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A cura di Stefania Melito

Introduzione

Gioiello nascosto e luogo di incredibile bellezza, palazzo Caracciolo San Teodoro sorge sulla Riviera di Chiaia, uno dei cosiddetti quartieri chic di Napoli. Nel ‘500 qui sorgevano soltanto poche case di pescatori, un mercato del pesce e qualche altra povera attività; successivamente nel ‘600 e nel ‘700, vista la splendida posizione, cominciarono ad essere edificate case di villeggiatura e la zona fu lastricata nel 1697 ad opera di Luis de la Cerda, duca di Medinacoeli, che aggiunse anche <<tredici fontane, sedili e un doppio filare di alberi>>. Tale sistemazione però fu alterata nel corso del tempo fino a quando, tra il 1778 e il 1780, Ferdinando IV di Borbone decise di realizzare un grande giardino pubblico, la Villa Reale, affidando il progetto a Carlo Vanvitelli, figlio di Luigi. Ciò determinò un vero e proprio incremento di ville e palazzine nobiliari, che permise quindi l’eliminazione delle zone paludosi qui presenti e l’edificabilità del luogo mediante le cosiddette “colmate a mare”, ossia un “riempimento” della zona antistante la spiaggia, che modificò irreversibilmente la linea di costa. In questo “fervore edilizio” si colloca palazzo Caracciolo San Teodoro.

Fig. 1: una veduta di Chiaia del 1800 ad opera di Caspar Van Wittel

Palazzo Caracciolo San Teodoro

È il classico palazzo che non avendo una facciata particolarmente imponente può passare inosservato, ma se si ha la curiosità di andare oltre l’ingresso ciò che si scopre lascia senza fiato.

Fig. 2: facciata

Costruita agli inizi del 1800, la residenza è un chiaro esempio di Neoclassicismo: la facciata è lunga e bassa, a tre ordini, idealmente divisa in due parti da due ordini di vetrate centrali sovrapposte; il colore utilizzato per l’intera superficie, un rosso pompeiano, fa capire non solo le intenzioni dell’architetto che ne curò la realizzazione, Guglielmo Bechi, ma anche la sua specifica preparazione. Costui era non solo un architetto toscano molto rinomato alla corte dei Borbone, ma anche un archeologo. Tenne la cattedra di storia dell’arte all’Università e fu il curatore delle collezioni del Real Museo Borbonico; diresse inoltre gli scavi di Pompei dal 1851 al 1852, anno della sua morte. La progettazione del palazzo Caracciolo San Teodoro piacque talmente da fargli affidare la realizzazione di Villa Pignatelli.

Palazzo Caracciolo San Teodoro: l’interno

Dal portico una grande scala in marmo bianco, molto scenografica, conduce al primo piano, ove sono ubicate le sale.

Fig. 3: lo scalone

Si può dire che sostanzialmente l’edificio, che occupa una superficie di 600 metri quadri, sia diviso in due parti. Una prima parte è costituita dalle gallerie, trasformate in salottini, ove si aprono le grandi vetrate della facciata. Inondando di luce naturale l’interno e alleggerendo all’esterno la superficie della facciata, e lasciando intravedere i sontuosi ambienti interni, costituiscono sicuramente gli ambienti più particolari del palazzo. Qui la suggestione pompeiana è molto forte, ed è in generale l’ambiente ove meglio si respira il lusso e lo sfarzo di quello che un tempo era uno dei palazzi più eleganti della Riviera di Chiaia. Le colonne danno un ritmo compositivo alle gallerie che ne spezza la monotonia, ritmo ripreso dai tavoli e dai divani che suddividono lo spazio in ambienti più piccoli. Nonostante la funzione di raccordo fra le varie sale, le gallerie si configurano come ambienti autonomi, vero diaframma fra l’interno e l’esterno. Inoltre affacciano sul giardino del palazzo e sul mare, dando una sensazione di continuità con il paesaggio esterno.

Fig. 4: la galleria

Una seconda parte, invece, a cui si accede tramite la Galleria, è caratterizzata da una fuga prospettica di tre salotti che terminano nel salone da ballo. Tutta la decorazione riprende temi che si ritrovano nelle pitture pompeiane, principalmente fiori e figure mitologiche declinate al femminile. Tutti gli ambienti hanno conservato gli arredi originali come tavoli e specchiere. Dalla Galleria del primo piano, girando a sinistra, si apre una successione di sale: il Salone dei Fauni, caratterizzato da una decorazione con fauni intenti a godersi i piaceri della vita, e la Sala delle Centauresse, rarissima declinazione al femminile di questo tema tipico delle decorazioni mitologiche (a tal punto che il Metropolitan Museum di New York gli ha dedicato una pubblicazione apposita).

Fig. 5: particolare dell’affresco delle Centauresse

Ultimo è il cosiddetto Salone dei cigni, un ambiente molto strano ad una prima occhiata: ciò che infatti salta agli occhi è la presenza di alcuni grandi specchi che sembrano messi a casaccio sulle pareti, in quanto ne coprono parzialmente gli affreschi paesaggistici. In realtà fu una scelta precisa del Bechi, che intese così coprire dei precedenti affreschi che non si armonizzavano con la decorazione da lui immaginata. La sala è coperta da una decorazione a soffitto che imita un padiglione di tessuto ocra ben gonfio, con le tende che illusionisticamente ricadono drappeggiate agli angoli.

Fig. 6: sala dei cigni

Dal salone dei cigni si passa al salone da ballo, di forma rettangolare ma che alle estremità presenta due nicchie laterali introdotte da colonne e un arco trionfale. Alle pareti paraste ioniche scanalate scandiscono le varie aperture, mentre il soffitto, a volta, presenta un’originale decorazione a stucchi scanalati sormontato da una cupoletta riccamente affrescata. Il pavimento, ligneo, è connotato da una decorazione a stelle.

Dalla parte opposta invece si aprono altre tre sale, due più piccole e la grande Sala da pranzo, di forma rettangolare, arricchita da un decorazione parietale in perfetto stile pompeiano, ove ben si nota la vocazione da archeologo del Bechi; un tavolo rettangolare in legno e marmo con lamine d’oro è collocato nel bel mezzo della stanza, bianca e oro, in cui troneggia un imponente lampadario dorato, dono dei Borbone. Imponenti specchiere e un pavimento a lastroni connotano l’ambiente, sormontata da un soffitto bianco decorato con motivi geometrici e festoni di frutta e fiori. Le porte che affacciano sulla sala sono sormontate da pitture scultoree di personaggi classici e motivi a girali.

Fig. 8: la Sala da pranzo

Altri due piccoli ambienti qui presenti sono la Sala della musica, bianca con decorazioni a colonne impreziosite da rappresentazioni di rampicanti, e la Sala cinese, in azzurro e bianco.

https://www.residenzedepoca.it/matrimoni/s/location/palazzo_sa_teodoro/

https://www.napoli-turistica.com/palazzo-san-teodoro-napoli/

http://www.sirericevimenti.it/it/portfolio/palazzo-san-teodoro/

http://www.palazzosanteodoroexperience.com/

Riviera di Chiaia

https://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2012/13-febbraio-2012/via-caracciolo-lungomare-costruito-una-colmata-1903257733298.shtml

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