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A cura di Matilde Lanciani

INTRODUZIONE: DALLA CIVILTÀ MESSAPICA ALL’IMPIANTO URBANISTICO MEDIEVALE

Il sito archeologico di Roca Vecchia (fig.1) in Puglia è uno dei più importanti dell’intero bacino del Mediterraneo. Esso comprende gli scavi concentrati nella cosiddetta “località Castello”, piccola penisola circondata dai resti della sua fortificazione tardo-medievale, caratterizzata dalla stratificazione di reperti risalenti all’occupazione umana durante 3500 anni, esattamente dal II millennio a.C. fino alla metà del XVI secolo d.C.

Fig. 1

È da sottolineare la presenza nel sito di Roca Vecchia delle grotte della poesia (fig.2); infatti una di queste, scoperta a seguito degli studi del prof. Cosimo Pagliara, iniziati nel 1983 e proseguiti grazie all’Università del Salento, è stata indicata come grotta-santuario sulle cui pareti è conservato il più ricco repertorio di incisioni di età pre-protostorica e testi votivi in lingua latina e messapica (IV-II secolo a.C.) volti a celebrare la divinità locale “Thaotor Andirahas”. Nella zona adiacente alle grotte si possono osservare i resti di un piccolo insediamento rupestre del X-IX sec. a.C. con percorsi stradali della fase messapica, pozzi, basamenti di edifici e numerose tombe che è stato possibile studiare ed indagare a fondo dal ‘900 grazie al Museo Provinciale e alla Soprintendenza.

Fig. 2

La monumentale porta (fig.3,4) che doveva dare accesso al sito, risalente all’età del Bronzo Medio, si ergeva in mezzo ad una serie di passaggi minori, detti postierle: semplici corridoi di non più di un metro e mezzo, le cui entrate erano caratterizzate da contrafforti e torri. Prima dell’incendio che la distrusse nel XIV sec. a.C., la porta era alta almeno 8 metri e larga 25. Per entrare si doveva attraversare il cosiddetto Corridoio degli Ortostati, costellato da grandi lastre di pietra conficcate verticalmente sulla base del muro accostato ad una possente torre semicircolare. Percorrendo il corridoio si arrivava ad un portone in legno di quercia attraverso il quale si accedeva ad un ulteriore corridoio di 2,5 metri di larghezza, ai lati del quale erano una serie di vani accessori e che conduceva all’interno di due maestose torri contrapposte, oltre le quali si raggiungeva l’abitato.

Oggetto di numerosi studi del sito di Roca Vecchia è stata la postierla B, uno dei corridoi meglio conservati, posizionata a Sud della Porta Monumentale e delimitata – come tutte le altre – da rettilinei murari paralleli tra loro, realizzati in pietra locale sovrapposta a secco e legata con tufina (calcarenite sbriciolata) ed argilla. Nelle pareti murarie si aprono una serie di buchi circolari disposti ad intervalli regolari di circa 1 metro dove sono stati rinvenuti i resti carbonizzati dei pali di sostegno. Queste travature verticali avevano duplice funzione strutturale: per le murature retrostanti e per le strutture di copertura. Al momento del rinvenimento, durante gli scavi, le postierle erano colmate dalle porzioni di murature superiori crollate in seguito al violento incendio che conseguì alla battaglia databile intorno alla fine del Bronzo Medio (XIV sec. a.C.). A terra, nei cunicoli, c’erano resti di pasti, contenitori ceramici e manufatti di bronzo. In particolare nella postierla C (fig.5), similmente a Pompei, sono stati ritrovati gli scheletri di 7 individui in connessione anatomica di diversa età (probabilmente una famiglia con dei bambini) morti per soffocamento a causa dell’incendio, uno di loro con le mani alla gola nella tipica condizione di asfissia e gli altri con gli arti protesi verso l’alto per proteggersi probabilmente dalla caduta delle strutture incendiate soprastanti. Ciò è testimoniato da un’illustrazione che costituisce un’accurata ricostruzione storica ad opera dell’artista Karol Schauer (fig.6).

Durante l’epoca del Bronzo Recente (XIII-XII sec. a.C.) furono fatte una serie di opere di ricostruzione delle fortificazioni protostoriche a seguito di questo tragico evento, come ad esempio le murature pseudo-isodome “a scarpa” o “a gradoni” disposte lungo filari regolari, impostate su terreni di riporto con accumuli di pietrame derivati dalle rovine della fase abitativa precedente. Queste murature, conservate solo per un’altezza di 3 metri e inclinate da Ovest verso Est, erano realizzate con blocchi di calcarenite scavati e squadrati coperti da uno spesso strato di tufina. Nella seconda fase di ricostruzione invece troviamo una muratura verticale con materiali simili. Queste tecniche sembrano essere derivate in particolare da modelli di origine egea come quelli della civiltà palaziale micenea (XIV-XIII a.C.) come dimostrano i reperti di ceramiche importate nel Tardo Elladico IIIB-IIIC Medio.

La successiva fase del Bronzo Finale (XII-XI secolo a.C.) vide il costituirsi di una solida palizzata lignea di contenimento, inserita in uno zoccolo basso di muratura a secco, all’interno delle mura. Fu eretta inoltre una serie di strutture a capanna nella rete urbanistica stradale, andata poi distrutta, anche questa volta, a causa di un incendio. La più importante di queste strutture, di cui è possibile osservare la ricostruzione virtuale (fig.7), è stata indicata essere quella nel settore Nord con una pianta quadrangolare allungata di 17 x 43 metri che fungeva da luogo di culto e di sacrificio animale. Lo spazio interno è suddiviso in navate longitudinali scandite da pali verticali ad intervalli di 2,5 o 3 metri. Al momento degli scavi tutta la struttura lignea era crollata e si trovava sotto uno spesso strato di macerie, ma fu ugualmente possibile notare una serie di oggetti di carattere sacro: “tavole per offerte”, idoletti antropomorfi e manufatti vari in bronzo e oro, insieme ad altri reperti di uso quotidiano come ad esempio vasellame in ceramica d’impasto e figulina dipinta. C’erano, inoltre, nel sito di Roca Vecchia, diverse aree di cottura con forni in argilla e piastre da focolare.

Fig. 7

Oltre alla civiltà messapica si trovano tracce della cittadella medievale di Roca, edificata secondo un modello militare databile intorno al XIV sec. d.C., voluta da Gualtieri VI di Brienne conte di Lecce ed erede del ruolo di fondatore di questo nucleo preesistente dal ‘200, creato dai suoi avi. Come disposizione urbanistica il conte attinse dagli schemi delle “bastides” francesi per nobilitare le origini della sua dinastia. La pianta presenta una maglia stradale ortogonale con isolati rettangolari di lato corto uguale a 22 metri, con le mura costruite direttamente su quelle protostoriche – di cui il lato ovest è andato distrutto completamente. Dentro le aree abitative sono una serie di ambienti e vani con diverse funzioni come la cucina, il cortile, la latrina ecc. (fig.8). Alla fine del XV secolo la città fu parzialmente ristrutturata, come testimoniato dal notevole ampliamento della chiesa e dalla costruzione del castello.

Fig. 8

Gli studi di questa fase hanno portato alla luce un secondo edificio di culto (oltre alla già citata “capanna sacra”), ossia la chiesa greca medievale che è posta 25 metri ad est dalla chiesa di rito latino. La pianta rettangolare ha l’asse maggiore orientato NO/SE e risulta essere divisa in due ambienti: quello maggiore con le sepolture (fig.9) e quello minore con lastricato pavimentale e due podi quadrangolari ai due estremi della parete meridionale, di cui quello ad est conserva un cippo basso tronco-piramidale ed una seduta litica poggiata alla parete. Lo spazio tra i due elementi costituisce l’accesso all’ambiente dell’altare in blocchi squadrati, mentre le sedute si ritrovano anche lungo le pareti laterali in forma continua e sorrette da elementi verticali. La chiesa aveva una decorazione interna ad affresco policromo ed il tetto in travi di legno con copertura a coppi. È interessante rilevare come l’edificio sia stato costruito sui resti di un insediamento rupestre e quindi abbia forse assunto la funzione di dare continuità storica al culto e al rito sacro. Fuori dalla chiesa erano poste le sepolture, spesso di neonati non battezzati, poiché l’acqua piovana scivolando sul tetto dell’edificio e bagnandone le tombe, simboleggiava il non ricevuto sacramento ed aiutava il defunto nel passaggio al Paradiso.

Fig. 9

Da questa conformazione risulta un sito ricchissimo di storia e di civiltà che si è riuscito a conservare e a dimostrare come talvolta la vita degli antichi non sia così distante dalle abitudini contemporanee e dai valori che legano la società. Alma Tadema, pittore neogreco-neopompeiano dell’800, ha espresso in maniera esemplare questo concetto:

“Tra gli antichi e i moderni c’è meno differenza di quanto siamo portati a credere. È questa la verità che ho sempre cercato di esprimere nei miei dipinti, cioè che gli antichi erano esseri umani in carne ed ossa come noi, animati dalle stesse passioni e dalle medesime emozioni”.

 

Bibliografia

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Maggiulli, G. (2009). I ripostigli di Roca Vecchia (Lecce): analisi dei materiali e problematiche archeologiche. E. Borgna e P. Cassola: Guida Dall’Egeo all’Adriatico: organizzazioni sociali, modi di scambio e interazione in età postpalaziale (XII-XI sec. aC). Atti del Seminario internazionale (Udine, 1-2 dicembre 2006), Quaderni di Protostoria Mediterranea, 205-218.

Pagliara, C., Guglielmino, R., Coluccia, L., Malorgio, I., & Merico, M. (2008). Roca Vecchia (Melendugno, Lecce), SAS IX: relazione stratigrafica preliminare sui livelli di occupazione protostorici (campagne di scavo 2005-2006). Roca Vecchia (Melendugno, Lecce), SAS IX: relazione stratigrafica preliminare sui livelli di occupazione protostorici (campagne di scavo 2005-2006), 239-279.

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