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A cura di Alice Perrotta

 

 

Introduzione

Tra gli artisti stranieri che nel primo Seicento toccarono il suolo genovese vi fu il pittore francese Simon Vouet. Durante il suo soggiorno, breve ma significativo, entrò in contatto con le più alte aristocrazie locali facendo guadagnare alla città ligure due opere di notevole interesse: il David con la testa di Golia e la pala col Compianto presso la Croce.

 

Il viaggio in Italia

Durante la prima metà del XVII secolo, Simon Vouet (Parigi, 1590 – Parigi, 1649), come altri artisti stranieri suoi coetanei, intraprese un viaggio in Italia, considerata tappa imprescindibile per la carriera di ogni artista.

La sua permanenza nella penisola durò dal 1613 al 1627 e la prima importante formazione avvenne a Roma, dove fu accolto dall’ambiente barberiniano e da quello filofrancese. Nella città papale ebbe modo di entrare in stretto contatto con le novità introdotte da Caravaggio, dai Carracci, da Guido Reni e molti altri.

Qualche anno dopo, nel 1621, seguì il viaggio a Genova.

La permanenza di Vouet in territorio ligure si lega ad una importante commissione di Don Paolo Orsini, duca di Bracciano e membro di un’importante casata locale, il quale aveva chiesto al francese di eseguire un ritratto[1] della sua sposa, Donna Isabella Appiana, principessa di Piombino. Riguardo all’aspetto cronologico del soggiorno genovese, è necessario soffermarsi su alcune considerazioni. Infatti, secondo Raffaele Soprani, storico locale del XVII secolo, Vouet avrebbe raggiunto Genova nel 1619, ma tale data venne corretta successivamente nel Settecento da Ratti sulla base di una lettera che il pittore aveva scritto a Cassiano dal Pozzo, suo mecenate romano. Il documento, risalente al 21 maggio 1621, attesta infatti che in quel momento l’artista si trovava già nella città ligure e che non aveva ancora terminato il ritratto della principessa.

Recentemente, nel 2006, è stata rinvenuta un’altra lettera di Vouet, datata 5 marzo 1621, nella quale si scusava con il duca di Bracciano per non averlo avvisato subito del suo arrivo a Genova[2]. Questa informazione sembra smentire ulteriormente la data riportata da Soprani in quanto risulta improbabile che il pittore non avesse fornito notizie al suo committente nel periodo dal 1619 al 1621. Alla luce di tale scritto, la studiosa Viviana Farina ipotizza quindi che dall’arrivo di Vouet nella città ligure alla stesura della lettera non poteva essere trascorso più di un mese.

Per quanto riguarda la produzione artistica, la parentesi genovese fruttò al pittore due opere di gran qualità: il David con la testa di Golia, oggi al museo di Palazzo Bianco, e la pala con il Compianto presso la Croce, destinata alla chiesa del Gesù. I due lavori esemplificano bene la meditazione dell’artista attorno all’esempio del Caravaggio e, più in generale, all’arte fiorita a Roma nel primo Seicento.

Dopo il soggiorno ligure, durante il viaggio di ritorno verso Roma, Vouet sostò brevemente in Lombardia e in Emilia. Attraverso queste tappe, egli intendeva non solo arricchire le sue conoscenze circa l’arte italiana, ma anche allargare la sua rete di rapporti. A tal proposito, è interessante ricordare che esistono numerose missive inviate dal già citato Cassiano dal Pozzo, su richiesta di Vouet, a coloro che potevano diventare dei potenziali committenti per il pittore francese. Dal punto di vista artistico, tali viaggi permisero all’artista di maturare un linguaggio dove la lezione caravaggesca lasciava maggior spazio ad altre influenze, soprattutto emiliane.

Entro la primavera del 1622 è attestato il ritorno di Vouet a Roma, dove produsse altri capolavori di successo, come la Tentazione di San Francesco (fig.1), una delle opere commissionategli per la cappella Alaleoni della chiesa romana di San Lorenzo in Lucina.

 

Nel 1627, vista la fama guadagnata in Italia, il pittore venne chiamato presso la corte di Luigi XIII. Divenuto artista ufficiale del re, ebbe notevole fortuna contribuendo allo sviluppo del Barocco in Francia.

 

David con la testa di Golia

La tela (fig.2) – definita la più caravaggesca di tutte le opere di Vouet – fu commissionata al pittore da Giovan Carlo Doria, collezionista d’arte e membro della notissima casata, che venne immortalato sempre dal pittore francese in un ritratto oggi conservato al Louvre (fig.3).

 

Eseguito tra il 1620 e il 1622, David con la testa di Golia testimonia l’accurato studio condotto su Caravaggio durante la permanenza dell’artista a Roma. Risulta, infatti, interessante un confronto con il Davide di collezione Borghese, dipinto dal Merisi tra il 1609 e 1610 (fig.4). Anche nell’opera genovese l’occhio di Vouet si focalizza sull’elemento “luce”, che entra dalla sinistra e attira l’attenzione del giovane eroe che, colto in un atteggiamento meditativo, emerge dal fondo scuro con la spada nella mano destra e la testa del gigante nell’altra. L’esito è molto scenografico, tipicamente barocco.

 

La pala con il Compianto presso la Croce

L’altro lavoro di Vouet che si può ammirare a Genova è ubicato all’interno della chiesa del Gesù, in piazza Matteotti. La pala (fig.5) – che raffigura il Compianto presso la Croce – va a coronare l’altare della cappella Raggi. Il committente, Giacomo Raggio, ne richiese l’esecuzione poco prima che Vouet lasciasse la Liguria e l’opera venne quindi dipinta a Roma tra il 1621 e 1622 e poi spedita a Genova.

 

Anche in questo caso, l’opera assume un’accentuata valenza scenografica. La scena è dominata dalla presenza drammatica del Cristo in croce: la figura è posta di sbieco e la direzione del suo sguardo, proteso verso l’alto, allude all’intimo dialogo con Dio. Tutt’intorno sono disposti gli altri personaggi che, attraverso un attento gioco di sguardi, contribuiscono a coinvolgere lo spettatore: in particolare, troviamo la Vergine Maria e San Giovanni Evangelista di fronte alla croce mentre sotto di essa si riconosce Maria Maddalena, con i capelli sciolti e la veste dall’ampio scollo. Anche le nubi sullo sfondo, insieme al compianto dei putti in volo, pongono enfasi alla tragicità dell’evento.

 

 

 

Note

[1] Il Ritratto di giovane donna (1620-21) di Vouet, conservato presso la Pinacoteca di Milano, inizialmente identificato come la tela commissionata dal duca di Bracciano, secondo alcune ricerche più recenti non rappresenterebbe la principessa Isabella, ma la moglie del pittore.

[2] Viviana Farina, Remarques sur le voyage génois de Simon Vouet: nouvelles réflexions à propos du «Portrait de Giovan Carlo Doria», des prémisses de la galerie des portraits des poètes et d’une nouvelle chronologie pour la «Crucifixion» du Gesù, in Simon Vouet en Italie, p. 88.

 

 

 

Bibliografia

Crelly, The painting of Simon Vouet, New Haven and London: Yale University Press, 1962

F.R. Pesenti, La scultura e la pittura dal Duecento alla metà del Seicento, in “Storia della Cultura Ligure”, a cura di D. Puncuh, vol. IV, Genova 2004

Farina, Remarques sur le voyage génois de Simon Vouet: nouvelles réflexions à propos du «Portrait de Giovan Carlo Doria», des prémisses de la galerie des portraits des poètes et d’une nouvelle chronologie pour la «Crucifixion» du Gesù, in Simon Vouet en Italie, a cura di O. Bonfait, H. Rousteau-Chambon, Rennes, 2011

Montanari, Il Barocco, Einaudi, 2012

 

Sitografia

https://www.dessinoriginal.com/news/article/simon-vouet-les-annees-italiennes-1613-1627-195.html

http://fosca.unige.it/gewiki/index.php/Simon_Vouet%2C_Crocefissione

https://www.museidigenova.it/it/david-con-la-testa-di-golia-1620-1622

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