L'EX CHIESA DI SANTA MARGHERITA A SCIACCA

Secondo gli storici, si trattava di una delle chiese più ricche di Sciacca. L’originaria chiesa di Santa Margherita fu fondata nel 1342 per volere dei Cavalieri Teutoniciche mantennero il possesso fino al 1492, anno in cui l’ordine abbandonò la Sicilia, da questo momento in poi la chiesa fu aggregata alla chiesa della Magione di Palermo al cui Regio Abate era soggetta.Erroneamente si faceva risalire la sua costruzione ad Eleonora d’Aragona, nipote del re di Sicilia Federico III d’Aragona e moglie di Guglielmo Peralta, conte di Caltabellotta.Nel 1594, grazie a un ingente lascito da parte di un ricco mercante catalano, Antonio Pardo iniziarono le opere d’ampliamento e di ristrutturazione.Infatti, la struttura pervenutaci risale a quest’intervento espresso dalla volontà del Pardo in punto di morte. Alcune tracce della struttura originaria che si presenta come unico blocco,sono ancora visibili, sulle mura perimetrali sul lato meridionale del complesso monumentale. Il prospetto principale ricade su Piazza Carmine,dove èvisibile uno dei due portali in chiaro stile gotico-catalano, costituito da due pilastri ottagonali supportati da una triplice ghiera. In alto due finestre, un rosone e un poderoso cornicione lapideo dal quale sporgono grondaie in pietra simili a bocche di cannoni. Sul lato sinistro della Chiesa, che prospetta su via Incisa, vi è un secondo portale in marmo bianco, impreziosito dalla presenza di alcune sculture a basso rilievo, realizzato nel 1468 da Pietro de Bonitade su disegno del famosissimo scultore, di origine dalmata, Francesco Laurana.Questo portale, quasi certamente, apparteneva alla prima chiesa e fu poi adattato alla seconda. Salta agli occhi, la discordanza stilistica tra l’arco inflesso del fastigio, che è gotico, e l’arco della lunetta che è rinascimentale. L’arco rinascimentale è un’aggiunta posteriore (in origine circoscriveva la lunetta l’arco inflesso) e il suo inserimento tra l’arco inflesso e l’architrave ha determinato lo spostamento dei due pilastrini e l’aggiunta di lastre di marmo tra pilastrini e stipiti delportale.Entrando all’interno della chiesasi è subito colpiti dalla sua magnificenza. Essa è ad unica navata e mostra una riccadecorazione in stucco in stile barocco (angeli, putti, arabeschi, figure esoteriche, volute e medaglioni), policromata ed affrescata da Orazio Ferraro nel XVII secolo.Appartengono allo stesso autore gli affreschi con la Crocifissione e la Madonna dell’Itria in prossimità dell’altare. Sull’altare principale è posta una statua lignea di Santa Margherita datata 1544 opera del maestro Alberto Frixa (o Frigia).Una serie di medaglioni, raffiguranti episodi della Via Crucis opera di Giovanni Portaluni, ornano l’intradosso dell’Arco Trionfale. Nel transetto vi sono inoltre due quadroni conl’Adorazione dei Magi e la Nascita di Gesù dell’artista Gaspare Testone e un sarcofago con un’iscrizione latina, recante la data 1602, nel quale sono conservate le ceneri di Antonio Pardo che prima erano nella vicina chiesa di S. Gerlando.Passando dal transetto alla navata, la decorazione in stucco si attenua, la plastica si appiattisce, le statue a tutto tondo cedono il posto a figure di minore rilievo. Qui, sulle pareti spaziose della navata vi sono sei grandi quadri, dipinti a olio, del celebre pittore licatese Giovanni Portaluni con varie scene come: il martirio di S. Oliva, l’Adorazione della Croce con tutto il populo, S. Elena e Costantino, la liberazione della peste con l’intercessione della Maddalena, S. Calogero e S. Rosalia, scene della vita di S. Gerlando e il martirio di S. Barbara.(Nel quadro raffigurante S. Gerlando, alladestra del Santo che distribuisce il pane ai poveri, è ritratto Antonio Pardo, il munifico benefattore della chiesa). I restanti medaglioni sono stati realizzati dal pittore saccense Michele Blasco. Alla titolare della chiesa, invece, è dedicato un altare sul lato destroin marmo scolpito a bassorilievo databile tra il 1504 e il 1512, che descrive la vita e il martirio di Santa Margherita, opera attribuita al carrarese Bartolomeo Birrittaio e al suo collaboratore Giuliano Mancino. La parte posteriore della chiesa è dominata da un maestoso organo di legno a canne decorato con sculture di santi e angeli, opera di La Grassa del 1641, posto dentro un tabernacolo ligneo. Il soffitto è ligneo a cassettoni ed è stato realizzato nel 1630dal maestro saccense Antonio Mordino.Al centro del soffitto a cassettoni trova posto una tela di buona mano e in buono stato di conservazione, raffigurante l’Immacolata, di cui siignora l’autore.La pavimentazione attuale è composta da maioliche smaltate bianche e nere che riprendono il modello originario trovato durante gli scavi condotti dalla Soprintendenza.Dopo anni di incuria e di totale abbandono (dal 1907 fino alla fine degli anni ’80) è stata restaurata e riaperta al pubblico, anche se non più adibita alle funzioni religiose. Per un breve periodo la chiesa ha ospitato mostre ed eventi vari. Dal 2017 a causa di infiltrazioni d’acqua è nuovamente e tristemente chiusa al pubblico.

Cappella dedicata a S. Margherita

Organo e tabernacolo ligneo con sculture di santi e angeli.

Navata e altare principale

Dettaglio altare con statua lignea di Santa Margherita dello scultore A. Frixa

Soffitto a cassettoni con tela dell’Immacolata di autore ignoto


LA TORRE DI PORTO PALO DI MENFI

Simbolo indiscusso dell’antico borgo marinaro di Porto Palo di Menfi (AG), oggi rinomata località balneare,è la torre anticorsaracostruita nel 1583 per volere del Viceré di Sicilia Juan de Vega durante la dominazione di Carlo V d’Asburgo. Il progetto venne affidato all’architetto e ingegnere militare Cammillo Camilliani (Firenze, XVI secolo – Palermo, 1603). Egli collaborò alla realizzazione della famosa Fontana di Piazza Pretoria a Palermo e progettò la maggior parte delle torri di guardia che punteggiavano le coste siciliane sotto la dominazione spagnola.Queste torricostituivano un vero e proprio sistema militare difensivo;oltre alla funzione di avvistamento,servivano a coordinare la fanteria o la cavalleria in caso di incursioni barbaresche. I temibili pirati saraceni cacciati, dall’Italia dai Normanni nell’anno Mille, incutevano ancora terrore nel Cinquecento, attraccando sulle coste meridionali dell’Isola e invadendo le campagne dove facevano razia dei raccolti, saccheggiando le case e catturando i prigionieri cristiani di cui richiedevano il riscatto. Identica funzione difensiva aveva la Torre di Porto Palo, costruita su un’altura rocciosa chiamata “Punta di Palo” da cui prese il nome. La sua posizione sopraelevata consentiva di dominare visivamente ampie porzioni del litorale mediterraneo. La torrecon base tronco piramidale di mt 10,90 e fusto a base quadrata di mt 11,50 x 11,75, si sviluppa su due livelli; costruitacon mattoni di pietra, era ornata da una merlatura (si conserva una mensola che doveva sostenere i merli), e dotata di un’ampia terrazza dove i soldati sorvegliavano la costa, muniti di artiglieria e da un cannone di bronzo di 8 libbre. La torre era provvista,inoltre,di un focolare e di bandiere che servivano per comunicare a distanza con le altre torri limitrofe (come la Torre del Tradimento di Sciacca,la Torre di Tre Fontane,la Torre Mazara e Torre Saurelloa Campobello di Mazara). La struttura possedeva un solo accesso al piano superiore, di forma arcuata(ancora esistente), sul lato opposto al mare,da cui i soldati salivano attraverso una scala a pioli removibile. Mentre il piano superiore era adibito amagazzino d’artiglieria e di armi, al pianoterra era stata creata una cisterna dove venivano stipate le merci che arrivavano al porto. In caso di attacco diurno o notturno, la torre richiamava l’intervento di una guarnigione che pattugliava il luogo. Solitamentedi giorno veniva sparato un colpo di cannone, con due fumate e l’innalzamento di bandiere; di notte venivano sparati due colpi di cannone, due botti e una terza cannonata. La torre fu protagonista di alcuni episodi di guerriglia e rimase in uso fino ai primi anni dell’Ottocento. Attualmente si conserva in buone condizioni, anche se si auspica la messa in sicurezza del terreno sottostante e una buona manutenzione all’interno e all’esterno del monumento. Ancora oggi,la Torre di Porto Palo,possiede una forte valenza storica e paesaggistica,e da secoli resiste all’incuria del tempo, divenendo spettatricee iconadi un turbolento e violento passato.

Bibliografia:

  • Bilello F., Terra di Memphis (Menfi e le sue origini), Palermo 1996.
  • Bilello F., Storia di Porto Palo (Menfi), Palermo 1996.