Ogni città ha il suo simbolo che la rappresenta nel mondo… un monumento, una piazza, un pezzo di storia che la rende unica come, ad esempio, l’Arena di Verona nella città scaligera, il Colosseo a Roma, Ponte Vecchio a Firenze, il ponte di Rialto a Venezia…

Napoli generalmente è immortalata come in una fotografia nella quale troneggiano il golfo, il lungomare di Mergellina e soprattutto il Vesuvio.

Sta  di fatto che, da diversi anni a questa parte, e grazie ad una serie di interventi per la sua riqualificazione urbanistica da parte delle amministrazioni comunali che si sono susseguite, anche la città della sirena Partenope,  ha la sua “piazza simbolo”: Piazza del Plebiscito.

Accanto Piazza del Plebiscito, sorge un tempio lirico nato 41 anni prima della Scala di Milano e 55 anni prima della Fenice di Venezia: il Real Teatro di San Carlo, voluto da Carlo III di Borbone nel 1737; un teatro che non solo desse lustro alla città ma che rappresentasse il potere Regio.

Sono questi gli anni del Neoclassicismo,  anni durante i quali in città è viva  un’attività urbanistica ed architettonica e si operano imponenti lavori intervenendo nella sistemazione di piazze e strade come Via Toledo (l’attuale e centralissima Via Roma) la Riviera di Chiaia, Posillipo…

In questo contesto nasce il Real Teatro di San Carlo, il cui progetto è affidato all’architetto Giovanni Medrano, colonnello spagnolo di stanza a Napoli ed a Angelo Carasale,  quest’ultimo  architetto e impresario teatrale italiano, impresario edile ed appaltatore, che completa la Real Fabbrica del teatro  in circa 8 mesi, con una spesa di circa 75.000 ducati.

Il teatro prende il nome dallo stesso sovrano Carlo di Borbone.

La prima opera in scena fu l’ “Achille in Sciro” di Pietro Metastasio che debuttò  il 4 novembre del 1737, nel giorno di San Carlo, onomastico del Re.

La struttura architettonica attaccata al Palazzo Reale, consentiva al Sovrano di raggiungere il palco reale attraverso una porta ed un corridoio, senza dover scendere in strada, recandosi quindi al teatro, direttamente dal Palazzo.

Nel 1799 e, durante i mesi della Repubblica napoletana, il San Carlo assunse il nome di Teatro Nazionale di San Carlo, denominazione che cadde, a seguito della caduta della Repubblica stessa, tornando alla denominazione originale.

Nel 1808 ascese al trono di Napoli Gioacchino Murat per nomina di Napoleone Bonaparte; nel 1812, al San Carlo, nasce la Scuola di Danza più antica d’Italia,in quel momento,  il teatro divenne anche Teatro del Popolo e si avviò, in quegli anni, un’importante ristrutturazione affidata, nel 1810, ad Antonio Niccolini .

I lavori, avviati già nel dicembre 1809, si concludono due anni dopo. Il portico carrozzabile è sostenuto da pilastri e si ispira al modello della Scala di Milano, ma modificato dall’inserimento, al secondo registro della facciata, della loggia ionica, conferendo al teatro, le connotazione di un Tempio.

Sulla sua sommità, al centro del frontone della facciata principale,  si erige tutt’oggi, il gruppo scultoreo “La Triade di Partenope”, che secondo il mito, era la sirena che incoronava musicisti e poeti; il 27 marzo 1969 l’opera si sgregolò a seguito delle infiltrazioni di acqua piovana e perché colpita da un fulmine. E’ stata totalmente restaurata e ricollocata dove era in origine.

Passati gli anni della Repubblica partenopea e quelli del dominio francese, a seguito della Restaurazione operata dal Congresso di Vienna, torna sul trono di Napoli, la Casa Reale  di Borbone con Ferdinando che, salito al trono,  dopo soli 6 anni è costretto ad un ulteriore rifacimento del teatro, poiché  nella notte tra il 12 e il 13 febbraio del 1816 un incendio lo distrusse completamente. I lavori furono eseguiti nuovamente dall’architetto toscano Antonio Niccolini che diede al teatro l’aspetto che attualmente detiene poiché rivide gli interni, creò ambienti di ristoro  e fu rifatta la facciata in pieno stile neoclassico come il gusto del tempo imponeva.

…Appena parlate di Ferdinando vi dicono:  “ha ricostruito il San Carlo!”

 Stendhal,1817.

 

Il rifacimento si concretizza, infatti, in soli nove mesi.

Il Niccolini mantiene l’impianto a ferro di cavallo e la configurazione del boccascena, che viene ornato dal bassorilievo “Il Tempo e le Ore” tutt’oggi esistente, l’acustica è perfetta, non si altera in base alla posizione degli spettatori siano essi,in platea, sui pachi o nel loggioni; al centro del soffitto troneggia tutt’oggi la tela di circa 500 metri quadrati raffiguranti “Apollo che presenta a Minerva i più grandi poeti del mondo” dipinto da Antonio, Giovanni e Giuseppe Cammarano, quest’ultimo si occupò anche della ridipintura del sipario sostituito poi dall’attuale nel 1854.

La nuova inaugurazione avviene il 12 gennaio 1817. Va’ in scena “Il sogno di Partenope” di Giovanni Simone Mayr; ed è subito  un trionfo.

Con l’avvento del Regno d’Italia,ed in seguito all’Unità, lo stemma borbonico fu sostituito con quello sabaudo, ma nel 1980, fu ripristinato lo stemma del Regno delle Due Sicilie, sostituendo quello sabaudo che era stato semplicemente sovrapposto allo stemma originale dal quale si era staccato ed il tutto era venuto fuori a seguito di alcune operazioni di pulitura.

Il XX secolo è sicuramente un secolo durante il quale impazza l’attività del teatro, sebbene segnato e  danneggiato dagli eventi bellici che hanno segnato il ‘900.

Nel 1937 fu creato un foyer, noto anche come “Sala degli Specchi”, sul lato che da sui giardini del palazzo reale ; si trattava di un locale adiacente le sale del teatro, nel quale gli spettatori potevano intrattenersi durante le pause dello spettacolo, ma fu rifatto dopo la Seconda Guerra Mondiale, poiché fu distrutto dai bombardamenti. Il San Carlo fu il primo teatro a riaprire in Italia.

Dai primi anni del XXI sec.,  un nuovo foyer  ospita “l’Opera Café” , elegante salotto cittadino, divenuto uno dei simboli della città, ideale per una pausa o per un aperitivo, con accesso da Piazza Trieste e Trento,  adiacente la più nota Piazza del Plebiscito, nel 2007, la “Triade di Partenope” è stata ultiormente ristrutturata e restituita alla sommità dell’edificio dalla quale, fieramente, troneggia; la sala stessa è stata ristrutturata migliorando la visuale e l’acustica, sebbene quest’ultima sia sempre stata considerata perfetta; le poltrone della platea sono state sostituite ed è stato aggiunto un impianto di climatizzazione.

Il 1 Ottobre 2011,inoltre, è stato inaugurato il MEMUS,ovvero il Museo e Archivio Storico del San Carlo, ospitato nei locali di Palazzo Reale,  che non è e non è stato pensato come un museo nella sua accezione più tradizionale del termine, ma è un vero e proprio centro polifunzionale altamente tecnologico, contenente aree espositive, sale eventi, una galleria virtuale in 3D, un bookshop, ed un centro di documentazione sulla storia del San Carlo.

L’amore che lega il teatro alla città e la città al teatro è indissolubile… non c’è  napoletano che non lo senta ‘suo’ e lo ami, con lo stesso amore con cui si ama un figlio o una parte della propria storia…il San Carlo, nelle sue vicissitudini, è sempre stato accanto al suo popolo, l’immagine stessa di Partenope sulla  sommità, potremmo anche leggerla come un atto dovuto alla Sirena che diede il nome alla città e della quale molti napoletani, ancora oggi si sentono figli, tanto da definirsi “partenopei” piuttosto che “napoletani”.

 

“non c’è niente in Europa, non direi di simile, ma che possa anche lontanamente dare un’idea di ciò. Vedo nei palchi delle dame alle quali posso essere presentato; preferisco la mia sensazione…e resto in platea…”

Stendhal 13 Gennaio 1817.

 

SITOGRAFIA:      guidanapoli.com;

Wikipedia – enciclopedia libera;

Teatrosancarlo.it;

BIBLIOGRAFIA:   F. Negri Arnoldi – Storia dell’arte Vol. III – Fabbri Editori;

Monumenti e Miti della Campania Felix –

Volume 20 “Il San Carlo e i teatri della Campania”

in Allegato a “il Mattino” Pierro Editore.

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