte indusse a rappresentazioni anche monumentali di cicli di argomento profano. Al 1407 risale il Ciclo dei Mesi della Torre dell'Aquila del Castello del Buonconsiglio a Trento. Qui il soggetto, assai diffuso nella miniatura, viene trasposto per la prima volta nella dimensione della grande parete ma nei riquadri e negli schemi compositivi mantiene l'impaginazione delle pagine miniate. Straordinaria per la qualità pittorica è la decorazione della sala baronale del castello della Manta, presso Saluzzo. Realizzata intorno al 1430 illustra il ciclo dei nove prodi e delle nove eroine, caro al Medioevo feudale; figure mitiche dell'antichità vestite con abiti della moda contemporanea circondate da un tappeto di erba e fiori. Al ciclo bretone di re Artù e dei cavalieri della tavola rotonda si ispira un affresco incompiuto di Pisanello per la residenza dei Gonzaga a Mantova databile al 1445/55. Il ciclo è rimasto allo stato di sinopia e non è da escludere che i lavori siano stati interrotti dallo stesso committente. D'altro canto attorno alla metà del secolo l'interesse per le rappresentazioni cortesi e l'apprezzamento per lo stile fiorito sono ancora documentati da alcuni cicli decorativi lombardi come ad esempio quello delle Storie della regina Teodolinda affrescate dagli Zavattari in una cappella del duomo di Monza. 


Lo Zodiaco simbolo del tempo nei cicli astrologici medievali

Nel Medioevo occidentale coesistevano due atteggiamenti nei confronti della tradizione astrologica pagana: da una parte, soprattutto a partire dalla “rinascenza carolingia”, i testi venivano recuperati, ricopiati, miniati e conservati nelle biblioteche dei maggiori monasteri europei; dall’altra c’era il tentativo di “cristianizzare” il cielo con l’istituzione dell’equivalenza tra i dodici segni zodiacali e gli apostoli o i personaggi biblici. Fu proprio nelle chiese che si ebbe durante il Medioevo la maggiore diffusione di immagini astrologiche con intenti didascalici o etici, dalle decorazioni dei pavimenti e dei portali ai primi esempi di strutture a calendario affrescate all’interno: cicli che raffigurano soprattutto l’associazione dei Mesi dell’anno con i segni zodiacali secondo la tradizione iconografica diffusa dai calendari manoscritti. Nei pavimenti romanici a mosaico ricorrono le immagini a calendario, spesso realizzate in bianco e nero come nei mosaici classici o nelle illustrazioni a penna dei manoscritti.

E’ del XII secolo il mosaico policromo della Cattedrale di Otranto. Qui i lavori dei Mesi e i segni relativi compongono, insieme con altre raffigurazioni (tratte dalla Bibbia, dalle leggende bretoni e dai bestiari), una struttura ad albero che è una sorta di enciclopedia per immagini del sapere medievale. Questi cicli venivano infatti concepiti come sunti del patrimonio letterario, storico e scientifico: presentavano quindi programmi decorativi in cui storie bibliche o saghe di matrice letteraria venivano poste accanto alle personificazioni dei Mesi e alle immagini zodiacali. L’intento era didascalico: le immagini hanno una sistemazione che è quasi “impaginazione” come un grande codice illustrato destinato a un pubblico vasto e non necessariamente colto.

Mese di Settembre raffigurato sul pavimento della Cattedrale di Otranto
Mese di Settembre raffigurato sul pavimento della Cattedrale di Otranto

L’immagine dello Zodiaco associato alle personificazioni dei Mesi o alle raffigurazioni con i lavori pertinenti raggiunse la massima diffusione con le decorazioni scultoree, collocate di solito sulle facciate delle chiese. La presenza di questo elemento di origine profana nell’ambito di uno spazio sacro cristiano veniva sostenuta dai teologi medievali: Vincenzo de Beauvais nello Speculum doctrinale, dopo aver elencato i lavori da compiere in ogni mese, li definiva come dovere assegnato all’uomo da Dio. L’inserimento delle immagini zodiacali era quindi un completamento iconografico dettato dall’insegnamento etico. Questo tipo di decorazione fu introdotto in Italia da Benedetto Antelami che realizzò il ciclo del Battistero di Parma. E’ il primo ciclo scultoreo in cui viene presentata l’associazione Mesi – Zodiaco.

Mese di Settembre in Battistero di Parma - Benedetto Antelami
Mese di Settembre in Battistero di Parma - Benedetto Antelami

Il primo ciclo zodiacale dipinto fa parte del complesso di affreschi che decora l’Oratorio di San Pellegrino a Bominaco, presso l’Aquila, datato 1263. Il ciclo si inserisce in una serie di immagini sacre con scene cristologiche. Il Calendario con le immagini dei segni zodiacali e le personificazioni dei Mesi vede sottolineati i giorni dedicati alle festività e alle ricorrenze dei santi. Il calendario è costituito secondo una successione che alterna la personificazione del mese con l’elenco dei giorni (le feste sono segnate in rosso) sormontato dal relativo segno zodiacale. Si tratta della prima struttura a calendario parietale dell’arte italiana: una tipologia che presenterà le realizzazioni più importanti nei due secoli successivi.

Calendario, particolare del primo semestre, Oratorio di San Pellegrino, Bominaco (AQ)
Calendario, particolare del primo semestre, Oratorio di San Pellegrino, Bominaco (AQ)

Il ciclo della Torre dell’Aquila a Trento fu dipinto intorno al 1400. Le immagini ripartite in dodici sezioni su cui campeggia la dizione del relativo segno zodiacale, riflettono la ricca produzione dei “Libri d’Ore” miniati. L’accento è qui posto non sul lavoro ma sullo svago, appannaggio dell’elite cortese.

Il mese di Gennaio in Torre dell'Aquila a Trento - Venceslao
Il mese di Gennaio in Torre dell'Aquila a Trento - Venceslao

La struttura a calendario fu adottata anche nell’arazzeria come attesta il ciclo dei Mesi, conservato nel Museo Sforzesco di Milano, che prende il nome dal committente Gian Giacomo Trivulzio. Il ciclo presenta degli elementi iconografici fissi: gli stemmi lungo il bordo, il Sole a sinistra in alto, il segno zodiacale a destra, l’impresa e il motto del Trivulzio al centro. La composizione è focalizzata sulla personificazione del Mese, rappresentato in piedi o su un trono mentre attorno si svolgono azioni dalla narrazione veloce e descrittiva.