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A cura di Ilenia Giglio

 

 

Il Lazzaretto, contesto storico

Negli anni a cavallo tra la fine del Medioevo e l’inizio dell’età moderna l’intera Europa fu devastata da numerose ondate epidemiche. Tra le varie pestilenze si ricorda quale maggiormente gravosa la peste, la cui diffusione soprattutto in Italia condizionò enormemente la popolazione, innanzitutto decimandola ma facendo vivere anche i superstiti nel terrore, generando quasi un clima di follia e sospetto verso il prossimo. A Venezia, dove la situazione si rivelò più grave che altrove, venne costruito il primo ospedale atto al ricovero e isolamento delle persone infette. Tale edificio sorse sull’isola di S. Lazzaro e venne edificato nel luogo esatto in cui sorgeva una chiesa dedicata a Santa Maria di Nazareth. Potrebbe essere dall’incontro delle parole Lazzaro, la cui iconografia vede il santo coperto di bubboni e piaghe come gli infetti, e Nazareth che ebbe origine il nome attribuito a questa nuova tipologia di struttura, ossia lazzaretto.

Visto l’incremento e l’incisività di tali morbi, durante il XVI e XVII secolo molte città costiere sentirono il bisogno di allinearsi all’esempio veneziano, costruendo altri luoghi di ricovero e formando così una rete Mediterranea. Tra questi centri è compresa la città di Cagliari dove il Lazzaretto sorse nel borgo di Sant’Elia, una zona periferica circondata da fortificazioni, allora disabitata e distante dal nucleo cittadino.

 

Le tradizioni orali del posto datano la sua prima edificazione in materiale deperibile al 1400, ma dai documenti conservati nell’archivio di Cagliari si evince che la prima costruzione risalirebbe al 1600; anno a cui sarebbe attribuibile anche lo stemma marmoreo del periodo Aragonese apposto in facciata, che rappresenta appunto la città di Cagliari tra i pali d’Aragona.

 

In questa prima fase il Lazzaretto contava solo di un lungo corridoio coperto e di alcuni magazzini ospitanti merci e animali, ma vista la rapidità dei contagi si presentò la necessità di ampliare la struttura che, nel corso degli anni, venne modificata anche attraverso la sovrapposizione di un piano superiore riservato alla popolazione benestante. Tali rifacimenti furono voluti dai Savoia, dei quali si ricorda soprattutto quello del 1835 poiché ad esso si deve l’impianto contemporaneo debitamente restaurato.

 

Leggi e cure adottate all’interno del Lazzaretto.

I Savoia intervennero anche attraverso l’emanazione di una serie di norme e editti atti a conservare la sanità pubblica e arginare il contagio. In questo periodo le leggi divennero talmente severe da contemplare l’uccisione di chiunque le violasse. Vennero istituiti controlli per terra e per mare: tramite ronde costiere si tentava di individuare imbarcazioni sospette che non avrebbero potuto attraccare, dovendo osservare il periodo di quarantena a bordo, venne proibita la pesca e la coltura a distanza minore di mezzo miglio dal Lazzaretto e fu posto il divieto di circolazione entro un certo perimetro. Ovviamente da quest’ultimo erano esenti coloro la cui presenza era indispensabile all’interno della struttura come il direttore, il cui accesso era però distinto per non entrare a contatto con i malati; ma anche i monaci, che garantivano la protezione spirituale celebrando i rituali nella cappella interna presente nel chiostro, visto che ancora in quest’epoca la religione aveva un peso tale da considerare la preghiera consigliata per una buona guarigione. Infine, i medici che entravano a contatto diretto con gli infetti, ragion per cui indossavano una caratteristica divisa costituita da una lunga tunica cerata terminante nei guanti, l’emblematica maschera con paraocchi in vetro, per evitare il contatto con gli occhi di possibili fluidi corporei e il becco adunco, in cui talvolta erano fatte bruciare delle erbe aromatiche che si riteneva avessero potere isolante. I medici della peste erano poi soliti fare uso di una bacchetta alla cui estremità era posta una lamina in argento a forma di croce che non aveva semplice valore simbolico, ma veniva utilizzata per scostare gli indumenti e le coperte durante le visite.

 

Svariati erano i rimedi adottati, quelli impartiti ai singoli individui si limitavano a norme alimentari mirate a contrastare la putrefazione. Venivano sconsigliati perlopiù i cibi umidi ritenuti corrompibili quali uova, latte e vegetali, che si credeva potessero veicolare il morbo. Per purificare l’aria veniva fatto largo uso del fuoco e del fumo, non solo negli ambienti interni ma anche esternamente, negli angoli delle strade, in cui veniva incendiata della paglia bagnata nel vino e nello zolfo. Nelle anguste stanzette dei ricoverati erano frequenti i suffumigi e i profumi che avvenivano sempre tramite combustione, ma in questo caso utilizzando erbe, bacche e frasche aromatiche che venivano raccolte nei pressi della struttura e adoperate anche per la produzione di unguenti.

 

Riusi e restauro contemporaneo

Tali rimedi appena citati ovviamente non portarono a un miglioramento effettivo o alla cura dei ricoverati, ma ne lenirono solamente i dolori e la difficile permanenza nella struttura, difatti dei veri miglioramenti in campo medico si ebbero solo sul finire del 1800, periodo in cui le epidemie persero incisività. Dopo alcuni casi di tubercolosi durante il primo dopoguerra e in seguito a degli episodi di scrofola, il Lazzaretto perse il suo carattere originario poiché i successivi casi di malattie vennero trattati nel reparto infettivo del nuovo ospedale della santissima trinità.

Successivamente alla seconda guerra mondiale, la struttura assunse carattere abitativo accogliendo molti nuclei familiari che si ritrovarono sfollati e che adattarono l’edificio alle loro esigenze attraverso la sovrapposizione di strutture a quelle originarie. Viste le precarie condizioni di vita di questa parte della popolazione, il comune di Cagliari decise di iniziare l’edificazione di nuove palazzine, al fine di garantire a queste persone delle condizioni di vita dignitose, dando così origine al primo nucleo abitativo del borgo di Sant’Elia. Il Lazzaretto da questo momento venne lasciato all’incuria, divenendo scenario e emblema delle problematiche che da subito iniziarono ad affliggere il nuovo quartiere, confinandolo quasi nella condizione di ghetto. Il comune decise di intervenire nuovamente per cercare di porre fine a questa situazione avviando nel 1970 un piano di restauro che tuttavia non partì per diversi anni. Solo nel 1998 con l’approvazione del progetto dell’architetto veneziano Andrea de Eccher iniziarono i lavori, che furono condotti nel pieno rispetto delle strutture originarie, attenendosi ai colori e materiali descritti nei documenti d’archivio.

Il Lazzaretto aprì finalmente al pubblico nel 2000 grazie alla manifestazione “monumenti aperti” e da allora si presenta come una struttura polifunzionale dalla struttura quadrangolare disposta su due livelli. Il suo centro è costituito da un suggestivo chiostro su cui si affacciano tutti gli altri ambienti e in cui è possibile osservare la coesistenza di alcune strutture originarie con quelle del restauro contemporaneo, durante il periodo estivo esso è luogo prescelto per eventi culturali quali congressi e spettacoli. Al piano terra è poi presente l’accademia d’arte, gli uffici, la biglietteria con annesso il bookshop e la sala archi, in cui vengono allestite le mostre temporanee. Al di sopra di quest’ultima si trova invece la mostra permanente, inaugurata di recente dove lo spettatore ha accesso, attraverso un percorso che coniuga storia e tecnologia, a documenti e interviste sulle origini dei lazzaretti e sulle vicende di quello di Cagliari. Gli altri lati del piano superiore sono dedicati all’ampia sala convegni, a una cucina sede del corso dell’accademia del buon gusto, alla mediateca usata per i laboratori e alla caffetteria con terrazza panoramica, che si apre sul mare e sul paesaggio circostante, permettendo di ammirare i resti delle fortificazioni del colle di sant’Ignazio. Sempre negli ultimi tempi la struttura ha aggiunto ai tanti servizi disponibili anche quello di noleggio bici, con la finalità di incrementare il turismo nel quartiere, difatti il Lazzaretto non si impegna solo nella divulgazione culturale, grazie alle svariate attività proposte, ma crede anche fortemente nella rivalutazione del borgo di Sant’Elia, non solo attraverso il coinvolgimento dei cittadini che vi risiedono ma anche tramite coloro che vengono attratti dalle numerose proposte del luogo.

 

Informazioni utili

Il Lazzaretto di Cagliari si trova nel borgo di Sant’Elia in via dei Navigatori 1. Le sue mostre sono visitabili dal martedì alla domenica dalle ore 09:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 20:00. Nella struttura è presente anche un servizio di noleggio bici che prende il nome di LazzaRentBike su cui è possibile avere maggiori informazioni accedendo all’omonimo sito.

 

 

 

Le foto n 1,3 e 4 sono state scattate dalla redattrice dell’articolo

 

 

 

 

Bibliografia

Giuseppe Dodero, I lazzaretti. Epidemie e quarantena in Sardegna, Aipsa Editore, 2001.

 

Sitografia

Lazzaretto di Cagliari (lazzarettodicagliari.it)

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