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A cura di Vanessa Viti

Introduzione

A circa 10 km dal centro storico di Veroli, nella zona di Casamari, sorge l’Abbazia Cistercense, lì dove un tempo vi era il municipio romano Cereatae così chiamato in onore della dea Cerere. Il nome Casamari ha origini latine e significa “Casa di Mario”, infatti qui nacque il console romano Caio Mario, sette volte console e avversario di Silla nella guerra civile dell’88 a.C. Con la decadenza dell’Impero romano e le successive invasioni barbariche Cereatae-Casa Marii subì le stesse sorti di Roma, fino a quando i monaci benedettini si insediarono nel luogo e fondarono l’abbazia.

Fig. 1: esterno abbazia di Casamari

La “Cronaca del Cartario”, che rappresenta il punto di riferimento fondamentale per ricostruire storicamente la fondazione del monastero, afferma che nel 1005 iniziarono i lavori di costruzione dell’Abbazia. Secondo i documenti alcuni ecclesiastici di Veroli scelsero Casamari come luogo dove riunirsi in un cenobio, utilizzando i materiali prelevati dai ruderi di un antico tempio dedicato a Marte, iniziarono a innalzare una chiesa in onore dei Santi Giovanni e Paolo. Alcuni storici contestarono la data riportata dal Cartario e stabilirono come data esatta il 1036. I primi ecclesiastici che presero i voti come monaci benedettini e si insediarono nel monastero furono: Benedetto, Giovanni, Orso e Azo. Tra il 1140 e il 1152 ai benedettini si sostituirono i cistercensi. Nel 1874 l’Abbazia fu dichiarata monumento nazionale e riacquistò così una posizione di prestigio e una maggiore stabilità economica. Nel 1929 la congregazione di Casamari fu eletta canonicamente congregazione monastica e fu aggregata alle altre dell’ordine dei Cistercensi. Attualmente l’Abbazia di Casamari è la casa madre di una Congregazione Cistercense che conta 18 monasteri.

Abbazia di Casamari: architettura

L’architettura delle Abbazie Cistercensi è strettamente legata alla storia ed alla spiritualità dell’Ordine, ne rispecchia la robustezza interiore e la semplicità. Esse presentano una uniformità di linea ed una disposizione costante degli ambienti, secondo le esigenze della loro spiritualità monastica, pur adattandosi alle condizioni ambientali, alla configurazione del terreno, al corso delle acque e dei venti. L’abbazia di Casamari risulta funzionale e semplice, la sensazione di perfezione e di pace è rafforzata dalla pietra chiara e spoglia utilizzata per l’intero complesso, l’ambiente austero è ben illuminato dalla luce del sole che filtra attraverso le vetrate di alabastro.

Fig. 2: interno

La chiesa si innalza su un alto podio accessibile da una lunga scalinata, presenta un nartece (un atrio) con tre archi di entrata, quello centrale a tutto sesto e i due laterali a sesto acuto. L’ingresso principale è costituito da un grande portale rivestito da formelle in bronzo, sormontato da sette archi a tutto sesto, strombati e sorretti da colonnine, la lunetta superiore è decorata con motivi floreali con la tecnica del bassorilievo. La facciata a capanna presenta un rosone nella parte centrale e due monofore a sesto acuto ai lati di esso. La pianta della chiesa è a croce latina, con abside rettangolare, ha tre navate divise in sette campate con volte a crociera sorrette da robusti pilastri e semicolonne. Attraverso una porta laterale si accede al chiostro dell’Abbazia, una struttura a pianta quadrata, su ogni lato vi sono quattro bifore con archi a tutto sesto sorretti da colonne di varie forme. Nel lato sud, in uno dei capitelli, sono raffigurati: Federico II di Svevia che visitò l’Abbazia nel 1221, il cancelliere Pier delle Vigne e, probabilmente, il volto dell’abate di quel tempo. Intorno al chiostro sorgono i locali destinati alla vita monastica.

Fig. 3: il chiostro

Sul lato nord del chiostro si trova il refettorio: un grande salone diviso in due navate da una serie di colonne sormontate da capitelli ottagonali che sorreggono archi gotici. Sul lato opposto al refettorio si trova la Sala Capitolare, un vero gioiello dell’architettura: quattro colonne a fasci e capitelli, che sorreggono le piccole ma armoniose volte a crociera, cordonate da travi di pietra finemente lavorata. Due magnifiche bifore la rendono visibile dal corridoio del chiostro. Il lato superiore della zona orientale ospita il dormitorio dei monaci, vi si accede sia dal transetto che dal chiostro.  Dal braccio sud del chiostro è possibile arrivare ai giardini e ai locali adibiti a museo.

Fig. 4: la sala capitolare

Il Museo

La raccolta del museo è formata prevalentemente da reperti di epoca romana dell’antica Cereatae, tuttavia vi sono esposti anche alcuni reperti paleontologici, manufatti d’epoca preistorica e preromana, oggetti provenienti da altre località della media valle del Liri e dalla necropoli di Oria in Puglia. ll percorso espositivo inizia proprio con delle zanne di elefante rinvenute nei pressi dell’abbazia,  appartenute ad esemplari di elephas antiquus, animali che popolarono queste zone circa 800.000-120.000 anni fa.

Erbario e farmacia

I monaci di Casamari si dedicavano alla coltivazione di piante e di erbe aromatiche e medicinali nel giardino situato dietro la chiesa. Oggi viene chiamato “giardino dei novizi”, poiché per vari decenni la sua cura era affidata ai giovani aspiranti alla vita monacale. Vi crescono ancora spontaneamente alcune piante, quasi a testimoniare l’uso che se ne faceva in passato. Per la conservazione delle piante, dopo l’essiccazione in ambiente ben aerato, esisteva un “armarium pigmentariorum”, ovvero un grande armadio , chiuso in modo tale da non lasciar filtrare troppa aria e luce cosicché le erbe mantenessero inalterate le loro proprietà terapeutiche. Intorno al 1760 venne aperta la farmacia, una piccola bottega al servizio dell’infermeria dell’abbazia e degli abitanti vicini. Attualmente la farmacia è ancora attiva e si trova in prossimità  dell’ingresso dell’abbazia.

Liquoreria

Fra Eutimio Zannucoli nella seconda metà del XIX secolo iniziò, nei terreni del monastero più vicini al torrente Amaseno, la coltivazione della canna da zucchero, dalla quale ricavava melassa per la produzione di Rhum. Successivamente egli inventò anche la celebre Tintura Imperiale. I suoi successori crearono altre delizie, quali: l’Elixir San Bernardo al rabarbaro, il Rosolio Stomatico al mandarino, il Rosolio al Caffè, la Sambuca all’anice, il “millefiori” Gran Casamari.

 

 

Bibliografia:
Storia dell’arte italiana-Bertelli,Briganti,Giuliano-Electa Bruno Mondadori Veroli un percorso di storia e di arte
Sitografia:
www.casamari.it

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