BENVENUTO TISI, DETTO IL GAROFALO

A cura di Mirco Guarnieri

Introduzione

Benvenuto Tisi nacque nel 1481. Il luogo della nascita del pittore è incerto: il Vasari sostiene che nacque a Ferrara, mentre il Laderchi propende per la nascita nel paesino di Garofalo[1] da cui Benvenuto Tisi prese il nome d’arte con cui firmò alcune delle sue opere.

Benvenuto Tisi: vita e opere

Il giovane Tisi iniziò ad apprendere l’arte pittorica da Domenico Panetti, per poi passare nel 1497 sotto la supervisione di Boccaccio Boccaccino e rimanere nella sua bottega per due anni. È di fine secolo la realizzazione di una serie di Madonne con Bambino, tra cui la Madonna con Bambino e ss. Domenico e Caterina da Siena (National Gallery, Londra), databile tra il 1499-1502 ca.

Benvenuto Tisi detto il Garofalo, Madonna con Bambino e ss. Domenico e Caterina da Siena, National Gallery, Londra, 1499-1502 ca. Credits: National Gallery, Londra.

Con l’inizio del XVI secolo il Garofalo toccò diverse città: a Roma rimase quindici mesi, sotto la guida del pittore Giovanni Baldini, a Ferrara tornò per la morte del padre, a Mantova per lavorare con Lorenzo Costa e infine a Venezia, dove entrò in contatto con Giorgione e la sua arte, un'esperienza conclusasi precocemente a causa dello scoppio della Guerra della Lega di Cambrai nel 1508.

Di quell’anno è l’inizio dei lavori per la realizzazione dell’affresco del soffitto e delle lunette ispirate dal poema di Celio Calcagnini “Anteros sive de mutuo amore” della sala del Tesoro di Palazzo Costabili.

Benvenuto Tisi detto il Garofalo, Affresco della Sala del Tesoro. Credits: Google Art Project.

Il soffitto della sala rimanda al Camerino degli Sposi del Mantegna, probabilmente voluto così dal Costabili dopo averne ammirato la magnificenza in una missione diplomatica a Mantova, dove era impegnato nell’estradizione di Don Giulio d’Este [2].

Nel 1512 il Garofalo si trova nuovamente a Roma su invito di Girolamo Sacrati, ferrarese che alloggiava alla corte di Papa Giulio II. In questo viaggio “vi si portò ad ammirare i miracoli di Raffaello, e la Cappella di Giulio dipìnta dal Buonarroti”[3].

Fu proprio lo stile del pittore urbinate che divenne fonte d’ispirazione per il Garofalo, da cui assimilò i tratti classicisti, venendo definito il “Raffaello ferrarese”.

 

“si risolse a volere disimparare, e, dopo la perdita di tanti anni, di maestro divenire discepolo”[4]

 

I primi esperimenti con lo stile raffaellesco sono visibili nei quadri di Minerva e Nettuno (Gemäldegalerie, Dresda) datato 1512, la Madonna in trono fra i ss. Lazzaro e Giobbe (Pinacoteca di Argenta) e la Natività di San Francesco (Pinacoteca Nazionale, Ferrara) risalenti al 1513.

Il rientro a Ferrara da Roma portò al pittore numerose commissioni di pale d’altare per famiglie aristocratiche e ordini religiosi come la Madonna delle nuvole col Bambino, San Girolamo, San Francesco e due donatori (Pinacoteca Nazionale, Ferrara) per la famiglia Suxena datata al Dicembre del 1514, dove è possibile ammirare il perfetto equilibrio tra lo stile giorgionesco e quello raffaellesco, l’Adorazione del Bambino (Gemäldegalerie, Dresda), la Pala Trotti (Pinacoteca Nazionale, Ferrara) e varie Madonne e Santi tra cui quella commissionata al pittore da Girolamo Sacrati (Pieve di Castellarano, Reggio Emilia) e altre realizzate tra il 1517 e 1518 (National Gallery, Londra; Galleria dell’Accademia, Venezia).

Tra la fine del 1518 e il 1519 il Garofalo fu a Roma, dove poté ammirare gli affreschi di Raffaello per la Loggia di Galatea alla Farnesina. Di rientro dall’urbe realizzò per la chiesa di San Francesco la Strage degli Innocenti (Pinacoteca Nazionale, Ferrara) datata 1519 come la realizzazione degli affreschi per le due sale poste al piano terra del Palazzo del Seminario, di proprietà di Girolamo Sacrati, il committente. Sempre su richiesta del Sacrati il Garofalo realizzò la Resurrezione di Cristo per la chiesa di Bondeno (Kunsthistorisches Museum, Vienna) datata 1520.

Benvenuto Tisi detto Garofalo, Strage degli Innocenti, Pinacoteca Nazionale, Ferrara, 1519. Credits: Gallerie Estensi.

Da quell’anno divenne il maestro di Girolamo da Carpi, con cui ebbe modo di lavorare alla realizzazione di alcune opere tra il 1530 e 1540, mentre tra il 1522-23 portò a compimento due opere per Antonio Costabili: l’Allegoria del Nuovo e del Vecchio Testamento (Pinacoteca Nazionale, Ferrara), affresco realizzato per il refettorio del convento agostiniano in Sant’Andrea in cui è possibile notare il committente ritratto nella scena del Battesimo[5] e il Polittico Costabili (Pinacoteca Nazionale, Ferrara), iniziato dieci anni prima assieme a Dosso Dossi e anch’esso destinato per la chiesa di Sant’Andrea. Altre opere realizzate nella prima metà degli anni 20 sono la Crocefissione (Pinacoteca di Brera, Milano) nel 1522, S. Antonio Abate fra i ss. Antonio di Padova e Cecilia (Galleria Nazionale di arte antica di Palazzo Barberini, Roma) nel 1523, la Madonna in trono tra i ss. Maurelio, Silvestro, Girolamo e il Battista situata nel Duomo di Ferrara, la Cattura nell’orto destinata alla cappella Massa in San Francesco, il S. Girolamo (Gemäldegalerie, Berlino) e la Orazione del Cristo nell’orto (Pinacoteca Nazionale, Ferrara) tutte del 1524.

Dalla seconda metà degli anni 20 il Garofalo aderì allo stile postclassico di Giulio Romano. Questo è possibile vederlo nelle opere di quel periodo come la Madonna del parto con il committente Lionello Pero (Pinacoteca Nazionale, Ferrara) realizzata per la chiesa di San Francesco a Ferrara tra il 1525-26, il Sacrificio Pagano del 1526 (National Gallery, Londra) del 1526, la Deposizione (Pinacoteca di Brera, Milano) del 1527 e l’Annunciazione datata 1528 (Musei Capitolini, Roma).

Ormai cinquantenne, il pittore prese in sposa Caterina Scoperti tra il 1529-30, da cui ebbe tre figli. L’attività del Garofalo proseguì prolifica: realizzò per il refettorio di San Bernardino di Ferrara le Nozze di Cana (Ermitage, San Pietroburgo) del 1531, la Madonna in trono tra i ss. Giovanni Battista, Lucia e Contardo d’Este per l’altare di Sant’Agostino di Modena (Galleria Estense, Modena) del 1532, quest’ultimo unico membro della famiglia d’Este ad essere canonizzato, il che fa pensare che il Garofalo durante quegli anni abbia lavorato per la famiglia estense. Altre opere sono la Resurrezione di Lazzaro (Pinacoteca Nazionale, Ferrara) realizzata tra il 1532-34, gli affreschi della Sala delle Cariatidi presso la Delizia di Belriguardo assieme al suo allievo Girolamo da Carpi ed altri pittori come Battista Dossi e Camillo Lippi, l’Allegoria di Ercole d’Este e di Ferrara entrambe sempre del 1534 ca (Liechtenstein Collections, Vienna), l’Identificazione della Vera Croce (Pinacoteca Nazionale, Ferrara) del 1536 e il Trionfo di Bacco (Gemäldegalerie, Dresda) del 1540.

Dall’inizio di questo decennio il Garofalo inizia ad avvicinarsi alla pittura manierista. Ottenne commissioni anche fuori dai domini estensi, come l’Annunciazione per la chiesa di San Lorenzo a Forda del 1541 e il Congedo del Battista dal padre per la cappella Mazzoni nella chiesa Salvatore a Bologna, datato 1542; per Ferrara realizzò tra il 1546-48, assieme a Girolamo da Carpi gli affreschi per la volta della torre di Copparo, andati perduti, e nel 1550 assieme a Camillo Lippi i cartoni per gli arazzi con le Storie dei ss. Giorgio e Maurelio.

 

In quell’anno il pittore perse del tutto la vista, e morì nel 1559.

 

 

 

 

 

Note

[1] L.N. Cittadella Benvenuto Tisi da Garofalo, Pittore ferrarese del secolo XVI, Memorie. Domenico Taddei e Figli Editore, 1872. p.10.

[2] https://rivista.fondazioneestense.it/luoghi/item/655-gli-affreschi-della-sala-del-tesoro

[3] L.N. Cittadella Benvenuto Tisi da Garofalo, Pittore ferrarese del secolo XVI, Memorie. Domenico Taddei e Figli Editore, 1872. p.17.

[4] G. Vasari, Le opere di Giorgio Vasari con nuove annotazioni e commenti di Gaetano Milanesi, vol. VI, Firenze 1878-85, pp. 460-462.

[5] https://www.gallerie-estensi.beniculturali.it/magazine/laffresco-staccato-del-garofalo-nella-pinacoteca-nazionale-di-ferrara/.

 

Bibliografia

L.N. Cittadella Benvenuto Tisi da Garofalo, Pittore ferrarese del secolo XVI, Memorie. Domenico Taddei e Figli Editore, 1872.

https://www.treccani.it/enciclopedia/tisi-benvenuto-detto-garofalo_%28Dizionario-Biografico%29/.

 

Sitografia

https://rivista.fondazioneestense.it/luoghi/item/655-gli-affreschi-della-sala-del-tesoro


CASA ROMEI A FERRARA - SECONDA PARTE

A cura di Mirco Guarnieri

Introduzione

Dopo aver approfondito nell'articolo precedente il pianterreno di Casa Romei, nel presente elaborato si parlerà delle bellezze delle sale del piano nobile.

Il piano nobile di Casa Romei

Salendo le scale presenti nel cortile d’onore si giunge al loggiato superiore del piano nobile, anch’esso affrescato con motivi floreali e lo stemma della famiglia Romei. In questo piano si possono ammirare gli ammodernamenti richiesti dal cardinale Ippolito d’Este II, figlio di Lucrezia Borgia ed Alfonso I, quando l’abitato era già di proprietà del monastero Corpus Domini.

Le prime due sale del piano nobile presentano opere del XIV e XV secolo provenienti da alcune chiese di Ferrara come gli affreschi della Madonna con il Bambino (frammento), datato tra il 1425-50 e attribuito ad un artista vicino al Maestro di Casa Pendaglia e la sinopia di affresco raffigurante la Dormitio Virginis (metà del XV sec), prelevati dalla chiesa di Santa Maria Nuova.

Dalla chiesa di Santo Stefano proviene il ciclo di affreschi raffigurante le Storie di San Maurelio (le Esequie, il miracolo e il trasporto del corpo), patrono della città assieme a San Giorgio. La paternità del ciclo è stata attribuita a Vitale da Bologna, che lo avrebbe realizzato nella seconda metà del XIV secolo. Oltre agli affreschi è presente anche una scultura marmorea di Alfonso Lombardi, il San Nicola da Tolentino (XVI secolo), che inizialmente era collocato nella cappella di san Nicola presso la chiesa di Sant’Andrea, ora distrutta.

 

Casa Romei. Sala di Tobiolo e l’Angelo

La sala prende il nome dal riquadro affrescato posto al centro della volta, realizzato da Sebastiano Filippi detto il Bastianino. La scena è quella di Tobiolo che viene consigliato dall’Angelo Raffaele di prendere il pesce dal fiume per ricavare dalle sue interiora miracolosi medicamenti. Lungo la parete superiore, che divide la volta in quattro parti, corre un fregio decorato a grottesche rinascimentali realizzate dalla bottega dei Filippi.

Alle pareti sono esposti affreschi provenienti dall’ex chiesa di San Guglielmo (ora distrutta), la preghiera nell’orto dei Getsemani, realizzata durante la metà del Trecento da un artista della scuola riminese (il Maestro Verucchio o Francesco da Rimini), la Circoncisione, i santi Gismondo, Tommaso e Libera e il San Francesco che riceve le stigmate, questi ultimi tre realizzati nei i primi decenni del Quattrocento da un artista vicino ad Antonio Alberti.

Sala di Davide e Golia

Le decorazioni presenti nel riquadro al centro della volta raffigurano la scena biblica di Davide e Golia e sono realizzate dalla mano del Bastianino, mentre il fregio e la cornice attorno al riquadro sono opera della sua bottega. Il fregio è stato realizzato su due ordini: il primo, posto nella fascia superiore vede raffigurate figure femminili che suonano le trombe separate l’una dall’altra da nastri, mentre quello inferiore è decorato da festoni e pietre preziose.

Un elemento interessante è che questa sala è messa in comunicazione con quella adiacente da un'apertura contornata da un affresco, che probabilmente era utilizzata come passavivande tra gli spazi della casa e del monastero del Corpus Domini.

In questa sala sono esposti frammenti di affreschi realizzati da artisti ferraresi tra il XIII e XVI secolo provenienti dalla chiesa distrutta di Sant’Andrea:

. beata monaca realizzata agli inizi del Cinquecento e collocata nella navata centrale;

. frammento con due figure situato nella cappella alla sinistra del coro e risalente al XVI secolo;

. beato vescovo realizzato agli inizi del XVI secolo. Inizialmente situato sulle pareti della navata centrale;

. beata Chiara da Montefalco facente parte di un ciclo di affreschi della navata centrale. La monaca tiene un libro nella mano sinistra mentre con la destra innalza un cuore;

. santa Caterina d’Alessandria realizzata agli inizi del XVI secolo, facente parte di un ciclo di affreschi collocato nella navata centrale. La santa è raffigurata con abiti rinascimentali. Nella mano destra tiene un libro, in quella sinistra innalza una palma mentre accanto a lei si trova la ruota dentata, suo attributo iconografico;

. Arcangelo Gabriele e santo realizzati nel XIII secolo ma ritoccato successivamente. L’arcangelo e il santo (visibile solo per metà) sono raffigurati in due edicole a sesto acuto entrambe sorrette da una colonna posta al centro dell’affresco;

. Santo con libro e croce astile un tempo situato nel catino absidale e databile agli inizi del XVI secolo. Il santo, presumibilmente Sant’Andrea, è raffigurato su uno sfondo chiaro con tratti obliqui e lingue di fuoco. La figura è rivolta leggermente verso sinistra, e tiene in una mano un bastone a forma di croce astile e un libro nell’altra;

. Sant’Agostino, anch’esso collocato nel catino absidale e datato al XVI secolo: è raffigurato con una mitra, il bastone pastorale, e con un paio di guanti che sorreggono un libro aperto e posto sullo stesso sfondo del Santo con libro e croce astile;

. Vergine annunciata, situata nell’arco trionfale e risalente al XIII secolo seppur sia stata ritoccata. La figura della Vergine è situata all’interno di un’edicola a sesto acuto sorretta da colonne e va posta in rapporto con l’affresco dell’Angelo annunciate e il santo.

La cappella

Tra le due sale appena descritte si trova la cappella, un piccolo ambiente caratterizzato da pareti bianche, arcate a tutto sesto e lesene in cotto. Al suo interno sono stati collocati una scultura in marmo della Madonna con il Bambino realizzata, secondo recenti studi, da Filippo di Domenico da Venezia per Nascimbene Delaìto, personaggio importante presso la corte di Niccolò III d’Este. La Vergine da un lato tiene in braccio il Bambino mentre con la mano destra tiene il manto; poggia su un piedistallo ottagonale su cui è incisa la data di realizzazione, il 1408.

Sulla parete di fronte alla finestra si trova la Crocifissione realizzata attorno agli inizi del 1500 da un artista appartenente alla scuola bolognese per l’allora chiesa di San Guglielmo, ora distrutta.

Artista di scuola bolognese (attribuito), Crocifissione (affresco), inizi XVI sec. Credits: Wikipedia - Sailko.

Il Salone d’Onore di Casa Romei

All’interno della sala, situata sopra il loggiato maggiore, si possono ammirare il soffitto quattrocentesco e le decorazioni a grottesche raffiguranti scene e divinità legate alla mitologia classica, animali e nastri realizzati dalla bottega dei Filippi, e conclusi dopo il 1570 dalla bottega di Ludovico Settevecchi. Lungo il fregio si possono notare gli stemmi araldici del committente Ippolito II d’Este, l’aquila dalle ali spiegate seguito dal motto “AB INSOMNI NON CUSTODITA DRACONE” e quello della famiglia d’Este collocato sulla cappa del camino.

Sulle pareti della sala sono presenti affreschi realizzati per l’ex chiesa di Santa Caterina Martire da un artista padano, che raffigurò Santi e Dottori della Chiesa per il ciclo del Giudizio universale verso il finire del Cinquecento.

Anonimo artista area padana, Crocifissione, 1350. Credits: Wikipedia - Sailko.

Sala della scimmietta

Il nome della sala deriva dall’animale raffigurato nel fregio sopra la cappa del camino, risalente ai primi anni del 1600. Oltre alla scimmia lungo il fregio sono raffigurati altri animali come pappagalli, pavoncelli, fagiani, falchi e tacchini oltre che a combattimenti tra uomini e animali. Qui vengono esposti gli affreschi provenienti dall’ex oratorio dei Battuti Bianchi e Palazzo Paradiso datati alla seconda metà del Trecento.

Sala della scimmietta, particolare fregio, inizi XVII sec. Credits: Wikipedia - Sailko.

Sala verde

Si pensa che all’epoca della sua concezione originaria questo ambiente fosse una camera da letto. L’appellativo “verde” venne dato per il colore del fregio decorato con frutti e foglie, interrotto dallo stemma dell’aquila estense, il tutto realizzato dopo l’innalzamento del soffitto durante il Cinquecento.

Qui sono esposte varie statue e rilievi della Madonna con il Bambino databili tra il XIV e il XVIII secolo, tra cui quella realizzata dalla bottega di Filippo Solari e Andrea Carona, quella di Donatello, di Niccolò di Pietro Lamberti, di Giuseppe Maria Mazza (attribuita) e la Deposizione di Cristo nel sepolcro attribuita ad Alfonso Lombardi.

Alcova

L'alcova di Casa Romei è molto particolare per via del  soffitto ligneo quattrocentesco a cassettoni decorato con xilografie dorate su sfondo verde, probabilmente realizzate da Francesco del Cossa.

Nella sala si trovano due rilievi di profilo che raffigurano Mario Agrippa e Antonino Pio, come si può vedere nel margine inferiore. I busti, realizzati da Gregorio di Lorenzo nella seconda metà del Quattrocento per volere del duca Alfonso I d’Este, erano collocati assieme ad altre dodici figure di grandi personalità romane nella Torre di Rigobello, affianco al Palazzo Ducale.

Oltre a questi vi è un bassorilievo marmoreo di epoca rinascimentale di una testa d’imperatore romano e un Ecce Homo in marmo realizzato da un artista della scuola dei Lombardi nel XVI secolo.

Artista scuola Lombardi, Ecce Homo, XVI sec. Credits: Wikipedia - Sailko.

Casa Romei. Lo Studiolo

La stanza, luogo di studio e meditazione, venne divisa da un tramezzo ligneo in due sale più piccole. Gli ambienti venuti a crearsi furono dedicati alle grammatiche liberali e alla geografia del mondo allora conosciuto, riconoscibili dalle decorazioni e figure allegoriche presenti sulle pareti lignee realizzate da un artista di cui non si conosce l’identità. Sulle pareti della saletta della geografia vennero raffigurate due donne a simboleggiare Europa e Africa, e la stessa rappresentazione femminile venne utilizzata nella sala accanto per simboleggiare la grammatica (ESONTO GRAMATICA : IO SONO LA GRAMMATICA).

 

Biografia

Andrea Sardo, Ferrara. Il museo di Casa Romei. Guida alla visita. Ediz. illustrata, Silvana Editore, 2019.

Sitografia

https://rivista.fondazioneestense.it/it/1998/8/item/332-le-sibille-di-casa-romei
https:/Awww.treccani.it/enciclopedia/giovanni-romei_(Dizionario-Biografico)/


CASA ROMEI A FERRARA - PRIMA PARTE

A cura di Mirco Guarnieri

Introduzione

Casa Romei è situata nell’attuale Via Savonarola e rappresenta l’unico esempio ancora integro di dimora nobile costruita durante il governo di Leonello e Borso d’Este. Venne acquistata dallo Stato nel 1898, e nel 1952 venne istituito il museo statale che accoglie affreschi, lapidi e sculture provenienti da varie chiese della città.

Giovanni Romei

Il proprietario della dimora, Giovanni Romei, nacque nel 1402 da una famiglia di mercanti, mestiere che esercitò anch’egli espandendo la propria attività in diversi settori. Giovanni Romei era diventato una figura molto importante e ricca, ricoprendo ruoli per la famiglia d’Este come quello di ambasciatore presso papa Pio II Piccolomini, che nel 1458 lo nominò Conte di Bergantino e Bariano e del Palazzo Lateranense. Raggiunse l’apice dell’ascesa sociale sposando in seconde nozze Polissena d’Este, figlia illegittima di Meliaduse e nipote di Borso d’Este. Morì nell’Ottobre del 1483, lasciando la dimora in eredità alle suore del Corpus Domini.

Casa Romei

La dimora del mercante Giovanni Romei venne realizzata probabilmente dall’architetto Pietrobono Brasavola nel 1442 con la costruzione del primo nucleo e ampliata successivamente per le nozze con Polissena.

Piano Terra

Entrando nella residenza il primo spazio che si incontra è il cortile d’onore circondato da un doppio loggiato con baldresche situate nel lato est e un pozzo posto al centro del cortile. Nel grande loggiato possiamo notare affreschi floreali tardogotici mentre nel muro sovrastante si trova il trigramma di San Bernardino, realizzato in terracotta e attorniato da sei medaglioni, che all’epoca presentavano figure di santi.

Sempre al piano terra sono presenti due sale, rispettivamente la sala dei Profeti e la sala delle Sibille.

Sala dei Profeti

Sulle pareti di questa sala l’artista, tutt’ora sconosciuto, ha realizzato affreschi raffiguranti profeti aureolati tra le fronde di un albero con dei cartigli su cui sono scritti versi passi dalla Bibbia. L’albero si trova all’interno di un giardino circondato da una recinzione di rose, e al fianco della pianta è presente una donna con abiti verde smeraldo e le mani unite in segno di preghiera con lo sguardo rivolto verso i profeti. Su tutto il perimetro della parete superiore sta la decorazione di una finta architettura con rami di fiori e frutti intersecati tra loro, con al centro un medaglione raffigurante angeli.

All’interno di una nicchia posta nella parete nord vi è quello che rimane della raffigurazione di una Pietà, posta all’interno di un’architettura gotica.

Sala delle Sibille

Il ciclo pittorico realizzato per le nozze del mercante Romei con Polissena, presenta in alto un fregio con la stessa decorazione della sala precedente, fatta eccezione per gli angeli che non sono collocati all’interno di un medaglione, e dodici profetesse dinnanzi una siepe di fiori e piante con in mano cartigli che inneggiano all’avvento di Gesù Cristo, tema presente anche nella nicchia posta nella parete sud, dove è stata dipinta la Natività.

Dopo attenti studi sono state individuate le varie Sibille:

. Sibilla Persica e Libica, sulla parete settentrionale vicino all’entrata per la sala dei Profeti. Quest’ultima riconoscibile per la veste diversa dalle altre;

. Sibilla Delfica rappresentata come una donna vecchia e curva e la Chimmeria sulla parete orientale;

. Sibilla Eritrea, la Samia riconoscibile per il copricapo e la Cumana sulla parete meridionale;

. Sibilla Ellespontica, la Frigia e la Tiburtina sulla parete occidentale;

. infine le Sibille Europa e Agrippa sull’altro lato della parete nord.

Fregio Sala delle Sibille (particolare). Credits: Wikipedia - Sailko.

Altro particolare presente nella sala è il camino a cappa poligonale, unico esempio giunto ai giorni nostri presente nella città di Ferrara. Esso è contornato da un fregio in cotto con lo stemma della famiglia Romei, il cane rampante, posto sopra di uno scudo con la scritta “ÇR” (Çoanne Romio) sul lato frontale della cappa.

 

La sala del Cinquecento

Anche in questa sala è presente un camino lapideo, mentre il soffitto in legno presenta decorazioni dorate su fondo blu, anche se dopo recenti restauri si è notato che sotto queste decorazioni ve ne erano presenti di altre più antiche, su fondo rosso.

Sala del Cinquecento. Credits: Museo Casa Romei - http://casaromei.byethost18.com/.

Lapidario

Le tre sale del Lapidario sono state occupate da statue, bassorilievi, marmi, cotti e lapidi dopo il trasloco da Palazzo dei Diamanti avvenuto nell’estate del 1952, a causa dei danni procurati dai bombardamenti del secondo conflitto mondiale.

Nella prima sala sono esposti in gran parte fregi decorativi in marmo eseguiti da artisti ferraresi tra il XV e il XVI secolo come l’altorilievo ornamentale a festone in marmo scolpito, proveniente da Piazza Ariostea (ex Piazza Nova) e il monumento sepolcrale di Tomasina Gruamonti Estense in marmo formato dalla lapide sepolcrale, il tondo con il ritratto di Tomasina Gruamonti e il putto alato.

La seconda sala ospita un pulpito marmoreo, un tabernacolo e un ritratto virile tutti provenienti dal refettorio della Certosa di Ferrara, una fontana in marmo con l’iscrizione che ricorda l’umanista Celio Calcagnini, il medaglione marmoreo di Borso d’Este, l’aquila araldica della casata degli Este e la testa di Napoleone proveniente dalla statua, distrutta, che si trovava in Piazza Ariostea durante il dominio napoleonico.

In conclusione, la terza sala raccoglie vari cotti ornamentali e stemmi come quelli di papa Urbano VIII, dei cardinali Antonio Barberini e Stefano Durazzo, chiavi di volta che presentano motti (“wor bas” - “sempre avanti) e stemmi  (l’aquila estense e l’impresa dell’unicorno rampante) oltre alla statua di San Michele Arcangelo realizzata da Andrea Ferrari (1720-1735) e lapidi commemorative.

Andrea Ferrari, San Michele Arcangelo, 1720-1735. Credits: Wikipedia - Sailko.

 

Biografia

Andrea Sardo, Ferrara. Il museo di Casa Romei. Guida alla visita. Ediz. illustrata, Silvana Editore, 2019.

Sitografia

https://rivista.fondazioneestense.it/it/1998/8/item/332-le-sibille-di-casa-romei
https://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-romei_(Dizionario-Biografico)/

IL CASTELLO ESTENSE DI FERRARA PARTE II

A cura di Mirco Guarnieri

Introduzione

Dopo aver parlato dell’evoluzione architettonica e funzionale del Castello Estense, in questo articolo verranno trattati gli interni della struttura nel momento in cui essa passò dall'essere fortezza militare a residenza degli Este, dopo la tentata, ma fallita, rivolta da parte di Niccolò d’Este del 1476 per impossessarsi di Ferrara.

Dopo l’accaduto Ercole I d’Este ed i suoi successori apportarono numerose modifiche all’interno del Castello.

Piano Nobile

Giardino e Loggia degli Aranci

Documenti risalenti al 1478 confermano la presenza di un giardino pensile, fatto costruire sul rivellino orientale del Castello su ordine di Eleonora d’Aragona, consorte del duca Ercole I, e concluso durante il governo del figlio Alfonso I.

Il giardino inizialmente venne utilizzato per la coltivazione di erbe aromatiche, vista la presenza delle cucine ducali collocate anch’esse nella zona est del Castello, mentre con Alfonso I si perse quest’usanza e vennero piantati i primi aranci dentro grandi mastelli di legno.

Giardino degli Aranci.

Sempre durante il suo governo, Alfonso I fece realizzare da Biagio Rossetti un loggiato con quattro arcate a tutto sesto facendo anche scolpire il suo simbolo, la “granata svampante”, sui capitelli, che assunsero l’aspetto che oggi possiamo ammirare.

Capitello con la "granata svampante", simbolo di Alfonso I d'Este. Credits: Nicola Quirico - Wikipedia.

Infine, nel 1531, il giardino venne recintato da un muretto merlato, decorato poi a finti marmi da Girolamo da Carpi nel 1554. Fu proprio il giardino degli aranci uno dei luoghi che ispirò Ludovico Ariosto alla realizzazione dei paesaggi dell’Orlando Furioso.

 

Vaghi boschetti di soavi allori,
di palme e di amenissime mortelle,
cedri et aranci ch’avean frutti e fiori
contesti in varie forme e tutte belle,
facean riparo ai fervidi calori
de’ giorni estivi con le loro spesse ombrelle;
e tra quei rami con sicuri voli
cantando se ne gìano i rosignuoli.
(Orlando Furioso, canto VI, 21)

 

Camerini del Principe o d'Alabastro

Concepiti da Ercole I e conclusi con Alfonso I, i camerini del principe o d’alabastro sono situati al piano nobile del passaggio che collega Palazzo Ducale e il Castello Estense, chiamato Via Coperta.

I camerini d’alabastro erano composti da sei ambienti: il camerino dei Baccanali, il camerino dei Marmi, il camerino dorato, la stanza del Poggiolo, l’Anticamera e il Salotto Ducale.

Camerino dei Baccanali

La decorazione del primo ambiente menzionato riflette i temi dell’epica classica e delle vicende degli Eroi, tipico del Rinascimento. Il duca Alfonso I su suggerimento dall’umanista Mario Equicola fece realizzare dipinti a tema bacchico da Giovanni Bellini con il Festino degli Dei1 (1514), da Tiziano con il ciclo dei Baccanali, che comprendeva la Festa degli amorini2 o Omaggio a Venere (1518-19), commissionato inizialmente a Fra Bartolomeo2,a che morì nel 1517, Bacco e Arianna3 (1520-23) e il Baccanale degli Andrii4 (1523-26) e un’opera attribuita a Dosso Dossi raffigurante l’Arrivo di Bacco sull’isola di Nasso5.

Quest’ultimo realizzò anche dieci scene tratte dall’Eneide tra le quali Enea e Acate sulla costa libica6 (1520 ca.) e la Discesa di Enea nei Campi Elisi7 (1520 ca.) poste nel soffitto del camerino.

Camerino dei Marmi

Il secondo ambiente, il camerino dei Marmi, vedeva collocati al suo interno ventotto rilievi marmorei realizzati dallo scultore Antonio Lombardo e dalla sua bottega raffiguranti le imprese degli dei. Secondo alcune ipotesi fatte dagli studiosi sulla possibile disposizione dei rilievi pare che di questi ventotto soltanto quattro avessero un contenuto narrativo, quindi dovessero essere posizionati in modo da poter essere “letti” in sequenza, mentre i restanti erano posti lungo i muri del camerino.

I quattro rilievi rappresentavano la Contesa tra Minerva e Nettuno per il possesso dell’Attica8, la Fucina di Vulcano9, l’Allegoria di Ferrara10 e l’Apoteosi di Ercole sull’acqua11, realizzati per omaggiare le virtù e il vigore di Alfonso I.

Camerino dorato

Nel camerino dorato, secondo quanto riporta un inventario del 1559, era presente un dipinto di Tiziano, il Cristo della Moneta12 (1516), medaglie e una raccolta di monete.

Tiziano, Cristo della moneta, 1516, Gemäldegalerie, Dresda.

Con la devoluzione del 1598, le opere presenti nei camerini finirono nelle collezioni di alcuni cardinali romani, come Pietro Aldobrandini, nipote di Clemente VIII.

Ricostruzione Camerino di Marmo. Credits: Sailko - Wikipedia.

Appartamento dello specchio

Questo era l’appartamento di Alfonso II, ultimo duca di Ferrara. Questo ambiente del Castello Estense era diviso in tre sale comunicanti tra loro: la Sala dell’Aurora, la Saletta dei giochi e il Salone dei Giochi.

Dopo il terremoto del 1570 venne chiamato a corte Pirro Ligorio a cui fu commissionato il rinnovamento delle decorazioni dell’appartamento.

Sala dell'Aurora

Originariamente chiamata Sala dello Specchio, nonché stanza privata di Alfonso II, è situata all’interno della Torre dei Leoni. Il soffitto venne affrescato secondo il tema dei quattro momenti della giornata: Aurora13, Giorno14, Tramonto15, Notte16 con al centro il Tempo17, mentre attorno si trova un fregio con putti che guidano carri trainati da varie coppie di animali.

L’Aurora, la Notte e il Tempo furono opera di Sebastiano Filippi detto il Bastianino, Ludovico Settevecchi realizzò il Giorno e il Tramonto ed infine il fregio venne realizzato da Leonardo da Brescia.

Saletta dei giochi

Ambiente posto tra la Sala dell’Aurora al Salone dei Giochi. Qui i temi sono quelli del tempo con la raffigurazione delle quattro stagioni e delle arti ginniche, ripreso anche nel salone successivo con la rappresentazione di giochi dell’antichità.

In questa sala18 vi lavorarono Ludovico Settevecchi come “direttore” dei lavori e Bastianino come collaboratore realizzando le quattro stagioni19Il gioco degli otri20Il telesiacoIl gioco dei birilliIl gioco della trottola. Gli elementi decorativi furono affidati sempre a Leonardo da Brescia.

Salone dei giochi

Anche nell’ultima sala dell’appartamento dello Specchio vi lavorarono i tre pittori citati prima proseguendo con le rappresentazioni di giochi dell’antichità21.

Fig. 21 - Ludovico Settevecchi, Sebastiano Filippi detto il Bastianino e Leonardo Da Brescia, Affresco Salone dei Giochi, Castello Estense, Ferrara. Credits: Mike Peel - Wikipedia.

Cappella ducale

Voluta da Alfonso II in onore della madre Renata di Francia, venne fatta realizzare tra il 1590-91. Gli affreschi22,a che oggi vediamo nella volta sono stati realizzati dal pittore ottocentesco Giuseppe Tamarozzi, ma dopo recenti restauri effettuati si è riuscito a risalire ad un pittore di fine Cinquecento che realizzò per primo gli affreschi della cappella, Giulio Marescotti.

Appartamento della Pazienza

L’appartamento venne realizzato verso fine Quattrocento per l’allora giovane Alfonso I nella Torre Santa Caterina, poi con l’incendio del 1556 gli ambienti della torre e quelli adiacenti ad essa vennero rinnovati diventando gli appartamenti di Ercole II. Quest’ultimo commissionò personalmente a Girolamo da Carpi, Battista Dossi, Camillo Filippi e ad altri pittori la realizzazione di opere e affreschi all’interno di questi ambienti seguendo il tema della pazienza, virtù del duca.

Le opere presenti nell’Appartamento della Pazienza erano l’Opportunità e Pazienza23 (1541) di Girolamo da Carpi, Giustizia24 (1544) e Pace (1544) realizzate da Battista Dossi fratello di Dosso Dossi e l’Allegoria della Pazienza25  (1553-54) ad opera di Camillo Filippi, padre del Bastianino.

Anche queste stanze con la Devoluzione del 1598 vennero spogliate di tutte le loro opere.

Sala del Governo

In questa stanza venivano esercitate le funzioni governative e di giustizia. Il soffitto ligneo a cassettoni è simile a quello che si trova al piano nobile del Palazzo dei Diamanti, mentre il programma iconografico rappresenta la “Genealogia” di Boccaccio e alle “Imagini de li dei de li Antichi” di Vincenzo Cartari.

Altre sale

Le altre sale presenti all’interno del Castello Estense sono state decorate e affrescate dopo il periodo estense. Nella sala di Ettore e Andromaca al centro del soffitto vi è dipinta una scena tratta dalla guerra di Troia27 ad opera di Francesco Bregola e Francesco Scutellari realizzata nei primi anni del 1800. La sala della Devoluzione28ab, precedentemente chiamata “sala Rossa”, si trova nell’area del castello che venne ammodernata per ospitare Lucrezia Borgia, seconda moglie di Alfonso I, diventando successivamente sede di una parte degli uffici di governo di Ercole II prima della Devoluzione.

Fig. 27 - Giovanni Bregola e Francesco Scutellari, Ettore dà l’addio alla moglie Andromaca e al figlio Astianatte, 1816, Sala di Ettore e Andromaca, Castello Estense, Ferrara. Credits: Mike Peel - Wikipedia.

Nel 1830 i pittori Francesco Saraceni e Francesco Migliari realizzarono quattro raffigurazioni sulla Devoluzione: Lucrezia d’Este firma la Convenzione Faentina con Pietro Aldobrandini, il duca Cesare d’Este esce a cavallo dalla città per dirigersi a Modena, Papa Clemente arriva a Ferrara il giorno seguente la partenza del duca e Il Papa che celebra le doppie nozze.

Infine la sala degli stemmi29. Dalle carte del progetto di Pirro Ligorio risulta che questa sala inizialmente venne divisa in due parti, mentre da documenti risalenti al 1584 risulta che all’interno di queste sale si trovavano marmi, sculture, vasi e bronzetti della collezione estense. Sotto il dominio pontificio vennero realizzate diverse decorazioni: la più antica è quella che raffigura una serie di scudi in oro e argento con le chiavi di San Pietro, mentre sotto di essi troviamo gli stemmi dei cardinali Legati che presero il governo di Ferrara tra il 1598 e il 1859. Nel 1857 con la venuta in città di Papa Pio IX vennero realizzate sei opere raffiguranti i principali centri della Legazione (Bagnacavallo, Cento, Comacchio, Ferrara, Lugo e Pomposa).

Fig. 29 - Sala degli Stemmi, Castello Estense, Ferrara. Credits: Palickap.

 

Bibliografia

Peter Humfrey, Mauro Lucco, Andrea Rothe, Getty, J. Paul, Museum Staff, Metropolitan Museum of Art (New York, N.Y.),“Dosso Dossi: Court Painter in Renaissance Ferrara”, 1998.

 

Sitografia

http://www.museoferrara.it/view/s/7419228cc08540e7b2bfba19f825e95f

https://lacittaimmaginaria.com/i-pilastri-dellarte-il-camerino-delle-pitture-di-alfonso-deste/

https://www.iltermopolio.com/archeo-e-arte/antonio-lombardo-i-rilievi-per-lo-studio-dei-marmi

https://rivista.fondazionecarife.it/it/2000/item/285-il-maestro-dei-giochi

https://www.castelloestense.it/it/il-castello/alla-scoperta-del-castello/primo-piano/la-sala-dellaurora

https://www.castelloestense.it/it/il-castello/alla-scoperta-del-castello/primo-piano/la-cappella-ducale

https://cantiereestense.it/cantiere/personaggio/ercole-ii-deste/

https://www.castelloestense.it/it/il-castello/alla-scoperta-del-castello/primo-piano/lappartamento-della-pazienza

https://www.castelloestense.it/it/il-castello/alla-scoperta-del-castello/primo-piano/la-sala-del-governo

https://www.castelloestense.it/it/il-castello/alla-scoperta-del-castello/primo-piano/la-sala-di-ettore-e-andromaca

https://www.ferraraterraeacqua.it/it/ferrara/scopri-il-territorio/arte-e-cultura/castelli-torri-campanili/castello-estense/sala-della-devoluzione

https://www.ferraraterraeacqua.it/it/ferrara/scopri-il-territorio/arte-e-cultura/castelli-torri-campanili/castello-estense/sala-degli-stemmi

https://www.castelloestense.it/it/il-castello/alla-scoperta-del-castello/primo-piano/la-sala-degli-stemmi


IL CASTELLO ESTENSE DI FERRARA PARTE I

A cura di Mirco Guarnieri

Introduzione

In questo articolo si parlerà dell'edificio simbolo di Ferrara e del potere degli Este: il Castello di San Michele, meglio noto come Castello Estense di Ferrara, fatto costruire durante il governo di Niccolò II d’Este, marchese di Ferrara dal 1361 al 1388.

Il Castello Estense di Ferrara: storia

Nel 1385 a Ferrara vi fu una grande sommossa popolare a causa dell’innalzamento delle tasse da parte di Niccolò II d’Este, che portò alla morte di Tommaso da Tortona, consigliere di quest’ultimo e responsabile dell’esazione delle tasse.

Per timore di perdere il controllo della città, il marchese affidò all’architetto Bartolino da Novara il progetto di una fortezza che permettesse la difesa di Ferrara e degli Este dalle rivolte interne e dagli attacchi dei nemici provenienti dall’esterno.

Da Torre-Rocca a Castello Militare

La zona di costruzione del castello si trovava tra il Palazzo Ducale e le mura settentrionali della città, dove erano situati la già esistente Torre (poi divenuta Rocca) dei Leoni, l’omonima porta d’accesso alla città e il piccolo borgo di San Giuliano, che venne raso al suolo dopo che il marchese ebbe acquistato il terreno per la realizzazione della struttura.

Torre dei Leoni e rivellino Nord. Credits: Elisa Catozzi (www.elisacatozzi.com).

I lavori di costruzione iniziarono il 29 settembre 1385, giorno di San Michele, con l’innalzamento di altre tre torri di egual grandezza e altezza (tre piani ciascuna), posizionate a quadrilatero e collegate tra loro attraverso corpi di fabbrica alti due piani: la Torre di Santa Caterina a nord-ovest, la Torre di San Paolo a sud-ovest e la Torre Marchesana a sud-est.

Di fianco ad esse vennero realizzati degli avancorpi di altezza uguale a quella dei corpi di fabbrica, e dei rivellini collegati tra loro con ponti levatoi posti a protezione delle quattro entrate che conducono al cortile interno, mentre a proteggere gli spalti posti agli ultimi piani di torri e corpi fabbricati vennero create delle merlature sporgenti sostenute da beccatelli.

Sotto la Torre dei Leoni erano presenti le carceri, riservate a prigionieri di alto rango sociale (i comuni cittadini venivano imprigionati nelle galere del Palazzo della Ragione). Al loro interno vennero rinchiusi personaggi come gli amanti Ugo Aldobrandino e Parisina Malatesta, figlio e seconda moglie di Niccolò III d’Este fatti poi decapitare nella Torre Marchesana, e Ferrante d’Este assieme a don Giulio per aver congiurato nel 1506 all’assassinio contro i fratelli Alfonso I e Ippolito I d’Este.

Gaetano Previati, Decapitazione di Ugo e Parisina, 1913 ca, Museo Civico Giovanni Fattori, Livorno.

Tutta la struttura poggia sui sotterranei, realizzati con volte a botte, in funzione di magazzino e approdo delle imbarcazioni, essendo questi in collegamento con il fossato che circondava il castello e il canale oltre le mura settentrionali (attuale Corso Giovecca - Viale Cavour).

Oltre ai magazzini nei sotterranei, vi erano armerie, officine, scuderie e magazzini situati al piano terra e nel cortile, mentre al primo piano erano collocati gli alloggi delle truppe estensi.

Venne anche realizzato un passaggio rialzato, noto come Via Coperta, tra il Palazzo Ducale e il castello, per permettere agli Este di raggiungere quest’ultimo edificio in casi di pericolo.

Per comprendere al meglio com’era l’aspetto del Castello Estense di Ferrara bisogna prendere ad esempio il castello di San Giorgio a Mantova, realizzato dallo stesso Bartolino da Novara nel 1395.

Antonio Frizzi, città antica di Ferrara (acquaforte), da Memorie per la storia di Ferrara, 1787.

Da Castello militare a Residenza degli Este

Il 1° settembre 1476 Niccolò d’Este, nipote di Ercole I d’Este, duca di Ferrara, provò ad occupare il Palazzo Ducale per impadronirsi della città. Eleonora d’Aragona, moglie del duca di Ferrara, riuscì a rifugiarsi con i figli Alfonso, Isabella e Beatrice all’interno del castello di San Michele attraverso il passaggio rialzato, rendendo ogni tentativo di Niccolò vano.

Dopo questo episodio, la residenza degli Este si spostò dal Palazzo Ducale al Castello di San Michele.

L’arrivo di Biagio Rossetti nel 1483 presso la corte estense portò una ventata di innovazione e sviluppo urbanistico in tutta la città. Con l’espansione urbana rivolta a nord (Addizione Erculea), il Castello Estense di Ferrara divenne il centro della città, subendo modifiche esterne ed interne: venne raddoppiato il corpo di fabbrica tra la Torre dei leoni e quella Marchesana, le sale della fortezza divennero appartamenti per la gli Este e la loro corte, in particolare si lavorò alla decorazione dell’appartamento di Eleonora d’Aragona. Sempre per la duchessa vennero iniziati i lavori del Giardino e Loggia degli Aranci, completati sotto il governo del figlio Alfonso I. Nel cortile interno venne realizzato un loggiato, trasferendo scuderie, officine e armerie all’esterno dell’edificio, mentre iniziarono i lavori di ampliamento della Via Coperta, che portarono alla realizzazione degli appartamenti del duca, dove si trovano i più famosi Camerini d’Alabastro.

Con la morte del padre nel 1505, Alfonso I d’Este, divenne signore di Ferrara. Sotto il suo governo vennero rimodernati gli appartamenti della madre e delle sue due mogli, Anna Sforza e Lucrezia Borgia, oltre al riallestimento di altre sale per la realizzazione di un’armeria, un’oreficeria e una spezieria; si completò infine l’ampliamento dei Camerini d’Alabastro, facendoli diventare un importante scrigno ricolmo di opere inestimabili realizzate dai più grandi pittori del tempo come Battista e Dosso Dossi, Tiziano, Giovanni Bellini e tanti altri.

Ercole II, figlio di Alfonso I si occupò della decorazione delle sale del Castello Estense, facendo realizzare affreschi di assoluta bellezza da pittori del calibro di Girolamo da Carpi, Benvenuto Tisi detto “il Garofalo”, Battista Dossi e Camillo Lippi. In particolare dopo l’incendio del 1554 assieme al suo architetto di corte intervennero sulla ristrutturazione dei solai e sull’aspetto esteriore, rendendo il castello molto simile a quello che si può ammirare ora.

Castello Estense. Primo piano: Torre dei Leoni. Secondo piano: Torre Marchesana (sx) e Torre Santa Caterina (dx). Credits: Elisa Catozzi (www.elisacatozzi.com).

Durante l’ultimo governo estense, esercitato da Alfonso II, assieme all'architetto di corte si dovette lavorare alla riparazione dei danni dovuti al terremoto che colpì la città nel 1570. Vi furono rinnovamenti presso i Camerini d’Alabastro e la Sala del Governo, realizzata in precedenza dal padre, oltre alle decorazioni per la stanza dello Specchio, nonché appartamento del duca e la Cappella Ducale tra il 1590-91 .

Il Castello Estense di Ferrara dalla Devoluzione ai giorni nostri

La morte di Alfonso II nel 1597 e la mancanza di eredi diretti portarono papa Clemente VIII ad inglobare il Ducato di Ferrara allo Stato Pontificio, cacciando gli Este dalla città.

Da quel momento il Castello Estense assunse il ruolo di sede dei Cardinali legati. Non vennero apportate molte modifiche dal punto di vista architettonico, se non un balcone ligneo di piccole dimensioni, realizzato nel 1773, che permetteva la vista della Porta degli Angeli alla fine dell’attuale corso Ercole I d’Este, la Porta ad est alla fine di Corso Giovecca e la Porta Ovest alla fine del canale Panfilio (ora Viale Cavour).

Con l’arrivo dei francesi, alla fine del XVIII secolo, alcune aree del Castello Estense di Ferrara assunsero la funzione di residenze private, mentre con gli austriaci la dimora tornò ad avere il ruolo che aveva avuto sotto lo Stato Pontificio.

Con l’annessione di Ferrara al Regno d’Italia il Castello Estense venne utilizzato come sedi di uffici di enti locali e statali, per poi ricevere interventi di restauro e assumere una funzione museale dagli anni '80 del Novecento per mano della Provincia di Ferrara.

Dal 1995 il Castello Estense di Ferrara e la città fanno parte della lista UNESCO dei siti patrimonio mondiale dell’umanità.

 

Bibliografia

Marco Borella, Il Castello di Ferrara, 1987, Patrocinio Amministrazione Provinciale di Ferrara.

 

Sitografia

https://www.castelloestense.it/it/il-castello/la-storia

https://www.informagiovani-italia.com/castello_estense_ferrara.htm

 

Per le foto del Castello Estense e del cortile interno si ringrazia Elisa Catozzi


FERRARA: DAL XV° SECOLO ALLA DEVOLUZIONE

A cura di Mirco Guarnieri

Durante il XV sec. la città di Ferrara subì numerosi cambiamenti dal punto di vista urbanistico, in particolare dalla seconda metà del 1400, diventando una delle città più importanti del Rinascimento. Alla corte estense passarono personaggi importanti dell’epoca come Andrea Mantegna, Leon Battista Alberti, Piero della Francesca, Rogier van der Weyden e Matteo Maria Boiardo.

Tra il 1450-51 Borso d’Este, primo Duca di Reggio, Modena e Ferrara, espanse i confini della città verso sud-est, includendo l’Isola di Sant’Antonio in Polesine grazie alla chiusura dell’alveo del Po Primaro, dando origine all’attuale Via della Ghiara - Via XX Settembre (entrambe chiamate all’epoca Via della ghiaia per ricordare i ciottoli e la ghiaia depositati dal vecchio corso del Po Primaro). Inoltre, col Duca Borso vi fu la bonifica delle paludi nell’area del Polesine e la conclusione del campanile del Duomo.

Addizione Borsea. Foto: https://www.comune.fe.it/attach/superuser/docs/guidadiferrarapergiovanivisitatori.pdf.

Prima dell’Addizione Borsea sotto il governo di Niccolò III (padre di Borso e Leonello) venne edificato ad inizio Quattrocento il monastero del Corpus Domini, luogo dove sono sepolti alcuni membri della famiglia d’Este come Leonello, Niccolò III, Ercole I, Alfonso I, Lucrezia Borgia, Eleonora d’Aragona, Alfonso II, ultimo Duca di Ferrara e altri ancora; nel 1435 diede incarico a Giovanni da Siena di realizzare nell’area dove ora si trova la città di Voghiera una Delizia chiamata di Belriguardo. Questa Delizia venne poi affrescata da artisti del calibro di Dosso e Battista Dossi, Benvenuto Tisi detto il Garofalo e tanti altri ospitando letterati e personaggi importanti dell’epoca come Lucrezia Borgia, moglie di Alfonso I d’Este e Torquato Tasso.

Delizia di Belriguardo. Foto: https://www.ferraradeltapo-unesco.it/delizie/belriguardo/.

Cinque anni dopo Giovanni Romei, banchiere e funzionario degli Este, costruì la ben nota Casa Romei, situata in Via Savonarola, successivamente abbellita e ampliata dopo il matrimonio avuto con Polissena d’Este. Con la morte del proprietario nel 1483 l’edificio venne lasciato al monastero del Corpus Domini, e fu restaurato un secolo dopo grazie ad Ippolito d’Este.

Verso la fine del secolo sotto il governo di Ercole I d’Este avvenne l’ultima e più importante addizione, quella Erculea. La realizzazione di questo progetto fu affidata a Biagio Rossetti, che aveva creduto necessario l’ampliamento per due motivi: il primo era quello difensivo grazie all’ampliamento delle mura, poiché pochi anni prima dell’inizio del progetto Ferrara era stata messa sotto assedio dalla Repubblica di Venezia nella guerra del sale; il secondo motivo era legato ad una visione urbanistica più vicina al concetto di città ideale.

Rossetti infatti prese spunto dall’urbanistica romana che si sviluppava attorno alle due strade principali, il cardo e il decumano.

Piantina di Ferrara con le Addizioni di Borso (verde) e di Ercole I (rosa). Foto: http://giallorossoblu.blogspot.com/2017/04/ferrara-ferrara-e-due-citta-in-una-sola.html.

Venne realizzato un viale che collegava il Castello Estense alla Porta degli Angeli, collocata nelle mura nord della città, lungo l’omonima Via degli Angeli (ora Via Ercole d’Este) che si incrociava con un altro viale che collegava la Porta a Mare con la Porta a Po, chiamato Via dei Prioni (ora Corso Porta Po - Corso Biagio Rossetti - Corso Porta Mare). Il punto d’incontro tra queste due strade venne chiamato Quadrivio degli Angeli ovvero l’insieme degli angoli del Palazzo dei Diamanti, Palazzo Prosperi Sacrati e Palazzo Turchi-Di Bagno.

Quadrivio degli Angeli. Wikipedia - credits: Lungoleno.

Palazzo dei Diamanti venne costruito da Biagio Rossetti per Sigismondo d’Este, fratello del Duca Ercole I, tra il 1493 e il 1503. Ora è sede della Galleria d’Arte Moderna di Ferrara al piano terra e della Pinacoteca Nazionale al piano nobile. Ricevette questo nome per le bugne piramidali a base quadrata realizzate dal marmoraro Gabriele Frisoni.

Palazzo dei Diamanti. Wikipedia. Credits: Vanni Lazzari.

Palazzo Prosperi Sacrati, fu realizzato per il medico di Ercole I, Francesco Castello. Iniziato anch’esso nel 1493 e portato a termine nel 1513.

Palazzo Prosperi Sacrati.

Palazzo Turchi-Di Bagno fu progettato da Biagio Rossetti nel 1492 ed edificato tra il 1493 e il 1511, venduto dal Duca Ercole I alla famiglia Turchi. L’attuale nome del palazzo è dovuto agli ultimi proprietari dell’edificio, i Di Bagno. Oggi l’edificio è sede di un Dipartimento dell’Università degli Studi di Ferrara.

Palazzo Turchi-Di Bagno. Wikipedia

Non solo questi palazzi vennero realizzati dall’architetto-urbanista Rossetti: durante gli ultimi anni del 1400 questi realizzò altri palazzi come quello Costabili detto anche di Ludovico il Moro, costruito nel 1499 per Antonio Costabili ambasciatore estense presso la corte sforzesca a Milano e ora sede del Museo Archeologico di Ferrara, chiese come quella di San Benedetto costruita tra il 1496 e il 1553, San Francesco nel il 1494, Santa Maria in Vado nel 1495, nel 1498 la chiesa di San Cristoforo alla Certosa realizzata accanto alla precedente chiesa fatta costruire dal duca Borso e la piazza Nova, ora piazza Ariostea, nata come nuovo luogo dove svolgere il mercato. Inizialmente la piazza non era scavata come lo è ora (i lavori per darle la forma ad anfiteatro sono datati agli anni 30 del 1900 ed è stata restaurata da poco).

Palazzo Costabili. Credits: Mirco Guarnieri.

Durante il XVI sec. sotto il governo di Alfonso I alla corte estense arrivarono personaggi illustri del tempo come Niccolò Copernico, Ludovico Ariosto, Torquato Tasso, Tiziano, Dosso Dossi, Benvenuto Tisi da Garofalo e Giovanni Bellini.

All’interno della città verso la metà del 1500 venne realizzata per il figlio di Alfonso I e Lucrezia Borgia, Francesco d’Este, una Palazzina che passò poi in eredità alla figlia Marfisa d’Este e che la abitò fino alla sua morte nel 1608 dandole il nome di Palazzina Marfisa d’Este.

Verso la fine del governo estense a Ferrara, l’ultimo conte Alfonso II d’Este, realizzò per la moglie Margherita Gonzaga il Castello della Mesola tra il 1578 e 1583. Venne commissionato a Marco Antonio Pasi detto Il Montagnana sotto la guida di Giovan Battista Aleotti. Il castello fu una delle Delizie sparse per tutto il territorio ferrarese, usato come residenza delle battute di caccia nel vicino Bosco della Mesola.

Castello della Mesola. Foto: https://www.ferraraterraeacqua.it/it/mesola/scopri-il-territorio/arte-e-cultura/musei-gallerie/museo-del-cervo-e-del-bosco-della-mesola.

Con la morte di Alfonso II d’Este nel 1597, il cugino Cesare non venne riconosciuto dal Papa come erede legittimo, quindi la città tornò sotto il controllo diretto dello Stato Pontificio, portando la famiglia d’Este ad insediarsi nella città di Modena e a lasciare Ferrara ad un sicuro declino.

Mappa di Ferrara anno 1597, Filippo Borgatti, 1895.

 

Bibliografia

Alessandra Guzzinati, "Benvenuti a Ferrara 2010", Edisai srl - Ferrara.

 

Sitografia

https://www.comune.fe.it/attach/superuser/docs/guidadiferrarapergiovanivisitatori.pdf

http://www.isco-ferrara.com/wp-content/uploads/2017/05/Sviluppo-urbanistico-di-Ferrara.pdf

https://www.treccani.it/enciclopedia/biagio-rossetti_%28Dizionario-Biografico%29/

http://www.palazzodiamanti.it/849/chi-siamo

http://www.unife.it/sma/it/museo-di-paleontologia-e-preistoria-p-leonardi/il-museo/palazzo-turchi-di-bagno

https://www.ferraraterraeacqua.it/it/mesola/scopri-il-territorio/arte-e-cultura/musei-gallerie/museo-del-cervo-e-del-bosco-della-mesola


FERRARA: DAL CASTRUM AL XIV° SECOLO

A cura di Mirco Guarnieri

Prima di parlare di Ferrara bisogna citare Voghenza, centro di origine romana databile al III sec. d.C., col nome di Vicus Habentia o Vicus Aventinus situato sulla sponda del fiume Sandalo, un affluente del Po di Volano. Dal IV sec. d.C. Voghenza divenne sede della prima diocesi nel ferrarese, ma le continue invasioni barbariche che devastarono il centro tra il VII e VIII sec. d.C. portarono alla decisione di spostare la diocesi in un’area maggiormente difendibile, situata alla destra del fiume Po di Volano dove si trovava la biforcazione del medesimo con l’altro ramo del fiume Po, il Primaro. Il borgo fu chiamato “Ferrariola” e qui sorse la Basilica di San Giorgio, nei pressi del già presente Castrum bizantino situato poco più a nord, sulla sponda sinistra del ramo del Po di Volano.

Il Castrum bizantino o Castello dei Curtensi nacque attorno alla fine VI sec. d.C. come fortezza difensiva dell’Esarcato di Ravenna sulla riva sinistra del Po di Volano. La forma del Castrum è ancora facilmente riconoscibile nella mappa di Ferrara dalla forma a ferro di cavallo situata nella zona sud-est (via Cammello, via Porta San Pietro, Via Borgo di Sotto e Fondobacchetto).

Verso la metà dell’VIII sec. d.C. la città si trovò sotto il dominio dei Longobardi, come testimonia un documento in cui il re Longobardo Astolfo parlava di una città di nome Ferrara inizialmente facente parte dell’Esarcato di Ravenna. Successivamente la città venne donata da Carlo Magno alla Chiesa, e verso la fine del IX sec. d.C. venne conferita alla famiglia di Tebaldo di Canossa.

Con l’espansione della città verso ovest e lungo le attuali via Ripagrande e via delle Volte, il solo Castrum non poté più bastare per la difesa della città; si arrivò dunque alla costruzione il Castel Tedaldo alla fine del X sec. d.C. per il controllo del fiume, questo a testimoniare che lo sviluppo della città era legato alle attività commerciali che si svolgevano sulle rive del Po. Altra costruzione risalente al IX sec d.C. è la Chiesa di San Romano uno dei primi luoghi di culto all’interno della città, inizialmente sede dei monaci benedettini dell’abbazia di Fruttuaria, poi passata ai canonici regolari di Sant’Agostino.

Fig. 3 - Ex chiesa di San Romano. Foto: http://www.museoferrara.it/view/s/ae769e4723eb45f39a9f4a928105388d

Nel XII secolo, Guglielmo degli Adelardi, tornato dalla seconda crociata in Terrasanta contribuì economicamente alla realizzazione della Cattedrale di Ferrara dedicata al patrono San Giorgio e alla Madonna. Venne costruita dal maestro Nicholaus e consacrata nel 1135, con la parte inferiore della facciata in stile romanico e quella superiore conclusa poi in stile gotico. In contemporanea venne realizzata anche Piazza delle Erbe, l’odierna Piazza Trento e Trieste, che assunse il ruolo di centro politico, economico e religioso della città.

Altro anno importante da ricordare è 1152 con la rotta di Ficarolo. La rottura degli argini deviò il corso del fiume dando vita all’attuale ramo del Po: ne conseguì un minore utilizzo del ramo di Volano che causò un periodo di crisi economica all’interno della città.

In quel periodo a Ferrara, come nel resto della penisola centro-settentrionale ci furono lotte interne tra Guelfi e Ghibellini. A Ferrara i Guelfi erano capeggiati dalla famiglia Adelardi-Giocoli, mentre i Ghibellini dai Salinguerra-Torelli che si combatterono fino al XIII sec., quando Azzo VI d’Este prese in sposa Marchesella Adelardi e divenne di fatto capo della fazione guelfa. Ciò portò gli Este ad inimicarsi e combattere i Salinguerra-Torelli per il controllo della città. Dopo anni di lotte tra le due famiglie gli estensi ebbero la meglio, portando Obizzo II d’Este a diventare signore di Ferrara nel 1264 grazie all’investitura ricevuta dalla Santa Sede nel 1332.

Entrando nei domini degli estensi, Ferrara conobbe un’epoca di splendore, e diventò un importante centro artistico e culturale nei secoli a venire fino al 1598.

Negli anni 40’ del 1200 venne eretto il Palazzo comunale destinato a diventare la residenza della signoria Estense fino alla Devoluzione del 1598. Nel corso dei secoli l’edificio subì alcuni ampliamenti: nella seconda metà del XIV sec. con Nicolò II e nel XVI sec. con Ercole I d’Este, che diede al palazzo l’assetto planimetrico definitivo. Tutto il complesso si struttura attorno alla piazza, realizzata dall’architetto Pietro Benvenuto degli Ordini assieme allo scalone d’onore e al giardino delle duchesse situato dietro il palazzo.

Con il XIV sec. a Ferrara si assiste alla costruzione di alcuni degli edifici tra i più importanti della città, come il Palazzo della Ragione costruito tra il 1325-26: questo era il tribunale della città che comprendeva anche il Palazzo dei notai, la Torre dei Ribelli (eretta precedentemente) e le carceri, aggiunte dopo l’incendio che colpì l’edificio nel 1512.

Fig. 8 - Palazzo della Ragione. Foto: http://www.museoferrara.it/view/s/77c4b2deabb6452fbdae930fb0ae7596.

Nel 1385 venne posata la prima pietra del Castello Estense o Castello di San Michele, una vera e propria fortezza militare per la famiglia, così chiamato perché i lavori iniziarono il 29 Settembre, giorno dedicato al santo. La costruzione del castello venne affidata dal marchese Niccolò II d’Este all’architetto Bartolino da Novara. Il castello venne costruito incorporando la Torre dei Leoni, edificio già esistente che rappresentava l’estrema difesa delle mura che si trovavano lungo le attuali Vie Cavour e Giovecca.

Fig. 9 - Castello Estense. Wikipedia.

Sempre sotto il marchese Niccolò II vi fu la prima addizione della città, nel 1386 che portò all’urbanizzazione del “Pratum Bestiarium” (luogo dove pascolavano i bovini) che collegava tramite l’odierna Via Voltapaletto e Via Saraceno la Cattedrale all’Università fondata nel 1391 su concessione di Papa Bonifacio IX. In quest’area venne edificato Palazzo Schifanoia, fatto costruire da Alberto V d’Este, fratello di Niccolò II. Il termine Schifanoia deriva da “schivar la noia”: infatti era in queste Delizie che la famiglia estense si recava per allontanarsi dagli impegni politici ed economici della città. La Delizia venne ampliata da Pietro Benvenuto degli Ordini sotto Borso d’Este tra il 1465-67, e verso il 1493 da Biagio Rossetti sotto Ercole I. Celebri sono gli affreschi del Ciclo dei Mesi situati nell’omonima sala, realizzati da alcuni pittori dell’Officina ferrarese fra cui Francesco del Cossa e Ercole de Roberti.

Fig. 10 - Palazzo Schifanoia. Wikipedia.

Verso la fine del XIV sec. vennero costruite altre due delizie, quali Palazzo Paradiso (1391), divenuta ora Biblioteca Comunale, e la Delizia di Belfiore (1391), successivamente inglobata alla città con l’Addizione Erculea, oggi purtroppo non più esistente. All’interno della Delizia di Belfiore si trovava lo studiolo di Belfiore, fatto costruire da Leonello d’Este che ospitava il ciclo pittorico delle nove muse.

 

Bibliografia

Alessandra Guzzinati, "Benvenuti a Ferrara 2010", Edisai srl - Ferrara.

 

Sitografia

https://www.treccani.it/enciclopedia/ferrara_%28Enciclopedia-dell%27-Arte-Medievale%29/

http://www.isco-ferrara.com/wp-content/uploads/2017/05/Sviluppo-urbanistico-di-Ferrara.pdf

http://win.liceoariosto.it/unpodiparco/cennistorici.htm

https://www.ferraraterraeacqua.it/it/ferrara/scopri-il-territorio/arte-e-cultura/chiese-pievi-battisteri/cattedrale

http://www.museoferrara.it/view/s/b1d78aaa43ad47e1b02c764972bdad4e

https://servizi.comune.fe.it/8113/palazzo-municipale

http://www.artecultura.fe.it/1618/il-palazzo-ducale-estense

https://www.castelloestense.it/it/il-castello/il-monumento/levoluzione


ELISABETTA SIRANI

A cura di Mirco Guarnieri

Nata a Bologna nel 1638, Elisabetta Sirani era la più grande di quattro figli. La sua formazione avvenne presso la bottega del padre Giovanni Andrea Sirani, allievo e stretto collaboratore di Guido Reni, da cui apprese i principi pratici e teorici dell’arte e le ultime novità sull'acquaforte. L’esser donna comportò la sua esclusione dalle lezioni del padre sul disegno dal vero, tuttavia questo non le impedì lo studio dei disegni anatomici attraverso le statue, i disegni e i dipinti presenti nella galleria del padre, essendo lui anche un mercante d’arte oltre che agente della famiglia Medici. Nel 1655 realizzò una delle sue prime opere documentate per la chiesa di San Martino a Trasasso, la pala d’altare della “Beata Vergine con Bambino e i Santi Martino, Sebastiano, Antonio da Padova e Rocco1.L’anno successivo invece realizzò opere di piccola dimensione per la devozione privata, una di queste raffigurante “Sant’Antonio da Padova e Gesù Bambino2. In quest’opera pare che sia stata aiutata dal padre nella realizzazione del Cristo infante e del mantello del santo.

Il 1658 è l’anno in cui il pubblico bolognese conobbe il talento della pittrice felsinea, attraverso la realizzazione del “Battesimo di Cristo3 per la chiesa di San Girolamo della Certosa della grandezza di 5x4 metri per cui venne pagata 1000 lire. Sempre quell'anno realizzò il suo “Autoritratto come allegoria della musica4 (Museo Puškin, Mosca) per un notaio del vescovado e la “Giuditta con la testa di Oloferne5 (Burghley House, Stamford) per il banchiere Andrea Cattalani. Così facendo attirò a se l’interesse dell’élite bolognese come mercanti, nobili, ecclesiastici, accademici oltre ai principi della famiglia Medici e il re di Polonia.

Fig. 3

Elisabetta Sirani ebbe una forte attitudine verso la pittura storica, raffigurando donne provenienti dalla storia classica, biblica, dalla mitologia e dalla letteratura come protagoniste principali: ne è un esempio l'opera “Timoclea che uccide il capitano di Alessandro Magno6 del 1659 (Museo Capodimonte, Napoli), “Jole” del 1662 (Fondazione Cassa di Risparmio, Bologna), “Cleopatra7 del 1663 (Flint Istitute of arts, Michigan) o “Circe” del 1664 (Collezione Loris Zanasi, Modena).

Nel 1660 la pittrice divenne a pieno titolo professore (all'epoca non esisteva il termine professoressa) dell’Accademia d’Arte di San Luca in Roma diventando due anni più tardi la prima artista donna in Europa a dirigere una scuola femminile di pittura. Divenne infatti la capomaestra della Bottega di suo padre, che in quel periodo soffriva di gotta artritica, responsabile di una forte deformazione delle mani che lo allontanò dalla direzione della scuola. Di quell'anno conosciamo il dipinto della “Maddalena Penitente8 (Pinacoteca Nazionale, Bologna) e il celebre “Autoritratto mentre dipinge il padre Giovanni Andrea9 (Hermitage, San Pietroburgo), che è una variante dell’opera dipinta per la famiglia Hercolani Polazzi.

In quel periodo Elisabetta Sirani divenne una delle artiste donne più stimate di Bologna, raggiungendo una grande fama per il suo modo di dipingere ed eclissando addirittura il Guercino: sviluppò uno stile pittorico espressivo e veloce, con ampie pennellate, abbinando un forte ed elegante senso del colore a del chiaroscuro con un impasto fluido, venendo per questo definito dagli storici dell’arte “Barocco Ultramoderno”.

Sfortunatamente Elisabetta Sirani visse molto poco e nell'ultimo quinquennio della sua vita annoveriamo tra le sue opere “La Madonna della rosa10 (Museo di Stato, San Marino) e “Amorino trionfante11 del 1661 (Collezione privata, Bologna), quest’ultimo realizzato per la famiglia Medici, “Sant’Antonio da Padova in adorazione davanti al Bambin Gesù12 del 1662 (Pinacoteca Nazionale, Bologna), la “Madonna con Bambino13ab nel 1663 (National Museum of Women in the Arts, Washington), come il “Ritratto di Vincenzo Ferdinando Ranuzzi in veste di Amore14 (Museo Nazionale, Varsavia) realizzato per la famiglia Ranuzzi a cui era molto legata.

Fig. 14

Nel Maggio del 1664 Cosimo III de’ Medici, trovandosi a Bologna, si diresse nella bottega di Elisabetta Sirani, chiedendole di mostrargli il talento a lei tanto riconosciuto. Dopo un paio di mesi portò a compimento l’opera “Giustizia, Carità e Prudenza15ab (Comune di Vignola) consegnata al principe nel mese di Settembre, ricevendo come ricompensa una croce con diamanti. Altre opere della Sirani di quell'anno furono “Galatea16 (Museo Civico, Modena) per Ferdinando Cospi e “Porzia nell’atto di ferirsi alla coscia17 per l’imprenditore Simone Tassi (Collezioni d'Arte e di Storia della Fondazione Carisbo, Bologna), mentre del 1665 sono giunte a noi le opere raffiguranti “Anna Maria Ranuzzi ritratta come la Carità18 (Collezioni d'Arte e di Storia della Fondazione Carisbo, Bologna) sempre per la famiglia Ranuzzi e la “Madonna del cuscino” (Collezione privata, Bologna) dipinta per la duchessa di Baviera Enrichetta Adelaide di Savoia.

Fig. 18

Prima che la morte la colpisse, la pittrice bolognese era all'opera per conto di Vittoria della Rovere, granduchessa di Toscana, e per l’imperatrice Eleonora Gonzaga.

Elisabetta Sirani morì verso la fine del mese di Agosto del 1665 a soli 27 anni. Il padre, credendo fosse stata avvelenata dalla domestica, fece fare due autopsie che rivelarono come la morte della figlia fosse avvenuta per un’ulcera gastrica perforante. Venne sepolta nella cappella del Rosario della Basilica di San Domenico in Bologna, al fianco di Guido Reni.

Oltre al suo talento, Elisabetta Sirani diede un importante apporto alla società moderna della seconda metà del XVII secolo: infatti, con l’apertura della sua Bottega, diede la possibilità a molte giovani allieve di intraprendere la carriera artistica, cosa che fino a quel momento non era possibile.

 

SITOGRAFIA

http://www.treccani.it/enciclopedia/elisabetta-sirani_%28Dizionario-Biografico%29/

http://www.enciclopediadelledonne.it/biografie/elisabetta-sirani/

https://www.uffizi.it/magazine/maestra-elisabetta-sirani-virtuosa-del-pennello#_edn21


L'OTTOCENTO E IL MITO DI CORREGGIO

Conferenza stampa di annuncio mostra, Parma 3-7-2020. A cura di Mirco Guarnieri

“Il riallestimento di un museo non è mai definitivo: il museo deve essere un luogo dinamico e centro di ricerca tra le diverse collezioni presenti”

Questo è il messaggio del direttore Simone Verde che oggi, insieme alla storica dell'arte Carla Campanini, ha presentato la mostra “L’Ottocento e il mito di Correggio” visitabile presso la Galleria Nazionale de La Nuova Pilotta di Parma dal 3 Ottobre 2020 al 3 Ottobre 2021. La mostra avrà luogo negli ambienti de La Rocchetta, luogo difficile da musealizzare, dove sono collocate le quattro opere del Correggio, ossia la Madonna con la scodella, la Madonna di San Girolamo e le due tele provenienti dalla Cappella del Bono.

Antonio Allegri, meglio noto come Correggio (1489-1534), fu un pittore rinascimentale del Cinquecento annoverato fra i grandi maestri del suo tempo: attivo fra Parma, Roma e Mantova, fu autore di numerose opere all'interno della cittadina parmense, introducendo di fatto gli stilemi del barocco. All’interno della mostra dedicatagli dalla Pilotta, Correggio sarà al centro di una lettura del contesto artistico dell'epoca, ove verrà spiegato il perché della rimozione delle opere dai loro luoghi di appartenenza e la loro nuova sistemazione ad altezza d'uomo per una maggiore fruibilità. Per comprendere meglio questo stravolgimento culturale, è stato creato un percorso museale tipicamente contemporaneo. Il direttore, Simone Verde, ha tenuto a precisare che, dietro sua scelta strategica, dopo il lungo periodo espositivo la mostra si trasformerà in una sezione definitiva della grande pinacoteca della Nuova Pilotta.

Informazioni mostra

L'Ottocento e il mito di Correggio

Parma, La Nuova Pilotta

3 Ottobre 2020 - 3 Ottobre 2021

Mostra a cura di Simone Verde


L'ESTRO PARMENSE DI GIOVANNI LANFRANCO

A cura di Mirco Guarnieri

Giovanni Lanfranco nacque a Parma nel Gennaio del 1582. Divenne paggio del conte Orazio Scotti di Montalbo a Piacenza, ma con la scoperta del talento artistico del giovane Lanfranco il conte lo mise sotto gli insegnamenti di Agostino Carracci, che in quel momento si trovava a Parma al servizio di Ranuccio Farnese per la decorazione del Palazzo del Giardino. Assieme a Sisto Badalocchio rimase al servizio del Carracci fino al 1602, anno della sua morte, per poi dirigersi su indicazione di Ranuccio Farnese a Roma presso la bottega di Annibale Carracci, che stava realizzando gli affreschi del Palazzo di proprietà del fratello Odoardo Farnese. Tra l’arrivo a Roma e il 1610 il Lanfranco realizzò assieme agli altri pittori della bottega i riquadri di scene mitologiche sulle pareti della galleria quali “Arione sul Delfino1, “Dedalo e Icaro2, “Ercole e Prometeo3 tra il 1604-05 e contemporaneamente nella cappella Herrera in San Giorgio degli Spagnoli dove secondo lo studioso Eric Shleiler, il pittore avrebbe messo mano alla lunetta raffigurante “l’Apparizione di San Diego sulla sua tomba4. Negli ultimi due anni del primo decennio il Lanfranco lavora alla cappella di Sant’Andrea sono le direttive di Guido Reni nel 1608, nell’Oratorio di Sant’Andrea in San Gregorio al Celio nel 1609 dove realizzò le figure di San Gregorio e Santa Silvia, mentre insieme a Sisto Badalocchio produsse un volume di incisioni delle Logge di Raffaello nel 1610.

Fig. 4

Il 1609 è l’anno della morte del maestro Annibale. Questo portò al ritorno del pittore nella città natale soggiornando presso il conte Orazio Scotti che gli portò numerose commissioni tra Piacenza e dintorni come il “l’Arcangelo Raffaele che sconfigge il demone5 per la cappella in San Nazaro e San Celso (Museo Capodimonte, Napoli), la pala d’altare della “Crocifissione con i Santi Pietro e Paolo, la Maddalena e la Vergine” per la chiesa parrocchiale di San Pietro a Porcigatone presso Borgo Val di Taro del 1610, mentre nel 1611 fece la decorazione, andata perduta, della cappella di San Luca per il Collegio dei Notai in Santa Maria delle Grazie di cui è ci giunta solo “la pala dedicata al Santo6. L’anno seguente è quello che vide il ritorno del pittore a Roma dove vi rimase fino al 1631. Durante questo secondo soggiorno romano realizzò la pala d’altare della “Salvazione di un’anima7 per una cappella in San Lorenzo a Piacenza (Museo Capodimonte, Napoli) in cui sono visibili elementi chiaroscurali che rimandano alla pittura di Caravaggio. Ancora più visibili sono nel dipinto “Sant’Agata visitata e curata da San Pietro8 del 1613-14 (Galleria Nazionale, Parma).

Nel 1615 il pittore firmò un contratto con Asdrubale Mattei per dipingere le volte di tre camere dell’ala settentrionale del proprio palazzo: “Giuseppe e la moglie di Putifarre9,“Giuseppe nella prigione spiega i sogni dei prigionieri10 e “l’Elia sul carro di fuoco”, andato distrutto. Sempre quell'anno il Lanfranco ricevette due importantissime commissioni: la prima arrivò dal vice-cancelliere di Santa Romana Chiesa, Alessandro Peretti Montalto, dove gli veniva chiesto di partecipare assieme a quasi tutti i pittori della bottega di Annibale Carracci alla realizzazione di un ciclo di undici quadri raffiguranti gli episodi della vita di Alessandro Magno, per ornare le pareti della villa del vice-cancelliere sull’Esquilino. Il Lanfranco realizzò “Alessandro malato mostra la lettera calunniosa al suo medico Filippo11 e “Alessandro rifiuta l’acqua offertagli da un soldato12 (Fondazione Cassa di risparmio Pietro Mondadori).

La successiva commissione portata a termine l’anno seguente fu anche la prima opera pubblica del Lanfranco a Roma, la decorazione della “cappella Bongiovanni in Sant’Agostino13ab : nella cupola il pittore elaborò l’illusionismo caratteristico del Correggio in chiave annibalesca, riprese nuovamente l’elemento chiaroscurale del Merisi nelle due opere laterali cd, mentre la pala d’altare inizialmente non prevedendo la figura del Dio Padre13e (Louvre, Parigi) venne sostituita in quella attuale 13f. Sulla stessa scia stilistica in quegli anni abbiamo la “Madonna con Bambino e i Santi Carlo Borromeo e Bartolomeo14 (Museo Capodimonte, Napoli) sempre nel 1616 e la pala raffigurante la “Vergine col Bambino in gloria tra i Santi Agostino, Borromeo e Caterina d'Alessandria15 (San Pietro di Leonessa, Rieti) del 1630.

Giovanni Lanfranco si dedicò anche ai dipinti di piccolo formato adatti agli studioli, realizzando opere come “Davide che trascina la testa di Golia16 (Fondazione Longhi, Firenze) per un membro della famiglia Gavotti, “l’Annunciazione della Vergine17 per il cardinal Montalto (Hermitage, San Pietroburgo) e “l’Assunzione della Maddalena18 (Puskin Museum, Mosca) tutte e tre realizzate tra il 1616-17 e legate dalla componente neoannibalesca.

Fig. 16

L’enorme successo ottenuto dalla decorazione della cappella in Sant’Agostino attirò l’attenzione di personaggi importantissimi come ad esempio il cardinal Scipione Borghese, papa Paolo V e il cardinal Odoardo Farnese, per cui lavorò nel primo soggiorno romano.

Nel biennio 16-17 del Seicento troviamo il pittore parmense a realizzare il Fregio di una parete della sala Regia della cappella Paolina assieme a Carlo Saraceni e Agostino Tassi, facendogli guadagnare la decorazione pittorica della volta della loggia delle Benedizioni in San Pietro. La sfortuna volle che nel 1621 con la morte del papa, il progetto non proseguì e la loggia non fu dipinta.

Con l’arrivo di Gregorio XV, al Lanfranco vengono preferiti il Guercino e Domenichino, ma nonostante ciò negli anni 20 del Seicento realizzò gli affreschi per la “cappella Sacchetti19abc in San Giovanni Battista dei Fiorentini (1622-23), per la “volta della loggia del primo piano20 a Villa Borghese (1623-24) e per la “cupola21 di Sant’Andrea della Valle (1625-27). In queste ultime due decorazioni si può notare come il Lanfranco rivolga il suo sguardo allo stile barocco.

Fig. 19
Fig. 20
Fig. 21

A Gregorio XV succedette Urbano VIII e nel 1625 il pittore gli fece richiesta di ottenere l’incarico di dipingere la “Navicella” in San Pietro per sostituire la pala rovinata di Bernardo Castello e dopo la visione della cupola da parte del pontefice gli venne ufficializzato l’incarico. Nel 1628 l’affresco venne completato portandogli la nomina di Cavaliere all’ordine di Cristo da parte del papa. In questo affresco purtroppo frammentato, viene rappresentato il momento più alto dello stile pienamente barocco del pittore.

Prima di lasciare Roma nel 1634 alla volta di Napoli, Giovanni Lanfranco venne eletto principe dell’Accademia di San Luca nel 1631 e realizzò alcune pale d’altare come quella di Spoleto22 (1632-34), Perugia (1632), Augusta (1632) e Lucerna (1633).

Fig. 22

Giunto a Napoli realizzò in poco più di un decennio gli affreschi per la cupola del Gesù Nuovo tra il 1634-36 (successivamente perduta), la “volta della navata maggiore23 della Certosa di San Martino dal 1637-38, per gli “interni24 abcdefg della chiesa dei Santi Apostoli tra il 1638-1641, per la “cupola25 barocca della Reale cappella del Tesoro di San Gennaro tra il 1641-43 e il coro della Basilica della Santissima Annunziata Maggiore anch’esso andato perduto.

Fig. 23
Fig. 25

Tornato a Roma nel 1646, Giovanni Lanfranco realizzò le ultime due opere, l’affresco del catino absidale26, e dell’arco antistante26 nella chiesa dei barnabiti dei Santi Carlo e Biagio ai Catinati.

Secondo il Bellori l’affresco sarebbe stato inaugurato tra il 4 e 5 Novembre del 1647, poco tempo prima della morte del Lanfranco.

Fig. 26

 

Sitografia

http://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-lanfranco_%28Dizionario-Biografico%29/

http://www.bollettinodarte.beniculturali.it/opencms/multimedia/BollettinoArteIt/documents/1482246588114_08_-_Toesca_337.pdf

https://core.ac.uk/download/pdf/14703481.pdf