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A cura di Federica Comito

 

Galleria Borghese.

Galleria Borghese: un’introduzione

La Galleria Borghese è allestita nel Casino Nobile, che rappresenta il punto centrale dell’intera Villa Borghese già dal momento in cui venne progettata. Lo scopo era quello di costruire uno “scrigno” che contenesse le opere d’arte appartenenti alla famiglia Borghese. il Casino, acquistato dallo Stato italiano e divenuto museo pubblico nel 1902, può vantare il primato di ospitare il maggior numero di opere di Caravaggio e Bernini.

L’edificio

L’idea iniziale di spazio espositivo doveva essere già suggerita dall’esterno. Il palazzo fu costruito dagli architetti Flaminio Ponzio e Giovanni Vasanzio e circondato da statue in marmo, busti e bassorilievi ospitati in nicchie poste su tutta la facciata. Prevedeva un ingresso con doppia scalinata, due torri a completare la facciata anteriore, una loggia con cinque arcate e una terrazza ornata da statue. Il loggiato venne dipinto da Lanfranco e arricchito da opere che venivano inviate al Cardinale Scipione come omaggio. Quasi tutti gli artisti e i committenti più importanti del periodo parteciparono con le loro opere ad abbellire la “casa dell’arte” voluta da Scipione.

Gian Lorenzo Bernini, Busto di Scipione Borghese, marmo di carrara, 1632.

Alla fine del Settecento il Casino Nobile fu modificato per volere di Marcantonio IV Borghese. Incaricò l’architetto Asprucci del restauro che, tra il 1770 e il 1780 progettò un arredamento su misura coinvolgendo le stesse opere d’arte posizionandole in maniera scenografica, in un equilibrio perfetto tra antico e moderno. Anche i camini fanno parte dell’arredamento raffinato: realizzati dalla collaborazione di più artisti, dai bronzisti agli scultori, si riconoscono per la decorazione a maioliche. A fare da cornice le sale ricoperte di marmi ricchissimi. A questo punto torna anche di moda un’arte scomparsa da 150 anni, il mosaico romano tradizionale che viene rivalutato e rimesso in voga tra 500 e 600 grazie agli scavi archeologi effettuati in quel periodo.

Galleria Borghese: la collezione

La collezione Borghese fu voluta dal Cardinale Scipione, grande collezionista e amatore d’arte che riunì un gran numero di opere di inestimabile valore antiche e moderne tra il 1605 e il 1620. In particolare si legò ai grandi nomi del suo tempo come Bernini e Caravaggio dei quali collezionò i lavori. In poco più di 50 anni Scipione Borghese creò un’immensa collezione, ammirata ancora oggi. Tale era la bramosia di acquisire opere d’arte da spingerlo a ricorrere ad ogni mezzo, incluso incarcerare il Cavalier d’Arpino per impossessarsi delle sue oltre cento tele e far arrestare il Domenichino per sottrargli la “Caccia di Diana”

La prima raccolta risale al 1607, composta dalle opere acquistate da Tiberio Ceoli. Negli anni successivi il Cardinale Borghese incrementò la sua collezione privata fino alla sua morte, avvenuta nel 1633. Dopo Scipione toccò a Marcantonio IV Borghese che acquistò nuove opere e aggiunse i tesori archeologici rinvenuti durante gli scavi sulla via Prenestina. Modificò anche l’allestimento originario voluto dal suo antenato scegliendo di collocare le statue al piano terra dell’edificio.

A seguito del matrimonio di Camillo Borghese e Paolina Bonaparte nel 1803, ben 695 dei pezzi più importanti vennero vendute al fratello di lei Napoleone Bonaparte che le fece immediatamente trasferire in Francia.

Le sale espositive all’interno della Galleria sono 20, suddivise tra il piano terra e il primo piano.

Le sale del piano terra

Il “salone Mariano Rossi” funge da ingresso al percorso museale. Prende il nome dalla decorazione sul soffitto eseguita tra il 1775 e il 1779 ad opera di Mariano Rossi. Si tratta di un salone di grandi dimensioni decorato con sculture monumentali e affrescato sul soffitto con la scena di Romolo accolto nell’Olimpo. Il pavimento è in battuto alla veneziana, un tipo di pavimento realizzato con frammenti di pietra e marmo incastonati nella malta. Questa tipologia si alterna a fasce di marmo e arricchito da inserti di mosaici antichi, tra i quali spicca il famosissimo mosaico con Scene di caccia e lotta di gladiatori e fiere datato circa al IV sec d.C. Sulle pareti si alternano cammei in succo e dipinti con motivi vegetali e animali, mentre nella fascia alta delle pareti delle nicchie ospitano i busti degli imperatori romani.

Mosaico dei gladiatori, particolare della lotta con fiere, IV sec. d.C.

La “sala della Paolina” ospita l’opera Paolina Borghese come Venere Vincitrice realizzata da Antonio Canova. Inizialmente denominata sala “del vaso” per un antico cratere neoattico, oggi non esibisce più il suo aspetto settecentesco, ma quello datogli da Luigi Canina nell’Ottocento.

La “sala del David” contiene la scultura omonima di Gian Lorenzo Bernini. Inizialmente era detta “del Sole” per la Caduta di Fetonte rappresentata sulla volta. All’interno vi sono esposte nature morte e a tele di vario genere. In passato erano anche presenti alcune statue di Eracle, poi spostate nella terrazza. Alle pareti sono addossate alcune sculture antiche e i resti del sarcofago a colonne con le Fatiche di Ercole, datato intorno al 160 d.C.

Al centro della volta della “sala di Apollo e Dafne” vi è la tela di Pietro Angeletti in cui Amore colpisce i due protagonisti con le frecce, collegata tematicamente al gruppo scultoreo di Bernini al centro della stanza.  È presente un’altra tela dello stesso soggetto realizzata, questa volta, da Dosso Dossi.

La “sala degli imperatori” deve il suo nome ai busti ottocenteschi dei Dodici Cesari in porfido e alabastro. Sulle pareti spiccano i cammei in stucco a contrasto con i mosaici e i marmi. Al centro della sala spicca il gruppo berniniano del Ratto di Proserpina.

La “sala dell’ermafrodito” prende il nome dall’omonima scultura del II secolo d.C., copia dell’originale di Policleto. Il soggetto della statua è ripreso anche nei dipinti della volta.

La “sala di Enea e Anchise” ospita al centro il gruppo scultore omonimo del Bernini, che ha sostituito la statua del Gladiatore dal quale la sala prendeva il nome in origine.

Le opere di provenienza egizia sono invece collocate nella sala seguente, progettata da Antonio Asprucci allo scopo di contenere proprio questo gruppo della collezione. Le statue egizie sono addossate lungo il perimetro della sala ad anticipare la moda dell’egittomania esplosa in Europa.

L’ultima sala del piano terra è la “sala del sileno”, dedicata alla scultura del Sileno e Bacco bambino, oggi però conservata al Louvre. Si distingue per la presenza di ben sei dipinti di Caravaggio, oltre a tele del Cigoli, Giovanni Baglione ed altri artisti. Anche in questo caso troviamo statue e busti di epoca romana a decorare le pareti.

Le sale al primo piano

Al primo piano si trova la “sala di Didone”, che ospita dipinti di artisti del calibro di Raffaello, Perugino, Pinturicchio e Fra’ Bartolomeo. Tra gli arredamenti spicca un tavolo di marmo intarsiato del XVIII secolo.

La “sala di Ercole” è così chiamata per i cinque dipinti resenti sulla volta, un ciclo interamente dedicato all’eroe e commissionato da Marcantonio IV Borghese. Anticamente era collocato nella sala un letto a baldacchino e per questo la sala era in origine conosciuta come la “Stanza del Sonno”.

Le tele della scuola Ferrarese sono collocate nella “sala della Pittura Ferrarese” e spiccano per i temi naturali e paesaggistici.

La “sala delle Baccanti” deve il nome all’affresco centrale sulla volta, eseguito da Felice Giani con chiari rimandi alle decorazioni presenti nella Villa Adriana e alle grottesche della Domus Aurea.

La stanza di piccole dimensioni che prende il nome di “Sala della Fama” venne decorata da Felice Giani con l’Allegoria della Fama con putti e aquile. La decorazione è geometrica e presenta cornici ed ornamenti vegetali tipici degli ornati delle ville romane.

La “loggia di Lanfranco” è così chiamata per l’affresco del Concilio degli Dei, eseguito dal maestro tra il 1624 e il 1625. Il loggiato era originariamente aperto sui giardini segreti attraverso cinque arcate, poi chiuse durante i lavori del Settecento per proteggere gli affreschi stessi. In questa sala sono conservate le due versioni del busto berniniano raffigurante il cardinale Scipione Borghese.

Il ciclo del tempo, opera di Domenico Corvi, è il protagonista della “Sala dell’Aurora” e descrive il mutare del giorno e della notte, delle stagioni e le loro divinità. Le pareti sono decorate a grottesche e medaglioni raffiguranti uomini antichi. All’interno vi si trovano esposti dipinti di artisti provenienti dal nord Italia quali Dosso Dossi, Jacopo Bassano e altri. Al centro della sala è esposta l’allegoria de Il Sonno, scultura in marmo nero opera di Alessandro Algardi.

La “sala della Flora” ospita sulla volta l’opera di Domenico De Angelis raffigurante Flora circondata da decorazioni vegetali, realizzate da Giovan Battista Marchetti. I quadri esibiti in questa sala, risalenti alla seconda metà del Cinquecento, sono di ispirazione michelangiolesca.

Il riconoscimento di Gualtiero conte di Angers, realizzato nel XVIII secolo da Giuseppe Cades, decora la volta della sala dedicata all’omonimo personaggio del Decameron. Nella stanza sono presenti dipinti di provenienza principalmente fiamminga e acquistati da Marcantonio IV.

La “sala di Giove e Antiope” è dominata la tela, dal medesimo soggetto, eseguito da Benigne Gagneraux. Tra le opere di scuola fiamminga e italiana esposte in questa sala, si annoverano anche lavori di Pietro da Cortona e Pieter Paul Rubens.

La “sala di Enea e Paride” è ricca di arredamenti e decorazioni tipiche della rielaborazione romana dell’antico. Anche in questo caso la sala prende il nome dalla decorazione della volta.

La “sala di Psiche” è caratterizzata da una decorazione illusionistica di Giovan Battista Marchetti con le storie di Amore e Psiche. In quest’ultima stanza si trovano opere di Tiziano, Antonello da Messina, Lorenzo Lotto e Paolo Veronese. Inoltre, vi è collocato anche il più antico dei camini che si trovano nel museo, insieme ad una coppia di tavolini in stile Luigi XVI.

I depositi di Galleria Borghese

Il deposito collocato sopra la Pinacoteca di Galleria Borghese ospita circa 260 opere esposte come in una quadreria e perciò visitabile. I dipinti esposti, ordinati per scuole pittoriche e aree tematiche, si trovano qui perché il nuovo assetto delle sale inferiori, avvenuto nel ‘700, non permetteva più l’esposizione dell’intera collezione.

Deposito della quadreria, Galleria Borghese.

Dal 2015 è possibile visitare anche il “Deposito delle sculture di Villa Borghese”, ospitato all’interno del Museo Pietro Canonica, dove sono esposte le opere della collezione Borghese che un tempo arricchivano le vie del parco.

Deposito delle sculture, museo Pietro Canonica.

Conclusione

Questo museo, nato dalla passione dei Borghese per l’arte moderna e antica, è l’esempio perfetto della volontà di affermare il prestigio familiare tramite il collezionismo. In questo, certamente i Borghese hanno centrato il loro obiettivo perché anche chi non è appassionato o conoscitore di storia dell’arte si rende conto della straordinaria bellezza della Galleria.

 

 

Bibliografia

Venturi, Il Museo e la galleria Borghese, 1893, Roma

I giardini storici di Roma, Villa Borghese, De Luca editori d’arte, 2000, Roma.

 

Sitografia

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