GUIDO RENI

Guido Reni nacque a Bologna il 4 Novembre 1575 da una famiglia di musicisti, Daniele Reni e Ginevra Pozzi. Il suo talento pittorico lo portarono a resistere alle ambizioni musicali del padre, entrando nel 1584 nella bottega del pittore fiammingo manierista DenijsCalvaert, aggiungendosi ad altri allievi come il Domenichino e FrancescoAlbani. La permanenza di Guido Reni nella bottega del pittore fiammingo durò fino a poco dopo la morte del padre (1594),aderendo successivamenteall’Accademia dei Carraccidove approfondì lo studio della pittura ad olio e dell’incisione a bulino. Un dipinto che ricalca quanto appreso nella bottega di Calvaert e in quella dei Carracci è l’Incoronazione della Vergine con i Santi Giovanni Evangelista, Giovanni Battista, Bernardo e Santa Caterina d’Alessandria1 datata tra il 1595 e 1598. Dopo varie collaborazioni con l’Accademia, il Reni se ne allontanò entrando in contrasto con Ludovico Carracci. Altre opere della fine 500 sono il San Domenico e i Misteri del Rosario2 (1598) e l’Assunzione della Vergine3 (1599-1600) per la parrocchiale di Pieve di Cento. Con l’inizio del nuovo secolo troveremo il pittore felsineo dirigersi più volte verso la capitale della cristianità, dove convocato dal cardinale Sfondrato portò a termine alcuni lavori come il Martirio di Santa Cecilia, Incoronazione dei santi Cecilia e Valerianoper la Basilica di Santa Cecilia a Trastevere e l’Estasi di Santa Cecilia con quattro santi (quest’ultimo dipinto copia intera del dipinto bolognese di Raffaello), ora collocata in San Luigi dei Francesi).Nel 1602 il pittore tornò nella città natale per il funerale di Agostino Carracci. Da Bologna passò a Loreto dove il cardinale Antonio Maria Galli gli commissionò Cristo in Pietà adorato dai santi Vittore e Corona, da Santa Tecla e San Diego d’Alcalà ora nella cappella della Sacra Spina del Duomo di Osimo e la Trinità con la Madonna di Loreto4 del 1604, per la chiesa della Trinità della stessa cittadina.

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Tornato poi a Roma finì sotto la protezione del Cavalier d’Arpino, portando a termine nel 1605 La Crocifissione di San Pietro5 commissionatagli dal cardinale Pietro Aldobrandini per la chiesa di San Paolo alle tre fontane, mettendosi così a confronto con Caravaggio come avvenne per altre opere: il Davide con la testa di Golia6 del 1606 (Louvre), il Martirio di Santa Caterina d’Alessandria7 del 1607 (Museo diocesano di Albenga), L’incoronazione della Vergine8 1605-10 (National Gallery di Londra). Questo portò all’unione e alla reinterpretazione dello stile caravaggesco secondo la sua poetica artistica. La fama del pittore crebbe a tal punto da essere chiamato nel 1608 da Papa Paolo V per affrescare la SaladelleNozzeAldobrandine e la SaladelleDame nei Palazzi Vaticani. Venne chiamato anche dal cardinale Borgherini per gli affreschi di San Gregorio e Andrea al Celio con il Martirio di Sant’Andrea e l’Eterno in Gloria9nel 1609. Con l’aiuto di Francesco Albani, Antonio Carracci, Jacopo Cavedone, Tommaso Campana e Giovanni Lanfranco il Reni portò a termine la decorazione della cappella dell’Annunciata10 nel Palazzo del Quirinale portando a termine i lavori nel 1610. Sempre lo stesso anno interruppe gli affreschi per la cappella Paolina in Santa Maria Maggiore per dei contrasti  avuti con il tesoriere, facendolo tornare a Bologna dove nel 1611 portò a termine per la cappella Berò (poi Ghisiglieri) in San Domenico a Bologna la Strage degli Innocenti11 e il Sansone vittorioso12 per Palazzo Zambeccari (entrambi ora alla Pinacoteca di Bologna). Tornato a Roma nel 1612 portò a termine gli affreschi di Santa Maria Maggiore per poi ricevere nel 1613 da Scipione Borghese l’incarico di affrescare l’Aurora13 per un Casino nel parco del suo Palazzo (ora Palazzo Pallavicini) concluso nel 1614.

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Dopo un breve soggiorno a Napoli, Reni tornò nella sua città natale dove si affermò come il maggiore artista del tempo. Portò a termine opere per la chiesa di San Domenico, come il San Domenico in Gloria14 nel 1615 e la Pietà della Pala dei Mendicanti15 del 1616 (Pinacoteca di Bologna) per la chiesa dei Mendicanti, la Crocifissione16 per la chiesa dei Cappuccini, l’Assunzione17 di Genova per la chiesa di Sant’Ambrogio, entrambe del 1617.Sempre in quell’anno dopo un primo rifiuto del Reni per la decorazione del Palazzo Ducale di Mantova (mandò i suoi discepoli Giovanni Giacomo Sementi e Francesco Gessi), il pittore giunse a Mantova realizzando quattro tele raffiguranti le Fatiche di Ercole(tutte datate tra il 1617 e 1620 ed ora esposte al Louvre):da alcune lettere possiamo dedurre che il primo dipinto fosse l’Ercole sul rogo18 e a seguire l’Ercole e Acheloo19, l’Ercole e l’Idra20 e Nesso e Dejanira21. Oltre alle Fatiche di Ercole ci furono altre opere di scene mitologiche realizzate per committenti privati comela Toeletta di Venere22 del 1621 (National Gallery di Londra),Atalanta e Ippomene di Napoli23 (1620-25, Museo di Capodimonte) e Madrid24 (1618-19, Museo del Prado), i due Bacchi fanciulli di Firenze25 (1615-20, Palazzo Pitti) e Dresda26 (1623, Gemäldegalerie) e Apollo e Marsia di Tolosa27 (1625, Musée des Augustins) e Monaco di Baviera28 (1633, Alte Pinakothek, Bayerische Staatsgemäldesammlungen).

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Nel 1622 Reni si diresse nuovamente a Napoli per affrescare la cappella del Tesoro di San Gennaro,non raggiungendo però l’accordo economico.Prima di partire per Roma portò a termine tre tele per la chiesa dei Girolamini (inizialmente destinati alla chiesa di San Filippo Neri): Gesù incontra San Giovanni Battista29, San Francesco in Estasi30 e la Fuga in Egitto31. Arrivato a Roma portò a termine nel 1625 il ritratto del cardinale Roberto Ubaldini32(collezione privata)del 1631 e la Trinità33 per la chiesa dei Pellegrini, commissionata dal cardinal Ludovico Ludovisi e molte pale d’altare destinate a sedi più o meno importanti nella penisola come l’immacolata34 della chiesa di San Biagio a Forlì (1627) o l’Annunciazione35 del 1621 (Pinacoteca Civica di Fano) e il Cristo che consegna le chiavi a San Pietro36 del 1625 (Louvre) per la chiesa di San Pietro in Valle a Fano.

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Verso l’inizio delterzo decennio vi fu un cambiamento nello stile del Reni: introdusse nei suoi dipinti l’uso di una luce argentea e di toni chiari e preziosi come è possibile vederenell’Annunciazione37 di Ascoli Piceno (Pinacoteca Civica Ascoli Piceno) del 1629 e nella Pala della Peste38 (Pinacoteca di Bologna) del 1630 commissionata dal Senato bolognese dopo la fine della pestilenza che colpì tutta l’Italia.Altre opere completate nell’ultimo periodo della sua vita furono il San Michele arcangelo39 (1635-36) per la chiesa di Santa Maria della Concezione a Roma commissionato dal cardinale Onofrio, nonché fratello del papa Urbano VIII, le Adorazioni dei pastori di Londra40 (1640 ca, National Gallery) e Napoli41 (1642 ca Certosa di San Martino), la Flagellazione di Cristo42 del 1640-42 (Pinacoteca di Bologna) e per ultimo il San Pietro penitente43(collezione privata M).

Pare accertato che il pittore negli ultimi anni soffrisse di depressione, portandolo ad eseguire pennellate veloci e sommariericonosciute dalla critica del 1900 come una consapevole scelta estetica. Morì il 18 Agosto del 1642 all’età di 67 anni venendo sepolto nella basilica di San Domenico per volontà di Saulo Guidotti, suo amico facente parte del Senato bolognese.

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Sitografia :
Treccani Online
http://www.treccani.it/enciclopedia/guido-reni_%28Dizionario-Biografico%29/

Wikipedia EN
https://en.wikipedia.org/wiki/Guido_Reni


GIOVANNI FRANCESCO BARBIERI DETTO IL GUERCINO

Dopo il ciclo sull’arte rinascimentale nelle signorie emiliano romagnole sono tornato per parlarvi di un altro pittore della mia provincia, il Guercino.

 

Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino nacque a Cento il 2 Febbraio 1591 e verrà considerato uno degli artisti più rappresentativi della fase matura del Barocco. Venne nominato il Guercino a causa di uno strabismo congenito.

Verso i 6 anni mostrò una particolare inclinazione al disegnoquindi il padre lo fece studiare presso vari maestri minori emiliani come Bartolomeo Bozzi (1600), Benedetto Gennari (1607) e Giovan Battisti Cremonini (1610). Lo stile del Guercino andò piano piano definendosi rimanendo colpito dallo stile di Ludovico Carracci (ebbe modo di ammirare le sue opere durante il soggiorno bolognese), dello Scarsellino, di Carlo Bononi e dopo il soggiorno veneziano (1618) anche di Tiziano. Gli esordi del Guercino avvengononei primi anni dopo il soggiorno bolognese, con la realizzazionedi 3 tele per la chiesa di San Sebastiano a Renazzo; la Madonna col Bambino in trono tra i Santi Francesco, Antonio Abate e Bovo (1611-12) 

stilisticamente ispirato a Carlo Bononi, Il miracolo di San Carlo Borromeo (1612-13)

ispirato in particolare per i giochi di luce allo Scarsellino e La Madonna col Bambino in gloria tra San Pancrazio e una monaca (1615-16) influenzato dal Carracci.

Nel 1616 il pittore centese inaugurò a Cento l’Accademia del Nudo, portando 23 alunni provenienti da tutta Italia a studiare sotto il Guercino.

Due anni più tardi per le chiese di Cento realizzò quattro pale d’altare come la Madonna della Ghiara con i Santi Pietro, Carlo Borromeo e il committente (riproduzione della Vergine di Reggio tratto da un disegno cinquecentesco di Lelio Orsi)

dove si nota come il committente assomigli a Ludovico Carracci e il paesaggio crepuscolare circondato da rovine e alberi si rifaccia allo stile di DossoDossi; Sant’Alberto che riceve lo scapolare dalla Madonna del Carmine

per la chiesa della Santissima Annunziata, San Bernardino da Siena che prega la Madonna di Loreto

e San Pietro che riceve le chiavi da Cristo

per la Basilica della Collegiata di San Biagio. Queste ultime due pale d’altare sono state compiute dopo il soggiorno a Venezia, infatti nella pala di San Bernardino si nota come il Guercino si sia rifatto ai suggestivi effetti di luce di Tiziano e Veronese, mentre in quella di San Pietro l’influenza è dovuta allo studio della Pala Pesaro di Tiziano. Altri dipinti del Guercino legati alla pittura veneta sono La vestizione di San Guglielmo

per la chiesa di San Gregorio e Siro e San Francesco in estasi con San Benedetto e un angelo

per la chiesa di San Pietro a Cento dipinti entrambi nel 1620.

L’anno successivo Alessandro Ludovisi, divenuto papa Gregorio XV chiamò il Guercino a Roma, ricevendo come primo incarico la decorazione del Casino Ludovisi appena comprato dal nipote del papa. Assieme ad Agostino Tassi realizzò gli affreschi della villa, quali L’aurora

e La Fama (1621). 

Successivamenterealizzò il Ritratto di Gregorio XV (1622)

e l’enorme pala commissionata per un altare della Basilica di San Pietro raffigurante la Sepoltura e gloria di Santa Petronilla (1623),

rimossa poi nel 1730 per essere sostituita da una copia a mosaico di Pietro Paolo Cristofari. Il Guercino durante il soggiorno romano esegui pochi altri dipinti commissionati da personaggi come il cardinale Scipione Borghese, ma dopo la morte di Gregorio XV nel  1623 il pittore centese decise di tornare nella sua città natale. Da questo soggiorno lo stile del Guercino muta in parte assimilando uno stile classico di Guido Reni attenuando l’uso del chiaroscuro.

Tornato a Cento nel 1624, gli venne commissionatouna Semiramide

per Daniele Ricci poi donato a Carlo I d’Inghilterra. Questo dipinto impressionò moltissimo il sovrano inglese portandolo ad offrirgli un posto presso la corte inglese, rifiutata dal pittore. Questo non fu l’unico invito che ricevette: venne invitato dagli Estensi a Modena nel 1633 per dipingere i ritratti della famiglia, nel 1639 ricevette un simile incarico da Luigi XIII re di Francia e prima ancora per la regina di Francia. Tutti questi inviti furono declinati dal pittore preferendo una vita più tranquilla. Verso la fine degli anni 20 del 1600 il processo di transizione dell’artista alla fase matura delle sue produzioni è evidente nelle opere de La Madonna col Bambino benedicente (1629)

e il Cristo risorto che appare alla Madonna (1628-30).

Negli anni 40 del 1600 acquistò una cappella nella chiesa del Rosario di Cento, dove nel decennio successivo collocò alcuni dipinti in cui è chiaro il raggiungimento della fase matura del suo stile come San Giovanni Battista nel deserto (1650)

e La Madonna col Bambino che appare al San Girolamo (1650-55),

portata in Francia con le requisizioni napoleoniche (lo stile maturo del Guercino lo si riconduce alla composizione lineare, all’espressione emotiva dei soggetti e nell’uso di colori chiari e brillanti).

Con la morte di Guido Reni avvenuta a Bologna l’8 Agosto del 1642 il Guercino vi si trasferì con la famiglia, ricevendo ben presto la richiesta da parte dei monaci della Certosa di Bologna di completare l’opera di San Bruno lasciata incompiuta dal pittore felsineo. Il Guercino la rifiutò proponendo un’opera fatta di sua mano raffigurante il santo, dipingendo così nel 1647 La Visione di San Bruno.

. Due anni più tardi il fratello Paolo Antonio Barbieri morì portando il pittore in un profondo stato di malinconia. Il duca di Modena, Francesco I d’Este lo invitò nella sua tenuta estiva di Sassuolo facendogli superare questo momento di depressione. Dal suo rientro a Bologna subentrò la figura del cognato, Ercole Gennari che collaborò con il Guercino occupandosi dei suoi affari. Prima che giunga la morte il pittore porterà a compimento altre opere, una tra le tante il San Giovanni Battista del 1654.

Morì l’11 Dicembre 1666 per un grave malore e verrà sepolto nella chiesa di San Salvatore.


RINASCIMENTO ROMAGNOLO

Con l’articolo di oggi si conclude il ciclo di uscite che trattano l’arte rinascimentale nelle Signorie emiliano-romagnole tra il XV e XVI secolo.

Oggi tratterò l’arte rinascimentale nella Signoria dei Malatesta, signori di Rimini e Cesena e quella della città di Forlì che sebbene fu governata da diverse personalità diede vita ad un’importante scuola pittorica.Nel 1500 finì la reggenza dei Malatesta con la presa dei territori di Romagna da parte di Cesare Borgia, per poi passare sotto lo stato pontificio con la morte di Alessandro VI e la fine del dominio borgiano.

 

Cesena

La città conobbe sotto i Malatesta una fioritura in molti campi tra i quali quello architettonico e urbanistico, in particolare sottoDomenico Malatesta Novello, che dal 1447 portó un rinnovamento urbano con l’allargamento della cinta muraria, il rafforzamento della Rocca Malatestiana e in particolare di gran rilievo la fondazione della Biblioteca Malatestiana1 progettata dall’architetto Matteo Nuti, costruita nel 1447 e ultimata nel 1454.

Dal 1500 Cesena passò sotto Cesare Borgia, facendo diventare la città capitale del Ducato di Romagna.

 

Opere

1 Biblioteca Malatestiana (sala del Nuti), 1447-1454, Cesena.

Rimini

La città fu il centro del potere dinastico Malatestiano fino al 1500. Il Rinascimento riminese concise con la durata della reggenza di Sigismondo Pandolfo Malatesta che regnò dal 1432 al 1468. Il signore di Rimini attirò alla sua corte pittori come Piero della Francescae architetti come Ercole de Roberti. Sebbene Rimini diventò un importante centro artistico non si riuscì a formare nessuna scuola pittorica.

Tra le opere architettoniche erette durate la signoria di Sigismondo vi è Castel Sismondo2 ideata e progettata dallo stesso signore nel 1437, supervisionata poi da Filippo Brunelleschi che nel 1438 fu a Rimini per  un paio di mesi. Altra 0pera molto importante e simbolo della città è il Tempio Malatestiano3. I lavori iniziarono nel 1450 quando venne deciso di trasformare l’antica chiesa romano-gotica di San Francesco in un monumento in linea con la nuova cultura rinascimentale. L’esterno dell’opera venne affidata a Leon Battista Alberti, ma per mancanza di fondi non riuscì a completare la costruzione lasciandola priva della copertura, che nel progetto dell’architetto era una cupola. All’interno del Tempio vi è l’affresco di Piero della Francesca che ritrae Sigismondo Pandolfo Malatesta in preghiera davanti a San Sigismondo4.

Con la fine della signoria di Sigismondo Malatesta non ci furono ulteriori sviluppi artistici.

 

Opere

2Castel Sismondo, 1437-1446, Rimini.

 

3 Tempio Malatestiano, 1447 (rifacimento)-1503, Rimini.

 

4Sigismondo Pandolfo Malatesta in preghiera davanti a San Sigismondo, 1451, Tempio Malatestiano, Rimini.

 

Forlì      

Come detto nell’introduzione Forlì subì la reggenza di molteplici personalità. I primi furono gli Ordelaffi che entrarono in guerra contro la chiesa ma nonostante ciò riuscirono a governare la città per quasi due secoli. Con la morte di Sinibaldo degli Ordelaffi nel 1480, Papa Sisto IV diede il governo della città a suo nipote Girolamo Riario e Caterina Sforza che durò fino al 1500, quando la vedova di Riario venne sconfitta da Cesare Borgia nell’assedio di Forlì. Diventato Duca di Romagna il Valentino controllò i territori di Rimini, Cesena e Forlì fino al 1503, quando dopo la morte del padre Papa Alessandro VI, venne messo agli arresti da Papa Giulio II facendo ripristinare per un breve periodo gli Ordelaffi (1503-04). Con la fine della famiglia forlivese i territori di Romagna passarono definitivamente sotto il controllo dello Stato Pontificio.

Nonostante questi cambiamenti di governo a Forlì nacque la scuola forlivese, importante scuola pittorica rinascimentale. Tra i più importanti artisti di questa scuola vi erano Melozzo da Forlì e il suo discepolo Marco Palmezzano.

 

Melozzo da Forlì

Nome d’arte di Melozzo di Giuliano degli Ambrosi nacque a Forlì nel 1438.

Avendo poca documentazione riguardo al pittore forlivese si suppone che la formazione artistica di Melozzo dovesse porsi tra Mantegna e Piero della Francesca. Fece molti viaggi tra Roma e le Marche, ma è nella città pontificia che mise in risalto maggiormente le sue doti di pittore, nominato nel 1475 da Sisto IV Pictor papalis, ovvero pittore ufficiale del Papa. A Forlì sappiamo che verso gli ultimi anni della sua vita iniziò nel 1493 con il suo allievo Marco Palmezzano le decorazioni5 della Cappella Feo nella chiesa di San Biagio a Forlì (distrutte dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale), poi ultimate dall’allievo a causa della morte del Melozzo l’anno seguente.

 

Opere Melozzo da Forlì

5a,b San Giacomo Maggiore e il miracolo degli uccelli selvatici, 1493-1494, Cappella Feo, Chiesa di San Biagio, Forlì (Lunetta e Cupola).

Marco Palmezzano

L’artista nasce a Forlì tra il 1456-59, allievo di Melozzo da Forlì con il quale costituisce il nucleo della scuola forlivese. La sua formazione artistica deriva da quella del maestro infatti nelle sue prime opere si firma come Marchus de Melotius cioè Marco di Melozzo. Il Palmezzano seguì il maestro a Loreto e a Roma per poi tornare a Forlì dove realizzò Madonna con Bambino in trono con San Giovanni Battista, San Pietro, San Domenico e Santa Maria Maddalena6 (1493) e ultimò i lavori della Cappella Feo. Nel 1495 il Melozzo aprì bottega a Venezia per un breve periodo e tornato in Romagna realizzò l’Annunciazione7 per la chiesa del Carmine affermandosi nel territorio per il suo modello di Pala prospettica e per la pittura compatta e lucente. Negli ultimi anni della sua vita realizzò molte opere nella sua città natale.Per l’Abbazia di San Mercuriale a Forlì realizzòImmacolata con il padre eterno in gloria e i Santi Anselmo, Agostino e Stefano8 (1500) eSan Giovanni Gualberto in adorazione del crocifisso in presenza di Santa Maria Maddalena9(1502); per il Duomo di Forlì la Comunione degli Apostoli10(1506) e per la chiesa di San Marco a San Varano tra il 1506-1513 viene realizzata la Madonna con Bambino11. Il pittore morì a Forlì nel 1539.

 

Opere Marco Palmezzano

6Madonna con Bambino in trono con San Giovanni Battista, San Pietro, San Domenico e Santa Maria Maddalena, 1493, Pinacoteca di Brera, Milano.

 

7Annunciazione, 1497, Musei Domenicani, Forlì.

 

8 Immacolata con il padre eterno in gloria e i Santi Anselmo, Agostino e Stefano, 1500, Cappella Ferri, Abbazia San Mercuriale, Forlì.

 

9San Giovanni Gualberto in adorazione del crocifisso in presenza di Santa Maria Maddalena, Abbazia Sam Mercuriale, Forlì.

 

10Comunione degli Apostoli, 1506,Duomo, Forlì.

 

11Madonna con Bambino, 1506-1513, chiesa di San Marco, San Varano, Forlì.


RINASCIMENTO DEL DUCATO DI PARMA E PIACENZA

IL RINASCIMENTO PARMENSE PRIMA del 1545

Come si evince dal titolo, parlerò dell’arte rinascimentale parmense prima del 1545. Perché proprio questa data? Fino al 1513 i territori di Parmaerano sotto il controllo del ducato di Milano, poi successivamente fu soggetta ad un’alternanza di governi Pontifici e Francesi. Questi ultimi vennero cacciati nel 1521 in seguito all’assedio di Parma da parte dell’esercito papale unito a quello spagnolo, portando la città e i territori limitrofi sotto il controllo della chiesa. Dal 1545 Alessandro Farnese, meglio noto come Papa Paolo III creò il Ducato di Parma e Piacenza cedendolo al figlio Pier Luigi Farnese. Nel 1556 Ottavio Farnese restituì Piacenza al Ducato di Milano.

 

Alessandro Araldi

Nasce nel 1460 a Parma. Non si sa nulla sulla sua formazione ma si può notare nelle prime opere giovanilil’influenza della scuola forlivese di Melozzo da Forlì,di quella veneta di Mantegna e quella emiliana di LorenzoCosta come si nota nell’affresco del 1496 della Madonna con Bambino1. Dal 1500 l’Araldi lavorò maggiormente presso il monastero di San Paolo, portando a termine nel 1514 la Camera delle grottesche2 dove non mancano i riferimentialla maniera di Pinturicchio e diFrancescoFrancia, mentrequella diLeonardo è individuabile nella Pala Centoni3 del 1516 e nello Sposalizio della Vergine4del 1519 collocati nella Cattedrale di Santa Maria Assunta di Parma.Ricordiamo il Ritratto per Barbara Pallavicino5del 1510 inizialmente attributo a Piero della Francesca.

Il pittore morì nel 1528 a Parma.

 

Opere Araldi

 

1 Madonna con Bambino, 1496, Duomo di Parma, Parma.

 

2 Camera delle grottesche, 1514, Monastero San Paolo, Parma.

 

3 Pala Centoni, 1516, Duomo di Parma, Parma.

 

4 Sposalizio della Vergine, 1519, Duomo di Parma, Parma.

 

5 Ritratto di Barbara Pallavicino, 1510, Palazzo degli Uffizi, Firenze.

 

Correggio

Nome d’arte di AntonioAllegri, nacque nell’omonimo paese di Correggio in provincia di Reggio Emilia nel 1489. Sappiamo poco della sua formazione artistica, ma ci è giunto che tra il 1503 e 1505 si trovasse a Modena presso Francesco Bianchi Ferrari da cui apprenderà il linguaggio figurativo di LorenzoCosta e FrancescoFrancia, mentre nel 1506 sarà a Mantova dove ebbe modo di studiare gli spazi pittorici di Mantegna e dipingere nella cappella funeraria di Sant’Andrea dedicata al pittore da poco defunto (prima opera giovanile di Correggio).Tornatonella sua città natale nel 1514 realizzò per la chiesa di San Francesco la pala con Madonna e Santi6.

Il pittore emiliano, dopo un viaggio a Roma ebbe modo di ammirare la maniera di Michelangelo e Raffaello, formulando in seguito un linguaggio che avrebbe influito sulla pittura del Seicento, barocca e classica. Un esempio di questo nuovo stile lo troviamo nel Ritratto di dama7 del 1518-19.

Iniziò così una nuova fase della vita di Correggio. Nel 1519 si trasferì a Parma dove nello stesso anno gli venne commissionata la decorazione della Camera della Badessa8 nel monastero di San Paolo. Questa decorazione portò al pittore un enorme successo, nonché numerose commissioni come la decorazione della Cupola diSan Giovanni Evangelistatra il 1520-24 di cui oggi rimane solo la cupola con la Visione di San Giovanni9 e un frammento dell’Incoronazione della Vergine10 dell’abside, ora alla Galleria Nazionale di Parma. Sempre all’interno della chiesa ma nella cappella Del Bono, Correggio dipinse due pale; Martirio di quattro Santi11 e Compianto sul Cristo Morto12.

Dal 1526 al 1530 circa il Correggio passò alla realizzazione della cupola del Duomo di Parma dove venne rappresentata l’Assunzione della Vergine13. Verso la fine degli anni 30 del 500 il pittore portò a compimento due pale d’altare; la Madonna di San Girolamo14per la chiesa di Sant’Antonio e la Madonna della Scodella15per la chiesa del Santo Sepolcro.

Prima della sua morte il pittore ebbe modo di lavorare nuovamente per Isabella d’Este a Mantova realizzando quattro opere dei cosiddetti Amori di Giove, morendo poi nel 1534 nella sua città natale, venendo sepolto nella chiesa di San Francesco.

 

Opere Correggio

 

6 Madonna di San Francesco, 1514, Gemäldegalerie, Dresda.

 

7Ritratto di Donna, 1518-19, Museo dell’Ermitage, San Pietroburgo.

 

8 Camera della Badessa, 1519, monastero di San Paolo, Parma.

 

9Visione di San Giovanni, 1520-24, chiesa di San Giovanni Evangelista, Parma.

 

10 Incoronazione della Vergine (frammento), 1520-24, Galleria Nazionale, Parma.

 

11 Martirio di quattro Santi, 1524, Galleria Nazionale, Parma.

 

12 Compianto sul Cristo morto, 1524, Galleria Nazionale, Parma.

 

13 Assunzione della Vergine, 1526-30, Duomo di Parma, Parma.

 

14 Madonna di San Girolamo, 1528, Galleria Nazionale, Parma.

 

15 Madonna della Scodella, 1528-30, Galleria Nazionale, Parma.

Parmigianino

Nome d’arte di Girolamo Francesco Maria Mazzola, nacque a Parma nel 1503. Soprannominato in tale modo per le origini e l’aspetto fisico minuto. Si formò nella bottega del padre e verrà influenzato da Correggio, Dosso Dossi e dai pittori attivi nel Duomo di Cremona. Ciò che diede il via alla carriera del pittore furono le opere per la chiesa di San Giovanni Evangelista.Nel 1519 dipinse il Battesimo di Cristo16 e affrescò la prima e la seconda cappella della navata sinistra nel 1523 con le raffigurazioni di Sant’Agata e il  Carnefice17, Santa Lucia e Apollonia18 (prima cappella), Santi Stefano e Lorenzo19, San Vitale a Cavallo20(seconda cappella). Altre commissioni avvennero a Fontanellato presso la corte dei Sanvitale nel 1524 e successivamente con la fine della peste partì con lo zio per Roma, dove lavorò per il cardinale Lorenzo Cybo. Nella città eterna avrà modo di legare con Rosso Fiorentino e studiare le opere di Michelangelo, Raffaello e GiulioRomano. Prima di tornare a Parma, il pittore passò quattro anni a Bologna. Col rientro nella città natale datato 1530, l’anno successivo gli venne commissionato l’affresco del presbiterio della Basilica di Santa Maria della Steccata, scegliendo il tema delle vergini sagge e vergini stolte21. Dal rientro a Parma, Parmigianino tronca i rapporti con i famigliari, non sappiamo se dovuto ad uno “scandalo” legato alla pratica dell’alchimia come riportato dal Vasari, oppure alla scoperta della sua omosessualità.

In questo ultimo decennio della sua vitaebbe problemi con la Confraternita della Steccata, subendo poi l’arresto e la carcerazione per due mesi a causa di una mancata restituzione di denaro. Venne poi scarcerato ritirandosi a Casalmaggiore nel 1539. Prima del ritiro portò a termine l’opera più importante e importante del Manierismo italiano ovvero la Madonna dal collo lungo22.

Il pittore morì l’anno successivo, nel 1540 a Casalmaggiore probabilmente colpito dalla malaria.

 

Opere Parmigianino

 

16Battesimo di Cristo, 1519, Gemäldegalerie, Berlino.

 

17 Sant’Agata e il Carnefice, 1523, chiesa di San Giovanni Evangelista, Parma.

 

18 Santa Lucia e Apollonia, 1523, chiesa di San Giovanni Evangelista, Parma.

 

19 Santi Stefano e Lorenzo, 1523, chiesa di San Giovanni Evangelista, Parma.

 

20 San Vitale a Cavallo, 1523, chiesa di San Giovanni Evangelista, Parma.

 

21 Vergini sagge e vergini stolte, 1531-1539, Basilica di Santa Maria della Steccata, Parma.

 

22 Madonna dal collo lungo, 1534, Galleria degli Uffizi, Firenze.


RINASCIMENTO BOLOGNESE del XVI SECOLO

L’epoca dei Bentivoglio ormai è passata. Dopo la loro cacciata nel 1506, la famiglia provò a riappropriarsi della città altre volte: nel 1507, nel 1511 dove Annibale II Bentivoglio riuscì – solo per un anno – a riprenderla diventando signore sotto il protettorato dei francesi. Gli altri tentativi furono fatti nel 1513 dopo la morte di Papa Giulio II e l’ultimo nel 1522, entrambi senza successo, lasciando Bologna sotto il potere pontificio per quasi 3 secoli (fine 700). Nel XVI secolo a Bologna vi furono alcuni avvenimenti importanti come l’incoronazione di Carlo V Asburgo nella Basilica di San Petronio nel 1530 e la scelta di Bologna come sede del Concilio di Trento tra il 1547 e 1549 e la Controriforma. Questi ed altri avvenimenti avvenuti in questo secolo furono alla base della pittura dei Carracci.

 

Agostino Carracci

Nasce nel 1557 a Bologna formandosi nell’ambiente tardo-manieristico frequentando la bottega di Prospero Fontana, successivamente quella di Bartolomeo Passarotti e infine quella dell’architetto incisore Domenico Tebaldi. Negli anni 70 del 500 frequentò lo studio di Cornelis Cort dove avviò l’attività di incisore. Negli anni a seguire assieme al fratello Annibale e il cugino Ludovico diede vita all’Accademia degli Incamminati (1582) e verrà visto come l’intellettuale del gruppo. Compì viaggi di studio a Venezia due volte (1582 e tra il 1587-89) e Parma tra il 1586-87. Nella città lagunare entrò in rapporti con Paolo Veronese e Tintoretto, che apprezzò la grandissima abilità grafica del pittore bolognese (ammirazione nata dopo la visione dell’incisione della Crocifissione1 della Scuola Grande di San Rocco del 1589).Anche se furono poche le incisioni del Carracci (lavorerà per produzioni di traduzione, cioè su lavori altrui) egli diventerà uno dei migliori incisori italiani del suo tempo mettendo a punto una tecnica grafica che divenne un punto di riferimento di quest’arte.

Nel 1584 assieme al fratello Annibale e il cugino Ludovico realizzò gli affreschi delle Storie di Giasone e Medea2perPalazzo Fava a Bologna, divenendo la prima commissione fatta da tutti e tre i Carracci. Sempre con il fratello e cugino tra il 1590-92 parteciperà ad un’altra commissione per la realizzazione degli affreschi della Storia della fondazione di Roma3 presso Palazzo Magnani, sempre a Bologna.Sempre nell’ultimo decennio del 500 il pittore porterà a termine altre due opere: l’Assunzione della Vergine4 del 1592-93, per la chiesa di San Salvatore e la Comunione di San Girolamo5datata tra il 1592-97.

Nel 1598 Agostino raggiunse il fratello a Roma, dove lo aiutò alla decorazione della Galleria Farnese, ma vi rimase per soli due anni, sembrerebbe a causa di un litigio avuto con Annibale anche se le ragioni non sono del tutto note. Da Roma si trasferì a Parma dove lavorò per Ranuccio I Farnese alla decorazione della volta della Sala d’Amore di Palazzo del Giardino, dove però dovette abbandonare presto i lavori a causa del peggiorarsi delle sue condizioni di salute.

Agostino Carracci morì di li a poco nel 1602, poi sepolto nel duomo di Parma.

 

Opere Agostino

1Incisione Crocifissione della Scuola Grande di San Rocco (da Tintoretto), 1589.

 

2 Storie di Giasone e Medea, 1584, Palazzo Fava, Bologna.

 

3Storia della fondazione di Roma, 1590-92, Palazzo Magnani, Bologna.

 

4Assunzione della Vergine, 1592-93, Pinacoteca Nazionale, Bologna.

 

5Comunione di San Girolamo, 1592-97, Pinacoteca Nazionale, Bologna.

 

Annibale Carracci

Fratello minore di Agostino, nasce nel 1560a Bologna. Della sua formazione non ci sono giunte notizie, ma pare che questa sia avvenuta lontana dalla cerchia familiare. Sarà un importantissimo pittore che darà vita ad un nuovo modo di dipingere, riunendo vari stili dei più illustri pittori del Rinascimento maturo, ponendo assieme a Caravaggio e Rubens le basi per la pittura barocca.

La prima opera del Carracci sarà la pala d’altare raffigurante la Crocifissione e santi6 datata 1583 per la chiesa di San Nicolò a Bologna, dove possiamo notare il rifiuto delle convenzioni tardo manieristiche e un primo tentativo di ritorno al vero. Altre sue opere molto importanti furono i dipinti di genere come la Grande Macelleria7 e il Mangiafagioli8 del 1585.

Annibale ebbe due soggiorni che lo segnarono nella sua evoluzione stilistica. Il primo a Parma dove conoscerà la pittura di Correggio, visibile nell’opera Battesimo di Cristo9 del 1585 per la chiesa di San Gregorio, il secondo a Venezia tra il 1587-88 dove avrà modo di studiare la pittura del Veronese. Come già citato, assieme al fratello e al cugino affrescherà Palazzo Fava e Palazzo Magnani a Bologna tra la fine degli anni 80 e gli inizi degli anni 90 del 500, trasferendo nell’ultimo decennio lo stile di Annibale verso la pittura del Veronese. Ne sono testimoni la Pala di San Giorgi010 e la Resurrezione di Cristo11del 1593, quest’ultima vista come l’opera di arrivo alla fase matura. Prima di lasciare Bologna Annibale produsse assieme al fratello e al cugino un’ultima decorazione collettiva per il Palazzo Sampieri di Bologna, dando vita all’opera Cristo e la Samaritana12 del 1593-94. L’insieme di questi capolavori conferì al Carracci grande notorietà e ciò lo condusse a Roma a lavorare per il cardinale Odoardo Farnese dandogli il compito di decorare assieme al fratello il piano nobile dell’omonimo palazzo; per il monsignor Tiberio Cerasi presso la cappella di famiglia, realizzò la tela dell’Assunzione della Vergine (1600-01) posta tra la Crocifissione di Pietro e la Conversione di San Paolo di Caravaggio ed infine, per la famiglia Aldobrandini per cui dipinse diverse opere e decorò la cappella privata di palazzo.

Annibale Carracci morirà a Roma nel 1609 e sepolto presso il Pantheon vicino alla tomba di Raffaello come da lui richiesto.

 

Opere Annibale

6 Crocifissione e santi , 1583, Chiesa di Santa Maria della Carità, Bologna.

 

7 Grande Macelleria, 1585 circa, Christ Church Picture Gallery, Oxford.

 

8 Mangiafagioli, 1585, Galleria Colonna, Roma.

 

9Battesimo di Cristo, 1585, Chiesa San Gregorio, Bologna.

 

10 Pala di San Giorgio, 1593 , Pinacoteca Nazionale, Bologna.

 

11Resurrezione di Cristo, 1593, Museo del Louvre, Parigi.

 

12Cristo e la Samaritana, 1593-94, Pinacoteca di Brera, Milano.

 

Ludovico Carracci

Fu il più anziano dei tre Carracci. Nacque a Bologna nel 1555, formandosi come il cugino Agostino presso Prospero Fontana, proponendo una pittura religiosa. Anch’egli ebbe modo di viaggiare, in particolare a Firenze, Parma, Mantova e Venezia. Alcuni esempi di sue opere religiose sono l’Annunciazione13del 1584, la Pala dei Bargellini14 del 1588, la Conversione di Saulo151587-88 e la Madonna degli Scalzi16 datata 1590 presso la cappella Bentivoglio nella chiesa di Santa Maria degli Scalzi a Bologna. Tra le sue realizzazioni da decoratore vi furono le già note Storie di Giasone e Medea a Palazzo Fava (1584) e la Storia della fondazione di Roma a Palazzo Magnani (1590-92) fatte assieme ai cugini Annibale e Agostino. Sempre nello stesso periodo della decorazione di Palazzo Magnani compì le opere della Predicazione del Battista17e il Martirio di Sant’Orsola18 (influenzato dallo stile di Tintoretto e Veronese). Con il nuovo secolo Ludovico fu all’opera presso il Duomo di Piacenza tra il 1607-08, Roma nel 1612 nella chiesa di Sant’Andrea della Valle e Ferrara presso la chiesa di Santa Francesca Romana, presentando una lodevole qualità espressiva e morale.

Morirà a Bologna nel 1619.

 

Opere Ludovico

13 Annunciazione, 1584, Pinacoteca Nazionale, Bologna.

 

14 Pala dei Bargellini, 1588, Pinacoteca Nazionale, Bologna.

 

15 Conversione di Saulo, 1587-88, Pinacoteca Nazionale, Bologna.

 

16 Madonna degli Scalzi, 1590, Pinacoteca Nazionale, Bologna.

 

17 Predicazione del Battista, 1592, Pinacoteca Nazionale, Bologna.

 

18 Martirio di Sant’Orsola, 1592, Pinacoteca Nazionale, Bologna.


RINASCIMENTO BOLOGNESE del XV SECOLO

Bologna nel 1401 divenne la città dei Bentivoglio, famiglia toscana che alleata con i Visconti di Milano cacciarono il Legato Pontificio dalla città emiliana. Giovanni I Bentivoglio fu il primo della casata a governare sulla città, ma il prestigio e la rinomanza politica avvennero sotto Giovanni II, cugino del precedente signore di Bologna, Sante Bentivoglio. L’arte pittorica durante il XV secoloarrivò per lo più dai pittori ferraresi come Ercole de Roberti e Francesco del Cossa trovando poi sviluppi verso la fine del secolocon Francesco Francia e Lorenzo Costa. Dal 1506 i Bentivoglio vennero esiliati dal papa Giulio II, portando la città solo il potere papale.

 

Francesco del Cossa

Come già sappiamo Francesco del Cossa è un pittore appartenente all’Officina ferrarese del XV secolo. Dopo le scene affrescate nel Salone dei Mesi di Palazzo Schifanoia si trasferì stabilmente a Bologna attorno al 1470 dove fin da subito ebbe un’intensa attività, caratterizzata da commissioni di grande prestigio. La prima opera bolognese del pittore avvenne lo stesso anno del suo arrivo e fu la Pala dell’Osservanza1 in San Paolo in Monte; due anni dopo per GiovanniIIBentivoglio ridipinse la Madonna del Baraccano2, un affresco votivo di grande significato simbolico. Tra il 1472 e 73 assieme ad Ercole de Roberti portò a compimento il Polittico Griffoni3 commissionato da Floriano Griffoni mentre nel 1474 portò a termine la Pala dei Mercanti4commissionata da Alberto de Cattanei e Domenico degli Amorini, dove possiamo notare l’attenuamento dello stile bizzarro e tagliente tipico della pittura ferrarese a vantaggio di una maggiore monumentalità delle figure, portando nel panorama bolognese le novità pittoriche rinascimentali. Prima della morte avvenuta nel 1478 per la peste, del Cossa decorò le volte della Cappella Garganelli dentro la Cattedrale di San Pietro, portata poi a termine da Ercole de Roberti.

 

Opere Francesco del Cossa

1 Pala dell’Osservanza, 1470, Gemäldegalerie, Dresda.

 

2 Madonna del Baraccano, 1472, Chiesa di Santa Maria del Baraccano, Bologna.

 

3Polittico Griffoni, 1472-73 (figure dei santi esposte in vari musei).

 

4Pala dei Mercanti, 1474, Pinacoteca Nazionale, Bologna.

Ercole de Roberti

Anch’eglipittore dell’Officina ferrarese seguì Francesco del Cossa a Bologna ma a differenza di quest’ultimo lui tornò a Ferrara nel 1479. A Bologna il pittore lavorerà per lo più al fianco di Francesco del Cossa come nel caso dei Santi sui pilastrini ela Pradella con le storie di San Vincenzo Ferrer5 del Polittico Griffoni del 1472-73. In quest’ultima opera notiamo come il suo stile si sia evoluto, soprattutto nelle architetture organizzate razionalmente.

Nel 1475 de Roberti compì un ritratto di profilo per Giovanni II Bentivoglio e Ginevra Sforza, chiamato DitticoBentivoglio6. Questa tipologia di ritratto dominò nelle corti italiane per quasi tutto il XV secolo (si rifaceva all’ideale umanistico dei ritratti dei Vir Illustris, derivate dalle effigi degli imperatori nella monetizzazione romana). Prima del ritorno a Ferrara egli concluse gli affreschi della CappellaGarganelli7 iniziata sempre con del Cossa,che ebbe un forte impatto sulla scuola locale e sui visitatori che la videro tra cuiNiccolòdell’Arca e Michelangelo. Purtroppo degli affreschi della Cappella rimane un solo frammento raffigurante la Maddalena Piangente.

 

Opere Ercole de Roberti

5 Pradella con le storie di San Vincenzo Ferrer, 1472-73, Pinacoteca Vaticana, Città del Vaticano.

6 Dittico Bentivoglio, 1475, National Gallery of Art, Washington.

7Cappella Garganelli, 1478-1486, Pinacoteca Nazionale, Bologna.

Lorenzo Costa

Lorenzo Costa detto il Vecchio nacque a Ferrara nel 1460 daGiovanniBattistaCosta e Bartolomea. I primi passi in pittura furono condizionati quasi sicuramente dal padre, anche se successivamente come modello stilistico prenderà quello di Cosmé Tura. Una delle sue prime opere giovanili fu il San Sebastiano18del 1482,inizialmente attributo al Tura ma successivamente, dopo la trascrizione in latino dei caratteri ebraici sullo scudo in basso a sinistra si è riusciti a dedurre che l’opera era del Costa (firma del pittore a caratteri ebraici).

Nel 1483 Lorenzo Costa e tutta la sua famiglia si trasferirono a Bologna per sfuggire alla peste che stava affliggendo Ferrara e per la guerra contro Venezia. Già in quell’anno lavorava per iBentivoglio, signori di Bologna enella primavera del 1475 , venne nominato “pictor” in un atto notarile, questo ad indicare che all’età di 25 anni probabilmente lavorava già in proprio. Col tempo a Bologna strinse amicizia con Francesco Francia, altro illustre pittorebolognese del XV secolo. L’anno seguente Giovanni II Bentivoglio gli commissionò di dipingere la cappella di famiglia nella Chiesa di San Giacomo Maggiore, portando a termine la Vergine alla presenza della famiglia Bentivoglio19 nel 1488, completandola due anni più tardi con i due Trionfi20a,b(Trionfo della Morte e Trionfo della Fama). Nel biennio 90-92 del 400 il pittore oltre ai trionfi già citati fece il ritratto di Giovanni II Bentivoglio21 e la Pala Rossi22, ultima sua tavola eseguita in San Petronio. In quest’ultima opera vi è una svolta fondamentale nel suo percorso artistico che lo portò a distaccarsi dalle influenze di Tura e del Cossa, rimandando al canone classico dell’arte del Bellini, del Perugino e del Francia, senza però rinunciare al tocco leggero di geniale bizzarria padana tipicamente costesca. Verso la fine del secolo operò in San Giovanni in Monte per la realizzazione della Pala Ghedini23. All’inizio del secoloebbe un’attività molto intensa: per citarne alcune il pittore realizzò opere come l’Incoronazione della Vergine24(1501), San Petronio fra i Santi Domenico e Francesco25(1502) e lo Sposalizio della Vergine26 (1505).

Nel 1506 i Bentivoglio vennero esiliati a Ferrara da Papa Giulio II, ma il Costanon li seguì, dirigendosi a Mantova dove lavorerà per Isabella d’Este e vivrà fino alla sua morte avvenuta nel 1535.

 

Opere Lorenzo Costa

18San Sebastiano, 1482, Gemäldegalerie, Dresda.

 

19Vergine alla presenza della famiglia Bentivoglio, 1485, San Giacomo Maggiore, Bologna.

 

20a,bTrionfo della Morte e della Fama, 1490, San Giacomo Maggiore, Bologna.

 

21Ritratto di Giovanni II Bentivoglio, 1490-92, Galleria degli Uffizi, Firenze.

 

22Pala Rossi, 1492, Basilica di San Petronio, Bologna.

 

23Pala Ghedini, 1497, Chiesa di San Giovanni in Monte, Bologna.

24Incoronazione della Vergine, 1501, Chiesa di San Giovanni in Monte, Bologna.

 

25San Petronio fra i Santi Domenico e Francesco, 1502, Pinacoteca Nazionale, Bologna.

 

26Sposalizio della Vergine, 1505, Pinacoteca Nazionale, Bologna.

Francesco Francia

Francesco Raibolini detto il Francia, nasce a Zola Predosa tra il 1447-49. Prima di dedicarsi alla pittura la sua carriera iniziò nell’arte orafa, facendosi riconoscere per le “paci” in argento niellato. Nell’età giovanileebbe modo di viaggiare molto (Ferrara, Romagna, Marche, Firenze, Perugia, Mantova, Padova, Venezia) entrando in contatto con Piero della Francesca, AndreaMantegna, GiovanniBellini, il Perugino, AntonellodaMessina e le opere fiamminghe. Queste ultime costruiranno un tratto stilistico assai rilevante nella sua intera produzione. L’enorme patrimonio di conoscenze e di eredità stilistiche le troviamo nelle opere degli anni 80 e 90 del 400 come la Sacra Famiglia Bianchini8, la Crocifissione Bianchini9 del 1485, le Pale per la famiglia Felicini10,Malanzuoli11 e il ritrattodi Violante Bentivogliodel 1490e quello di Bartolomeo Bianchini detto Codro12del 1495. Altra opera realizzata lo stesso anno fu la Pala per la famiglia Scappi13 presso la Chiesa dell’Annunziata, a testimoniare come il pittore ricevette molte richieste dalle famiglie dell’aristocrazia bolognese. Alle fine del 1400 Anton Galeazzo Bentivoglio figlio di Giovanni II, chiese al Francia di realizzare per la Chiesa della Misericordia una Pala14da inserire nella loro cappella presso la Chiesa della Misericordia. Con il nuovo secolo il pittore portò a termine alcuni affreschi15a,b delle storie dei Santi Cecilia e Valeriano presso l’Oratorio di Santa Cecilia, oltre alla Madonna del Terremoto16 del 1505 (omaggio alla vergine per aver preservato la città dalle peggiori conseguenze del recente terremo).

Con la cacciata dei Bentivoglio e l’avvento di Giulio II, il pittore dal 1508 fu responsabile dei conii, ricevendo importanti commissioni da parte di famiglie prima emarginate come i Gozzadini, per i quali realizzò la Pradelladella natività e passione di Cristo, chiamata Visione di Sant’Agostino17.

Nell’ultimo decennio di vita il pittore fu in grado di rispondere più liberamente alle commissioni provenienti da signorie, città forestiere e committenti ecclesiastici come Guidobaldo di Montefeltro, Francesco Maria della Rovere e Isabella d’Este.

Il pittore morirà a Bologna nel 1517.

 

Opere Francesco Francia

8Sacra famiglia Bianchini, Gemäldegalerie, Berlino.

 

9Crocifissione Bianchini, 1485, Collezione Comunali d’arte, Bologna.

 

10Pala Felicini, 1490, Pinacoteca Nazionale, Bologna.

 

11 Pala Malanzuoli, 1490, Pinacoteca Nazionale, Bologna.

 

12Ritratto di Bartolomeo Bianchini detto Codro, 1495, National Gallery, Londra.

 

13Pala Scappi, 1495, Pinacoteca Nazionale, Bologna.

 

14Pala Bentivoglio, 1498, Pinacoteca Nazionale, Bologna.

 

15aSposalizio di Cecilia e Valeriano, 1505-06, Oratorio di Santa Cecilia, Bologna.

 

15bSepoltura di Santa Cecilia, 1505-06, Oratorio di Santa Cecilia, Bologna.

 

16Madonna del Terremoto, 1505, Palazzo Comunale, Sala d’Ercole, Bologna.

 

17Visione di Sant’Agostino, 1508, Pinacoteca Nazionale, Bologna.


RINASCIMENTO FERRARESE

Articolo curato dal referente per la regione Emilia Romagna MIRCO GUARNIERI

 

Con l’inizio del 1500 Ferrara raggiunse il massimo splendore, diventando la prima capitale moderna d’Europa, grazie al compimento da parte di Biagio Rossetti dell’AddizioneErculea.

Nell’ambito artistico il principale attivista della corte ferrarese di quel tempo fu Dosso Dossi.Assieme a lui presso la scuola ferrarese ci furono altri artisti di spicco come Girolamo da Carpi, Garofalo, L’Ortolano, Bastianino, Scarsellino e Bononi, considerato l’ultimo pittore della scuola ferrarese.

 

Dosso Dossi

Pseudonimo di Niccolò Luteri. I dati anagrafici del pittore sono scarsi, ma secondo gli studi di Carlo Giovannini la nascita del pittore viene fatta risalire tra il 1468 e 1469 in una località vicino Mirandola, chiamata Tramuschio. La formazione di Dosso Dossi avvenne inizialmente attraverso la pittura di Giorgione, i rimandi alla classicità di Raffaello ed infine influenzato dalla scuola ferrarese, accentuando i contrasti del chiaroscuro e i rimandi simbolici negli ultimi anni di vita. Nel 1510 lo troviamo al servizio dei Gonzaga a Mantova e successivamente dal 1514 divenne pittore presso la corte degli estensi di Ferrara, peraltro inizialmente chiamato Dosso della Mirandola e non Dosso Dossi. In quel periodo presso la corte Estense si trovava anche Ludovico Ariosto, con il quale collaborò alla realizzazione di opere. Sotto Alfonso d’Estediresse e procedette alla realizzazione dei Camerini d’Alabastro assieme a Tiziano e Giovanni Bellini, realizzando opere come Trionfo di Bacco1, Enea e Acate sulla costa libica2 e Discesa di Enea nei Campi Elisi3(Dosso Dossi); Festino degli Dei4(Giovanni Bellini); Bacco e Arianna5, il Baccanale degli Andrii6, Festa degli Amorini7e Cristo della Moneta8(Tiziano). Successivamente il Camerino venne smantellato con la devoluzione della città allo Stato Pontificio nel 1598.

Dosso compì molti viaggi tra Firenze, Roma e in particolare Venezia, tenendosi aggiornato sulle ultime novità stilistiche avviando dialoghi con Tiziano da cui apprese la ricchezza cromatica e le ampie aperture paesaggistiche.

Nel 1531 venne chiamato a Trento dal Principe Vescovo Bernardo Cles per affrescare una ventina di stanze del Castello del Buonconsiglio lavorando al fianco del Romanino, morendo successivamente a Ferrara nel 1542.

 

Opere Dosso Dossi

1 Trionfo di Bacco, 1520-24, Bombay, collezione privata.

2Enea e Acate sulla costa libica, 1520, Washington, National Gallery of Art.

3Discesa di Enea nei Campi Elisi, 1520, Ottawa, National Gallery of Canada.

 

Opera Giovanni Bellini

4Festino degli Dei, 1514, Washington, National Gallery of Art.

 

Opere Tiziano

5Bacco e Arianna, Londra, National Gallery.

6il Baccanale degli Andrii, Madrid, Museo del Prado.

 

7Festa degli Amorini, Madrid, Museo del Prado.

8Cristo della Moneta, Gemäldegalerie, Dresda.

 

Bastianino

Sebastiano Filippi, in arte Bastianino nacque a Ferrara attorno al 1532, iniziando a dipingere sotto l’influsso del padre Camillo. Dopo aver conseguito un viaggio a Roma il pittore ferrarese assimilò molto della pittura michelangiolescatanto che la elaborò in uno stile tutto suo anche attraverso il cromatismo dell’ultimo Tiziano. Rientrato da Roma(1550) il Bastianino diede alla luce l’affresco deiSeguaci della Croce9, per l’Oratorio dell’Annunziata, poi, assieme al padre e il fratello Cesare lavorò per la corte estense dando vita alle Tavole lignee che decorano il Camerino delle Duchesse10(1555-1560) nel palazzo ducale della città estense.Successivamente vennero realizzate opere come la Madonna Assunta11(1565) per la chiesa di Sant’Antonio in Polesine e le pale d’altareper la Certosa di San Cristoforo. Le due pale non hanno una datazione precisa, infatti ci è giunto solo un documento del 1565 dove vengono menzionate queste opere raffiguranti l’Ascensione di Cristo12e il Giudizio universale13 (inizialmente “Assunzione della Vergine”), presupponendo quindi che siano state concluse tra il 1566 e il 1572 (anno di consacrazione della Certosa).

Uno dei capolavori più importantiper la corte estense fu la realizzazione degli affreschi nell’Appartamento dello specchioall’interno del Castello Estense, voluti da Alfonso II. Assieme a Ludovico Settevecchi e Leonardo da Brescia, il Filippi diede alla luce gli affreschi per le Sale dei Giochi14dopo il terremoto del 1570 e la Sala dell’Aurora15 tra il 1574-75(Bastianino “Il Tempo”,“La Notte” e “L’Aurora”, Ludovico Settevecchi “Il Giorno”e “Il Tramonto”).

Dal 1577 al 1580il Bastianinolavorò alla realizzazione delGiudizio Universale16 nel catino absidale del coro della cattedrale di Ferrara, ispiratosi a quello di Michelangelo nella Cappella Sistina, mentre tra il 1580 e la fine del 500 il pittore, ormai giunto verso la fine della sua carriera pittorica realizzò altre pale d’altare per la chiesa di San Paolo, raffiguranti la Resurrezione di Cristo17 del 1580, l’Annunciazione18del 1590-91 e la Circoncisione19datata tra il 1593 e prima del 1600.Morì nel 1602 a Ferrara.

Opere Bastianino

9Seguaci della Croce, dopo 1550, Ferrara, Oratorio dell’Annunziata.

10Camerino delle Duchesse, Ferrara.

11Madonna Assunta, Ferrara, Pinacoteca Nazionale.

12Ascensione di Cristo, Ferrara, Certosa San Cristoforo.

13Giudizio universale, Ferrara, Certosa San Cristoforo.

14Sale dei Giochi, Ferrara, Castello Estense.

15Sala dell’Aurora, Ferrara, Castello Estense.

16Giudizio Universale, Ferrara, Duomo.

17Resurrezione di Cristo, Ferrara, Chiesa San Paolo.

18Annunciazione, Ferrara, Chiesa San Paolo.

19Circoncisione, Ferrara, Chiesa San Paolo.

Opere Ludovico Settevecchi

15a. Giorno, Sala dell’Aurora, Ferrara, Castello Estense.

15b. Tramonto, Sala dell’Aurora, Ferrara, Castello Estense.

 

 

Scarsellino

Ippolito Scarsella, detto lo Scarsellino nacque a Ferrara nel 1551 e grazie al padre Sigismondo, anch’egli pittore, si avvicinò alla pittura. All’età di 17 anni Ippolito lasciò Ferrara per andare prima a Bologna e poi a Venezia. Nella prima città ebbe modo di ammirare le opere dei Carracci, mentre nella città veneta divenne apprendista di Paolo Veronese che chiamerà “suo nuovo maestro”,entrando in contatto con i pittori della scuola veneta come Jacopo Bassano e assimilando lo stile manieristico, la rivoluzione del movimento e del colore imposti da Tiziano. Nel 1576, tornò a Ferrara aprendo una bottega. Questi sono gli ultimi anni del governo della dinastia Estense.Il pittore operò assieme ad altri colleghi alla realizzazione di opere da soffitto per il Palazzo dei Diamanti come Apollo20e Fama21datate 1591-93. Scarsellino avrà modo di entrare in contatto con i Carracci e successivamente con Carlo Bononi (quest’ultimo molto più giovane di lui)influenzandoli con la sua pittura. Una delle sue realizzazioni più importanti è quella del 1592 nel catino absidale della chiesa di San Paolo a Ferrara di Elia che viene rapito al cielo sul carro di fuoco22,oltre alla Discesa dello Spirito Santo.Realizzò inoltre molte opere per diverse chiese di Ferrara e non, alcune però senza una precisa datazione. Sappiamo che nell’ultimo decennio del 500 trascorse un paio d’anni dentro San Benedetto per la realizzazione delle Nozze di Cana23. Oltre che ad essere riconosciuto come un importante pittore, fu anche copista creando - per citarne alcune - la copia del Baccanale degli Andrii24di Tizianonon (ante 1598) e Madonna col Bambino e angeli che appare a Giulia Muzzarelli25 di Girolamo da Carpi nel 1608. Con l’inizio del nuovo secolo gli Estensi non sono più i padroni di Ferrara. Ora la città è nelle mani dello Stato Pontificio e la devoluzione della città è già avviata. Altri dipinti realizzati per le chiese della cittàsono Noli me tangere26a San Nicolò e l’Annunciazione27a Sant’Andrea, entrambe senza una datazione precisa, ma comunque realizzate comunque nel primo decennio del 1600, la Decollazione di San Giovanni Battista28(1603-1605), l’Ultima cena29 (1605), Madonna col Bambino in gloria fra i santi Chiara, Francesco e le Cappuccine adoranti l’Eucarestia30(1609) per Santa Chiara, il Martirio di Santa Margherita31per l’Istituto della provvidenza del 1611 e San Carlo Borromeo del 1616 per San Domenico, indicato come l’ultimo dipinto del pittore. Morirà successivamente nel 1620.

Opere Scarsellino

20Apollo, Modena, Gallerie Estensi.

21 Fama, Modena, Gallerie Estensi.

22Elia che viene rapito al cielo sul carro di fuoco, Ferrara, Chiesa San Paolo.

23 Nozze di Cana, Ferrara, Pinacoteca Nazionale.

24 Baccanale degli Andrii,(copia daTiziano), collezione privata.

25 Madonna col Bambino e angeli che appare a Giulia Muzzarelli,(copia da Girolamo da Carpi),Ferrara,San Francesco.

26 Noli me tangere, Ferrara, Pinacoteca Nazionale.

27 Annunciazione, Ferrara, Pinacoteca Nazionale.

28Decollazione di San Giovanni Battista, Ferrara, Chiesa San Giovanni Battista.

29Ultima cena, collezione privata.

30Madonna col Bambino in gloria fra i santi Chiara, Francesco e le Cappuccine adoranti l’Eucarestia, Ferrara, Chiesa Santa Chiara.

31Martirio di Santa Margherita, Ferrara, Istituto della Provvidenza.

 

 

Carlo Bononi

Secondo studi recenti il pittore nasce a Ferrara nel 1579 (inizialmente si diceva fosse nato un decennio prima). Il periodo storico in cui egli vivrà è quello della Devoluzione di Ferrara passata sotto lo Stato Pontificio, il quale porterà la città ad un lento declino. Si dice che Bononi sia stato allievo diBastarolo, entrato poi in contatto con lo Scarsellino. I punti di riferimento artistici del pittore sono Tintoretto e Veronese per quanto riguarda la tradizione, mentre Caravaggio e i Carracci  per quanto riguarda l’innovazione pittorica. L’inizio della sua carriera pittorica viene attribuita con la realizzazione dell’opera Madonna col bambino in trono e i santi Maurelio e Giorgio32del 1602 per la residenza dei Consoli delle vettovaglie. Nel 1605-06 avvenne la svolta pittorica facendo apportare alle figure una sorta di anima, comunicando uno stato di leggera inquietudine. Questa svolta è visibile nelle opere degli Angeli33del 1605-1606 e della Sibilla34 del 1610. Dall’anno successivo troviamo anche documenti che menzionano Carlo Bononi per la commissione di opere come San Carlo Borromeo35 per la Chiesa della Madonnina di Ferrara. Oltre a queste opere nel primo decennio del 600inizierà a dipingere il ciclo decorativo36che orna la chiesa di Santa Maria in Vado a Ferrara, la più importante commissione ricevuta che gli darà un’immensa fama. Successivamente il pittore andrà via da Ferrara, ritenuta da egli stesso “troppo stretta”. Si dirigerà a Roma per trovare fortuna o completare la sua formazione (scarsa documentazione) e Fano per poi tornare a dipingere tra Ferrara e Reggio Emilia nel secondo decennio del 600. In quel periodo a Ferrara realizzò opere come le Nozze di Cana37 per il Refettorio della Certosa di San Cristoforo, ispirandosi all’omonimo dipinto del Veronese, l’Angelo Custode38per la chiesa di Sant’Andrea (successivamente spostata alla Pinacoteca Nazionale di Ferrara prima che la chiesa venisse chiusa al culto) di cui non abbiamo una datazione certa e portò a termine il ciclo di Santa Maria in Vado. Il pittore morirà nel 1632 e venne sepolto dentro la chiesa che gli diede fama. Successivamente venne rinominato l’ultimo pittore dell’Officina ferrarese.

 

Nel 1570, Ferrara venne colpita da un terremoto di forte intensità portando oltre che alla distruzione della città anche, indirettamente, alla fine del potere Estense a Ferrara, facendola concludere nel 1598 con la cacciata della famiglia dalla città e la successiva devoluzione da parte della chiesa.

Opere Carlo Bononi

 

32Madonna col bambino in trono e i santi Maurelio e Giorgio, Vienna, Kunsthistorishes Museum.

33Angeli, Bologna, Pinacoteca Nazionale.

34Sibilla, Fondazione Cavallini-Sgarbi.

35San Carlo Borromeo, Ferrara, Musei di Arte Antica.

36Ciclo decorativo, Ferrara, Chiesa Santa Maria in Vado.

37Nozze di Cana, Ferrara, Pinacoteca Nazionale.

38 Angelo Custode, Ferrara, Pinacoteca Nazionale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


CROCIFISSIONE, di Ambrogio da Fossano detto il Bergognone

Articolo curato dal referente per la regione Lombardia Giacomo Maestrelli

 

Ambrogio da Fossano, detto il Bergognone
Crocifissione
Tempera e olio su tavola: 238,5 × 164 cm
Chiesa della Certosa di Pavia, quarta cappella di destra
Inv. 1964, n. 745
Firmata e datata sul legno della croce, in basso: AMBROSIUS/FOSANUS/PINXIT/1490 MAIJ. 14

 

Citata dal priore Matteo Valerio in quella fucina di informazioni che sono le Memorie della Certosa di Pavia (“L’anno 1490 […] Mastro Ambrosio Fossano fece l’ancona del Crocefisso, scudi n. 125, pretio L. 500”), la pala d’altare che ancora oggi adorna la quarta cappella di destra della Certosa è considerata all’unanimità come “uno dei paradigmi dell’opera di Bergognone” (Mazzini, 1958)sottolineando, infatti, come in essa vi siano richiami che spaziano dalla pittura fiamminga (si veda un’altra sua piccola CrocifissionealCourtald Institute of Art),passando tra “ricordi lombardo-liguri dal Foppa a Donato de Bardi” (Ottino Della Chiesa 1960; Wittgens 1956), fino ad arrivare ad un nuovo interesse ed una particolare attenzione verso il pathos Giambelliniano e “il risentito padovanismo plastico dei Mantegazza e dei De Fondulis” (Baroni-Samek Ludovici 1952).

La paternità della pala rimane confermata in tutti gli interventi che si sono susseguiti dal Seicento in poi; G. L. Calvi, nel 1685, descrivendo la Crocifissione si sofferma sul “colorito” specificando che “al cinericcio cui tendono alcuni de’ sui primi dipinti, qui il Fossano sostituisce una lucentezza e vaghezza mirabili di tinte”, e aggiunge che il pittore Agostino Comerio, che aveva pulito e restaurato tutte le pale della chiesa certosina negli anni 1825-26, “affermava di avervi levato tanta tinta bruna, quanto pareva impossibile vi fosse stata prodotta dal fumo delle candele”.

Dalla pulitura fatta qualche decennio fa in occasione della mostra monografica sull’artista (Pavia, 1998) sono emersi con maggiore chiarezza particolari interessanti, come la piccola scena a fianco del San Giovanni con il Cristo morto steso sul bianco sudario trasportato a braccia verso il sepolcro; l’albero davanti alla porta delle mura della città, all’inizio della via che conduce in “un luogo detto Golgota che vuol dire luogo del cranio” (Marco 15.22), è spoglio e stecchito, chiaro simbolo di morte; inoltre sono chiaramente leggibili le scritte le scritte sul bordo della Vergine e della Maddalena. Partendo dal basso e salendo sino al capo della Madonna è scritto, con lettere dorate: “MARIA VIRGO ET PIA DEI GENITRIX SALUTEM POSCE MISERIS AMEN; MULIER ECCE FILIUS” (Giovanni 19.26); “MEUS DOLOR […] TUE COSERVAM; IESUS SALVATOR SECULI REDE(NT)TORE SUBVENI NOBIS”. Nel manto della Maddalena, in basso: “MARIA OPT(IMAM) PARTEM ELEGIT QUE NON AUFERT … AB EA..DOM.. NOB..” (Luca 10.42).

Si potrebbero quindi usare parole magnificenti e discorsi mirabolanti per tentare una descrizione di questo capolavoro Bergognonesco ma nessuna sarà mai come quella nata dalla penna commossa di Carlo Magenta (1897); il volo pindarico dello storico milaneseinizia dicendo che “sebbene risenta di una tal quale durezza di stile”, essa “muove le più robuste fibre del cuore” e si sofferma ad analizzare “l’espressioni patetiche delle fisionomie, l’anatomia del Cristo, quello stesso teschio che vedasi ai piedi della croce circondato da vaghi fiorellini e che è di una verità scientifica rigorosa, il profondo rassegnato patema della Madre […] di Maria di Cleofe […] di Salome e della Maddalena che si abbraccia strettamente alla croce, mentre nel lato destro vi è san Giovanni, solo, muto e sublime nel dolore…”. Lo Zappa (1909) aggiunge che “la Vergine, volta di prospetto nello stesso verso e con l’identica inclinazione, e riflette nel suo volto soave, identico per fattezze a quello del Figlio, lo stesso pallore di morte”.

Nella Crocifissione, se la si osserva attentamente, non vi è ricerca prospettica (come invece è presente nelle altre due pale certosine pagate all’artista, secondo il Valerio, nello stesso anno): la scena si svolge su due piani, contrapposti e lontani: di fronte, il Cristo alto sulla croce, investito da una luce bianca, si immola per la salvezza degli uomini; ai suoi piedi la Madre e i fedelissimi, figure fortemente scultoree ed espressive, in cui vi è angoscia, ma anche accettazione: “fiat voluntas tua”, sembra ripetere Giovanni, solo nel suo dolore. Dietro infine, fa da sfondo un paesaggio ampio, sereno, vivo e vario, popolato di gente indaffarata e, sopra, il cielo terso e luminosissimo.

Calzano a pennello, per concludere, le parole di Stefania Buganza e già riprese nei precedenti articoli sul monastero certosino: “i volti terrei e solcati dalle lacrime, l’atmosfera tersa, i colori freddi e argentati delle vesti contribuiscono a creare un senso di profondo patetismo, che vuole e riesce a coinvolgere lo spettatore nella meditazione sulla Passione di Cristo”.

 


RINASCIMENTO FERRARESE

Articolo curato dal referente per la regione Emilia Romagna MIRCO GUARNIERI

 

Questo ciclo di articoli vedrà come protagonista l’arte rinascimentale delle signorie emiliano-romagnole.

 

Gli Estensi furono una famiglia che si insediò a Ferrara dal 1240 divenendo prima duchi, poi signori della città. Sotto Niccolò III d’Este (1384-1441) Ferrara divenne un grande centro culturale rinascimentale portando ulteriore splendore sotto Leonello d’Este (1407-1450). Con Borso d’Este (1413-1471) la Scuola ferrarese, meglio nota come Officina ferrarese, divenne molto importante per la presenza di artisti come CosméTura, Francesco del Cossa ed Ercole de Roberti. Successivamente con Ercole I d’Este, la città raggiunse il massimo splendore con la costruzione dell’Addizione Erculea da parte di Biagio Rossetti nel 1492.

 

La scuola ferrarese

L’Officina ferrarese fu fondata da Cosmè Tura presso la corte estense a Ferrara al quale si affiancarono Francesco del Cossa ed Ercole de Roberti. Lo stile della scuola muterà nel tempo, dovuto alle influenze di artisti e delle città vicine, come Mantova, Venezia, Firenze e Bologna, ospitando artisti come Andrea Mantegna, Leon Battista Alberti, Piero della Francesca e Rogier Van Der Weyden. Altri artisti che faranno parte dell’Officina ferrarese nel XVsecolo saranno Galasso Galassi, Angelo Maccagnino, Michele Pannonio, Lorenzo Costa il Vecchio, Boccaccio Boccaccino, Domenico Panetti, L’Ortolano Ferrarese, Ercole Grandi, Ludovico Mazzolino e Michele Coltellini.

 

Cosmé Tura

Pittore della corte estense nonché rappresentante di spicco dell’Officina ferrarese, nasce nel 1433 ei primi documenti dove troviamo il suo nome risalgono al 1451-52, quando per la corte estense decorò oggetti di uso quotidiano. Tramite studi, pare che il pittore, tra il 1452 e 1456, non si trovasse a Ferrara.Da qui l’ipotesi che sia stato mandato dagli Estensi in viaggio di apprendistato a Padova dove venne influenzato dalla pittura rinascimentale padovana (segno netto e tagliente, esuberanza decorativa con citazioni dell'antico, portato poi ad estremi livelli). Tornato a Ferrara, conobbe direttamente Piero della Francesca attorno al 1458-59, suo grande maestro dal quale mutò il senso della costruzione spaziale geometrica, lo spirito monumentale e la luce che si fece più nitida e tersa usata negli sfondi. Altro stimolo che Tura ricevette fu quello proveniente dalla pittura fiamminga dai quali apprese l’osservazione minuta dei dettagli e la resa delle varie consistenze dei materiali tramite l’uso della pittura ad olio. Sotto la corte estense di Borso d’Este, Cosmé Tura dipinse opere come Madonna con Bambino in un giardino1, 1452; Madonna con Bambino in tronotra San Girolamo e una Santa martire(forse la Maddalena), 1455. Nel 1458 concluse le opere del Ciclo delle Muse iniziate da Angelo Maccagnino presso lo Studiolo di Belfiore dell’omonima Delizia, quali Calliope2e Tersicore3. Verso la fine degli anni 60 del 400, dipinse le ante dell’organo del Duomo di Ferrara raffiguranti da un lato L’Annunciazione4e dall’altro San Giorgio e la principessa5.

Con la successione al potere di Ercole I d’Este, Cosmé Tura divenne ritrattista di corte, ruolo che ricoprì fino al 1486 quando venne sostituito da Ercole de Roberti. Nel 147o concluse il Polittico Roverella6, fatto in onore di Lorenzo Roverella, allora vescovo di Ferrara (una delle opere più importanti del pittore).

Prima della morte che lo colpirà nel 1490, il pittore ferrarese farà un’ultima opera tra il 1484 e il 1490 chiamata Sant’ Antonio da Padova7.

Opere Cosmé Tura in foto

1Madonna con Bambino in un giardino, 1452,Washington, National Gallery of Art.

 

2Calliope,1460,Londra, National Gallery.

 

3Tersicore, 1450-1460,Milano, Museo Poldi Pezzoli.

 

4Annunciazione, 1469, Ferrara, Museo del Duomo.

 

5San Giorgio e la principessa, 1469, Ferrara, Museo del Duomo.

 

6Polittico Roverella, 1470-1474:

  1. Madonna Roverella, Londra, National Gallery.
  2. Pietà e Santi, Parigi Musée du Louvre.
  3. Santi Maurelio e Paolo con Niccolò Roverella, Roma, Galleria Colonna.
  4. Circoncisione, tondo, Boston, Isabella Stewart Gardner Museum.
  5. San Giorgio, San Diego, San Diego Museum of Art.

7Sant’Antonio da Padova, Modena, Galleria Estense.

 

Francesco del Cossa

Di questo pittore si hanno poche notizie in merito alla sua vita e alla sua formazione. L’anno della sua nascita (1436) si ottiene per via dello scambio di fonti epistolari tra due letterati bolognesi che commemoravano la sua prematura morte all’età di 42 anni, mentre la sua formazione pare sia avvenuta al fianco di Cosmé Tura, con influenze del rinascimento padovano legate a Donatello e Mantegna, ma anche alle novità di Piero della Francesca, da cui prenderà maggior spunto per la compostezza e la solennità delle figure. Il suo nome viene menzionato per la prima volta in un documento del 1456, quando sotto la tutela del padre ricevette un pagamento per la realizzazione della Deposizione con tre figure(opera distrutta con il rifacimento dell’abside verso fine 400) vicino all’altare maggiore della Cattedrale di Ferrara. Nel 1460 verrà menzionato in due atti notarili, venendo chiamato “pictore”. Sempre lo stesso anno gli si attribuisce l’opera Poliminia per il Ciclo delle Muse presso lo Studiolo di Belfiore, poi successivamente assegnato ad AngeloMaccagnino. Nel 1463 morirà il padre e fino all’11 Dicembre del 1467 (giorno dove risultò essere a Ferrara) non si ebbero più documenti sul pittore. Molto probabilmente fece un viaggio formativo verso Firenze. Qualche anno dopo gli venne affidata la collaborazione agli affreschi del Salone dei Mesi a Palazzo Schifanoia, dove portò a termine i mesi Marzo8, Aprile9 e Maggio10portando un colore luminoso e un’attenta cura nella costruzione prospettica,contrapponendo una più naturale rappresentazione umana rispetto a quella di Tura. Dopo la fine degli affreschi a Palazzo Schifanoia, Francesco del Cossa si trasferì a Bologna, probabilmente deluso dai bassi compensi che il duca Borso gli dava. Della vita del pittore a Bologna ne parleremo successivamente quando tratteremo del Rinascimento bolognese sotto la corte dei Bentivoglio.

Opere Francesco del Cossa in foto

8Marzo e Trionfo di Minerva, 1468-1470, Ferrara, Salone dei Mesi, Palazzo Schifanoia.

 

9Aprile e Trionfo di Venere,1468-1470, Ferrara, Salone dei Mesi, Palazzo Schifanoia.

 

10Maggio e Trionfo di Apollo, 1468-1470, Ferrara, Salone dei Mesi, Palazzo Schifanoia.

 

Ercole de Roberti

Nato tra il 1451-1456, fu apprendista di Gherardo da Vicenza, Francesco del Cossa e Cosmé Tura. A circa 17 anni lavorò agli affreschi di Palazzo Schifanoia, compiendo il mese di Settembre11 , dove possiamo notare che le forme subiscono una stilizzazione geometrica e le figure, grazie ai contorni tesi e spigolosi, assumono dinamismo da rendere il tutto antinaturalistico con grande violenza espressiva.

Ci sarà un periodo dove assieme a del Cossa lavorerà a Bologna (1470-1478), per poi fare ritorno a Ferrara intorno al 1479 aprendo una bottega con il fratello Polidoro e l’orafo Giovanni di Giuliano da Piacenza. Il punto di arrivo stilistico del pittore lo abbiamo con la Pala Portuense12 per la Chiesa di Santa Maria in Porto vicino Ravenna del 1479-81, mentre tra il 1486 e 1493 vengono documentati dipinti di donne dell’antichità commissionati da Eleonora d’Aragona,tali Bruto e Porzia13 (1486-90), Moglie di Asdrubale con figli14 (1490-93),Lucrezia, Bruto e Collatino15 (1490-93) e un piccolo dipinto per il cardinale Ippolito d’Este del 1486.

Ercole de Roberti continuò a dipingere oltre che a Ferrara in altre città dell’Emilia-Romagna, influenzando i vari artisti locali. Nel 1487 divenne ritrattista di corte prendendo il posto di Cosmé Tura, mentre nel 1489 venne inviato da Eleonora d’Aragona a Venezia per acquistare oro per poter eseguire le dorature dei forzieri della figlia Isabella d’Este, che si apprestava a diventare moglie di Francesco II Gonzaga a Mantova. Nel 1492 assieme al duca Alfonso d’Este si dirigerà a Roma per rendere omaggio a Papa Alessandro VI Borgia, nonché suo futuro suocero. L’anno successivo de Roberti lavorerà a dei cartoni per la delizia di Belriguardo. Il pittore poi morirà ne 1496 venendo sepolto nella Chiesa di San Domenico.

Opere Ercole de Roberti in foto

11Settembre, 1468-1470, Ferrara, Salone dei Mesi, Palazzo Schifanoia.

 

12Pala di Santa Maria in Porto, 1479-1481, Milano, Pinacoteca di Brera.

 

13Bruto e Porzia, 1486-1490, Fort Worth, Kimbell Art Museum.

 

14Moglie di Asdrubale con figli, 1490-1493, Washington, National Gallery.

 

15Lucrezia, Bruto e Collatino, 1490-1493, Modena, Galleria Estense.

Con questo articolo concludiamo la prima parte del rinascimento ferrarese. Nel prossimo termineremo l’argomento trattando alcuni artisti del panorama artistico ferrarese del XVI secolo come Dosso Dossi, Bastianino, Scarsellino e Carlo Bononi.

 

 

 

 

 


CARLO BONONI

Articolo curato dal referente per la Regione Emilia Romagna MIRCO GUARNIERI

 

CarloBononi, secondo le fonti Settecentesche nacque a Ferrara nel 1569 ma studi recenti pongono la sua data di nascita un decennio più avanti. Il periodo storico in cui vive l’artista è quello della Devoluzione di Ferrara, passata poi sotto lo Stato Pontificio il qualeperò trascinerà la città ad un lento declino. Per quanto riguarda il periodo artistico siamo negli anni tra la Controriforma e la piena maturazione del nuovo linguaggioartistico naturalistico e barocco.

Grande disegnatore, inquieto sperimentatore e infaticabile viaggiatore sarà allievo - si dice - del Bastarolo per poi entrare in contatto con lo Scarsellino. I suoi riferimenti stilistici si trovano fuoriFerrara, in particolar modo per la tradizione cinquecentesca veneta di Tintoretto e Veronese e per ciò che di nuovo si stava presentando (Caravaggio, i Caracci e SimonVouet).

 

Se dobbiamo trovare una data di inizio della carriera artistica di Bononinon la troveremo prima del 1600, infatti il suo primo dipinto è riconducibile al 1602 con “Madonna col Bambino in trono e i santi Maurelio e Giorgio”1 proveniente dalla residenza dei Consoli delle Vettovaglie, ora situato a Vienna. Il dipinto contiene riferimenti bastaroleschi che convivono con molteplici declinazioni (l’uso di tende e colonne tipiche della pittura veneta e l’espressione dolcemente sbalordita che riporta alla mente Correggio e Ludovico Carracci).

Attorno al 1605-1606 il pittore ferrarese porterà la sua carriera ad una svolta  sostanziale. Oltre ad alcune incertezze in materia di conduzione pittorica presente anche nei dipinti precedenti, Bononi introdurrà un’anima nelle sue figure, facendo comunicare qualcosa di indefinito con un atteggiamento di leggera inquietudine, un indugiare mesto, eppure ammiccante in una compiaciuta tristezza. Le opere più rappresentative di questa svolta sono i due “Angeli”2,3del 1605-1606 della Pinacoteca di Bolognae “Sibilla”4del 1610 appartenente allaFondazione Cavallini-Sgarbi.

I primi documenti che menzionano Carlo Bononi sono riconducibili al 1611 con le opere “San Carlo Borromeo”5per la Chiesa della Madonnina di Ferrara e “l’Annunciazione”6, per la Chiesa di San Bartolomeo a Modena, poi dirottata l’anno successivo dallo stesso committente Ippolito Bentivoglioverso Santa Maria della Neve a Gualtieri. Queste due opere aprono la strada ad una formulazione del tutto moderna della pala d’altare nella quale diviene predominante l’aspetto emozionale. Importante anche è come ricorrerà a tutti gli espedienti narrativi della cultura barocca (sorpresa, luce e teatralitàdispiegati in piena coscienza). Altre commissioni che Bononi riceverà saranno a Ravenna nel 1612, a Cento nel 1613 e Mantova nel 1614, ma quella che gli darà più fama sarà quella per ilciclo decorativo7 che orna la Basilica di Santa Maria in Vado a Ferrara, iniziata nel primo decennio del 600.

Dopo questi eventi il pittore capisce che Ferrara gli è troppo stretta e decide di andare in viaggio a Roma, manon essendoci documentazioni a sufficienza non sappiamo se sia andato per trovare fortuna o per completare la sua formazione. Dopo Roma, Bononi si diresse a Fano dove presso la chiesa di San Paterniano, l’artista produsse una delle sue opere più intense e coinvolgenti, “Il San Paterniano che risana la cieca Silvia”8, facente parte delle storie del santo. In quest’opera notiamo come Bononi sia stato influenzato dal contatto con le opere Caravaggesche (come le tele Cottarelli di San Luigi dei Francesi) dalle quali l’artistaha colto l’intimo vibrare della luce, il tono malinconico, la capacità di cogliere l’attimo e la pregnanza delle pose, senza però rinunciare alle sue radici emiliane.Un altro dipinto che riconduce alla pittura Caravaggesca è“Genio delle arti”9 del 1621-22 riconducibile ad “Amor vincit omnia” del Merisi. Inizialmente si pensava che l’opera di Bononi fosse unica, ma dopo recenti reperimenti, si è scoperto che un anno prima si trovava impegnato nel soddisfare le richieste di un’ancora ignota committenza,  richiedente un“Genio delle arti”, noto solo tramite fotografia.

Dal secondo decennio del 600il talento del pittore ferrarese fu impiegato nel soddisfare committenze tra Ferrara e Reggio Emilia (definita in quel periodo la capitale della cultura figurativa del ducato estense) come la decorazione della Volta della Cappella Gabbi o dell’Arte della seta10di Reggio Emilia.Sempre nello stesso anno Bononiconcluse per il Refettorio di San Cristoforo della Certosa di Ferrara le “Nozze di Cana”11,ispirato all’omonimo quadro di Veronese con chiari elementi di Barocco incipiente. Masoprattutto ci fu la conclusione del ciclo di Santa Maria in Vado, intervenendo nel presbiterio. Un’altra opera di cui però non si sa con esattezza la data di conclusione è “L’angelo Custode”12 per la chiesa di Sant’Andrea a Ferrara(poi trasferito alla PinacotecaNazionale di Ferrara nel 1863, prima che la chiesa venisse chiusa al culto). Carlo Bononi morirà il 3 Settembre del 1632 sepolto nella chiesa da Santa Maria in Vado a Ferrara.

<h3><strong>GALLERIA FOTOGRAFICA</strong></h3>

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