IL CASTELLO DALLE 120 STANZE: LA ROCCA DI ARCO

Artcolo curato dalla referente per la regione Trentino Alto Adige ALESSIA ZENI

In questo nuovo appuntamento dedicato ai beni culturali del Trentino Alto-Adige ritorno
nella zona dell’Alto Garda per parlarvi di una delle rocche più belle e complesse della regione, il
Castello di Arco. Per chi arriva da nord, dalla piana del fiume Sarca o, da sud, dal Lago di Garda, si
porge agli occhi un’imponente e suggestiva rupe rocciosa dominata dal Castello di Arco. Uno dei
castelli più articolati del Trentino per la sua estensione di circa 23000 mq e le numerose strutture
fortificate. I restauri condotti nel 1986 e nel 2003 hanno permesso di ridare antica dignità
all’intero maniero con il consolidamento degli edifici superstiti, la sistemazione di un percorso di
vista e, cosa più importante, la scoperta di un ciclo di affreschi trecenteschi raffiguranti scene di
gioco con dame e cavalieri.
Prima di parlarvi delle strutture e del ciclo di affreschi è bene ricordare la storia che da
sempre avvolge il castello di Arco. Una storia legata al paese omonimo, adagiato alle pendici della
rupe, e alla famiglia nobile degli Arco che per molti secoli lo ha abitato. Intorno all’anno Mille il
castello già esisteva, ma la rupe che sovrasta il borgo di Arco è stata luogo di insediamento già in
epoca romana. Ad ogni modo, l’origine del Castello di Arco sembra avvalorata dall’ipotesi che esso
sia stato costruito dagli “uomini liberi” della comunità di Arco con finalità soprattutto difensive. In
seguito il castrum Archi diede il nome alla comunità che attorno alla rupe si sviluppò e alla famiglia
nobile che lo abitò. I conti d’Arco vissero nel castello fino alla fine del Quattrocento quando si
trasferirono in più comodi e lussuosi palazzi e al castello tornarono solo per assumerne la
giurisdizione o per difenderlo. Nel corso dei secoli diversi nemici tentarono di espugnare il
maniero, dalla famiglia trentina dei Lodron, gli Sforza di Milano, agli Scaligeri di Verona. I tentativi
furono però vani, segno di un sistema difensivo impeccabile che venne espugnato solo dai tirolesi,
nel 1579, e dal generale Vendome nel 1703. Dopo l’attacco francese il castello cadde nell’oblio e
divenne meta di povera gente alla ricerca di materiale di recupero. Nel frattempo i conti d’Arco si
erano frazionati in tre casate, quella di Arco, Mantova e della Baviera, dividendosi in parti uguali
anche il Castello di Arco. Nel 1982 il Comune di Arco acquistò il castello e nel 1986, condusse i
primi restauri che hanno portato alla luce i magnifici affreschi, oltre a nuovi locali e percorsi
interni. Infine la campagna di restauri, ultimata nel 2003, ha reso accessibile la torre sommitale, la
più antica, con un percorso di vista all’interno di un caratteristico paesaggio gardesano.
Tornando alla struttura del castello, molte sono le immagini e i dipinti che testimoniano
l’antica grandezza del castello. Mattias Burgklechner ci ha consegnato una stupenda raffigurazione
di Arco con il castello e la testimonianza scritta di “castello dalle centoventi stanze”. Ma
l’immagine più significativa è quella dell’artista Albrecht Dürer, realizzata durante un viaggio in
Italia intorno al 1494. Un acquerello di inestimabile valore per la qualità e la cura dell’esecuzione
che riproduce il Castello di Arco su un grande costone roccioso davanti ad un paesaggio maestoso,
contraddistinto da uliveti e campi coltivati a vite, mentre il borgo, ai piedi della rocca, sembra
mimetizzarsi con la natura circostante.
Il castello, come già anticipato è uno dei manieri più articolati della regione per la sua
estensione e le numerose strutture che lo compongono. Il primo spazio visitabile, salendo lungo la
rupe del castello è il prato della Lizza, un tempo fertile campagna, oggi è un magnifico punto
d’osservazione verso la vallata e il castello. Proseguendo troviamo la Prigione del Sasso, ricavata
in un anfratto roccioso che porta sulle pareti i segni attribuiti alla conta dei giorni di qualche
recluso del castello. Si arriva poi alla Slosseraria, il laboratorio del fabbro, testimonianza di una
delle tante attività artigianali che erano praticate dentro il castello. Lungo l’acciottolato che
conduce alla Torre Grande vi sono i resti di due cisterne e la canaletta ricavata nella roccia per
raccogliere l’acqua piovana e convogliarla nelle cisterne, unica fonte idrica non essendoci sorgenti
sulla rupe.
La struttura più importante è la Torre Grande, risalente al XIII secolo, una torre imponente
con merlatura a coda di rondine e pareti in pietra squadrata. Attorno vi sono i ruderi di altre
costruzioni, case di abitazione, laboratori e magazzini a formare una sorta di piccolo borgo
fortificato. Nei pressi della torre vi è il locale della “stuetta” con la magnifica Sala degli Affreschi.
Scoperta nel 1986 quando era ingombra di macerie, fu ripulita e ritornò alla luce un magnifico ciclo
di affreschi di anonimo pittore, riconosciuto oggi come il Maestro di Arco. Il ciclo di affreschi
racconta numerosi episodi di vita curtense che testimoniano la grande abilità professionale
dell’artista. Sono immagini uniche nel loro genere in quanto raffigurano la vita di dame e cavalieri
del Trecento e scene di gioco della stessa epoca. Nelle scene di gioco troviamo uomini e donne
che si sfidano al gioco degli scacchi e dei dadi, incrociando i loro sguardi e le loro mani in diversi
atteggiamenti curati con grande attenzione dal pittore. Curiosa è poi una scena di svago, dove due
giovani fanciulle all’interno di un roseto sono accompagnate da un cavaliere che tiene le rose
appena colte nel grembo del suo mantello. Le immagini a seguire presentano momenti di vita
cavalleresca con un cavaliere che porta in groppa al suo cavallo una dama e un giovane cavaliere in
congedo dalla sua dama, inginocchiato, mentre la dama mette le mani sulla sua testa a
trasmettergli coraggio e protezione. Non mancano immagini che lasciano intravedere lo scontro di
cavalieri in una giostra e altri riquadri, ma purtroppo lacunosi.
Se la parte affrescata del maniero è la parte più visitata e importante del castello di Arco, i
monumenti da visitare del maniero non finiscono qui. Infatti, proseguendo lungo il percorso
panoramico che porta alla sommità della rupe, si arriva alla torre più antica del castello di Arco, la
Torre Renghera. La torre è il mastio del castello che fu costruita sulle fondamenta di un edificio
preesistente con una muraglia e un unico ingresso, a diversi metri dal suolo, per rendere la torre
inaccessibile. Essa era chiamata Renghera perché vi era collocata una campana, detta “la Renga”,
che aveva il ruolo di chiamare a raccolta i cittadini della comunità sottostante. Infine a scendere
dalla rupe si giunge all’ultima struttura, la Torre di Guardia, sorta in posizione strategica per
controllare le tre diverse direttrici viarie. Dalla torre si spalanca un paesaggio unico, aperto verso
la piana del fiume Sarca, che veniva controllato dalle sentinelle attraverso tre piccole finestrelle
della torre.
Questa in breve è la storia del Castello di Arco, una storia che non vuole essere esauriente,
ma vuole dare una panoramica di quello che compone uno dei castelli più articolati e imponenti
del Trentino. Un castello meta di vista dei molti turisti che frequentano la zona dell’Alto Garda, ma
anche oggetto di studio dei ricercatori che si occupano di pittura e architettura castellana del
Basso Medioevo. Insomma un castello che almeno una volta nella vita merita di essere visitato,
anche solo per l’immenso panorama che lo caratterizza.

BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO:
Pontalti Flavio, Il castello di Arco: note preliminari sull'esito dei lavori di restauro e sulla
scoperta di un ciclo di affreschi cavallereschi nel castello, in “Il sommolago”, 4, 2, 1987, pp. 5-36
Turrini Romano, Arco, il castello e la città, Rovereto, ViaDellaTerra, 2006
Il castello di Arco, a cura di Umberto Raffaelli e Romano Turrini, Provincia autonoma di
Trento, Trento, Temi, 2006
Il castello dalle centoventi stanze, a cura di Giancarla Tognoni e Romano Turrini, Arco, Il
Sommolago, 2006
APSAT 4: castra, castelli e domus murate, schede 1, a cura di Elisa Possenti, Mantova,
Società archeologica padana, 2013, pp. 390-398
AD 2019: Albrecht Dürer e il castello di Arco, Arco, Comune di Arco, 2019


BORGO MEDIOEVALE DI CANALE DI TENNO NEL TRENTINO OCCIDENTALE

Articolo curato dalla referente per la regione Trentino ALto Adige ALESSIA ZENI

 

Sulle colline che guardano il Lago di Garda si innalza la piccola frazione di Canale di Tenno, borgo medievale che sorge a 600 metri di altezza. Il borgo è iscritto nell’elenco dei Borghi più belli d’Italia e per raggiungerlo basta percorrere in macchina la strada che dal Garda porta a Ville del Montenel Comune trentino di Tenno.  Le Ville del Monte sono costituite daquattro frazioni,Sant’Antonio, Pastoedo, Canale e Calvola, borghi di piccole dimensioni che nel secolo scorso hanno risentito in maniera massiccia dell’emigrazione verso le Americhe e la Germania. Negli ultimi decenni le cose sono mutate grazie ad un forte rilancio turistico alimentato dai vicini Laghi di Tenno e del Garda e dall’interesse storico-artistico e folkloristico delle quattro frazioni.

La frazione che ha avuto maggiore risonanza a livello turistico per il suo interesse storico-artistico e culturale è l’abitato di Canale di Tenno. La piazzetta è il cuore pulsante di Canale che a partire dagli anni Sessanta ha ripreso a vivere grazie alla bellezza del borgoche attira oggi numerosi artisti e visitatori. La bellezza del borgo è data dal suo impianto urbano irregolare e dalle numerose stradine che dal centro si articolano in portici e androni. Ai margini delle stradine si affacciano rusticicaseggiati, addossati gli uni agli altri, con portali in pietra architravati e ballatoi in legno. Gli edifici si sviluppano su diversi livelli presentando più accessi a quote diverse. In linea di massima il piano terra assolveva la funzione di stalla o deposito, i due piani superiori a scopo abitativo, mentre il sottotetto fungeva da fienile e deposito dei prodotti coltivati nella campagna circostante.

La bellezza della borgata di Canale di Tenno non si limita al suo antico impianto, ma si estende a particolari strutture e monumenti storici che troviamo nella borgata. La Cà dei Pomati,nel centro del Borgo è la sede della storica manifestazione “Rustico Medioevo”, porta incisa sull'arco della porta di ingresso la data 1860 e il suo soprannome,"Pomati",lo deve alla famiglia che ha abitato e fondato questa casa.Un altro edificio di rilevanza storica è stato adibito a Museo degli attrezzi agricoli, testimonianza degli attrezzi agricoli raccolti un tempo nelle case di Canale di Tenno. Sempre nella piazzetta campeggia la vecchia Edicola di Sant’Antonio da Padova;in una stradina di accesso alla piazza troviamo una raffigurazione di Sant’Antonio abateper la cura degli animali e un piccolo rilievo con una Madonna e il Bambinorecante la data 1776.

Il motore della rinascita di Canale lo si deveperò ad una delle più importanti strutture del borgo, la “Casa degli Artisti”, una casa-museo diventata con il passare del tempo il fulcro delle attività culturali e artistiche dell’intero tennese. E’ dedicata a Giacomo Vittone, un pittore di origine piemontese che a partire dagli anni Cinquanta del secolo scorso diede molto allo sviluppo culturale del Garda. Giacomo Vittone firmava i suoi quadri con il nome di “PictorDominicus ovvero “Pittore della domenica”, in quanto la domenica percorreva il sentiero che da Riva del Garda saliva a Ville del Monte per dipingere gli scorci di questi antichi borghi. Caricava il suo “studio di pittura” in spalla e sulle ruote di una bicicletta si immergeva nella natura e nella pittura dei borghi di Canale e Calvola. Giacomo Vittone nacque a Torino il 3 dicembre 1898 e fin da piccolo si avvicinò alla pittura; venne chiamato alle armi nel 1917 e concluso il servizio militare trovò impieghi saltuari di breve durata. La svolta lavorativa fu grazie ai genitori che riuscirono a farlo assumere presso la Banca d’Italia. Il lavoro di impiegato bancario gli permise sia di mantenersi, sia di avere maggior tempo libero per dedicarsi alla pittura. Per lavoro venne trasferito a Riva del Garda, in Trentino, dove trovò l’ambiente ideale per intensificare la sua attività di pittore e di stringere ottimi legami con diversi pittori locali.A Riva del Garda vi rimase dal 1926 al 1962,quando si trasferì a Roma, dalla figlia, per questioni di lavoro. E’ allora che alcuni amici pittori di Vittone comperarono una casa dal Comune di Tenno, un rudere alla porte di Canale, con l’intenzione di regalarlo al pittore affinché potesse tornare a dipingere nei suoi amati luoghi del Trentino occidentale. L’artista rifiutò l’offerta proponendo al Comune di Tenno il progetto di adibire la casa a “chi vive di pennello e tavolazza”. Fu così che nel 1967 nacque a Canale di Tenno, la “Casa degli Artisti”, con lo scopo di ospitare gli artisti e le loro opere. Ancora oggi, nella stagione estiva, la “Casa” ospita artisti di varie nazionalità che in cambio del soggiorno donano una della loro opere alla casa-museo. Nell’ottica di Vittone gli artisti che soggiornano a Canale di Tenno hanno come costante fonte di ispirazione la natura e il mondo rustico di Canale e dei borghi circostanti. Giacomo Vittone morì nel 1995 all’età di 97 anni, a Ostia, dove viveva con la figlia, e della sua carriera artistica oggi attrae, in modo particolare, il fatto che abbia sempre donato i suoi quadri, non guadagnando in vita neanche un soldo dalle sue opere, segno di una passione che andava al di là di qualsiasi motivazione economica.

Per ultimo, ma non per questo meno importante, è bene ricordare il “Monumento alla Vicinìa”, opera in bronzo, sistemata alle porte di Canale di Tenno, negli anni ottanta del secolo scorso,a ricordo delle antiche originidi Canale di Tenno. Il monumento è dello scultore Livio Tasin eritraequattro figure umane a grandezza naturale intente a discutere i problemi del villaggio. Il monumento è accompagnato da una targa in bronzo che porta incisi i cognomi storici della borgata, dettiper l’appunto “Vicini”. I “Vicini” non sono altro che i rappresentanti delle “Vicinìe”, ancora oggi attive a Ville del Monte erara testimonianza in Trentino della popolaregestione dei beni collettivi. La “Vicinìa” è infatti un antico consorzio di solidarietà e di interesse fra privati per gestire i beni comunilasciati in eredità alla comunità. Oggi nel Comune di Tenno esistono la “Vicinìa piccola” di Canale di Tenno, quella di Pastoedoe la “Vicinìa” più importante di Ville del Monte chiamata “VicinìaGranda”. Quest’ultimaappartiene ai 12 ceppi familiari delle quattro frazioni di Canale, Pastoedo, Calvola e Sant’Antonio. L’origine della “VicinìaGranda” non è documentata, ma le ipotesi formulate fino ad oggi fanno risalire la “VicinìaGranda” alle epidemie di peste nel medioevo. Queste epidemie furono talmente devastanti per la comunità da lasciare numerosi terreni senza proprietari;fu per questo motivo che venne fondata la “VicinìaGranda”di Ville del Monte, come lascito alla comunità dei terreni e memoria dei defunti della peste. Attualmente la proprietà dei beni compresi nella “VicinìaGranda” appartiene, per antico diritto, ai “Vicini” che portano uno dei dodici cognomi originari. I ricavi della “Vicinìa” sono destinati al mantenimento, miglioramento del patrimonio comune e dello sviluppo culturale dei borghi di Ville del Monte; inoltre il Venerdì santo il consiglio della Vicinia, continuando una secolare tradizione, distribuisce pane e focacce a tutti i “Vicini” e ai minori delle quattro Ville del Monte.

Questa in breve è la storia di Canale di Tenno e delle frazioni circostanti, raccontata attraverso il suo patrimonio storico-artistico e le sue antiche strutture. Un patrimonio che tutti gli anni viene valorizzato da due importanti manifestazioni folcloristiche, ovvero il “Rustico medioevo” e il mercatinonatalizio, animato all’interno dei portici e degli androni di Canale di Tenno,aperti per l’occasione ai visitatori della manifestazione.

 

BIBLIOGRAFIA E SITI WEB:

Scuola media Ciro Andreatta e Associazione Amici della storia di Pergine Valsugana, Sulle tracce della storia: Canale di Tenno, Trento, Temi, 1984

Ville del Monte: una cultura, una società, una storia, Tenno (TN), Comitato Ville del Monte, 1984

Graziano Riccadonna, I settant'anni del Comune di Tenno. 1929-1999, Tenno (TN), Comune di Tenno, 1999

Cazzolli Jenny, Pivetti Franco, Colombo Vittorio, Casartisti: cinquant'anni di storia: 1967-2017, Riva del Garda (TN), Fondazione Giacomo Vittone, 2017

Grazioli Mauro, Tenno. Piccola guida del belsapere, Arco, Grafica 5, 2018

www.casartisti.it

www.gardatrentino.it

<h3><strong>GALLERIA FOTOGRAFICA</strong></h3>

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