RINASCIMENTO BOLOGNESE del XVI SECOLO

L’epoca dei Bentivoglio ormai è passata. Dopo la loro cacciata nel 1506, la famiglia provò a riappropriarsi della città altre volte: nel 1507, nel 1511 dove Annibale II Bentivoglio riuscì – solo per un anno – a riprenderla diventando signore sotto il protettorato dei francesi. Gli altri tentativi furono fatti nel 1513 dopo la morte di Papa Giulio II e l’ultimo nel 1522, entrambi senza successo, lasciando Bologna sotto il potere pontificio per quasi 3 secoli (fine 700). Nel XVI secolo a Bologna vi furono alcuni avvenimenti importanti come l’incoronazione di Carlo V Asburgo nella Basilica di San Petronio nel 1530 e la scelta di Bologna come sede del Concilio di Trento tra il 1547 e 1549 e la Controriforma. Questi ed altri avvenimenti avvenuti in questo secolo furono alla base della pittura dei Carracci.

 

Agostino Carracci

Nasce nel 1557 a Bologna formandosi nell’ambiente tardo-manieristico frequentando la bottega di Prospero Fontana, successivamente quella di Bartolomeo Passarotti e infine quella dell’architetto incisore Domenico Tebaldi. Negli anni 70 del 500 frequentò lo studio di Cornelis Cort dove avviò l’attività di incisore. Negli anni a seguire assieme al fratello Annibale e il cugino Ludovico diede vita all’Accademia degli Incamminati (1582) e verrà visto come l’intellettuale del gruppo. Compì viaggi di studio a Venezia due volte (1582 e tra il 1587-89) e Parma tra il 1586-87. Nella città lagunare entrò in rapporti con Paolo Veronese e Tintoretto, che apprezzò la grandissima abilità grafica del pittore bolognese (ammirazione nata dopo la visione dell’incisione della Crocifissione1 della Scuola Grande di San Rocco del 1589).Anche se furono poche le incisioni del Carracci (lavorerà per produzioni di traduzione, cioè su lavori altrui) egli diventerà uno dei migliori incisori italiani del suo tempo mettendo a punto una tecnica grafica che divenne un punto di riferimento di quest’arte.

Nel 1584 assieme al fratello Annibale e il cugino Ludovico realizzò gli affreschi delle Storie di Giasone e Medea2perPalazzo Fava a Bologna, divenendo la prima commissione fatta da tutti e tre i Carracci. Sempre con il fratello e cugino tra il 1590-92 parteciperà ad un’altra commissione per la realizzazione degli affreschi della Storia della fondazione di Roma3 presso Palazzo Magnani, sempre a Bologna.Sempre nell’ultimo decennio del 500 il pittore porterà a termine altre due opere: l’Assunzione della Vergine4 del 1592-93, per la chiesa di San Salvatore e la Comunione di San Girolamo5datata tra il 1592-97.

Nel 1598 Agostino raggiunse il fratello a Roma, dove lo aiutò alla decorazione della Galleria Farnese, ma vi rimase per soli due anni, sembrerebbe a causa di un litigio avuto con Annibale anche se le ragioni non sono del tutto note. Da Roma si trasferì a Parma dove lavorò per Ranuccio I Farnese alla decorazione della volta della Sala d’Amore di Palazzo del Giardino, dove però dovette abbandonare presto i lavori a causa del peggiorarsi delle sue condizioni di salute.

Agostino Carracci morì di li a poco nel 1602, poi sepolto nel duomo di Parma.

 

Opere Agostino

1Incisione Crocifissione della Scuola Grande di San Rocco (da Tintoretto), 1589.

 

2 Storie di Giasone e Medea, 1584, Palazzo Fava, Bologna.

 

3Storia della fondazione di Roma, 1590-92, Palazzo Magnani, Bologna.

 

4Assunzione della Vergine, 1592-93, Pinacoteca Nazionale, Bologna.

 

5Comunione di San Girolamo, 1592-97, Pinacoteca Nazionale, Bologna.

 

Annibale Carracci

Fratello minore di Agostino, nasce nel 1560a Bologna. Della sua formazione non ci sono giunte notizie, ma pare che questa sia avvenuta lontana dalla cerchia familiare. Sarà un importantissimo pittore che darà vita ad un nuovo modo di dipingere, riunendo vari stili dei più illustri pittori del Rinascimento maturo, ponendo assieme a Caravaggio e Rubens le basi per la pittura barocca.

La prima opera del Carracci sarà la pala d’altare raffigurante la Crocifissione e santi6 datata 1583 per la chiesa di San Nicolò a Bologna, dove possiamo notare il rifiuto delle convenzioni tardo manieristiche e un primo tentativo di ritorno al vero. Altre sue opere molto importanti furono i dipinti di genere come la Grande Macelleria7 e il Mangiafagioli8 del 1585.

Annibale ebbe due soggiorni che lo segnarono nella sua evoluzione stilistica. Il primo a Parma dove conoscerà la pittura di Correggio, visibile nell’opera Battesimo di Cristo9 del 1585 per la chiesa di San Gregorio, il secondo a Venezia tra il 1587-88 dove avrà modo di studiare la pittura del Veronese. Come già citato, assieme al fratello e al cugino affrescherà Palazzo Fava e Palazzo Magnani a Bologna tra la fine degli anni 80 e gli inizi degli anni 90 del 500, trasferendo nell’ultimo decennio lo stile di Annibale verso la pittura del Veronese. Ne sono testimoni la Pala di San Giorgi010 e la Resurrezione di Cristo11del 1593, quest’ultima vista come l’opera di arrivo alla fase matura. Prima di lasciare Bologna Annibale produsse assieme al fratello e al cugino un’ultima decorazione collettiva per il Palazzo Sampieri di Bologna, dando vita all’opera Cristo e la Samaritana12 del 1593-94. L’insieme di questi capolavori conferì al Carracci grande notorietà e ciò lo condusse a Roma a lavorare per il cardinale Odoardo Farnese dandogli il compito di decorare assieme al fratello il piano nobile dell’omonimo palazzo; per il monsignor Tiberio Cerasi presso la cappella di famiglia, realizzò la tela dell’Assunzione della Vergine (1600-01) posta tra la Crocifissione di Pietro e la Conversione di San Paolo di Caravaggio ed infine, per la famiglia Aldobrandini per cui dipinse diverse opere e decorò la cappella privata di palazzo.

Annibale Carracci morirà a Roma nel 1609 e sepolto presso il Pantheon vicino alla tomba di Raffaello come da lui richiesto.

 

Opere Annibale

6 Crocifissione e santi , 1583, Chiesa di Santa Maria della Carità, Bologna.

 

7 Grande Macelleria, 1585 circa, Christ Church Picture Gallery, Oxford.

 

8 Mangiafagioli, 1585, Galleria Colonna, Roma.

 

9Battesimo di Cristo, 1585, Chiesa San Gregorio, Bologna.

 

10 Pala di San Giorgio, 1593 , Pinacoteca Nazionale, Bologna.

 

11Resurrezione di Cristo, 1593, Museo del Louvre, Parigi.

 

12Cristo e la Samaritana, 1593-94, Pinacoteca di Brera, Milano.

 

Ludovico Carracci

Fu il più anziano dei tre Carracci. Nacque a Bologna nel 1555, formandosi come il cugino Agostino presso Prospero Fontana, proponendo una pittura religiosa. Anch’egli ebbe modo di viaggiare, in particolare a Firenze, Parma, Mantova e Venezia. Alcuni esempi di sue opere religiose sono l’Annunciazione13del 1584, la Pala dei Bargellini14 del 1588, la Conversione di Saulo151587-88 e la Madonna degli Scalzi16 datata 1590 presso la cappella Bentivoglio nella chiesa di Santa Maria degli Scalzi a Bologna. Tra le sue realizzazioni da decoratore vi furono le già note Storie di Giasone e Medea a Palazzo Fava (1584) e la Storia della fondazione di Roma a Palazzo Magnani (1590-92) fatte assieme ai cugini Annibale e Agostino. Sempre nello stesso periodo della decorazione di Palazzo Magnani compì le opere della Predicazione del Battista17e il Martirio di Sant’Orsola18 (influenzato dallo stile di Tintoretto e Veronese). Con il nuovo secolo Ludovico fu all’opera presso il Duomo di Piacenza tra il 1607-08, Roma nel 1612 nella chiesa di Sant’Andrea della Valle e Ferrara presso la chiesa di Santa Francesca Romana, presentando una lodevole qualità espressiva e morale.

Morirà a Bologna nel 1619.

 

Opere Ludovico

13 Annunciazione, 1584, Pinacoteca Nazionale, Bologna.

 

14 Pala dei Bargellini, 1588, Pinacoteca Nazionale, Bologna.

 

15 Conversione di Saulo, 1587-88, Pinacoteca Nazionale, Bologna.

 

16 Madonna degli Scalzi, 1590, Pinacoteca Nazionale, Bologna.

 

17 Predicazione del Battista, 1592, Pinacoteca Nazionale, Bologna.

 

18 Martirio di Sant’Orsola, 1592, Pinacoteca Nazionale, Bologna.


RINASCIMENTO BOLOGNESE del XV SECOLO

Bologna nel 1401 divenne la città dei Bentivoglio, famiglia toscana che alleata con i Visconti di Milano cacciarono il Legato Pontificio dalla città emiliana. Giovanni I Bentivoglio fu il primo della casata a governare sulla città, ma il prestigio e la rinomanza politica avvennero sotto Giovanni II, cugino del precedente signore di Bologna, Sante Bentivoglio. L’arte pittorica durante il XV secoloarrivò per lo più dai pittori ferraresi come Ercole de Roberti e Francesco del Cossa trovando poi sviluppi verso la fine del secolocon Francesco Francia e Lorenzo Costa. Dal 1506 i Bentivoglio vennero esiliati dal papa Giulio II, portando la città solo il potere papale.

 

Francesco del Cossa

Come già sappiamo Francesco del Cossa è un pittore appartenente all’Officina ferrarese del XV secolo. Dopo le scene affrescate nel Salone dei Mesi di Palazzo Schifanoia si trasferì stabilmente a Bologna attorno al 1470 dove fin da subito ebbe un’intensa attività, caratterizzata da commissioni di grande prestigio. La prima opera bolognese del pittore avvenne lo stesso anno del suo arrivo e fu la Pala dell’Osservanza1 in San Paolo in Monte; due anni dopo per GiovanniIIBentivoglio ridipinse la Madonna del Baraccano2, un affresco votivo di grande significato simbolico. Tra il 1472 e 73 assieme ad Ercole de Roberti portò a compimento il Polittico Griffoni3 commissionato da Floriano Griffoni mentre nel 1474 portò a termine la Pala dei Mercanti4commissionata da Alberto de Cattanei e Domenico degli Amorini, dove possiamo notare l’attenuamento dello stile bizzarro e tagliente tipico della pittura ferrarese a vantaggio di una maggiore monumentalità delle figure, portando nel panorama bolognese le novità pittoriche rinascimentali. Prima della morte avvenuta nel 1478 per la peste, del Cossa decorò le volte della Cappella Garganelli dentro la Cattedrale di San Pietro, portata poi a termine da Ercole de Roberti.

 

Opere Francesco del Cossa

1 Pala dell’Osservanza, 1470, Gemäldegalerie, Dresda.

 

2 Madonna del Baraccano, 1472, Chiesa di Santa Maria del Baraccano, Bologna.

 

3Polittico Griffoni, 1472-73 (figure dei santi esposte in vari musei).

 

4Pala dei Mercanti, 1474, Pinacoteca Nazionale, Bologna.

Ercole de Roberti

Anch’eglipittore dell’Officina ferrarese seguì Francesco del Cossa a Bologna ma a differenza di quest’ultimo lui tornò a Ferrara nel 1479. A Bologna il pittore lavorerà per lo più al fianco di Francesco del Cossa come nel caso dei Santi sui pilastrini ela Pradella con le storie di San Vincenzo Ferrer5 del Polittico Griffoni del 1472-73. In quest’ultima opera notiamo come il suo stile si sia evoluto, soprattutto nelle architetture organizzate razionalmente.

Nel 1475 de Roberti compì un ritratto di profilo per Giovanni II Bentivoglio e Ginevra Sforza, chiamato DitticoBentivoglio6. Questa tipologia di ritratto dominò nelle corti italiane per quasi tutto il XV secolo (si rifaceva all’ideale umanistico dei ritratti dei Vir Illustris, derivate dalle effigi degli imperatori nella monetizzazione romana). Prima del ritorno a Ferrara egli concluse gli affreschi della CappellaGarganelli7 iniziata sempre con del Cossa,che ebbe un forte impatto sulla scuola locale e sui visitatori che la videro tra cuiNiccolòdell’Arca e Michelangelo. Purtroppo degli affreschi della Cappella rimane un solo frammento raffigurante la Maddalena Piangente.

 

Opere Ercole de Roberti

5 Pradella con le storie di San Vincenzo Ferrer, 1472-73, Pinacoteca Vaticana, Città del Vaticano.

6 Dittico Bentivoglio, 1475, National Gallery of Art, Washington.

7Cappella Garganelli, 1478-1486, Pinacoteca Nazionale, Bologna.

Lorenzo Costa

Lorenzo Costa detto il Vecchio nacque a Ferrara nel 1460 daGiovanniBattistaCosta e Bartolomea. I primi passi in pittura furono condizionati quasi sicuramente dal padre, anche se successivamente come modello stilistico prenderà quello di Cosmé Tura. Una delle sue prime opere giovanili fu il San Sebastiano18del 1482,inizialmente attributo al Tura ma successivamente, dopo la trascrizione in latino dei caratteri ebraici sullo scudo in basso a sinistra si è riusciti a dedurre che l’opera era del Costa (firma del pittore a caratteri ebraici).

Nel 1483 Lorenzo Costa e tutta la sua famiglia si trasferirono a Bologna per sfuggire alla peste che stava affliggendo Ferrara e per la guerra contro Venezia. Già in quell’anno lavorava per iBentivoglio, signori di Bologna enella primavera del 1475 , venne nominato “pictor” in un atto notarile, questo ad indicare che all’età di 25 anni probabilmente lavorava già in proprio. Col tempo a Bologna strinse amicizia con Francesco Francia, altro illustre pittorebolognese del XV secolo. L’anno seguente Giovanni II Bentivoglio gli commissionò di dipingere la cappella di famiglia nella Chiesa di San Giacomo Maggiore, portando a termine la Vergine alla presenza della famiglia Bentivoglio19 nel 1488, completandola due anni più tardi con i due Trionfi20a,b(Trionfo della Morte e Trionfo della Fama). Nel biennio 90-92 del 400 il pittore oltre ai trionfi già citati fece il ritratto di Giovanni II Bentivoglio21 e la Pala Rossi22, ultima sua tavola eseguita in San Petronio. In quest’ultima opera vi è una svolta fondamentale nel suo percorso artistico che lo portò a distaccarsi dalle influenze di Tura e del Cossa, rimandando al canone classico dell’arte del Bellini, del Perugino e del Francia, senza però rinunciare al tocco leggero di geniale bizzarria padana tipicamente costesca. Verso la fine del secolo operò in San Giovanni in Monte per la realizzazione della Pala Ghedini23. All’inizio del secoloebbe un’attività molto intensa: per citarne alcune il pittore realizzò opere come l’Incoronazione della Vergine24(1501), San Petronio fra i Santi Domenico e Francesco25(1502) e lo Sposalizio della Vergine26 (1505).

Nel 1506 i Bentivoglio vennero esiliati a Ferrara da Papa Giulio II, ma il Costanon li seguì, dirigendosi a Mantova dove lavorerà per Isabella d’Este e vivrà fino alla sua morte avvenuta nel 1535.

 

Opere Lorenzo Costa

18San Sebastiano, 1482, Gemäldegalerie, Dresda.

 

19Vergine alla presenza della famiglia Bentivoglio, 1485, San Giacomo Maggiore, Bologna.

 

20a,bTrionfo della Morte e della Fama, 1490, San Giacomo Maggiore, Bologna.

 

21Ritratto di Giovanni II Bentivoglio, 1490-92, Galleria degli Uffizi, Firenze.

 

22Pala Rossi, 1492, Basilica di San Petronio, Bologna.

 

23Pala Ghedini, 1497, Chiesa di San Giovanni in Monte, Bologna.

24Incoronazione della Vergine, 1501, Chiesa di San Giovanni in Monte, Bologna.

 

25San Petronio fra i Santi Domenico e Francesco, 1502, Pinacoteca Nazionale, Bologna.

 

26Sposalizio della Vergine, 1505, Pinacoteca Nazionale, Bologna.

Francesco Francia

Francesco Raibolini detto il Francia, nasce a Zola Predosa tra il 1447-49. Prima di dedicarsi alla pittura la sua carriera iniziò nell’arte orafa, facendosi riconoscere per le “paci” in argento niellato. Nell’età giovanileebbe modo di viaggiare molto (Ferrara, Romagna, Marche, Firenze, Perugia, Mantova, Padova, Venezia) entrando in contatto con Piero della Francesca, AndreaMantegna, GiovanniBellini, il Perugino, AntonellodaMessina e le opere fiamminghe. Queste ultime costruiranno un tratto stilistico assai rilevante nella sua intera produzione. L’enorme patrimonio di conoscenze e di eredità stilistiche le troviamo nelle opere degli anni 80 e 90 del 400 come la Sacra Famiglia Bianchini8, la Crocifissione Bianchini9 del 1485, le Pale per la famiglia Felicini10,Malanzuoli11 e il ritrattodi Violante Bentivogliodel 1490e quello di Bartolomeo Bianchini detto Codro12del 1495. Altra opera realizzata lo stesso anno fu la Pala per la famiglia Scappi13 presso la Chiesa dell’Annunziata, a testimoniare come il pittore ricevette molte richieste dalle famiglie dell’aristocrazia bolognese. Alle fine del 1400 Anton Galeazzo Bentivoglio figlio di Giovanni II, chiese al Francia di realizzare per la Chiesa della Misericordia una Pala14da inserire nella loro cappella presso la Chiesa della Misericordia. Con il nuovo secolo il pittore portò a termine alcuni affreschi15a,b delle storie dei Santi Cecilia e Valeriano presso l’Oratorio di Santa Cecilia, oltre alla Madonna del Terremoto16 del 1505 (omaggio alla vergine per aver preservato la città dalle peggiori conseguenze del recente terremo).

Con la cacciata dei Bentivoglio e l’avvento di Giulio II, il pittore dal 1508 fu responsabile dei conii, ricevendo importanti commissioni da parte di famiglie prima emarginate come i Gozzadini, per i quali realizzò la Pradelladella natività e passione di Cristo, chiamata Visione di Sant’Agostino17.

Nell’ultimo decennio di vita il pittore fu in grado di rispondere più liberamente alle commissioni provenienti da signorie, città forestiere e committenti ecclesiastici come Guidobaldo di Montefeltro, Francesco Maria della Rovere e Isabella d’Este.

Il pittore morirà a Bologna nel 1517.

 

Opere Francesco Francia

8Sacra famiglia Bianchini, Gemäldegalerie, Berlino.

 

9Crocifissione Bianchini, 1485, Collezione Comunali d’arte, Bologna.

 

10Pala Felicini, 1490, Pinacoteca Nazionale, Bologna.

 

11 Pala Malanzuoli, 1490, Pinacoteca Nazionale, Bologna.

 

12Ritratto di Bartolomeo Bianchini detto Codro, 1495, National Gallery, Londra.

 

13Pala Scappi, 1495, Pinacoteca Nazionale, Bologna.

 

14Pala Bentivoglio, 1498, Pinacoteca Nazionale, Bologna.

 

15aSposalizio di Cecilia e Valeriano, 1505-06, Oratorio di Santa Cecilia, Bologna.

 

15bSepoltura di Santa Cecilia, 1505-06, Oratorio di Santa Cecilia, Bologna.

 

16Madonna del Terremoto, 1505, Palazzo Comunale, Sala d’Ercole, Bologna.

 

17Visione di Sant’Agostino, 1508, Pinacoteca Nazionale, Bologna.


RINASCIMENTO FERRARESE

Articolo curato dal referente per la regione Emilia Romagna MIRCO GUARNIERI

 

Con l’inizio del 1500 Ferrara raggiunse il massimo splendore, diventando la prima capitale moderna d’Europa, grazie al compimento da parte di Biagio Rossetti dell’AddizioneErculea.

Nell’ambito artistico il principale attivista della corte ferrarese di quel tempo fu Dosso Dossi.Assieme a lui presso la scuola ferrarese ci furono altri artisti di spicco come Girolamo da Carpi, Garofalo, L’Ortolano, Bastianino, Scarsellino e Bononi, considerato l’ultimo pittore della scuola ferrarese.

 

Dosso Dossi

Pseudonimo di Niccolò Luteri. I dati anagrafici del pittore sono scarsi, ma secondo gli studi di Carlo Giovannini la nascita del pittore viene fatta risalire tra il 1468 e 1469 in una località vicino Mirandola, chiamata Tramuschio. La formazione di Dosso Dossi avvenne inizialmente attraverso la pittura di Giorgione, i rimandi alla classicità di Raffaello ed infine influenzato dalla scuola ferrarese, accentuando i contrasti del chiaroscuro e i rimandi simbolici negli ultimi anni di vita. Nel 1510 lo troviamo al servizio dei Gonzaga a Mantova e successivamente dal 1514 divenne pittore presso la corte degli estensi di Ferrara, peraltro inizialmente chiamato Dosso della Mirandola e non Dosso Dossi. In quel periodo presso la corte Estense si trovava anche Ludovico Ariosto, con il quale collaborò alla realizzazione di opere. Sotto Alfonso d’Estediresse e procedette alla realizzazione dei Camerini d’Alabastro assieme a Tiziano e Giovanni Bellini, realizzando opere come Trionfo di Bacco1, Enea e Acate sulla costa libica2 e Discesa di Enea nei Campi Elisi3(Dosso Dossi); Festino degli Dei4(Giovanni Bellini); Bacco e Arianna5, il Baccanale degli Andrii6, Festa degli Amorini7e Cristo della Moneta8(Tiziano). Successivamente il Camerino venne smantellato con la devoluzione della città allo Stato Pontificio nel 1598.

Dosso compì molti viaggi tra Firenze, Roma e in particolare Venezia, tenendosi aggiornato sulle ultime novità stilistiche avviando dialoghi con Tiziano da cui apprese la ricchezza cromatica e le ampie aperture paesaggistiche.

Nel 1531 venne chiamato a Trento dal Principe Vescovo Bernardo Cles per affrescare una ventina di stanze del Castello del Buonconsiglio lavorando al fianco del Romanino, morendo successivamente a Ferrara nel 1542.

 

Opere Dosso Dossi

1 Trionfo di Bacco, 1520-24, Bombay, collezione privata.

2Enea e Acate sulla costa libica, 1520, Washington, National Gallery of Art.

3Discesa di Enea nei Campi Elisi, 1520, Ottawa, National Gallery of Canada.

 

Opera Giovanni Bellini

4Festino degli Dei, 1514, Washington, National Gallery of Art.

 

Opere Tiziano

5Bacco e Arianna, Londra, National Gallery.

6il Baccanale degli Andrii, Madrid, Museo del Prado.

 

7Festa degli Amorini, Madrid, Museo del Prado.

8Cristo della Moneta, Gemäldegalerie, Dresda.

 

Bastianino

Sebastiano Filippi, in arte Bastianino nacque a Ferrara attorno al 1532, iniziando a dipingere sotto l’influsso del padre Camillo. Dopo aver conseguito un viaggio a Roma il pittore ferrarese assimilò molto della pittura michelangiolescatanto che la elaborò in uno stile tutto suo anche attraverso il cromatismo dell’ultimo Tiziano. Rientrato da Roma(1550) il Bastianino diede alla luce l’affresco deiSeguaci della Croce9, per l’Oratorio dell’Annunziata, poi, assieme al padre e il fratello Cesare lavorò per la corte estense dando vita alle Tavole lignee che decorano il Camerino delle Duchesse10(1555-1560) nel palazzo ducale della città estense.Successivamente vennero realizzate opere come la Madonna Assunta11(1565) per la chiesa di Sant’Antonio in Polesine e le pale d’altareper la Certosa di San Cristoforo. Le due pale non hanno una datazione precisa, infatti ci è giunto solo un documento del 1565 dove vengono menzionate queste opere raffiguranti l’Ascensione di Cristo12e il Giudizio universale13 (inizialmente “Assunzione della Vergine”), presupponendo quindi che siano state concluse tra il 1566 e il 1572 (anno di consacrazione della Certosa).

Uno dei capolavori più importantiper la corte estense fu la realizzazione degli affreschi nell’Appartamento dello specchioall’interno del Castello Estense, voluti da Alfonso II. Assieme a Ludovico Settevecchi e Leonardo da Brescia, il Filippi diede alla luce gli affreschi per le Sale dei Giochi14dopo il terremoto del 1570 e la Sala dell’Aurora15 tra il 1574-75(Bastianino “Il Tempo”,“La Notte” e “L’Aurora”, Ludovico Settevecchi “Il Giorno”e “Il Tramonto”).

Dal 1577 al 1580il Bastianinolavorò alla realizzazione delGiudizio Universale16 nel catino absidale del coro della cattedrale di Ferrara, ispiratosi a quello di Michelangelo nella Cappella Sistina, mentre tra il 1580 e la fine del 500 il pittore, ormai giunto verso la fine della sua carriera pittorica realizzò altre pale d’altare per la chiesa di San Paolo, raffiguranti la Resurrezione di Cristo17 del 1580, l’Annunciazione18del 1590-91 e la Circoncisione19datata tra il 1593 e prima del 1600.Morì nel 1602 a Ferrara.

Opere Bastianino

9Seguaci della Croce, dopo 1550, Ferrara, Oratorio dell’Annunziata.

10Camerino delle Duchesse, Ferrara.

11Madonna Assunta, Ferrara, Pinacoteca Nazionale.

12Ascensione di Cristo, Ferrara, Certosa San Cristoforo.

13Giudizio universale, Ferrara, Certosa San Cristoforo.

14Sale dei Giochi, Ferrara, Castello Estense.

15Sala dell’Aurora, Ferrara, Castello Estense.

16Giudizio Universale, Ferrara, Duomo.

17Resurrezione di Cristo, Ferrara, Chiesa San Paolo.

18Annunciazione, Ferrara, Chiesa San Paolo.

19Circoncisione, Ferrara, Chiesa San Paolo.

Opere Ludovico Settevecchi

15a. Giorno, Sala dell’Aurora, Ferrara, Castello Estense.

15b. Tramonto, Sala dell’Aurora, Ferrara, Castello Estense.

 

 

Scarsellino

Ippolito Scarsella, detto lo Scarsellino nacque a Ferrara nel 1551 e grazie al padre Sigismondo, anch’egli pittore, si avvicinò alla pittura. All’età di 17 anni Ippolito lasciò Ferrara per andare prima a Bologna e poi a Venezia. Nella prima città ebbe modo di ammirare le opere dei Carracci, mentre nella città veneta divenne apprendista di Paolo Veronese che chiamerà “suo nuovo maestro”,entrando in contatto con i pittori della scuola veneta come Jacopo Bassano e assimilando lo stile manieristico, la rivoluzione del movimento e del colore imposti da Tiziano. Nel 1576, tornò a Ferrara aprendo una bottega. Questi sono gli ultimi anni del governo della dinastia Estense.Il pittore operò assieme ad altri colleghi alla realizzazione di opere da soffitto per il Palazzo dei Diamanti come Apollo20e Fama21datate 1591-93. Scarsellino avrà modo di entrare in contatto con i Carracci e successivamente con Carlo Bononi (quest’ultimo molto più giovane di lui)influenzandoli con la sua pittura. Una delle sue realizzazioni più importanti è quella del 1592 nel catino absidale della chiesa di San Paolo a Ferrara di Elia che viene rapito al cielo sul carro di fuoco22,oltre alla Discesa dello Spirito Santo.Realizzò inoltre molte opere per diverse chiese di Ferrara e non, alcune però senza una precisa datazione. Sappiamo che nell’ultimo decennio del 500 trascorse un paio d’anni dentro San Benedetto per la realizzazione delle Nozze di Cana23. Oltre che ad essere riconosciuto come un importante pittore, fu anche copista creando - per citarne alcune - la copia del Baccanale degli Andrii24di Tizianonon (ante 1598) e Madonna col Bambino e angeli che appare a Giulia Muzzarelli25 di Girolamo da Carpi nel 1608. Con l’inizio del nuovo secolo gli Estensi non sono più i padroni di Ferrara. Ora la città è nelle mani dello Stato Pontificio e la devoluzione della città è già avviata. Altri dipinti realizzati per le chiese della cittàsono Noli me tangere26a San Nicolò e l’Annunciazione27a Sant’Andrea, entrambe senza una datazione precisa, ma comunque realizzate comunque nel primo decennio del 1600, la Decollazione di San Giovanni Battista28(1603-1605), l’Ultima cena29 (1605), Madonna col Bambino in gloria fra i santi Chiara, Francesco e le Cappuccine adoranti l’Eucarestia30(1609) per Santa Chiara, il Martirio di Santa Margherita31per l’Istituto della provvidenza del 1611 e San Carlo Borromeo del 1616 per San Domenico, indicato come l’ultimo dipinto del pittore. Morirà successivamente nel 1620.

Opere Scarsellino

20Apollo, Modena, Gallerie Estensi.

21 Fama, Modena, Gallerie Estensi.

22Elia che viene rapito al cielo sul carro di fuoco, Ferrara, Chiesa San Paolo.

23 Nozze di Cana, Ferrara, Pinacoteca Nazionale.

24 Baccanale degli Andrii,(copia daTiziano), collezione privata.

25 Madonna col Bambino e angeli che appare a Giulia Muzzarelli,(copia da Girolamo da Carpi),Ferrara,San Francesco.

26 Noli me tangere, Ferrara, Pinacoteca Nazionale.

27 Annunciazione, Ferrara, Pinacoteca Nazionale.

28Decollazione di San Giovanni Battista, Ferrara, Chiesa San Giovanni Battista.

29Ultima cena, collezione privata.

30Madonna col Bambino in gloria fra i santi Chiara, Francesco e le Cappuccine adoranti l’Eucarestia, Ferrara, Chiesa Santa Chiara.

31Martirio di Santa Margherita, Ferrara, Istituto della Provvidenza.

 

 

Carlo Bononi

Secondo studi recenti il pittore nasce a Ferrara nel 1579 (inizialmente si diceva fosse nato un decennio prima). Il periodo storico in cui egli vivrà è quello della Devoluzione di Ferrara passata sotto lo Stato Pontificio, il quale porterà la città ad un lento declino. Si dice che Bononi sia stato allievo diBastarolo, entrato poi in contatto con lo Scarsellino. I punti di riferimento artistici del pittore sono Tintoretto e Veronese per quanto riguarda la tradizione, mentre Caravaggio e i Carracci  per quanto riguarda l’innovazione pittorica. L’inizio della sua carriera pittorica viene attribuita con la realizzazione dell’opera Madonna col bambino in trono e i santi Maurelio e Giorgio32del 1602 per la residenza dei Consoli delle vettovaglie. Nel 1605-06 avvenne la svolta pittorica facendo apportare alle figure una sorta di anima, comunicando uno stato di leggera inquietudine. Questa svolta è visibile nelle opere degli Angeli33del 1605-1606 e della Sibilla34 del 1610. Dall’anno successivo troviamo anche documenti che menzionano Carlo Bononi per la commissione di opere come San Carlo Borromeo35 per la Chiesa della Madonnina di Ferrara. Oltre a queste opere nel primo decennio del 600inizierà a dipingere il ciclo decorativo36che orna la chiesa di Santa Maria in Vado a Ferrara, la più importante commissione ricevuta che gli darà un’immensa fama. Successivamente il pittore andrà via da Ferrara, ritenuta da egli stesso “troppo stretta”. Si dirigerà a Roma per trovare fortuna o completare la sua formazione (scarsa documentazione) e Fano per poi tornare a dipingere tra Ferrara e Reggio Emilia nel secondo decennio del 600. In quel periodo a Ferrara realizzò opere come le Nozze di Cana37 per il Refettorio della Certosa di San Cristoforo, ispirandosi all’omonimo dipinto del Veronese, l’Angelo Custode38per la chiesa di Sant’Andrea (successivamente spostata alla Pinacoteca Nazionale di Ferrara prima che la chiesa venisse chiusa al culto) di cui non abbiamo una datazione certa e portò a termine il ciclo di Santa Maria in Vado. Il pittore morirà nel 1632 e venne sepolto dentro la chiesa che gli diede fama. Successivamente venne rinominato l’ultimo pittore dell’Officina ferrarese.

 

Nel 1570, Ferrara venne colpita da un terremoto di forte intensità portando oltre che alla distruzione della città anche, indirettamente, alla fine del potere Estense a Ferrara, facendola concludere nel 1598 con la cacciata della famiglia dalla città e la successiva devoluzione da parte della chiesa.

Opere Carlo Bononi

 

32Madonna col bambino in trono e i santi Maurelio e Giorgio, Vienna, Kunsthistorishes Museum.

33Angeli, Bologna, Pinacoteca Nazionale.

34Sibilla, Fondazione Cavallini-Sgarbi.

35San Carlo Borromeo, Ferrara, Musei di Arte Antica.

36Ciclo decorativo, Ferrara, Chiesa Santa Maria in Vado.

37Nozze di Cana, Ferrara, Pinacoteca Nazionale.

38 Angelo Custode, Ferrara, Pinacoteca Nazionale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


RINASCIMENTO FERRARESE

Articolo curato dal referente per la regione Emilia Romagna MIRCO GUARNIERI

 

Questo ciclo di articoli vedrà come protagonista l’arte rinascimentale delle signorie emiliano-romagnole.

 

Gli Estensi furono una famiglia che si insediò a Ferrara dal 1240 divenendo prima duchi, poi signori della città. Sotto Niccolò III d’Este (1384-1441) Ferrara divenne un grande centro culturale rinascimentale portando ulteriore splendore sotto Leonello d’Este (1407-1450). Con Borso d’Este (1413-1471) la Scuola ferrarese, meglio nota come Officina ferrarese, divenne molto importante per la presenza di artisti come CosméTura, Francesco del Cossa ed Ercole de Roberti. Successivamente con Ercole I d’Este, la città raggiunse il massimo splendore con la costruzione dell’Addizione Erculea da parte di Biagio Rossetti nel 1492.

 

La scuola ferrarese

L’Officina ferrarese fu fondata da Cosmè Tura presso la corte estense a Ferrara al quale si affiancarono Francesco del Cossa ed Ercole de Roberti. Lo stile della scuola muterà nel tempo, dovuto alle influenze di artisti e delle città vicine, come Mantova, Venezia, Firenze e Bologna, ospitando artisti come Andrea Mantegna, Leon Battista Alberti, Piero della Francesca e Rogier Van Der Weyden. Altri artisti che faranno parte dell’Officina ferrarese nel XVsecolo saranno Galasso Galassi, Angelo Maccagnino, Michele Pannonio, Lorenzo Costa il Vecchio, Boccaccio Boccaccino, Domenico Panetti, L’Ortolano Ferrarese, Ercole Grandi, Ludovico Mazzolino e Michele Coltellini.

 

Cosmé Tura

Pittore della corte estense nonché rappresentante di spicco dell’Officina ferrarese, nasce nel 1433 ei primi documenti dove troviamo il suo nome risalgono al 1451-52, quando per la corte estense decorò oggetti di uso quotidiano. Tramite studi, pare che il pittore, tra il 1452 e 1456, non si trovasse a Ferrara.Da qui l’ipotesi che sia stato mandato dagli Estensi in viaggio di apprendistato a Padova dove venne influenzato dalla pittura rinascimentale padovana (segno netto e tagliente, esuberanza decorativa con citazioni dell'antico, portato poi ad estremi livelli). Tornato a Ferrara, conobbe direttamente Piero della Francesca attorno al 1458-59, suo grande maestro dal quale mutò il senso della costruzione spaziale geometrica, lo spirito monumentale e la luce che si fece più nitida e tersa usata negli sfondi. Altro stimolo che Tura ricevette fu quello proveniente dalla pittura fiamminga dai quali apprese l’osservazione minuta dei dettagli e la resa delle varie consistenze dei materiali tramite l’uso della pittura ad olio. Sotto la corte estense di Borso d’Este, Cosmé Tura dipinse opere come Madonna con Bambino in un giardino1, 1452; Madonna con Bambino in tronotra San Girolamo e una Santa martire(forse la Maddalena), 1455. Nel 1458 concluse le opere del Ciclo delle Muse iniziate da Angelo Maccagnino presso lo Studiolo di Belfiore dell’omonima Delizia, quali Calliope2e Tersicore3. Verso la fine degli anni 60 del 400, dipinse le ante dell’organo del Duomo di Ferrara raffiguranti da un lato L’Annunciazione4e dall’altro San Giorgio e la principessa5.

Con la successione al potere di Ercole I d’Este, Cosmé Tura divenne ritrattista di corte, ruolo che ricoprì fino al 1486 quando venne sostituito da Ercole de Roberti. Nel 147o concluse il Polittico Roverella6, fatto in onore di Lorenzo Roverella, allora vescovo di Ferrara (una delle opere più importanti del pittore).

Prima della morte che lo colpirà nel 1490, il pittore ferrarese farà un’ultima opera tra il 1484 e il 1490 chiamata Sant’ Antonio da Padova7.

Opere Cosmé Tura in foto

1Madonna con Bambino in un giardino, 1452,Washington, National Gallery of Art.

 

2Calliope,1460,Londra, National Gallery.

 

3Tersicore, 1450-1460,Milano, Museo Poldi Pezzoli.

 

4Annunciazione, 1469, Ferrara, Museo del Duomo.

 

5San Giorgio e la principessa, 1469, Ferrara, Museo del Duomo.

 

6Polittico Roverella, 1470-1474:

  1. Madonna Roverella, Londra, National Gallery.
  2. Pietà e Santi, Parigi Musée du Louvre.
  3. Santi Maurelio e Paolo con Niccolò Roverella, Roma, Galleria Colonna.
  4. Circoncisione, tondo, Boston, Isabella Stewart Gardner Museum.
  5. San Giorgio, San Diego, San Diego Museum of Art.

7Sant’Antonio da Padova, Modena, Galleria Estense.

 

Francesco del Cossa

Di questo pittore si hanno poche notizie in merito alla sua vita e alla sua formazione. L’anno della sua nascita (1436) si ottiene per via dello scambio di fonti epistolari tra due letterati bolognesi che commemoravano la sua prematura morte all’età di 42 anni, mentre la sua formazione pare sia avvenuta al fianco di Cosmé Tura, con influenze del rinascimento padovano legate a Donatello e Mantegna, ma anche alle novità di Piero della Francesca, da cui prenderà maggior spunto per la compostezza e la solennità delle figure. Il suo nome viene menzionato per la prima volta in un documento del 1456, quando sotto la tutela del padre ricevette un pagamento per la realizzazione della Deposizione con tre figure(opera distrutta con il rifacimento dell’abside verso fine 400) vicino all’altare maggiore della Cattedrale di Ferrara. Nel 1460 verrà menzionato in due atti notarili, venendo chiamato “pictore”. Sempre lo stesso anno gli si attribuisce l’opera Poliminia per il Ciclo delle Muse presso lo Studiolo di Belfiore, poi successivamente assegnato ad AngeloMaccagnino. Nel 1463 morirà il padre e fino all’11 Dicembre del 1467 (giorno dove risultò essere a Ferrara) non si ebbero più documenti sul pittore. Molto probabilmente fece un viaggio formativo verso Firenze. Qualche anno dopo gli venne affidata la collaborazione agli affreschi del Salone dei Mesi a Palazzo Schifanoia, dove portò a termine i mesi Marzo8, Aprile9 e Maggio10portando un colore luminoso e un’attenta cura nella costruzione prospettica,contrapponendo una più naturale rappresentazione umana rispetto a quella di Tura. Dopo la fine degli affreschi a Palazzo Schifanoia, Francesco del Cossa si trasferì a Bologna, probabilmente deluso dai bassi compensi che il duca Borso gli dava. Della vita del pittore a Bologna ne parleremo successivamente quando tratteremo del Rinascimento bolognese sotto la corte dei Bentivoglio.

Opere Francesco del Cossa in foto

8Marzo e Trionfo di Minerva, 1468-1470, Ferrara, Salone dei Mesi, Palazzo Schifanoia.

 

9Aprile e Trionfo di Venere,1468-1470, Ferrara, Salone dei Mesi, Palazzo Schifanoia.

 

10Maggio e Trionfo di Apollo, 1468-1470, Ferrara, Salone dei Mesi, Palazzo Schifanoia.

 

Ercole de Roberti

Nato tra il 1451-1456, fu apprendista di Gherardo da Vicenza, Francesco del Cossa e Cosmé Tura. A circa 17 anni lavorò agli affreschi di Palazzo Schifanoia, compiendo il mese di Settembre11 , dove possiamo notare che le forme subiscono una stilizzazione geometrica e le figure, grazie ai contorni tesi e spigolosi, assumono dinamismo da rendere il tutto antinaturalistico con grande violenza espressiva.

Ci sarà un periodo dove assieme a del Cossa lavorerà a Bologna (1470-1478), per poi fare ritorno a Ferrara intorno al 1479 aprendo una bottega con il fratello Polidoro e l’orafo Giovanni di Giuliano da Piacenza. Il punto di arrivo stilistico del pittore lo abbiamo con la Pala Portuense12 per la Chiesa di Santa Maria in Porto vicino Ravenna del 1479-81, mentre tra il 1486 e 1493 vengono documentati dipinti di donne dell’antichità commissionati da Eleonora d’Aragona,tali Bruto e Porzia13 (1486-90), Moglie di Asdrubale con figli14 (1490-93),Lucrezia, Bruto e Collatino15 (1490-93) e un piccolo dipinto per il cardinale Ippolito d’Este del 1486.

Ercole de Roberti continuò a dipingere oltre che a Ferrara in altre città dell’Emilia-Romagna, influenzando i vari artisti locali. Nel 1487 divenne ritrattista di corte prendendo il posto di Cosmé Tura, mentre nel 1489 venne inviato da Eleonora d’Aragona a Venezia per acquistare oro per poter eseguire le dorature dei forzieri della figlia Isabella d’Este, che si apprestava a diventare moglie di Francesco II Gonzaga a Mantova. Nel 1492 assieme al duca Alfonso d’Este si dirigerà a Roma per rendere omaggio a Papa Alessandro VI Borgia, nonché suo futuro suocero. L’anno successivo de Roberti lavorerà a dei cartoni per la delizia di Belriguardo. Il pittore poi morirà ne 1496 venendo sepolto nella Chiesa di San Domenico.

Opere Ercole de Roberti in foto

11Settembre, 1468-1470, Ferrara, Salone dei Mesi, Palazzo Schifanoia.

 

12Pala di Santa Maria in Porto, 1479-1481, Milano, Pinacoteca di Brera.

 

13Bruto e Porzia, 1486-1490, Fort Worth, Kimbell Art Museum.

 

14Moglie di Asdrubale con figli, 1490-1493, Washington, National Gallery.

 

15Lucrezia, Bruto e Collatino, 1490-1493, Modena, Galleria Estense.

Con questo articolo concludiamo la prima parte del rinascimento ferrarese. Nel prossimo termineremo l’argomento trattando alcuni artisti del panorama artistico ferrarese del XVI secolo come Dosso Dossi, Bastianino, Scarsellino e Carlo Bononi.

 

 

 

 

 


CARLO BONONI

Articolo curato dal referente per la Regione Emilia Romagna MIRCO GUARNIERI

 

CarloBononi, secondo le fonti Settecentesche nacque a Ferrara nel 1569 ma studi recenti pongono la sua data di nascita un decennio più avanti. Il periodo storico in cui vive l’artista è quello della Devoluzione di Ferrara, passata poi sotto lo Stato Pontificio il qualeperò trascinerà la città ad un lento declino. Per quanto riguarda il periodo artistico siamo negli anni tra la Controriforma e la piena maturazione del nuovo linguaggioartistico naturalistico e barocco.

Grande disegnatore, inquieto sperimentatore e infaticabile viaggiatore sarà allievo - si dice - del Bastarolo per poi entrare in contatto con lo Scarsellino. I suoi riferimenti stilistici si trovano fuoriFerrara, in particolar modo per la tradizione cinquecentesca veneta di Tintoretto e Veronese e per ciò che di nuovo si stava presentando (Caravaggio, i Caracci e SimonVouet).

 

Se dobbiamo trovare una data di inizio della carriera artistica di Bononinon la troveremo prima del 1600, infatti il suo primo dipinto è riconducibile al 1602 con “Madonna col Bambino in trono e i santi Maurelio e Giorgio”1 proveniente dalla residenza dei Consoli delle Vettovaglie, ora situato a Vienna. Il dipinto contiene riferimenti bastaroleschi che convivono con molteplici declinazioni (l’uso di tende e colonne tipiche della pittura veneta e l’espressione dolcemente sbalordita che riporta alla mente Correggio e Ludovico Carracci).

Attorno al 1605-1606 il pittore ferrarese porterà la sua carriera ad una svolta  sostanziale. Oltre ad alcune incertezze in materia di conduzione pittorica presente anche nei dipinti precedenti, Bononi introdurrà un’anima nelle sue figure, facendo comunicare qualcosa di indefinito con un atteggiamento di leggera inquietudine, un indugiare mesto, eppure ammiccante in una compiaciuta tristezza. Le opere più rappresentative di questa svolta sono i due “Angeli”2,3del 1605-1606 della Pinacoteca di Bolognae “Sibilla”4del 1610 appartenente allaFondazione Cavallini-Sgarbi.

I primi documenti che menzionano Carlo Bononi sono riconducibili al 1611 con le opere “San Carlo Borromeo”5per la Chiesa della Madonnina di Ferrara e “l’Annunciazione”6, per la Chiesa di San Bartolomeo a Modena, poi dirottata l’anno successivo dallo stesso committente Ippolito Bentivoglioverso Santa Maria della Neve a Gualtieri. Queste due opere aprono la strada ad una formulazione del tutto moderna della pala d’altare nella quale diviene predominante l’aspetto emozionale. Importante anche è come ricorrerà a tutti gli espedienti narrativi della cultura barocca (sorpresa, luce e teatralitàdispiegati in piena coscienza). Altre commissioni che Bononi riceverà saranno a Ravenna nel 1612, a Cento nel 1613 e Mantova nel 1614, ma quella che gli darà più fama sarà quella per ilciclo decorativo7 che orna la Basilica di Santa Maria in Vado a Ferrara, iniziata nel primo decennio del 600.

Dopo questi eventi il pittore capisce che Ferrara gli è troppo stretta e decide di andare in viaggio a Roma, manon essendoci documentazioni a sufficienza non sappiamo se sia andato per trovare fortuna o per completare la sua formazione. Dopo Roma, Bononi si diresse a Fano dove presso la chiesa di San Paterniano, l’artista produsse una delle sue opere più intense e coinvolgenti, “Il San Paterniano che risana la cieca Silvia”8, facente parte delle storie del santo. In quest’opera notiamo come Bononi sia stato influenzato dal contatto con le opere Caravaggesche (come le tele Cottarelli di San Luigi dei Francesi) dalle quali l’artistaha colto l’intimo vibrare della luce, il tono malinconico, la capacità di cogliere l’attimo e la pregnanza delle pose, senza però rinunciare alle sue radici emiliane.Un altro dipinto che riconduce alla pittura Caravaggesca è“Genio delle arti”9 del 1621-22 riconducibile ad “Amor vincit omnia” del Merisi. Inizialmente si pensava che l’opera di Bononi fosse unica, ma dopo recenti reperimenti, si è scoperto che un anno prima si trovava impegnato nel soddisfare le richieste di un’ancora ignota committenza,  richiedente un“Genio delle arti”, noto solo tramite fotografia.

Dal secondo decennio del 600il talento del pittore ferrarese fu impiegato nel soddisfare committenze tra Ferrara e Reggio Emilia (definita in quel periodo la capitale della cultura figurativa del ducato estense) come la decorazione della Volta della Cappella Gabbi o dell’Arte della seta10di Reggio Emilia.Sempre nello stesso anno Bononiconcluse per il Refettorio di San Cristoforo della Certosa di Ferrara le “Nozze di Cana”11,ispirato all’omonimo quadro di Veronese con chiari elementi di Barocco incipiente. Masoprattutto ci fu la conclusione del ciclo di Santa Maria in Vado, intervenendo nel presbiterio. Un’altra opera di cui però non si sa con esattezza la data di conclusione è “L’angelo Custode”12 per la chiesa di Sant’Andrea a Ferrara(poi trasferito alla PinacotecaNazionale di Ferrara nel 1863, prima che la chiesa venisse chiusa al culto). Carlo Bononi morirà il 3 Settembre del 1632 sepolto nella chiesa da Santa Maria in Vado a Ferrara.

<h3><strong>GALLERIA FOTOGRAFICA</strong></h3>

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Boldini a Ferrara

Giovanni Boldini nacque a Ferrara, il 31 dicembre 1842. Abbandona presto gli studi scolastici, per apprendere dal padre Antonio gli insegnamenti pittorici, il quale seppe valorizzare il talento del figlio. Grazie allo zio paterno negli anni 60 del 800, Boldini lasciò Ferrara per trasferirsi a Firenze. Nel capoluogo toscano il pittore si iscriverà all’Accademia di Belle Arti dove avrà come insegnanti Stefano Ussi ed Enrico Pollastrini. Boldini si discosterà dalle discipline accademiche, e troverà nel Caffè Michelangelo un ambiente molto stimolante per lui. Questo luogo era spesso frequentato dal gruppo dei Macchiaioli e da li in poi allaccerà rapporti con figure di spicco come Michele Gordigiani e Cristiano Banti. Da quel momento il pittore ferrarese avrà committenze per ricchi stranieri residenti a Firenze dai quali talvolta riceveva spesso accoglienza nelle proprie ville. Nel 1867 venne invitato a Parigi per l’Esposizione Universale. Qui avrà modo di vedere i dipinti di Manet e Degas, ricevendo in particolare stimoli da quest’ultimo, come l’uso della fotografia. Nel 1870 si trasferirà a Londra, dove per merito di Cornwallis-West e del duca di Sutherland riuscirà ad inserirsi tra le alte classi londinesi ricevendo numerose commissioni. Tuttavia, Londra non lo appagò a pieno. Decise dunque di ritornare nella capitale francese nel 1872, entrando in contatto con Meissonier, De Nittis e Palizzi. Da li a poco Boldini diverrà il massimo rappresentante del ritratto d’epoca, distinguendosi tra i ritrattisti del suo tempo per l'abilità del disegno e nella resa luminosa dei colori neri e bruni.

Il periodo di massima crescita del pittore viene individuato dalla critica tra il 1892 ed il 1914, quando trionfando nei saloni parigini produrrà ritratti femminili di raffinatissima e sensuale bellezza. Nel 1926 conoscerà Emilia Cardona che dopo 3 anni diventerà sua moglie.  Affetto da broncopolmonite, Boldini morirà a Parigi l’11 Gennaio 1931 all’età di 89 anni.

La mostra esamina specifico il rapporto tra Boldini e la moda. Al Palazzo dei Diamanti è possibile osservare le opere del pittore ferrarese affiancate ad abiti dell’epoca e la presenza di alcune opere di artisti come Degas, De Nittis, Sargent, Whistler e Paul Helleu.

Nei dipinti delle prime sale è riscontrabile come i ritratti dell’artista siamo molto ben definiti e dettagliati, dando molta importanza agli abiti, quasi da far intendere allo spettatore il materiale del vestito, e all’aspetto della figura. In particolar modo nei ritratti femminili possiamo scorgere la delicatezza dei volti femminili, la flessuosità e la sensualità dei corpi; quasi comprendendo quanto Boldini amasse ritrarre figure femminili. Altra caratteristica di Boldini è l’uso del colore. In moltissimi quadri possiamo vedere come il pittore prediliga colori scuri, dando quel tocco di lucidità che lo differenzia dagli altri pittori dell’epoca. Gli sfondi delle opere sono neutri, ma pur sempre facendo rilevare il luogo dove la persona ritratta si trovava. Proseguendo per le sale del palazzo notiamo come il Boldini cambi stile di pittura. Nelle prime sale le figure sono dipinte con estrema attenzione mentre nelle ultime notiamo come la pittura diventi più veloce e lo sfondo delle opere tende sempre di più a fondersi con il soggetto, dando maggior importanza allo sguardo delle donne raffigurate.

Opere

Sala 2. Giovanni Boldini - Cecilia de Madrazo Fortuny, 1882.

Sala 2. Giuseppe De Nittis, Il ritorno dalle corse, 1878.

Sala 3. Giovanni Boldini, L’amazzone (Alice Regnault a cavallo), 1879-80.

Sala 3. Abito da amazzone, cappello e frustino, 1880-1900.

Sala 4. Giovanni Boldini, Fuoco d’artificio, 1892-95.

Sala 6. James Abbott McNeill Whistler, 1897.

Sala 6. Giovanni Boldini, Ritratto di Lady Colin Campbell, 1894.

Sala 7. Giovanni Boldini, Madame R.L., 1901.

Sala 9. Giovanni Boldini, Consuelo Vanderbilt, duchessa di Marlborough, con il figlio, Lord Ivor Spencer-Churchill, 1906.

Sala 9. Manifattura italiana, Abito da sera, 1910.

Sala 10. Giovanni Boldini, La signora in rosa (Olivia Concha de Fontecilla), 1916.

Sala 10. Giovanni Boldini, Gladys Deacon, 1916.

Sala 12. Giovanni Boldini, La marchesa Luisa Casati con piume di pavone, 1911-13.

Sala 12. Giovanni Boldini, Lina Biltis, con due pechinesi, 1913.

Sala 1. D’après Boldini
1.
Giovanni Boldini
Madame Charles Max, 1896
Olio su tela, cm 205 x 100
Parigi, Musée d’Orsay. Dono di Madame
Charles Max, 1904
2.
John Galliano per Christian Dior
Jacqueline
Tulle grigio ricamato, corsetto
trompe-l’oeil color nudo
Haute Couture autunno-inverno 2005
Parigi, Collection Dior Héritage
Sala 2. Eleganza, mistero, modernità
3.
Édouard Manet
Charles Baudelaire, 1862
Acquaforte su carta, mm 337 x 279
Parigi, Bibliothèque nationale de France
4.
Anonimo
Senza titolo, c. 1870
Ferrotipo, cm 1,5 x 1,5
Collezione Linda Fregni Nagler
5.
Giovanni Boldini
Signore in tuba che cammina in una via di
Parigi, c. 1880-85
Acquaforte su carta vergata, mm 119 x 79
Ferrara, Museo Giovanni Boldini
6.
Georges Seurat
Il cappello a cilindro, c. 1883
Matita Conté su carta, mm 312 x 238
Collezione privata
7.
Giovanni Boldini
La camicia del frac, c. 1890-99
Matita grassa e sanguigna su carta,
mm 315 x 235
Ferrara, Museo Giovanni Boldini
8.
John Singer Sargent
Paul Helleu, c. 1880-82
Olio su tela, cm 72,2 x 49,7
Bayonne, Musée Bonnat-Helleu, Musée des
Beaux-Arts
9.
Édouard Manet
Théodore Duret, 1868
Olio su tela, cm 46,5 x 35,5
Parigi, Petit Palais, Musée d’Arte Moderne
de la Ville de Paris
10.
Edgar Degas
Jeantaud, Linet e Lainé, 1871
Olio su tela, cm 38 x 46
Parigi, Musée d’Orsay. Lascito di Madam
Roma, Tirelli, Fondazione Tirelli Trappetti
15.
Giuseppe De Nittis
Il ritorno dalle corse, 1878
Olio su tela, cm 150 x 90
Trieste, Galleria d’Arte Moderna, Civico
Museo Revoltella
16.
Manifattura italiana
Cappotto, c. 1890
Velluto controtagliato, raso di seta,
passamaneria di seta e bordi in cigno
Firenze, Gallerie degli Uffizi, Museo della
Moda e del Costume, Palazzo Pitti. Dono
Cassa di Risparmio di Firenze
30.
Giovanni Boldini
Madame X, la cognata di Helleu, c. 1890-95
Pastello su carta incollata a cartoncino, cm
73 x 93
Ferrara, Museo Giovanni Boldini
Sala 3. Eleganza, mistero modernità:
l’amazzone
17.
Giovanni Boldini
L’amazzone (Alice Regnault a cavallo), c. 1879-
80
Olio su tavola, cm 69 x 59
Milano, Galleria d’Arte Moderna
18.
Selleria Oldaker
Sella da amazzone, ante 1907
Parigi, collection Emile Hermès
19.
Abito da amazzone, cappello e frustino,
c. 1880-1900
Lana foderata con twill di seta, tela e stecche
di balena. Londra, Victoria and Albert
Museum. Dono di Mrs Morison
Sala 4. Ritratto di signora
20.
Ventaglio, fine XIX secolo
Piume di struzzo, stecche di tartaruga e
nappa di seta
Roma, Tirelli, Fondazione Tirelli Trappetti
24.
Manifattura francese
Ventaglio, c. 1890
Piume di struzzo e stecche di tartaruga
Alexandre Vassiliev Fondas
29.
Ventaglio, fine XIX secolo
Piume di struzzo, stecche di madreperla e
nastro di raso
Roma, Tirelli, Fondazione Tirelli Trappetti
21.
Giovanni Boldini
Emiliana Concha de Ossa, 1888
Pastello su tela, cm 219,7 x 120
Collezione privata, courtesy Galleria
Bottegantica, Milano
L’opera non sarà in mostra dal 5 al 30
marzo 2019
22.
Giovanni Boldini
Donna in nero che guarda il “Pastello della
Signora Emiliana Concha de Ossa”, c. 1888
Olio su tavola, cm 80,5 x 64,5
Ferrara, Museo Giovanni Boldini
23.
Atelier Félix, Parigi
Abito da ballo, c. 1887
Raso di seta, gros de Tours e organza di seta
Firenze, Gallerie degli Uffizi, Museo della
Moda e del Costume, Palazzo Pitti.
Donazione Centro di Firenze per la Moda
Italiana
25.
Giovanni Boldini
La signorina Concha de Ossa, 1888
Pastello su tela preparata, cm 221 x 120,5
Collezione privata, courtesy Enrico Gallerie
d’Arte, Milano
26.
John Singer Sargent
Studio per Madame Gautreau, c. 1884
Olio su tela, cm 206,5 x 108
Londra, Tate. Dono di Lord Duveen tramite il
National Art-Collections Fund, 1925
27.
Giovanni Boldini
La contessa Berthier de Leusse in piedi,
c. 1889
Olio su tela, cm 200,5 x 101
Ferrara, Museo Giovanni Boldini
28.
Giovanni Boldini
La contessa Berthier de Leusse seduta, c. 1889
Olio su tela, cm 182 x 59
Collezione privata
31.
Henry James
The Portrait of a Lady, prima edizione, Boston
1881
Collezione William Zachs
32.
Robert de Montesquiou-Fézensac
La Divine Comtesse, Parigi 1913
Fondazione Ferrara Arte
33.
Giovanni Boldini
Fuoco d’artificio, 1892-95
Olio su tela, cm 200 x 99,5
Ferrara, Museo Giovanni Boldini
34.
Manifattura ginevrina
Abito da ballo, c. 1895
Seta
Alexandre Vassiliev Fondas
Sala 5. Ritratto di signora: la silhouette
35.
Giovanni Boldini
L’attrice Alice Regnault, c. 1880-84
Olio su tela, cm 102 x 82
Collezione privata, courtesy Enrico Gallerie
d’Arte, Milano
36.
Paul Helleu
Elegante di spalle con corsetto azzurro,
c. 1896
Matita e pastello su carta velina, mm 580 x
365
Bayonne, Musée Bonnat-Helleu, Musée des
Beaux-Arts
37.
Corsetto, 1895-1905
Raso di cotone, merletto in cotone, laccio di
seta, stecche di balena
Parigi, Musée des Arts Décoratifs, collection
UFAC
38.
Giovanni Boldini
Signora in rosa sul divano, c. 1895
Acquerello su carta, mm 440 x 300
Collezioni d’Arte Fondazione Cariparma
39.
Giovanni Boldini
Mantello rosso sulla bergère, c. 1895-1900
Acquerello su carta, mm 455 x 305
Ferrara, Museo Giovanni Boldini
Sala 6. Riflessi
40.
Oscar Wilde
Salomé, Parigi-Londra 1893
Bibliothèque Jean Bonna
41.
Jacques-Émile Blanche
Aubrey Beardsley, 1895
Olio su tela, cm 92,6 x 73,7
Londra, National Portrait Gallery. Acquistato
nel 1923
42.
Bastone da passeggio, 1852-70
Ebano e metallo dorato
Parigi, Musée des Arts Décoratifs
43.
Giovanni Boldini
Il conte Robert de Montesquiou-Fézensac, 1897
Olio su tela, cm 115,5 x 82,5
Parigi, Musée d’Orsay. Dono di Henri Pinard
a nome del conte Robert de Montesquiou,
1922
44.
Brass & Pike, Londra
Abito da giorno, 1910
Lana, profili in seta e cotone. Londra,
Victoria and Albert Museum. Dono di Mrs.
B.M. Bohener
45.
Atelier Touchet, Parigi
Tuba, inizio XX secolo
Seta e pelliccia
Milano, Palazzo Morando | Costume Moda
Immagine
46.
Robert de Montesquiou-Fézensac
Les Hortensias bleus, Parigi 1896
Ferrara, Museo Giovanni Boldini
47.
James Abbott McNeill Whistler
Le “Ten O’Clock”, Londra-Parigi, 1888
Ferrara, Museo Giovanni Boldini
48.
James Abbott McNeill Whistler
Il conte Robert de Montesquiou-Fézensac,
c. 1894
Litografia, mm 363 x 219
Parigi, Bibliothèque nationale de France
49.
Giovanni Boldini
Gertrude Elizabeth, nata Blood, Lady Colin
Campbell, 1894
Olio su tela, cm 184,3 x 120,2
Londra, National Portrait Gallery. Dono di
Winifred Brooke Alder per volere
dell’effigiata, 1911
50.
Giovanni Boldini
James Abbott McNeill Whistler, 1897
Olio su tela, cm 170,8 x 94,6
New York, Brooklyn Museum. Dono di A.
Augustus Healy
51.
John Singer Sargent
W. Graham Robertson, 1894
Olio su tela, cm 235 x 118,5
Londra, Tate. Dono dell’effigiato, 1940
52.
Giovanni Boldini
Henry Gauthier-Villars (Ritratto di Willy), 1905
Olio su tela, cm 128,5 x 95,5
Collezione privata
Sala 7. Il pittore della donna
53.
«Les Modes», gennaio 1901
Ferrara, Museo Giovanni Boldini
54.
Giovanni Boldini
Madame R.L., 1901
Olio su tela, cm 60,5 x 46,5
Parigi, Musée des Arts Décoratifs
55.
Giovanni Boldini
Signora seduta nello studio, 1901
Matita grassa su carta, mm 355 x 255
Collezione privata, courtesy Galleria
Bottegantica, Milano
56.
Giovanni Boldini
Signora seduta di profilo, 1901
Matita grassa su carta, mm 355 x 257
Collezione privata
57.
«Les Modes», marzo 1902
Fondazione Ferrara Arte
58.
Da Boldini
Donna con cappello (Lina Cavalieri), 1902
Photogravure a colori, cm 82,2 x 66,5
Bordeaux, Musée Goupil
59.
Da Boldini
Donna con turchese (Cléo de Mérode), 1901
Photogravure a colori, cm 80,3 x 64,4
Bordeaux, Musée Goupil
60.
Giovanni Boldini
Georges Goursat detto Sem, 1902
Olio su tela, cm 91 x 73
Parigi, Musée des Arts Décoratifs
Sala 8. Il pittore della donna
61.
Giovanni Boldini
Cléo de Mérode con la cintura verde, c. 1901
Olio su tela, cm 120 x 104,5
Collezione privata
62.
Giovanni Boldini
Giovane donna di profilo (Eleonora Duse),
c. 1889-95
Olio su tela, cm 73 x 59
Collezione privata
63.
Giovanni Boldini
Giovane donna seduta in un interno,
post 1896
Carboncino su carta, mm 475 x 312
Parigi, Musée d’Orsay. Lascito Carles
Dreyfus, 1952
64.
Jeanne Paquin
Cappotto, c. 1890-1900
Raso e velluto
Hasselt, Modemuseum
65.
Giovanni Boldini
Donna seduta con cappello. Matita grassa su
carta, mm 190 x 119
Ferrara, Museo Giovanni Boldini
66.
Giovanni Boldini
Figura femminile con largo cappello
(Mademoiselle Ninette Garnier), 1909-10.
Matita grassa su carta vergata a righe, mm
178 x 114
Ferrara, Museo Giovanni Boldini
67.
Giovanni Boldini
Signora in piedi. Matita grassa su carta, mm
210 x 140
Ferrara, Museo Giovanni Boldini
68.
Giovanni Boldini
Studio per La marchesa Luisa Casati con un
levriero, c. 1908
Matita grassa su carta, mm 250 x 165
Ferrara, Museo Giovanni Boldini
69.
Giovanni Boldini
Studio per Madame Speranza, c. 1899.
Matita su carta avorio, mm 211 x 140
Ferrara, Museo Giovanni Boldini
70.
Giovanni Boldini
Schizzo di donna in abito lungo,
c. 1899-1900
Matita grassa su carta, mm 150 x 118
Ferrara, Museo Giovanni Boldini
71.
Giovanni Boldini
Studio per La principessa Eulalia di Spagna,
1898
Matita grassa su carta vergata a righe, mm
221 x 172
Ferrara, Museo Giovanni Boldini
72.
Giovanni Boldini
Testa di donna con cappello
Matita grassa su carta vergata a righe,
mm 148 x 94
Ferrara, Museo Giovanni Boldini
73.
Giovanni Boldini
Studio di abito da sera
Matita grassa su carta a righe,
mm 230 x 170
Ferrara, Museo Giovanni Boldini
74.
Giovanni Boldini
Testa di donna con cappello
Matita grassa su carta a quadretti con bordo
rosso, mm 147 x 95
Ferrara, Museo Giovanni Boldini
75.
Giovanni Boldini
Studio per Celia Tobin Clark, 1904
Matita su carta a quadretti con bordo blu,
mm 192 x 148
Ferrara, Museo Giovanni Boldini
76.
Giovanni Boldini
Studio per Rita de Acosta Lydig in piedi, c. 1904
Matita su carta, mm 168 x 104
Ferrara, Museo Giovanni Boldini
77.
Giovanni Boldini
Studi di donna con cappello, c. 1890-99. Matita
su carta, mm 94 x 155
Ferrara, Museo Giovanni Boldini
78.
Giovanni Boldini
Donna di spalle, c. 1890-99
Matita su carta, mm 172 x 100
Ferrara, Museo Giovanni Boldini
79.
Giovanni Boldini
Studio di donna seduta
Matita su carta, mm 192 x 148
Ferrara, Museo Giovanni Boldini
80.
Giovanni Boldini
Studio per Madame Charles Max,
c. 1895-96
Matita su carta, mm 153 x 104
Ferrara, Museo Giovanni Boldini
81.
Giovanni Boldini
Studio per La duchessa di Marlborough,
c. 1906
Matita su carta, mm 149 x 118
Ferrara, Museo Giovanni Boldini
82.
Giovanni Boldini
Studio di acconciatura femminile,
c. 1890-99
Matita su carta, mm 93 x 155
Ferrara, Museo Giovanni Boldini
83.
Donna con mantellina
Matita su carta, mm 152 x 101
Ferrara, Museo Giovanni Boldini
84.
Giovanni Boldini
Studio per un ritratto
Matita grassa su carta vergata a righe con
bordo blu, mm 175 x 111
Ferrara, Museo Giovanni Boldini
84.
Giovanni Boldini
Donna di spalle che solleva la gonna
Matita su carta, mm 171 x 101
Ferrara, Museo Giovanni Boldini
85.
Giovanni Boldini
Studio per Madame Schneider con il figlio,
c. 1903
Matita grassa su carta, mm 176 x 115
Ferrara, Museo Giovanni Boldini
99.
Giovanni Boldini
Signora Diaz Albertini, 1909
Olio su tela, cm 104,5 x 97,5
Nahmad Collection
Sala 9. Il tempo della mondanità
87.
Maison Laferrière, Parigi
Abito da sera, c. 1900
Raso, seta, perle, strass, tulle e pizzo
Londra, Victoria and Albert Museum. Dono
di Lady Lloyd
88.
Giovanni Boldini
Signora in bianco, 1902
Olio su tela, cm 130 x 97
Firenze, Gallerie degli Uffizi, Galleria d’arte
moderna di Palazzo Pitti, Raccolta Comodato
Gagliardini
89.
Manifattura italiana
Abito da sera, c. 1900
Tulle, paillettes e raso con fantasia in velluto
Roma, Tirelli, Fondazione Tirelli Trappetti
90.
Marcel Proust
Du côté de chez Swann, 1913 Parigi
Bibliothèque Jean Bonna
91.
Giovanni Boldini
Miss Bell, 1903
Olio su tela, cm 205 x 101
Genova, Raccolte Frugone
92.
Hellstern & Sons
Scarpe appartenute alla contessa Greffulhe,
c. 1900-10
Capretto, velluto e cuoio
Parigi, Palais Galliera, Musée de la Mode de
la Ville de Paris
93.
Giovanni Boldini
La principessa Eulalia di Spagna, 1898
Olio su tela, cm 202 x 101,5
Ferrara, Museo Giovanni Boldini
94.
House of Worth
Abito da sera, c. 1902
Velours de sabre, tulle, raso, merletto,
perline, paillettes e taffetà
Firenze, Gallerie degli Uffizi, Museo della
Moda e del Costume, Palazzo Pitti. Dono
Umberto Tirelli
95.
Manifattura italiana
Abito da sera, c. 1910
Tulle nero, cannette, perline e giaietti,
sottogonna in charmeuse nero
Roma, Tirelli, Fondazione Tirelli Trappetti
96.
Giovanni Boldini
Consuelo Vanderbilt, duchessa di Marlborough,
con il figlio, Lord Ivor Spencer-Churchill, 1906
Olio su tela, cm 221,6 x 170,2
New York, Metropolitan Museum of Art.
Dono di Consuelo Vanderbilt Balsan, 194
Raso di seta, mussola di seta, perle di
cristallo e di vetro
Parigi, Musée des Arts Decoratifs, collection
UFAC
98.
Giovanni Boldini
Gladys Deacon, 1916
Olio su tela, cm 84 x 59
Blenheim Palace Heritage Foundation
100.
Giovanni Boldini
La signora in rosa (Olivia Concha de Fontecilla),
1916
Olio su tela, cm 163 x 113
Ferrara, Museo Giovanni Boldini
101.
Jeanne Lanvin
Abito da sera, c. 1910
Seta, mussola, corda e tulle
Parigi, Musée des Arts Décoratifs, collection
UFAC
Sala 11. La Diva
102.
Giovanni Boldini
La Divina in blu, c. 1905-06
Acquerello su carta, mm 470 x 425
Collezione privata
103.
Modisteria C. Brambillasca, Milano
Cappello, c. 1910
Paglia, grò e piume di struzzo
Torino, Liceo Artistico Statale “Aldo
Passoni”
104.
Suzanne Talbot per Woolland Brothers
Cappello, c. 1910
Paglia, piume di struzzo e spighe d’orzo
Londra, Victoria and Albert Museum
107.
Modes Camille Garnier, Parigi
Cappello
Paglia, taffetà e tulle
Roma, Tirelli, Fondazione Tirelli Trappetti
108.
H. Saget, Parigi
Cappello, 1911-12
Seta moiré e velluto
Torino, Liceo Artistico Statale “Aldo
Passoni”
109.
Tirelli
Cappello, c. 1909-11
Tela di lino e taffetà
Firenze, Gallerie degli Uffizi, Museo della
Moda e del Costume, Palazzo Pitti. Dono
Umberto Tirelli
112.
Caroline Reboux, Parigi
Cappello, c. 1910
Paglia e raso
Torino, Liceo Artistico Statale “Aldo
Passoni”
113.
Suzanne Talbot, Parigi
Cappello, 1918
Paglia, spilloni e perline di vetro
Torino, Liceo Artistico Statale “Aldo
Passoni”
114.
Atelier Lewis, Parigi
Cappello, 1912
Paglia e organza
Torino, Liceo Artistico Statale “Aldo
Passoni”
115.
Maison Virot, Parigi
Cappello, c. 1912
Paglia e piume di struzzo
Alexandre Vassiliev Fondas
118.
Maison Bonni by Miss Ellen, Parigi
Cappello, c. 1912
Paglia e piume di struzzo
Alexandre Vassiliev Fondas
121.
Th. Chemin, Lione
Cappello
Paglia e velluto
Roma, Tirelli, Fondazione Tirelli Trappetti
110.
Giovanni Boldini
Lina con la toque di velluto, 1901
Matita grassa e carboncino su carta, mm 470
x 400
Collezione privata, courtesy Galleria
Bottegantica, Milano
111.
Giovanni Boldini, Busto di signora, 1918
Carboncino su carta vergata, mm 286 x 220
Collezione privata, courtesy Galleria
Bottegantica, Milano
119.
Giovanni Boldini
Eugènie Legrip, la “Divina”, 1909
Matita grassa su carta, mm 450 x 420
Collezione privata, courtesy Galleria
Bottegantica, Milano
120.
Giovanni Boldini
Il cappello con le piume di struzzo, c. 1909
Disegno a matita su carta, mm 410 x 300
Collezione privata, courtesy Galleria
Bottegantica, Milano
Sala 12. La Diva
105.
Paul Poiret, Parfums Rosine
Avenue du Bois, 1912
Collection George Stam, Fondation Baccarat
106.
Giovanni Boldini
La passeggiata al Bois de Boulogne, c. 1909
Olio su tela, cm 228 x 118
Ferrara, Museo Giovanni Boldini
116.
John Redfern, Londra
Abito, c. 1913
Cachemire e crêpe di seta
Londra, Victoria and Albert Museum
117.
Giovanni Boldini
Lina Bilitis con due pechinesi, 1913
Olio su tela, cm 220 x 116
Collezione privata
122.
Francia
Copricapo, c. 1910
Piume dell’uccello del paradiso
Londra, Victoria and Albert Museum. Dono
di Mrs Frank Wooster
123.
Giovanni Boldini
Muriel e Consuelo Vanderbilt, 1913
Olio su tela, cm 224,2 x 120
Fine Arts Museums of San Francisco. Dono
di Mrs. Vanderbilt Adams
124.
Mariano Fortuny
Abito Delphos, c. 1911
Seta plissettata
Hasselt, Modemuseum
125.
Antonio de La Gandara
Ida Rubinstein, 1913
Olio su tela, cm 215 x 130
Parigi, collection Lucile Audouy
126.
Ida Rubinstein in veste di guerriera nel
Martirio di san Sebastiano
in «Le Théatre», giugno 1911
Fondazione Ferrara Arte
127.
Giovanni Boldini
La marchesa Luisa Casati con piume di pavone,
1911-13
Olio su tela, cm 130 x 176
Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e
Contemporanea
128.
Maria Monaci Gallenga
Tunica da ricevimento appartenuta a
Eleonora Duse, c. 1920
Velluto di seta, crêpe chiffon e perline
murrine in vetro
Roma, Tirelli, Fondazione Tirelli Trappetti
129.
Maria Monaci Gallenga
Tunica da ricevimento appartenuta a
Eleonora Duse, c. 1920
Velluto di seta
Roma, Tirelli, Fondazione Tirelli Trappetti

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