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a cura di Michela Folcini

Le fasi di costruzione della Basilica di SantAmbrogio

La Basilica di Sant’ Ambrogio, fondata dallo stesso santo dedicatario come Basilica Martirium[1] e scelta come luogo della sua sepoltura, è una delle chiese più importanti della città di Milano. Quest’ultima ha avuto una storia molto articolata dal punto di vista architettonico, infatti ciò che noi oggi vediamo dell’edificio è prevalentemente la struttura di epoca romanica (XI-XIII secolo), ma bisogna considerare che l’edificio è il risultato di una stratificazione di fasi architettoniche molto diverse. Il complesso architettonico è composto da differenti edifici: il monastero di Sant’ Ambrogio, la canonica, la chiesa di San Sigismondo e la Basilica di Sant’ Ambrogio.

La facciata è a capanna e caratterizzata da due logge sovrapposte, di grande impatto è il quadriportico che si trova di fronte a quest’ultima e che accompagna il fedele nel suo percorso fino all’ingresso della chiesa. Tale spazio veniva utilizzato per accogliere i cittadini durante le assemblee civili o religiose. Tuttavia per comprendere bene lo sviluppo architettonico della Basilica di Sant’Ambrogio è importante conoscere tutte le fasi di costruzione, suddivisibili in tre momenti differenti. La prima costruzione risale al IV-V secolo, momento della fondazione della basilica e del ritrovamento delle reliquie dei martiri San Gervasio e San Protasio da parte di Ambrogio, i quali sono attualmente sepolti sotto l’altare al fianco del patrono di Milano.

La seconda fase di costruzione risale all’epoca carolingia-ottoniana, precisamente tra IX-X secolo. Durante questo periodo la basilica fu protagonista di un grande rinnovamento che interessava specialmente la zona presbiteriale: a partire dal 789 d.C. non solo fu rinnovata la sepoltura, grazie all’inserimento dell’Altare d’oro di Voulvino, ma si assistette all’inserimento del ciborio della famiglia degli Ottoni, testimonianza scultorea delle incoronazioni imperiali nella Basilica di Sant’ Ambrogio.

Infine la terza fase architettonica risale all’epoca romanica dellXI e XII secolo, nella quale l’edificio si dotò del Campanile dei Canonici e sviluppò le più innovative e importanti ricerche nell’ambito architettonico lombardo. Tale fase fu di particolare interesse per lo studio della Basilica di Sant’ Ambrogio, infatti, tra la fine del XI secolo e il XII secolo, la Lombardia svolse un ruolo molto importante sia nell’amministrazione del territorio lombardo, che nello sviluppo e nella diffusione di nuove tendenze in ambito architettonico. Gli storici dell’arte e dell’architettura definirono questo periodo, per la prima volta postosi in continuo rapporto con l’identità civica del proprio territorio, come architettura romanica. Le architetture lombarde si identificarono nella civitas comunale che divenne motore di tutto lo sviluppo dell’architettura lombarda del XII secolo: uno dei più importanti poli di questo periodo fu proprio la Basilica di Sant’ Ambrogio di Milano, testimone della grandezza della Lombardia anche nel campo dell’architettura e dell’ingegneria. Il rinnovamento romanico della chiesa milanese permise di introdurre il sistema voltaico: qui gli arconi trasversi scandivano ritmicamente i pilastri e al tempo stesso sostenevano le volte della navata centrale, invece, nella chiave di volta si incrociavano i costoloni diagonali a sezione rettangolare. Questo gioco di ritmi e di elementi generò uno schema architettonico visibile solo a partire da questo momento nel territorio lombardo. Inoltre la particolarità della chiesa di Sant’ Ambrogio, come delle altre strutture lombarde di XI-XII secolo, era quella di mostrare anche al suo esterno la componente interna dell’architettura.

LAltare doro di Voulvino nella Basilica di Sant’ Ambrogio

L’Altare doro di Voulvino è considerato una delle più belle testimonianze artistiche dell’oreficeria carolingia. L’altare fu realizzato dallo scultore Voulvino tra l’824 e l859 su commissione dell’arcivescovo di Milano Angilberto II e posizionato esattamente nella zona presbiteriale, al di sopra della sepoltura del Santo e al di sotto del ciborio ottoniano. L’opera fu realizzata con la tecnica orafa: essa prevedeva l’applicazione di lame metalliche d’oro e d’argento lavorate a sbalzo, e di gemme e smalti colorati realizzati con la tecnica cloisonné di derivazione bizantina. In particolare, lo smalto era ottenuto grazie alla polverizzazione di vetri colorati applicati al metallo e poi fusi con il colore.

Tutte e quattro le facce dell’altare si presentano decorate da pannelli che ospitano differenti storie legate a diversi personaggi. Il lato anteriore, rivolto ai fedeli, è completamente in oro: nella parte centrale si trova una croce clipeata che contiene al suo centro un ovale raffigurante Cristo Pantocratore in trono; in corrispondenza dei quattro bracci della croce l’artista colloca i quattro evangelisti, mentre negli angoli rimanenti i dodici apostoli a gruppi di tre persone. Ai lati della croce l’Altare è arricchito con le Storie di Cristo, le quali segnano una vera e propria narrazione per immagini.

La medesima tripartizione del lato anteriore è riprodotta nel lato posteriore, rivolto all’abside. In questo caso al centro si trovano due sportelli, ciascuno decorato da due cerchi, che presentano le figure degli arcangeli Michele e Gabriele e due scene di omaggio: SantAmbrogio incorona Angilberto e SantAmbrogio incorona Voulvino magister faber (maestro orafo). Le due raffigurazioni degli sportelli vogliono essere un omaggio ai soggetti rappresentati: di Angilberto in qualità di committente dell’opera, mentre di Voulvino in qualità di magister faber. Questo dettaglio ha permesso di studiare una delle primissime opere d’arte firmate da un’artista. Inoltre ad accompagnare le figure di Angilberto e Voulvino vi sono le Storie di Sant’ Ambrogio, che sembrano specchiarsi con quelle del lato opposto.

Il Ciborio ottoniano

Il ciborio di Sant’ Ambrogio è collocato nella zona presbiteriale, esattamente al di sopra dell’altare d’oro e della sepoltura del patrono di Milano. La sua posizione permette di instaurare una perfetta relazione con l’architettura. La prima costruzione del ciborio risale al V-VI secolo e solo nei successivi secoli subirà una serie di rinnovamenti: nel IX secolo l’innalzamento del fastigio, sotto Angilberto, e nel X secolo le decorazioni in stucco. Molto significativi per lo studio della storia dell’arte sono gli stucchi posizionati nei quattro timpani della parte superiore, in sequenza essi raffigurano: Cristo con San Pietro e San Paolo (lato anteriore/rivolto ai fedeli), Presentazione dei committenti tra Ambrogio, Protasio e Gervasio (lato posteriore), San Materno con Ottone I e Ottone II (lato laterale) e Marcellina con Adelaide e Teofane (lato laterale).

Lo studio di queste raffigurazioni ha confermato la presenza di un forte legame tra il ciborio e il tema delle incoronazioni in SantAmbrogio, un’ipotesi avanzata dagli esperti in quanto le figure rappresentate nel timpano sono tutte incoronate. A livello iconografico la critica ha riconosciuto nelle due figure maschili Ottone I e Ottone II: infatti, il 961 è l’anno dell’incoronazione di Ottone I, mentre il 972 l’anno di incoronazione di Ottone II, incoronato imperatore proprio in Sant’Ambrogio. Una differente tipologia di incoronazione potrebbe invece essere percepita nelle figure dei Santi: di fatto le loro corone non sono quelle imperiali, ma probabilmente quelle del martirio. Proprio per questi motivi il ciborio è al tempo stesso monumento celebrativo e testimonianza della storia lombarda-italiana, ma anche europea.

 

Note

[1] Ovvero dedicata ai martiri.

 

Bibliografia

Ivan Foletti, Oggetti, reliquie, migranti, Viella, Roma, 2018.

Serena Colombo, L’arte di vedere, 2: Dall’alto medioevo al gotico internazionale, Mondadori, 2014.

Carlo Capponi, La basilica di Sant’Ambrogio in Milano. Guida storico-artistica, 1997.

 

Sitografia

http://www.lombardiabeniculturali.it/

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