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A cura di Alessandra Becattini

 

 

Sotto l’ampio spettro dei Gender Studies, la critica si è recentemente concentrata nello studiare e decodificare le dinamiche artistiche degli ambienti conventuali femminili della prima età moderna, per troppo tempo abbandonate all’oblio della storia. Quella della produzione artistica poteva, infatti, essere una delle tante attività che animavano le comunità monastiche femminili europee e fungeva anche da utile contributo al sostentamento della vita dei monasteri stessi.

Con l’avvento della cultura umanistica, la pittura entrò a far parte di quelle discipline chiamate arti liberali, cioè quelle arti appannaggio dell’intelletto e quindi ritenute più nobili rispetto alle arti meccaniche, ossia più manuali. Allo stesso tempo, la pittura venne considerata adatta ai dettami delle comunità religiose, anche femminili, trasformando radicalmente i conventi in vitali centri artistici.

In particolare, per le religiose dei monasteri fiorentini dedicarsi alla pittura voleva dire anche consolidare i rapporti con l’aristocrazia e la ricca borghesia dell’epoca e certamente l’insegnamento delle arti liberali all’interno di questi conventi contribuì ad attrarre giovani novizie altolocate, rafforzandone così ancora di più i rapporti sociali con la città di Firenze stessa [1].

Proprio nelle comunità religiose femminili, che tra il XV e il XVI secolo si animarono di questo fervore umanistico, si nascondono le personalità di tante artiste che attendono di essere studiate sempre più a fondo: Plautilla Nelli è stata una di queste.

 

Considerata la prima donna artista di Firenze (o meglio la prima identificabile e tramandata dalle fonti storiche), Plautilla Nelli fu una domenicana dell’ex monastero fiorentino di Santa Caterina in Cafaggio di piazza San Marco, oggi sede dell’Istituto geografico militare.

Proveniente da una famiglia benestante di mercanti, Plautilla nacque a Firenze nel 1524 con il nome di Polissena e dopo il secondo matrimonio del padre entrò, appena quattordicenne, nel suddetto convento fiorentino assieme alla sorella maggiore Costanza, poi suor Petronilla.

Non è noto se l’artista conoscesse o meno l’arte prima di intraprendere la carriera religiosa, ma è certo che nel monastero di Santa Caterina trovò terreno fertile per la sua inclinazione artistica: qui risiedettero, infatti, figlie e parenti di molti pittori, miniatori e architetti fiorentini e alcune di loro si dedicarono all’arte della miniatura, una delle attività suggerite dal manuale scritto nel 1509 appositamente per le monache di Santa Caterina da Fra Roberto Ubaldini da Gagliano[2].

Proprio la decorazione dei manoscritti sembra essere stata la prima forma artistica intrapresa da Plautilla all’interno del monastero. A tal proposito, oggi la critica le attribuisce le iniziali decorate dei corali 565 e 566 (fig. 1), due antifonari realizzati per il convento della pittrice ed oggi conservati al Museo di San Marco.

 

Quello della sua formazione resta ancora oggi un punto da chiarire.

Secondo quanto narra Vasari, che alla pittrice dedica una parte nella seconda edizione delle sue Vite, Plautilla fu un’artista autodidatta; opinione tuttora sostenuta dagli studiosi contemporanei, anche se la prova dell’utilizzo di alcune particolari tecniche di riproduzione artistica, come la tecnica dello spolvero, lasciano dubbi su un’eventuale formazione artistica della suora.

La critica è però concorde nel sostenere che Plautilla ebbe modo di studiare le opere dei grandi maestri e di artisti a lei contemporanei non solo attraverso la visione diretta di alcuni dei loro lavori, quelli che potevano essere accessibili alla sua posizione sociale, ma anche attraverso un corpus sostanzioso di disegni e incisioni. Con lascito testamentario, la raccolta di disegni appartenuta al pittore domenicano Fra Paolino da Pistoia, erede artistico del più famoso Fra Bartolomeo, confluì infatti nei beni del convento di Santa Caterina, dove la nostra suora ne attinse a piene mani.

Nella raccolta, oltre a disegni di Fra Paolino erano presenti anche quelli di Fra Bartolomeo e nacque forse proprio da qui l’errata convinzione che Plautilla stessa fosse stata allieva di quest’ultimo, dato oggettivamente impossibile perché l’artista era morto prima che lei nascesse. Certo è che Plautilla è dagli storici ormai considerata a tutti gli effetti una degli esponenti della “Scuola di San Marco”, quella corrente artistica che nel ‘500 nacque in seno all’omonimo convento fiorentino e che ebbe come suo massimo esponente proprio Fra Bartolomeo.

La pittrice stessa si riteneva erede della tradizione della Scuola di San Marco. Infatti, nell’imponente Ultima Cena (fig. 2), realizzata per il refettorio del suo monastero ma dall’800 presente nel convento di Santa Maria Novella, la Nelli appose assieme alla firma l’iscrizione “Orate pro pictora” (fig. 3), una formula al femminile della frase usata proprio da Fra Bartolomeo come sigla delle sue opere. Nel 2019 si è concluso il progetto di restauro della tela, durato ben quattro anni, che era stato finanziato dalla Soprintendenza e dalla comunità di Santa Maria Novella e promosso dall’associazione americana Advancing Women Artists (AWA), che ha sede proprio a Firenze e che dal 2009 si occupa di riportare alla luce le opere e le storie delle artiste donne in Toscana. Il restauro ha fatto emergere non solo informazioni sulla tecnica artistica della Nelli, caratterizzata da una stesura corposa del colore, ma anche una cura vivida dei dettagli, prima impossibili da leggere per lo stato conservativo dell’opera: i muscoli e i tendini delle mani, le variegate espressioni dei volti dei personaggi, i segni dell’accurata piegatura della tovaglia, il finissimo disegno delle porcellane cinesi che abbelliscono la tavolata imbandita.

 

La tela, lunga sette metri circa e con figure dipinte a grandezza naturale, è ad oggi tra le opere più grandi mai realizzata da una donna, o sarebbe meglio dire da donne: all’interno del dipinto è infatti possibile notare differenti livelli di maestria e quindi differenti mani. Come accadeva in tutte le botteghe artistiche dell’epoca, la firma apposta sulla tela era quella del capo mastro, ma l’opera finale risultava sempre essere il frutto di una collaborazione tra più artisti. Proprio suor Plautilla fu infatti a capo di una prolifica bottega di artiste (si tramandano i nomi di almeno sei consorelle), attiva all’interno delle mura del convento di Santa Caterina e dedita alla produzione non solo di dipinti devozionali, ma anche di sculture, miniature e plausibilmente manufatti tessili.

Nella sua bottega di pittura, Plautilla insegnò alle sue discepole, poi sue collaboratrici, l’arte del dipingere. Considerate dalla critica opere frutto della bottega conventuale, sono la serie di ritratti con Santa Caterina da Siena, che nella loro serialità denotano un’assidua richiesta e produzione di tale soggetto. Gli esemplari rintracciati fino ad oggi, esposti nella mostra interamente a lei dedicata e ospitata agli Uffizi nel 2017, rivelano la derivazione da un medesimo disegno o cartone, ma presentano una qualità differente. Nello specifico le due tele conservate a Perugia e Siena (fig. 4) mostrano una qualità pittorica e disegnativa superiore alle altre opere devozionali e per questo sono state riferite dagli storici direttamente alla mano della Nelli. Dalle analisi effettuate in fase di restauro sulle altre copie, sono emersi poi segni di trasferimento del disegno tramite la tecnica dello spolvero, che consisteva nel far passare della polvere di carboncino attraverso i fori eseguiti su tutto il contorno del disegno di base. La composizione, molto semplice e in linea con i dettami dell’arte controriformata, si ripete in tutte le opere di questa serie e rappresenta il mezzo busto della santa di profilo, con le braccia incrociate, il crocifisso e un giglio bianco in mano, le stimmate e la ferita sul costato. Una particolarità di questi ritratti devozionali sta nel fatto che la santa potrebbe essere stata rappresentata intenzionalmente dalla nostra pittrice con le sembianze della beata Caterina de’Ricci, una famosa suora domenicana di Prato, coetanea della Nelli, devota savonaroliana e venerata come una santa per i doni mistici da lei ricevuti. Infatti, nell’esemplare di Siena, così come in quello conservato al Museo del Cenacolo di Andrea del Sarto (fig. 5), si nota che la scritta dedicatoria sulla sinistra del quadro ha subito la variazione di “SENIS” in “RICCI”, una correzione probabilmente apportata dopo la beatificazione della monaca pratese avvenuta nel 1732 [3]. Il modello della Ricci ideato da Plautilla ebbe poi una certa fortuna iconografica anche nel ‘600 all’interno della cerchia degli artisti domenicani fiorentini [4].

 

In tutti gli esemplari del ritratto devozionale della monaca pratese, dagli occhi della beata scendono lucenti lacrime, un particolare che si riscontra anche in un’altra opera attribuita alla Nelli, conservata al Museo del Cenacolo. La Madonna addolorata (fig. 6) di Plautilla è una delle tante copie del fortunato prototipo eseguito da Alessandro Allori negli anni ottanta del ‘500, ma è l’unica a mostrare copiose lacrime che scendo dagli occhi di Maria, denotando forse una cifra stilistica empatica ed emozionale della suora domenicana. Inoltre, quest’opera risulta molto importante, perché potrebbe trattarsi dell’unica opera ad oggi conosciuta attribuibile all’ultima fase della carriera della pittrice, che continuò a dipingere fino a pochi anni prima della sua dipartita, avvenuta nel maggio 1588.

 

Le principali fonti storiche che parlano della Nelli si concentrano, invero, sulla prima metà della sua carriera artistica, rendendo più difficile il reperimento di opere più mature della pittrice. Inoltre, sulla base di tali fonti è stato possibile recuperare essenzialmente tre opere a lei attribuibili con certezza e che si sono conservate fino ad oggi: l’Ultima Cena, il Compianto e la Pentecoste della chiesa di S. Domenico a Perugia. Tuttavia, la produzione dell’artista fu certamente più ampia: Vasari cita almeno undici dipinti di Plautilla e tralascia di specificare i lavori che ella eseguì per committenti privati, troppo numerosi per essere elencati. Pur tenendo in conto il rinomato spirito aneddotico del Vasari, la produzione della suora fu veramente prolifica. Oggi, dopo decenni di studi sulla pittrice domenicana, il catalogo delle opere attribuibili a Plautilla si è notevolmente ampliato. Si ricorda che nel 2007 sono state rinvenute nei depositi del museo fiorentino del Cenacolo di Andrea del Sarto due lunette gemelle, appartenute al convento della pittrice, rappresentanti la Santa Caterina da Siena riceve la visione di Cristo e la Consegna del rosario a San Domenico (fig. 7).

 

Per concludere, vale la pena ricordare che la Nelli stessa si dedicò attivamente al disegno.

Nella mostra degli Uffizi del 2017 sono stati esposti al pubblico alcuni dei disegni a lei attribuiti e conservati nel Gabinetto dei Disegni e delle Stampe del museo (fig. 8). Il nucleo grafico mostra l’impegno di Plautilla nel tramandare quelle tematiche di indirizzo devozionale tipiche della scuola di Fra Bartolomeo e innestate sulle regole savonaroliane di “semplicitas estetica e iconografica” [5]. Le opere che produceva nella sua bottega tutta al femminile sono, infatti, contraddistinte da semplicità e da una mistica spiritualità perché lo scopo ultimo della sua arte era sostanzialmente quello dell’efficacia devozionale. Questo suo stile genuino, talvolta considerato come un arcaismo, risulta quindi una vera scelta stilistica. Infatti, come ha giustamente fatto notare Barker, Plautilla conosceva bene le novità artistiche del suo tempo, come attesta la riproduzione del Cristo risorto di Michelangelo in uno dei suoi disegni (fig. 9) [6]. Nel citare maestri della generazione a lei precedente, quali Perugino o Fra Bartolomeo, in opere magistrali come il Compianto (fig. 10), la Nelli aspirava piuttosto a creare un fil rouge tra le sue creazioni e l’ampia e colta comunità monastica di cui fu una brillante rappresentate [7].

 

 

Note

[1] S. Barker, Painting and Humanism in Early Modern Florentine convents, pp. 105-6.

[2] C. Turrill, Nuns’ stories: Suor Plautilla Nelli, Madre Pittora, and her Compagne in the Convent of Santa Caterina da Siena, in Plautilla Nelli (1524-1588): the painter-prioress of Renaissance Florence, a cura di J.K. Nelson, Firenze, 2008, p. 10.

[3] Plautilla Nelli: arte e devozione sulle orme di Savonarola, a cura di F. Navarro, Livorno 2017, pp. 84-85.

[4] F. Navarro, “Semplice lecto, semplice studio, semplici figure”. Suor Plautilla Nelli “dipintora” per Santa Caterina de’Ricci tra Firenze e Prato, in Plautilla Nelli: arte e devozione … cit., p. 40.

[5] M. Grasso, I disegni di Suor Plautilla Nelli agli Uffizi, in Plautilla Nelli: arte e devozione … cit., p. 121.

[6] S. Barker, Painting and Humanism …cit., p. 110.

[7] M.D. Garrard, Repositioning Plautilla Nelli’s Lamentation, in “Conversations: An Online Journal of the Center for the Study of Material and Visual Cultures of Religion”, 2014.

 

 

 

Bibliografia

Plautilla Nelli (1524-1588): the painter-prioress of Renaissance Florence, a cura di J.K. Nelson, Firenze, 2008.

Barker, Painting and Humanism in Early Modern Florentine convents, in Artiste nel chiostro. Produzione artistica nei monasteri femminili in età moderna, a cura di S. Barker, Firenze, 2015.

Plautilla Nelli: arte e devozione sulle orme di Savonarola, a cura di F. Navarro, Sillabe, Livorno 2017.

 

Sitografia

https://mavcor.yale.edu/conversations/essays/repositioning-plautilla-nelli-s-lamentation

https://cultura.comune.fi.it/index.php/dalle-redazioni/lultima-cena-di-plautilla-nelli-restaurata-e-nuovamente-visibile-nel-complesso-di

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