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A cura di Alice Perrotta

Introduzione: la chiesa di Santa Maria di Castello

La chiesa di Santa Maria di Castello rappresenta una delle testimonianze più suggestive dello stile romanico a Genova e sorge sulla collina di Castello, quartiere di Genova, zona di antichissimo insediamento preromano. Un tempo questa zona collinare costituiva un vero e proprio luogo fortificato difensivo detto “castelum”, da cui deriva il toponimo Castello, e la chiesa si ergeva sugli altri edifici. Oggi, in seguito a tutta una serie di modifiche edilizie, non è più così.

Fig. 1 – Chiesa di Santa Maria di Castello.

Secondo la tradizione, la chiesa fu fondata nel 658 da Ariperto, sovrano longobardo, anche se il primo documento a noi noto che testimonia l’esistenza dell’edificio risale al 1049.

L’attuale aspetto romanico si deve alla ricostruzione nel primo quarto del XII secolo ad opera dei Magistri Antelami, che qui utilizzarono in modo magistrale materiale romano di reimpiego. La chiesa attraversò svariate vicissitudini nel corso dei secoli e ampliò progressivamente il suo patrimonio artistico. A partire dal 1442 fu affidata ai frati Domenicani che ne modificano la struttura, aggiungendo il complesso conventuale e ampliando alcuni ambienti. Tale vasto programma di rinnovamento è fu reso possibile grazie al patrocinio dei fratelli Emanuele e Leonello Grimaldi, nobile dinastia locale, i quali, il tal modo, si assicurano ampia visibilità. Lo stemma dei Grimaldi, difatti, ricorre spesso all’interno dell’edificio.

Santa Maria di Castello divenne quindi culla di umanisti e scrittori a Genova, grazie al programma culturale promosso dai Domenicani.

La “Loggia dell’Annunciazione”

La chiesa è annessa ad un complesso monastico conventuale, che abbonda di tesori artistici. Nel convento, estremamente interessante è la Loggia dell’Annunciazione, un ambiente a cui i frati Domenicani assegnavano una funzione significativa in quanto doveva collegare la parte privata del convento alla zona di pubblico accesso. In esso si trova un ciclo pittorico, che comprende la magnifica Annunciazione di Giusto di Ravensburg, distribuito sulla parete longitudinale, le cinque volte a crociera e le lunette collocate sulle pareti di accesso della loggia.

Fig. 2 – La “Loggia dell’Annunciazione”, chiesa di Santa Maria di Castello.

L’Annunciazione di Giusto di Ravensburg

In questo loggiato così luminoso si trova un vero e proprio gioiello di arte rinascimentale, l’affresco di Giusto di Ravensburg, pittore fiammingo di cui si hanno ben poche notizie. In primo piano, entro uno spazio domestico accogliente, si svolge la famosa scena dell’Annunciazione. La Vergine Maria, raffigurata con indosso un bellissimo manto color turchese, ascolta attentamente le parole dell’Arcangelo Gabriele che escono sotto forma di lettere dorate dalla sua bocca. L’Annunciazione e l’Incarnazione avvengono nello stesso momento: in alto Dio Padre assiste alla scena e investe di luce Maria, fecondandola. Sullo sfondo, attraverso le finestre, il pittore mostra due scene cronologicamente successive all’Annunciazione: oltre la trifora si distingue la Visitazione di Maria a Elisabetta, mentre dalla finestra sulla sinistra è rappresentata la Natività. All’interno della stanza gli elementi dall’intento puramente descrittivo e decorativo si mescolano a quelli più simbolici come, ad esempio, lo stemma dei Grimaldi a sinistra sopra la finestra. Di fianco ad essa, un finto cartiglio reca il nome del pittore e la data di realizzazione, il 1451.

L’affresco di Giusto di Ravensburg colpisce per la sua raffinatezza, l’accesa cromia, i giochi prospettici, la resa dei dettagli tipicamente fiamminga.

Fig. 3 – Giusto di Ravensburg, Annunciazione, 1451.

La decorazione delle volte e delle lunette sovrapporta

Le cinque volte a crociera sono anch’esse affrescate (probabilmente sotto la direzione dell’artista fiammingo) e mostrano i volti di Profeti e Sibille, ognuno dei quali tiene in mano il proprio cartiglio. Ciascuna volta reca un tema diverso: la prima è dedicata alla Vergine, la seconda all’Agnus Dei, la terza al Nome di Cristo, la quarta al Cristo Salvatore e l’ultima all’Ecce Homo.

Infine, le due lunette sovrapporta, da una parte e dall’altra della loggia, raffigurano altri due personaggi: S. Pietro Martire, ritratto nel modo in cui è stato ucciso, ovvero con una roncola conficcata nel cranio, e S. Domenico, padre fondatore dell’Ordine dei Frati Predicatori, che invita al silenzio.

Bibliografia

Cervini, Liguria romanica

R. Pesenti, La scultura e la pittura dal Duecento alla metà del Seicento, in “Storia della Cultura Ligure”

Sanguineti, Santa Maria di Castello: chiesa e convento

 

Sitografia

www.fosca.unige.it

www.santamariadicastello.it

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