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A cura di Gabriele Cordì

 

Premessa storica

Prima di analizzare nello specifico il “grandioso piano urbanistico della metà dell’Ottocento” e le modifiche causate dai bombardamenti durante la Seconda Guerra Mondiale, è più che dovuto parlare di com’è nata e come si è sviluppata urbanisticamente la città di Savona dalla preistoria sino al XVIII secolo. I primi insediamenti sono documentati sulla collina del Priamar durante la media età del bronzo. La protourbana Savona era un vetusto centro del gruppo etnico dei Liguri Sabazi. Inizialmente alleato di Cartagine, il centro fu conquistato dai Romani in età medio-tardorepubblicana, intorno al 180 a.C. In seguito alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente nel 476 d.C., il centro ligure fu devastato dagli Eruli e dai Goti, passò sotto il dominio dei Bizantini, dei Longobardi e dei Franchi di Carlo Magno ed , infine, divenne libero comune nel 1191. La golden age di Savona va di pari passo con l’elezione al soglio pontificio di Francesco Della Rovere, papa Sisto IV, e Giuliano della Rovere, papa Giulio II. I due, appartenenti ad una prestigiosa famiglia nobile, si occuparono di sostenere economicamente la loro città natale. I rapporti con Genova, già da tempo corrotti, si deteriorano definitivamente nel 1528 con la sottomissione di Savona, a seguito della quale ci furono violente devastazioni, l’interramento del porto, il taglio delle torri e l’abbattimento dell’antichissima cattedrale, in stile gotico italiano, distrutta definitivamente nel 1595. Sull’antico centro urbano del Priamar, Genova costruì la sua immensa fortezza.

La città, il clero, le corporazioni e altri vari istituti si spostarono nella valle del Letimbro, cercando una nuova sede per la cattedrale e molte delle confraternite ancora oggi esistenti. Nel XVII secolo Savona riprese a praticare il commercio via mare, provocando così una rifioritura economica e edilizia. Nel 1815, dieci anni dopo l’annessione di Savona all’impero francese, il congresso di Vienna stabilì la sua appartenenza al Regno di Sardegna, con il quale subentrò poi, nel 1861, nel Regno d’Italia. Dal 1946 fa parte della Repubblica Italiana.

Ricostruzione topografica della città di Savona sul finire del Settecento.

Il grandioso piano urbanistico ottocentesco e i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale

All’alba del XVIII secolo Savona era ancora rinchiusa nel suo piccolo pomerium medievale, delimitato dalle mura e dalle lizie. I primi interventi urbanistici vengono registrati già nei primi decenni dell’Ottocento con l’abbattimento delle mura lungo la darsena, della porta di Sant’Agostino, nell’attuale piazza Leon Pancaldo, e della porta di San Giovanni con la realizzazione dell’odierna piazza Diaz. Nonostante queste corpose modifiche, bisogna aspettare la seconda metà del secolo per assistere al vero e proprio sviluppo urbanistico savonese. Nel 1832 un “piano di abbellimento” prevede la costruzione di una strada extra moenia per collegare il Borgo Superiore con quello Inferiore e la copertura del fosso per la formazione della passeggiata sopraelevata delle lizie. Nel decennio successivo, il Comune avvia lo studio di varie pratiche e piani di rinnovamento urbanistico.

Pianta topografica del centro abitato alla metà dell’Ottocento.

La necessità di un piano regolatore era indispensabile in quanto le strade e gli alloggi erano in pessime condizioni igieniche e strutturali. Finalmente, con regio decreto del 23 novembre 1856, viene approvato il primo progetto a cui, tuttavia, bisognava apportare ancora alcune modifiche. Il piano regolatore definitivo fu quello successivo, il cosiddetto “Piano Corsi”, dal nome del sindaco dell’epoca Luigi Corsi, deliberato dal consiglio comunale nel 1865. Venne posizionata la stazione di Savona Letimbro nei pressi di Piazza Umberto, l’attuale piazza del Popolo, e tra il vecchio centro urbano e il torrente Letimbro la nuova città venne sistemata a scacchiera, su modello della Torino sabauda.

Nel XX secolo fu invece un tragico evento a cambiare la faccia della città. Quando alle 11:47 del 30 ottobre 1943 suonò il preallarme aereo, i cittadini si recarono nei rifugi per porsi in salvo. Dato che il segnale era stato emanato in molto anticipo, i savonesi, pensando ad un “falso allarme”, si recarono nelle loro abitazioni. Tuttavia, poco dopo sopraggiunsero gli aerei bombardieri nemici che colpirono ampiamente il centro storico medievale ed anche, in minima parte, gli obiettivi dell’attacco: il porto e lo stabilimento siderurgico dell’Ilva. In questa terribile tragedia morirono 116 persone e successivamente, nell’imminente dopoguerra, furono quasi completamente demolite le principali piazze danneggiate, in parte, dai bombardamenti: piazza Colombo, piazza delle Erbe e piazza Caricamento.

Il centro urbano nel 1895: particolare della pianta della città di Savona disegnata dall’ingegnere G.D. Antonj.

Nel XX secolo fu invece un tragico evento a cambiare la faccia della città. Quando alle 11:47 del 30 ottobre 1943 suonò il preallarme aereo, i cittadini si recarono nei rifugi per porsi in salvo. Dato che il segnale era stato emanato in molto anticipo, i savonesi, pensando ad un “falso allarme”, si recarono nelle loro abitazioni. Tuttavia, poco dopo sopraggiunsero gli aerei bombardieri nemici che colpirono ampiamente il centro storico medievale ed anche, in minima parte, gli obiettivi dell’attacco: il porto e lo stabilimento siderurgico dell’Ilva. In questa terribile tragedia morirono 116 persone e successivamente, nell’imminente dopoguerra, furono quasi completamente demolite le principali piazze danneggiate, in parte, dai bombardamenti: piazza Colombo, piazza delle Erbe e piazza Caricamento.

Cosa ci resta oggi

“Una città cambia aspetto, anche se impercettibilmente, quasi ogni giorno. Esistono poi lunghi periodi di stasi ed altri di repentini mutamenti”[1].

Oggi possiamo ancora ammirare le tracce di quel passato (quasi) scomparso, ma occorre avere un occhio attento ai dettagli e tanta immaginazione per ricostruire quella parte del nostro patrimonio artistico che ora, per diversi motivi, non esiste più. La strada che oggi porta da piazza Diaz in via Famagosta ricalca l’antico percorso delle lizie e le sue tracce sono visibili ancora oggi.

Un tratto della cinta muraria delle lizie, ancora oggi visibile. Foto presa da Google Maps.

In via Mistrangelo, a pochi passi da piazza Diaz e all’interno dell’antico perimetro delle lizie, troviamo ancora oggi i resti della chiesa di San Giovanni Battista, distrutta nel 1962. Di questa struttura si sono conservate, in particolar modo, alcune tracce della navata sinistra, tra cui una bellissima porzione di affresco ritraente la Vergine con il Bambino tra due santi, databile tra la fine del Trecento e l’inizio del Quattrocento.

In via Torino è tuttora presente, addossata ad un palazzo, la navata destra della chiesa seicentesca di San Francesco da Paola, distrutta a metà del XX secolo. Gli interni erano stati affrescati da Raffaello Resio e alcune tracce si intravedono ancora oggi sul muro che chiude la navata superstite.

Confronto fotografico tra una foto antica della Chiesa di San Francesco da Paola, in via Torino, e una fotografia odierna, dopo la distruzione della chiesa avvenuta negli anni Cinquanta, in cui sono ancora ben visibili i resti della navata destra.

 

Si ringrazia il gruppo facebook “Savona Scomparsa” e Mariano Bosco e Estelle Santini per la documentazione fotografica.

 

Note

[1] Nello Cerisola, Savona tra Ottocento e Novecento, Editrice Liguria, 1986.

 

Bibliografia

Nello Cerisola, Savona tra Ottocento e Novecento, Editrice Liguria, 1986.

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