4.4
(17)
A cura di Alessandra Becattini

 

 

Nelle Gallerie degli Uffizi si conservano oggi due natività notturne del pittore olandese Gerrit van Honthorst, uno dei più famosi seguaci nordici del Caravaggio. Nato a Utrecht nel 1590 da una famiglia di artisti, dopo la prima formazione in Olanda il pittore approdò intorno al 1610 a Roma, probabilmente attratto – come altri giovani artisti europei – dalla potente forza rivoluzionaria del naturalismo caravaggesco. Circondato da molteplici stimoli artistici, nella città papale raggiunse presto una grande fama ed entrò in contatto non solo con la scuola caravaggesca, ma anche con alcuni dei committenti più importanti dell’epoca, come Vincenzo e Benedetto Giustiniani e il cardinale Scipione Borghese, nelle cui collezioni ebbe modo di ammirare le opere degli artisti più ricercati e apprezzati. Non a caso, lo stile tipicamente nordico delle sue prime creazioni italiane si stempera progressivamente in un linguaggio personalissimo che fonde insieme le novità del naturalismo caravaggesco con uno stile più classicista. La critica ha infatti riconosciuto nelle sue opere influenze di plurimi maestri, da Guido Reni ai Carracci, da Domenichino e Lanfranco. Le fonti storiche permettono di accertare solamente il suo soggiorno romano, ma è credibile pensare che il viaggio studio in Italia previde altre tappe, tra le quali probabilmente anche Firenze.

 

Il granduca Cosimo II commissionò ad Honthorst – poco prima del suo rientro ad Utrecht – alcune opere, tra le quali l’Adorazione del Bambino (fig. 1) degli Uffizi, acquisita nel 1620 per tramite di Piero Guicciardini, ambasciatore del granduca a Roma. L’opera rappresenta una scena sacra notturna, rischiarata da una forte fonte luminosa che dal centro della tela si irradia verso le estremità della scena, scemando gradualmente. Fu proprio questo peculiare luminismo che valse all’artista l’appellativo di Gherardo delle Notti: le sue opere sono infatti caratterizzate dalla raffigurazione di sofisticate sfumature notturne generate da una o più fonti di luce artificiale dipinte direttamente nelle storie inscenate sulla tela.

 

Nell’opera in questione la luce è quella divina che, emanata direttamente dal bambin Gesù al centro della composizione, rischiara i volti dei protagonisti. Maria è dipinta nell’atto di alzare il panno bianco che avvolge il Bambino, dolcemente sdraiato sulla paglia della mangiatoia, mentre attorno a loro due angeli e Giuseppe ammirano la visione divina. La scena trasmette un’atmosfera intima e rilassata, intensificata dalla presenza di pochi personaggi, ritratti dal vivo e in piano ravvicinato. La calda luce, infatti, ha il potere di focalizzare lo sguardo dello spettatore sui volti dei protagonisti e sulla forte carica emotiva che questi emanano.

Il modello per il sacro notturno di Honthorst trova le sue radici nella tradizione nordica del XV secolo. Basti pensare alla Natività (fig. 2) della fine del ‘400 di Geertgen tot Sint Jans, conservata alla National Gallery di Londra, che a sua volta aveva probabilmente preso spunto da due natività, oggi perdute, del ben più famoso Hugo van der Goes. Nel XVI secolo il modello continua a svilupparsi e perfezionarsi sia al nord, ma parallelamente anche in Italia. Un esempio eccelso è certamente la bellissima Adorazione dei pastori (fig. 3) del Correggio, anche chiamata La Notte, oggi a Dresda, ma al tempo di Honthorst ancora ammirabile nella sua collocazione originaria, la chiesa di S. Prospero di Reggio Emilia.

 

Se come abbiamo già dimostrato il prototipo della natività notturna era ormai circolante da tempo, è pur vero che la sensibilità nella rappresentazione degli affetti è di matrice più italiana che nordica. Tuttavia, che Honthorst abbia visto di persona l’opera del Correggio e che si sia ispirato proprio a quella per realizzare la sua tela è discutibile, mentre è plausibile che si sia potuto ispirare ad altri esemplari presenti a Roma durante il suo soggiorno o ancora più credibilmente ad incisioni che facilmente giravano in ambienti artistici.

Quel che certo è che lo stesso Honthorst ripropose nuovamente altre adorazioni simili durante la sua carriera, come quella oggi a Greifswald in Germania (fig. 4), indicando che la composizione ebbe una certa fortuna tra i committenti dell’olandese.

 

Meno “fortunata” fu invece la seconda opera sacra di Honthorst appartenente alle collezioni degli Uffizi. L’Adorazione dei pastori (fig. 5), commissionata all’olandese del già citato Guicciardini per la cappella di famiglia nella chiesa fiorentina di Santa Felicita, fu uno dei capolavori danneggiati irrimediabilmente dalla strage dei Georgofili.

Fig. 5 – Gerrit van Honthorst, Adorazione dei pastori, 1619 ca., – Credits: Di Sailko – Opera propria, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=70641236.

 

Nella notte tra il 26 e il 27 maggio 1993, un’autobomba, piazzata da un gruppo di terroristi mafiosi in via dei Georgofili a Firenze, esplose causando la morte di 5 persone e ferendone trentotto. La potenza della deflagrazione investì anche le vicine Gallerie degli Uffizi e il Corridoio Vasariano, colpendo molte opere e distruggendone quasi totalmente alcune: tra quest’ultime ci fu l’Adorazione di Gherardo delle Notti. La potente onda d’urto originata dall’esplosione causò il distacco di gran parte della pellicola pittorica della tela che, tempestivamente velinata la mattina seguente, fu da subito data per persa. Il restauro condotto nel 2003, che ha straordinariamente recuperato parte della cromia superstite, ha voluto però restituire al visitatore un’opera emblematica della storia degli Uffizi e di Firenze come ricordo del passato e monito per il futuro. Il museo fiorentino, che attualmente conserva il nucleo più cospicuo di opere della produzione italiana di Gherardo delle Notti, nel 2015 ha ospitato la prima monografica dedicata al pittore olandese, curata dallo storico dell’arte Gianni Papi. Durante la mostra, un’installazione di luci e immagini riproiettava sulla tela ferita dell’Adorazione dei pastori i numerosi tasselli mancanti dell’opera, rendendole nuovamente vita.

 

Con la luce dei sacri notturni di Honthorst, che riscalda il cuore degli spettatori donando un senso di pace e amore, vorrei augurare a tutti un felice Natale.

 

 

 

Bibliografia

J.R. Judson, Gerrit van Honthorst. A discussion of his position in Dutch Art, 1959, pp. 45-57.

Lorizzo, Gerrit van Honthorst detto Gherardo delle Notti, in I Caravaggeschi. Percorsi e protagonisti, a cura di A. Zuccari, II, Milano 2010, pp. 461-471.

Cerchi, L’Adorazione dei pastori di Gerrit van Honthorst per la chiesa di S. Felicita. Nuovi documenti sul restauro ottocentesco, in “Valori Tattili”, n. 10/11 (2017/18), pp. 61-65.

 

Sitografia

https://www.treccani.it/enciclopedia/honthorst-gerrit-o-gerard-van-detto-in-italia-gherardo-delle-notti_%28Enciclopedia-Italiana%29/

https://www.uffizi.it/opere/adorazione_del_bambino_gherardo_delle_notti

https://www.nationalgallery.org.uk/paintings/geertgen-tot-sint-jans-the-nativity-at-night

https://www.uffizi.it/eventi/in-ricordo-della-strage-dei-georgofili-27-maggio-1993-27-maggio-2018

http://lnx.amicidegliuffizi.it/restauro_dettaglio.php?id=44#

https://www.finestresullarte.info/opere-e-artisti/gerrit-van-honthorst-nativita-uffizi

 

 

ALESSANDRA BECATTINI

Sono Alessandra, classe ’89 e “fiorentina doc”. Ho studiato all’Università di Firenze, dove ho conseguito la laurea magistrale in Storia dell’Arte con una tesi di ricerca sul percorso artistico dei pittori bolognesi Rolli in Toscana. La mia anima è artistica e fin da piccola ho sempre armeggiato con pennelli e colori e proprio questa mia inclinazione mi ha portata spontaneamente ad innamorarmi dell’arte. Sono affascinata dall’arte barocca ed ho una particolare passione per il restauro e i gender studies. In cerca della mia strada, attualmente vivo alternativamente tra Firenze e Londra.
Per Storia dell’Arte sono referente della regione Toscana.

Quanto ti è piaciuto l'articolo?

Fai clic su una stella per votarla!

Media dei voti: 4.4 / 5. Totale: 17

Nessun voto finora! Sii il primo a votare questo post.