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 A cura di Camilla Giuliano.

 

Le origini del complesso termale

Le terme di Agnano sono il più antico ed importante complesso termale della Campania, risalente a duemila anni prima di Cristo; le prime testimonianze risalgono al IV e III secolo a.C quando i colonizzatori greci[1], appresero l’uso benefico delle acque termali da popolazioni pre-elleniche residenti nell’area flegrea, i Volsci[2].

I Greci provenienti da oriente diedero grande impulso alla divulgazione della conoscenza dei benefici di queste acque, anche se, fu solo con i romani che si cominciò a parlare propriamente di thermae[3] .

Sorto sulle pendici del Monte Spina per sfruttare le antiche sorgenti naturali di calore del cratere di Agnano, le terme vennero realizzate in età romana a partire dal 117 – 138 d.C[4] e furono il più grande stabilimento sorto sino ad allora. Sviluppatosi su sette livelli in direzione SN, la sua caratteristica fu quella di riuscire a riscaldare gli ambienti usufruendo del calore naturale che fuoriusciva dalle colline del monte sul quale si ergeva.

I romani adottarono un sistema di condotti ed intercapedini (“hypocaustum”[5] un doppio pavimento) che semplificava la trasmissione di calore da una stanza all’altra, seguendo un andamento circolare.

Il percorso termale prevedeva soste negli ambienti caldi per la sauna e i bagni a temperatura variata, con permanenza nel frigidarium[6] per il bagno freddo.

Con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente i complessi termali di Pozzuoli e di Ischia furono abbandonati, compreso quello di Agnano, e solo verso la fine del V secolo Trasamondo, il re dei Vandali, decise di recuperare l’edificio ampliandolo. Importanti notizie al riguardo ci vengono fornite dal poeta Felice, vissuto tra il V e VI secolo, che scrisse cinque epigrammi sulla ricostruzione delle stesse.

Gli antichi tramandarono la nozione delle acque termali come benefiche per la salute e per il corpo: erano conosciute nel Medioevo grazie a Cicerone, attraverso il detto: “Quamdiu ad aquas fuit, numquam est mortuus” ovvero “Finché si recò alle acque, è rimasto in vita”, e Plinio il Vecchio, che affermò che la medicina del suo tempo fece ricorso alle acque come ‘rifugio’ poiché nessun elemento naturale era più miracoloso di essa.

Per il loro uso terapeutico, le terme di Agnano vennero citate anche in una leggenda da Gregorio Magno[7] nell’opera letteraria i Dialogi secondo la quale il vescovo di Capua, San Germano, si recò nel sudatorio di alcune grotte artificiali presenti nell’area flegrea per curarsi un’ infezione cutanea; durante il percorso si imbatte’ contro l’ombra di Pascasio, diacono morto e condannato in Purgatorio il quale aspettava l’espiazione dei suoi peccati, Germano si riunì in preghiera liberando l’anima del diacono. Da qui quelle di Agnano iniziarono ad essere note come Le stufe di San Germano o il Sudario di Agnano.

 

Il Lago nel cratere

A causa dei continui movimenti bradisismici l’assetto del territorio e la circolazione delle acque mutarono, portando alla formazione di un lago che sommerse gli edifici termali impedendo la fruizione di questi per secoli [Fig. 1].

La fonte più attendibile è Pietro da Eboli in I Bagni di Pozzuoli, nel capitolo dedicato al sudatorio di Agnano, attesta come nei secoli successivi l’impianto termale sopravvisse esclusivamente come sudatorio naturale, lo stesso può essere riscontrato nella descrizione di una caccia di Alfonso d’Aragona del 1443 [Fig. 2].

A partire dal XIX secolo[8] il lago venne prosciugato per un’opera di bonifica condotta dall’ingegnere napoletano Martuscelli, il quale svuotò completamente il canale recuperando terreni destinati all’attività agricola e portando alla scoperta di decine di sorgenti termali.

 

La Grotta del Cane

Situata nella conca di Agnano, la Grotta venne prodotta artificialmente dai romani a partire dal III – II secolo a.C., che scavando sulla Montagna accanto al lago di origine vulcanica, cercavano una fonte termale da sfruttare per i suoi vapori. In seguito, a causa della fuoriuscita di acido carbonico dal sottosuolo[9], la grotta divenne impraticabile.

Nel tempo vennero condotti una serie di esperimenti con il Cane del Lazzarone che, introdotto dallo stesso padrone nella cavità della grotta [Fig. 3], poco dopo l’inalazione dei vapori compiva gli stessi movimenti comuni ad ogni animale la cui respirazione viene contratta: il ventre si ritirava, gli occhi si gonfiavano, la lingua spessa e livida fuoriusciva dalla gola. Appena fuori dalla grotta, respirando l’aria naturale il cane rinsaviva; secondo il Lazzarone, tale esperimento non poteva essere compiuto più di dodici o quindici volte sullo stesso animale poiché sarebbe morto in preda a convulsioni e sintomi simili a quelli della rabbia.

A partire dagli anni 2000 gli studi sulla Grotta del Cane vennero ripresi ed il primo ad entrare nella cavità fu lo speleologo napoletano Rosario Varriale, che per ben due volte effettuò un sopralluogo degli ambienti fornendo una descrizione dettagliata della grotta.

 

Le statue

Quattro furono le statue romane, databili alla prima metà del II secolo a.C, rinvenute durante gli scavi: Afrodite armata, della quale giunsero il busto, le gambe e i piedi di un amorino alla sua sinistra; la statua maschile di Ganimede, il coppiere di Zeus; Venere marina, la statua più completa[10]; Hermes con Dionisio bambino, priva della testa e delle gambe.

 

 

L’influenza liberty

Nel 1900 la fama delle terme di Agnano, così come quella delle stufe di Nerone e delle terme di Ischia crebbe in maniera dirompente, arrivando all’orecchio dei più illustri medici del tempo, i quali si recavano personalmente a Napoli per provare le acque curative delle terme.

Il 16 febbraio del 1909 venne costituita la Società Terme di Agnano nata grazie alla collaborazione di architetti ed ingegneri che modificarono gli antichi assetti adattandoli alle esigenze della ricca borghesia del tempo.

Il primo luglio del 1911 vennero inaugurati gli ambienti principali, mentre i lavori continuarono fino alla metà degli anni ’20 (interrotti durante la Prima Guerra Mondiale e ripresi in subito dopo).

Agli anni della belle époque risale l’Arco di Arata [Fig.4], edificato in stile liberty e visibile ancora oggi, mentre gli scaloni centrali[11] in forme e stile neo-barocco [Fig.5] sono datati a febbraio – marzo del 1926.

 

Con l’entrata in guerra dell’Italia la struttura visse un periodo di abbandono. L’inaugurazione del 1925 fece sì che le terme di Agnano divenissero centro di attività di svago ed emblematico esempio per la cura del benessere del corpo.

Il centro termale rimase aperto anche durante la Seconda Guerra Mondiale fino a quando, nel 1943, non venne proclamato lo stato di emergenza. Le truppe naziste, in ritirata nel settembre dello stesso anno, occuparono i viali del centro termale e lo bombardarono facendo crollare l’edificio, adibito ad Albergo, situato sul Monte Spina. Ciò che rimase venne requisito dagli americani per essere restituito a guerra finita.

 

Tra gli anni 60’ e 70’ del 1900 l’architetto Giulio De Rosa e l’ingegnere Adriano Reale s’impegnarono a progettare una nuova sistemazione del complesso termale; demolirono e spostarono gli impianti originali per dargli la collocazione visibile e fruibile oggi.

 

 

 

Le figure 4 e 5 sono state scattate dalla redattrice dell’articolo.

 

 

 

Note

[1] Giunti in Italia meridionale dalle zone dell’Asia Minore e dal Peloponneso a seguito di lotte interne.

[2] Chiamati anche Opici o mitici Cimmeri, la leggenda narra che queste popolazioni nomade facessero uso di grotte termali già a partire dalla preistoria.

[3] Parola latina che deriva da un termine greco “ϑερμαί (πηγαί)” che definiamo come sorgenti calde.

[4] Il periodo d’oro dell’Impero Romano sotto il consolato di Publio Elio Traiano Adriano.

[5] Secondo le fonti classiche Sergio Orata, un ricco imprenditore romano era l’inventore di questo sistema, ma in realtà a lui va’ attribuito il merito di aver introdotto nel mondo romano un sistema di diffusione del calore già conosciuto in Grecia dal III secolo a.C.

[6] In questa sala erano presenti due delle quattro statue recuperate durante gli scavi.

[7] Poeta e Papa latino attivo in età Barbarica (Alto Medioevo).

[8] Il lago di Agnano, ex lago vulcanico, occupava una vasta area di circa 6 km.

[9] Il fenomeno noto come “mofeta”.

[10] Variante romana dell’Afrodite Cnidia di Prassitele con l’acconciatura che richiama la Venere Capitolina.

[11] Attribuiti erroneamente ad Arata.

 

 

Sitografia

altaterradilavoro.com/le-terme-di-agnano-una-perla-dei-campi-flegrei/ , consultato il 02/07/2022

https://www.termediagnano.it/archeologia-2/ , consultato il 02/07/2022

http://www.termediagnano.it/wp-content/uploads/2016/06/LA-STORIA.pdf , consultato il 02/07/2022

https://www.archeologiaviva.it/3168/i-romani-alle-terme/ , consultato il 27/07/2022.

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